La Giovanna

  • Scritto da Luisa il 03/05/2021 - 11:54
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……All’ora vado all’appuntamento, mi apre mi fa accomodare in cucina, e mi spiega di cosa ha bisogno, “Devo fare un clisma opaco, il medico non vuole darmi delle purghe e mi ha detto "cosa dovrei fare, cura che è stata confermata dal Cupa”, io ascoltavo “ Franca mi ha riferito Che l’hai aiutata senza farle male, ” perché continua Lei: ……." Arriva il giovedì mattina, alle otto mi alzo colazione, ho saluto mamma dicendole che a Mezzogiorno non sarei rientrato per pranzo. Prendo la borsa già preparata la sera prima e vado come da programma da Giò. Alle otto suono il citofono, portone aperto, per pulizia scale. Mi dimentico la busta con i guanti sotto nello scooter e torno indietro, salgo le scale una Signora delle pulizia che toglie la polvere sola, sento parlare Giò e con la seconda Signora che lava, parlottano lei in vestaglia e camicia da notte mi aspetta, e chiede come mai: ”Mi sono dimenticato una cosa” entro e chiude. Mi bacia, andiamo in soggiorno e racconta che con la seconda Signora erano in ospedale insieme quando ha partorito il terzo, e che gli raccontava che si era divisa ed era depressa. Mi dice: finisco di lavare i piatti, io mi siedo e guardandomi mi dice:” io non ho nulla lo sai”, dal sacchetto tiro fuori le siringe, la scatola dell’irrigatore portatile, parliamo arriva un messaggio su whatsapp Ilaria non passa, perché deve andare al Consultorio e non riesce .. ... se non nel pomeriggio. Il caffè e pronto me ne porge una tazza, lo zucchero è sul tavolo. Prima di sedersi prende la scatola delle iniezioni, ed il foglio del Cupa. Bevuto il caffè, inizio a preparare il contenitore faccio scorrere, fino a temperatura (verso l’emolliente a base di sapone neutro, e che userò anche come lubrificante), dal negozio della Sanitas ho acquistato un paio di sonde da 30 centimetri e le siringe e guanti monouso, facevo questo Giò mi guardava come se fosse un abituè, chiesi dove preferiva farlo:  “sul divano disse e le feci mettere sotto un asciugamano”, “io” sono pronto. Lo appendo ad un porta mensola, lei toglie i cuscini, alza vestaglia e camicia da notte, è senza nulla, indosso il guanto di gomma, mi bagno il dito indice di emolliente, lei si mette sul fianco sinistro, apro i glutei bianchi ed infilo delicatamente il dito al ano, ”Giò: sei vergine?” e Lei “Si” inizio delicatamente a lubrificare tutto intorno, spingo il dito, era molto stretto, lei emise un gridolino di dolore “Aia” non poteva resistere, tolgo il dito ed infilo il sondino che lubrificato entra senza alcuna resistenza, giro la valvola e l’acqua inizia a defluire, si contorce leggermente senza dire una parola, mi siedo sul bordo del divano, “Lei: devi proprio stare lì” se brucia se mi devo fermare, guardando il contenitore che scende velocemente nel giro di dieci/dodici minuti finisce faccio uscire la sonda. Mi alzo prendo il contenitore e vado sul lavandino, lasciandola liberamente di andare in bagno. Seduto sul divano in soggiorno, Giò, si siede affianco, mi racconta che si è sposata a diciassette anni, perché incinta, ha abortito. Poi a ventiquattro anni c’è di nuovo rimasta, nato il primo dopo, diciasette mesi la seconda (Ilaria che è incinta), aborto, nuova gravidanza aborto. ………………………..Ha il terrore dei clisteri e delle iniezioni……………………. A dei brutti ricordi della pera gialla da mezzo litro, fatto con forza e che i suoi fratelli maggiori tenevano ferme Lei e le sue sorelle. Mi dice, sconsolata, passiamo al secondo atto: Giò il pensiero di un'iniezione la inquietava sempre di più, che a preoccuparla era che non le faceva da anni. “Io”, sorrisi rassicurandola che il medicinale non avrebbe bruciato. - dai, stenditi e rilassati - dissi, svelandole anche quale fosse la posizione delle gambe migliore per non tenere il muscolo in tensione. -scopri il sedere mentre preparo, dissi- si è stesa, alternando profondi respiri a contrazioni della pancia dovuti a tuffi del cuore nello stomaco. –io ”Sei pronta? -mi raccomando non t'irrigidire-, l'ago affondò morbidamente. La medicina inizió a scendere lenta nel muscolo, quasi fosse naturale, fini con l’ovatta massaggiai, bene come se l'aiutasse a rimanere distesa e a concedersi un attimo di riposo lasciando che qualcuno si prendesse cura di lei. -Ti ho fatto male? - no, no. Dopo una buona mezzoretta ri-preparai e via con il secondo clistere che in dieci minuti finì, anche perchè l’intestino era libero e riuscì a trattenere l’acqua per quindici minuti. Appena abbiamo finito il citofono suona, risponde lei, mentre va in bagno, e si chiude. Entra Ilaria, saluta e mi guarda con quell’arnese in mano, scatola delle punture sul tavolo, cotone alcool, mi fissa me per dire cosa stai facendo. Ha in mano una borsetta che sembra quasi della farmacia, parliamo come sta, come va, arriva anche lei curiosa chiede alla figlia notizie, Ilaria chiede ingenua alla mamma cosa fosse il lungo tubo non avendone mai visto girare per casa sua, e lei spiega che se aveva tempo una mezzoretta vedeva a cosa serviva, mentre per le siringhe le conosceva. Guarda l’ora nell’orologio appeso al muro e si accorge che sono già 14,30 alle diciassette deve andare in ospedale, ha ancora da fare la seconda iniezione ed il terzo clistere, più si deve anche fare una doccia. Ilaria prepara il caffè anche la presenza della figlia l’aiuta, mi chiede di preparare la seconda iniezione, ed Ilaria interviene candida candita, io ho le stesse nella borsa. Si mise sul divano, tirando la poca roba che la copriva essendo senza mutande Ilaria  esclamò ” mamma ?” l’'odore di alcool riempiva la stanza ed io, -Brava, non ti irrigidire- dissi pronta come prima? La medicina scese lenta nel muscolo bruciando sempre un po' di più: dopo quasi la prima metà dell'iniezione emise qualche lamento, strinse nel pugno la federa del divano e continuai ad iniettare lentamente -Su, abbiamo finito, dai...- e, poco prima di sfilare l'ago, aggiunsi -sei stata bravissima- cambiando chiappa più succedere che una sia più sensibile. Lei sussultò appena quando si sentì sfilare l'ago e premere col batuffolo di cotone imbevuto d'alcool, il massaggio si protrasse per un minuto abbondante, reagì solo con qualche mugugno senza accennare a muoversi, poi, mi alzai per buttare siringa e ovatta lasciando il tempo di riprendersi, e prepararsi moralmente al terzo clistere con la presenza di Ilaria. (Che guarda con gli occhi aperti) finita la puntura nell’attesa che io preparassi il clistere dice alla figlia “ secondo te come può farmelo? Indosso il guanto di gomma, metto il lubrificante, nel solco del sedere si rilassa apro le culatte e delicatamente infilò il dito al suo ano. Ungo anche la sonda, che entra subito facendo un “flopp” guardo Ilaria, che con lo sguardo segue il liquido nel contenitore e la mamma che inspira per permettergli di entrare, rivolgendosi a me dice” io pensavo esistessero solo le perette di gomma” .Chiudo leggermente la valvola, per rallentare il flusso e nel giro di quindici minuti l’acqua nella sacca era terminata, sfilo delicamente il beccuccio da sedere martoriorato . “ecco ci siamo è finita non muoverti ancora, resta ferma e massaggiati la pancia, e lascia che l’acqua si distribuisca bene. Aspetto che Giò esca dal bagno e che mi dica se l’acqua era pulita o no. Parlo con Ilaria che visto tutto l’operato mi chiede se fossi anche eventualmente disponibile per lei dissi di si basta sapere e programmare. Giò esce, in reggiseno mi abbraccia, mi bacia e mi dice che mi farà sapere quando ha i risultati.

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