Innocenti primi passi. Introduzione (Parte 0)

  • Scritto da FrancyRul il 15/09/2021 - 11:29
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18 anni.

 

Al mio metro e ottanta di altezza si aggiungeva un corpo già perfettamente modellato da muscoli ottimamente posizionati e fasciati dalla classica pelle fresca ed elastica tipica della tarda adolescenza. Non un filo di grasso, nessuna maniglia dell'amore: addominali in tiro, spalle e petto da atleta.

 

Da tempo, prima di andare a letto, passavo ore dentro al bagno mentre il resto della casa dormiva. Mi guardavo allo specchio, mi guardavo con ammirazione, mi piacevo... ero oggettivamente un bel ragazzo. Mi ricordavo Tyler Durden in Fight Club. Certo più introverso e sfigato ma a livello fisico sentivo di non dover invidiare niente a nessuno. Ed era ormai da tempo che in tutto quel ben di Dio che vedevo allo specchio, il sedere non riusciva a convincermi. Mi giravo e il mio sedere mi risultava non un culo ma un semplice fondoschiena. Sì, era polposo e rotondo, però lo vedevo così piatto. Pensavo che fosse un idea stupida, che le ragazze comunque potevano benissimo accontentarsi di tutto il resto. Eppure nonostante facessi di tutto per convincermi, ogni volta che passavo a controllarmi la schiena così massiccia e ben fatta, lo sguardo finiva sempre sul culo. Non ero nel panico, nè disperato... ero consapevolmente calmo. Così vidi che sul davanzale della finestra che dal bagno di casa dava sul terrazzo interno, mia madre aveva già preparato ben piegati i vestiti che avrebbe dovuto mettersi l'indomani. Sopra la maglia e i pantaloni vi erano delle normali mutandine viola.

Senza pensarci troppo le presi in mano e le spiegai. Erano... normali! Non avevano niente di speciale, erano solo da donna e di un violetto un pò sbiadito. Pensai senza pensare, non decisi niente, ma dentro di me niente mi fermò dallo sfilare i boxer giù lungo le cosce quasi glabre fino a farli arrivare al pavimento. Ero nudo alla luce fioca delle lampadine dello specchio del bagno con un paio di mutandine di mia mamma in mano. E bè... a quel punto era ovvio che me le sarei provate. Così senza malizia, in automatico, feci entrare prima una gamba poi l'altra, poi le tirai su piano piano. Stringevano all'altezza del quadricipite, ma neanche troppo così le indossai senza problemi. Il pene tutto sommato riusciva a stare coperto, i testicoli dovettero un pò stringersi. Poi con le mani le aggiustai meglio e le posizionai correttamente sul dietro. Sentii chiaramente la seta viola strusciarmi lungo il perineo fino a farsi strada e ad aprirsi sul dietro aderendo perfettamente alle mie natiche. Mi guardai allo specchio: il davanti tutto sommato non mi diceva granchè, così provai a girarmi e a guardarmi schiena e sedere. Quell'odioso culo piatto appariva rinvigorito a contrasto con le mutandine viola di mia mamma. Sembrava più tondo e sembrava più in su. Mi resi conto che a quel punto potevo sinceramente ammettere che il mio culo mi piaceva ma potevo fare ancora qualcosa in più: inarcai la schiena e mi soppesai con le braccia sul davanzale spingendo ancora un pò più in fuori il mio sedere. Non riuscivo a girarmi in maniera ottimale per guardarmi come avrei voluto, ma con la coda dell'occhio vidi quanto mi bastava. Mi fissai per un pò in quella posizione così strana, sarà stato per 2-3 secondi ma sembrarono almeno 20-30 minuti.

Poi d'un tratto, tornai alla realtà. Sentivo vergogna. 

Mi tolsi di furia quelle mutandine e le ripiegai con cura sul davanzale, mi rimisi i boxer, spensi le luci e andai a letto sicuro che una cosa del genere non l'avrei più fatta.

 

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