A conti fatti …

A conti fatti …

Daria, una trentenne molto ben carrozzata, impiegata alle Poste, si era appartata con uno dei suoi amanti, Nicola, avvocato trentaquattrenne amico di suo marito e sposato con la trentaduenne Ersilia, femmina dagli attributi notevoli per carnalità e sensualità, ma soprattutto per l’eleganza innata, anche lei avvocato e collega e amica di suo marito Paolo, un trentacinquenne assai ben messo che si era fatto un buon nome come penalista.

Il dibattito fra i tre, amici e colleghi, era spesso vivace e carico di allusioni, perché l’amante di Daria, Nicola, era un civilista mentre i due, Paolo ed Ersilia, erano degli apprezzati penalisti; i due sbeffeggiavano il terzo, livoroso e rancoroso senza confessarlo, perché doveva occuparsi di ‘furti di galline e liti coniugali’ mentre loro avevano a che fare con delitti autentici.

L’unica arma che Daria aveva contro il marito che faceva cornuto era che da qualche anno era diventato il difensore quasi ufficiale del ‘boss dei boss’, un autorevole esponente della malavita locale, forse il più autorevole, che aveva però un potere immenso su tutta la vita sociale della regione; la difesa che di lui e della sua scelta faceva la moglie Ersilia, collega di lavoro, pesava a Nicola forse più di quanto potevano valere le corna che faceva all’amico, marito umiliato.

Normalmente, si rifugiavano in un motel a poca distanza dall’abitato dove erano diventati ormai famosi perché lei ci andava frequentemente, al punto che una camera le era assicurata quasi automaticamente quando si presentava, anche senza registrarsi formalmente; quando non avevano tempo, come quella sera, si appartavano per una sveltina in una radura nel bosco vicino alla statale, quella detta ‘delle puttane’ per chiari motivi.

Daria aveva rapidamente imparato a servirsi del cazzo dell’amico con tutta la passione che metteva nell’odio a suo marito, colpevole, a suo avviso, di avere cominciato, dopo otto anni di vita coniugale serena e pacifica, a dedicarsi troppo al lavoro e di avere trascurato le sue esigenze di esibizionismo, per lo meno nelle passeggiate per shopping o nei locali alla moda; per ‘punirlo’, aveva cominciato a tradire e non intendeva fermarsi.

Di Nicola amava il garbo e le attenzioni; non chiedeva niente dal sesso, perché non aveva una grande dotazione e non era in grado, come era abituata con suo marito, a sollecitarla e farla godere a lungo prima di sbatterglielo in figa; Paolo invece la leccava e la carezzava a lungo prima di infilarla fino all’utero per poi passare a incularla e sborrare almeno due volte a seduta, in figa e in culo o in bocca.

La rabbia contro il marito distratto era il maggiore stimolo, per lei, a rendere piacevoli le scopate che realizzava con il suo amico e concorrente, anche se sapeva con certezza che si sarebbe limitato a scatenarsi in una scopata dura e rapida; solo in qualche caso riusciva a dilettarla col cazzo in bocca e lunghe leccate prima di incularla; quando facevano car sex, riducevano tutto ad un saporoso pompino in macchina.

In poche occasioni, dopo averlo succhiato a lungo, esibendosi goduriosamente ai guardoni che puntualmente si accalcavano intorno all’auto per guardarli scopare, si erano spostati sul sedile posteriore e lei gli aveva chiesto di leccarla un poco da dietro, col culo proteso al finestrino, prima di incularla con violenza e determinazione; qualche volta, usciti dall’auto, si era lasciata scopare, piegata in due, sul cofano dell’auto.

Quella sera non avevano tempo e lei riuscì a malapena a succhiargli il cazzo e farlo sborrare in bocca; quando si accingeva a sistemarsi per ripartire, un gruppo di balordi mascherati con passamontagna li aggredì e li tirò a forza fuori dall’abitacolo nel piazzale diventato all’improvviso deserto; le cose furono così violente e veloci che quasi non ebbe il tempo di contare quanti fossero.

L’unica cosa che sentì furono i sibili delle cinghie che sferzavano l’aria e si abbattevano sui corpi con schiocchi sinistri e brutali; ogni colpo lasciava una stria che diventava immediatamente rossa e in poco tempo si faceva violacea; il dolore fu tanto intenso che ad un certo punto svenne; crollò a terra e sentì che si allontanavano in tutta fretta; si rialzò dolorante e soccorse il suo amante che aveva avuto la peggio.

Qualcuno aveva avvertito la polizia, perché subito dopo una macchina li raggiunse e li portò all’ospedale; furono convocati il marito di lei e la moglie di lui; nella stesura del rapporto, il graduato non poté ignorare che ci fosse un sospetto di prostituzione, visto il posto in cui li avevano trovati; furono inutili le proteste vibrate di tutti e due che insistevano sull’adulterio senza intenti di meretricio.

La deposizione dei coniugi, due penalisti che i poliziotti conoscevano, non aggiunse niente perché dichiararono la totale ignoranza del rapporto adulterino dei due; non potevano quindi aggiungere elementi a chiarimento; i due colpevoli furono invitati a presentarsi il giorno seguente in commissariato per il perfezionamento della denuncia e, dopo la medicazione necessaria, li spedirono a casa affidati ai coniugi che se ne facevano garanti.

Paolo e Daria andarono a casa; Nicola ed Ersilia si accodarono, perché lui con petulanza tentava di spiegare quel che era evidente a tutti; quando furono seduti al tavolo di cucina, mentre sorbivano il caffè che Paolo aveva preparato, perché Daria non accettava di ‘servire in tavola’, Nicola cominciò con voce lacrimosa a piatire perdono dalla moglie, implorandola di non lasciarlo, e dall’amico, sbracandosi in dichiarazioni di affetto.

Mentre Daria lo guardava quasi con schifo, Paolo apostrofò lei con violenza mai espressa.

“Troia, non sai che dalla prima volta che ti sei fatta scopare ho avuto registrazioni fotografiche, video e auditive delle corna che mi facevi? Non ti ho degnato di attenzione perché ho scoperto una puttana che non ha eguali al mondo; io avevo sposato una donna seria e ragionevole; tu non assomigli lontanamente a quella donna.

Domani sarà messa a protocollo una richiesta di separazione legale; se tu fossi intelligente, ma non lo sei, firmeresti per una scelta consensuale e in una settimana saremmo liberi; poiché ti conosco e so che per tuo capriccio vorrai opporti anche all’evidenza, ti avverto che, se il tuo amante qui presente non ti assiste gratis, dovrai affrontare un lungo processo e spese molto onerose; io posso contare su un miriade di ottimi avvocati amici.”

“Ti ho fatto le corna e te le farò ancora perché ti senti troppo potente e intelligente; la molla è stata questa e non è ancora scarica; non sono riuscita ancora a piegarti, ma ce la farò, anche se dovesse essere l’ultima cosa che faccio; Nico, mi assisterai contro questo prepotente o devo scoparmi qualche altro avvocato più agguerrito e meno succube a questo bastardo per sperare di spezzarlo?”

“Daria, c’è una cosa che non hai valutato; tuo marito in questi ultimi due anni ha stretto un rapporto di familiarità col boss dei boss; io sono convinto che quei balordi sono uomini di quella famiglia; se insisti, non saranno solo cinghiate; non credo che troverai qualcuno disposto a rischiare la pelle per la fogna che hai tra le cosce … Io ti consiglierei di rinunciare alle tue velleità di piegare il mostro e di salvare la pelle; se vuoi morire, verrò al funerale.“

“Nico, sei la merda degli avvocati; fai delle accuse che non stanno né in cielo né in terra; se le cose che hai detto arrivano in tribunale, come minimo ti prendi una denuncia e una condanna per diffamazione; tu affermi che Paolo ha ordinato la lezione e che potrebbe farvi ammazzare da un branco di malavitosi, ma non hai uno straccio di prova per dimostrare quello che dici; voi due invece siete condannati da un rapporto di polizia.

Mi hai fatto sempre schifo, come uomo e come professionista; ora si aggiunge che da due anni ti scopi la moglie di un amico e ti fai sorprendere dalla polizia con le brache abbassate; non voglio più saperne di te; domani partirà anche la mia richiesta di separazione e, se Paolo mi accetta, vado a vivere con lui, sposato o separato che sia; devo chiederti scusa, Paolo, perché non ho capito niente.

Solo stasera, quando hai chiarito che tua moglie ti tradisce da due anni, mi è tornata luminosa alla mente quella sera in cui mi chiedesti se venivo con te a cena e a un probabile dopocena; tu sapevi già che avevamo motivo per lasciare i consorti; io invece mi feci imbrigliare e imbrogliare dalla sacralità del matrimonio e declinai l’invito; da quel che so, hai trovato altri porti; se c’è spazio per me, qualunque spazio, non esitare a chiedere; stavolta ci sarò.”

“Cosa sarebbero questi ‘altri porti’? Cosa ha trovato il mio ineffabile marito?”

“Per una puttana persa, si può anche trovare un amore nuovo e pulito; io mi sono innamorato di una donna molto più bella, più giovane e più leale di te; ho avuto da lei anche il figlio che mi hai negato per dieci anni; se pensi di farmi la guerra, tieni presente che combatterò per mio figlio, oltre che per me, e per una donna che amo e che voglio accanto a me; tienile presenti, queste cose, se decidi di combattere; stavolta non avrò pietà … “

“Ti rendi conto che avevi una doppia famiglia mentre io mi limitavo a prendere qualche cazzo fuori legge? Credi davvero di avere diritto a condannarmi addirittura a morte?”

“Quando vorrai, ti farò visionare i filmini che l’Agenzia ha realizzato; ti ho fatto sorvegliare, grande puttana; vedrai come sei eroica mentre te ne stai piegata in due sul cofano della macchina e un mandingo da dietro ti sbatte nel culo una mazza di venticinque centimetri almeno, senza lubrificazione; tu gemevi di piacere e gli urlavi di spingere ancora, anche quando i coglioni duri ti picchiavano sulla figa.

Se preferisci, ti farò ammirare quanti cazzi hai leccato, succhiato, spremuto fino a farti riempire la bocca di sborra; scoprirai anche tu quanto sei spettacolare quando accosti alla lingua una mazza cavallina, la lecchi, la succhi e te la spingi in gola forzando la bocca ad aprirsi in maniera innaturale per farci entrare cazzi indescrivibili; oppure come è aperta più di un traforo alpino la tua figa spanata fino ad essere irriconoscibile.

Ho molti documenti dei tuoi incontri al motel; sono in grado di portare in tribunale la testimonianza del receptionist che ti dava senza chiedere conto di niente la chiave della stessa camera dove sei andata spesso anche col tuo amico e amante Nicola; ti farò ascoltare le offese sanguinose che mi rivolgevate tu e i tuoi amanti mentre ti sbattevano con tanta energia da sollevare le proteste degli altri ospiti.”

“Nicola, da amico per l’ultima volta, può avere il divorzio con quei documenti?”

“Daria, al tuo posto non mi preoccuperei dei documenti delle tue scopate che comunque in mano a un giudice sono motivo di divorzio senza dibattito; devi preoccuparti soprattutto del boss dei boss; se decide di vendicare l’onore offeso del suo avvocato, non ha bisogno di chiedere il permesso; ti fa semplicemente ammazzare e fa in modo che sembri un incidente automobilistico, per esempio.

Ho sbagliato, prima, quando mia moglie mi ha ripreso; forse Paolo neppure sapeva che il boss avesse deciso di punire me e te, in quella radura; ma quello che devi farti entrare in testa è che non è tuo marito a decidere, se devono punirti; al boss basta sapere che hai colpe gravissime; poi lui diventa tutto, accusa giuria e boia; anzi, i boia li procura lui; e niente è più facile che far venire dei ragazzi da lontanissimo, anche dal sud America, se necessario, che eseguano la condanna.

Io forse ho distrutto il mio matrimonio e perso mia moglie; tu hai perso l’amore di tuo marito; se non si è rivolto alla malavita, non vuole ancora vederti morire; se ce la fai, puoi ancora salvare la pelle e una parvenza di accordo; sono convinto che ha qualche motivo per non rompere definitivamente.”

“Paolo, se volessimo cercare di fermare la frana, quante possibilità ci sono di recuperare qualcosa?”

“Ersilia, ho bisogno di parlare da solo con te; puoi venire con me in studio?”

Si appartarono e lasciarono i due in cucina; quasi per dare un segno di cambiamento, Daria si mise ai fornelli e imbastì una cena per quattro; benché da mesi non mettesse mano alla preparazione dei pasti, non aveva perso la sua grande abilità nell’organizzare pranzi o cene anche per i casi di emergenza, come spesso capitava quando frequentavano amici, prima che lei si facesse prendere dalle smanie sessuali e sparisse per serate intere.

Intanto Paolo si era aperto totalmente con Ersilia e le aveva confidato che stava vivendo un momento difficile con Titti, la sua assistente, da cui aveva avuto Vittorio che aveva pochi mesi; peggio di Daria, la ragazza aveva rivelato subito una natura decisa e volitiva, ma perversa; in quello stesso momento forse era in discoteca a scopare nel cesso con qualche amichetto.

Aveva imposto libertà di sesso ma era lei a svolazzare da cazzo a cazzo; il figlio era stato voluto fermamente ma già si annoiava quando doveva restare a casa per prendersene cura; peggio ancora, aveva appena conseguito la laurea in legge; come sapeva bene, doveva fare un tirocinio, ma gli aveva detto fuori dai denti che non intendeva farlo nello studio che difendeva un boss della malavita.

Fino a quando doveva salvare la pelle e portare a casa la pagnotta, le conveniva fare l’assistente dell’avvocato ‘del boss’; adesso si faceva prendere da inspiegabili crisi morali; ma soprattutto aveva un fidanzato con cui voleva andare a vivere o sposarsi; non gli aveva detto che aveva già un figlio e l’altro non l’avrebbe accettata con il bambino; quindi, aveva deciso di lasciarlo all’assistenza sociale; lui poteva intervenire e chiedere che il figlio gli fosse affidato.

Ma sapeva perfettamente che a un uomo in fase di separazione non poteva essere consentita l’adozione neanche di suo figlio, perché non poteva garantire una figura materna; l’unica sua possibilità sarebbe stata lasciare intatto il matrimonio, costringere Daria ad essere separati in casa e sperare che non usasse la vicenda come arma per cercare ancora di piegare lui ai suoi perversi intendimenti.

La donna gli disse chiaro che loro due avevano poca dimestichezza con quel problema; Nicola avrebbe saputo come affrontarlo ma probabilmente anche lui avrebbe preteso qualche compensazione; si guardarono a lungo incapaci di esprimere a parole una verità che sentivano ineluttabile, poi decisero che era il caso di tornare in cucina e di fare chiarezza coi coniugi; forse la composizione degli opposti poteva essere il percorso meno difficile.

Paolo scoprì con sorpresa, ma anche con gioia, che sua moglie di colpo era tornata a ‘sporcarsi’ con la cucina; la guardò sorridendo e si complimentò per la cena; Daria esitò a lungo, poi si decise e parlò.

“Paolo, io ti amo; non rispondermi che è stupido dirlo così, adesso; non lo scopro ora e non parlo per interesse o per paura di morire; lo sapevo anche mentre mi comportavo come l’ultima delle puttane; ho sempre saputo che ti amavo e che la mia stronzaggine era l’unica molla che mi spingesse; due anni di perversioni non sono facili da digerire ma io sono determinata a cancellarli e a farteli dimenticare se solo tu lo vuoi con me.

Non puoi capire quanto mi ha fatto male sapere che un’altra donna ti ha dato il figlio che sognavi, da me, con me; questa colpa è assai più grave di tutte le scopate offensive di cui ti lamenti; la sborra si lava e la figa recupera le sue funzioni ma un figlio racconta per tutta la vita che stupida troia sono stata; saprò aspettare che qualcosa cambi e non ti chiederò di non scopare con altre, a patto che te ne innamori solo un poco, per quei momenti in cui le scopi; lo so che non sei capace di scopare senza amore.

Non mi cacciare via dalla tua casa e dalla tua vita; se quest’altra donna ti ama, portala qui, vivete la vostra storia e lasciatemi a fare l’animale domestico, il gattino rissoso che neanche va in giro a scopare ma viene a strusciarsi quando ha bisogno di affetto; se Ersilia ti ama e ti desidera, può fare la tua stessa cosa; si tiene il marito e fa l’amore con te ogni volta che vuole …

Ersilia, bada che Nicola è meno colpevole di me; io ho scopato con molti; in due anni ho preso più cazzi di una puttana professionista; lui ha scopato solo con me; è assai meno colpevole; se è pentito, ti basterà ricambiarlo con Paolo che è innamorato di te; e sapessi quanto ti odio, quando ci penso; Paolo, non so chi sia la madre di tuo figlio, ma se ti conosco non è una stupida; se durate a lungo, hai tempo per cacciarmi; se no, resteremo io tu e tuo figlio.“

“Daria, non so bluffare, specialmente con te; è da dieci anni che ti parlo chiaro; la madre di mio figlio sta già per lasciarmi; ho il problema di tenere il figlio in affidamento; se rinuncio alla separazione, possiamo chiedere che ci venga affidato; ho ancora bisogno di te e della tua presenza; non posso affermare che tutto è passato e saremo innamorati e in armonia; ma non dispero che le cose cambino, se sei tornata a cucinare le cose che mi piacciono.

Proviamo a stare separati in casa un po’ di tempo; se le cose miglioreranno, correggeremo il tiro e torneremo a vivere in serenità; se non succederà niente, avremo tempo per rassegnarci alla separazione; ma spero con tutto il cuore che tu abbia capito davvero e che voglia raddrizzare, con me, la barca della nostra famiglia; comunque sono felice se trovo una moglie più disponibile e un’amica che mi aiuta nel bisogno; grazie, Ersilia!”

“Non credo che te la caverai così; si è esposta troppo e, almeno a cena, devi invitarla senza gelosia dei coniugi … “

“Paolo, tra due settimane siamo invitati a quel convegno sul codice penale, in quella straordinaria località sul lago di cui non ricordo il nome; è una tre giorni di dibattito e di vacanza; puoi farti venire qualche idea?”

“Certo che se la fa venire; e guai a chi protesta … il bambino resta con me e impara a chiamarmi mamma!”

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