Le interpretazioni di Alba
Eravamo in volo verso Gran Canaria, io, Alba, 37 anni, impiegata in una grande azienda nell’hinterland milanese, e mio marito Claudio, 40 anni, secondo dirigente della stessa azienda; eravamo sposati da 18 anni ed avevamo un figlio, Franco, che andava verso la maggiore età; apparentemente, eravamo una coppia serena e in pacifica armonia; mio marito, con l’impenetrabile aplomb di cui era capace, lo dava a vedere con tutti; e forse davvero ci credeva.
In realtà, quando mi conobbe, venti anni prima, avevo l’età che in quel momento aveva mio figlio e già ero fidanzata con Luigi, un ragazzo poco più grande di me, al quale avevo già dato tutte le verginità e con cui avevo avuto notevoli esperienze; Claudio, forse veramente del tutto ignaro e ingenuamente convinto della mia purezza e castità, si innamorò perdutamente e mi possedette quasi devotamente in tutti i buchi, senza mai dare la sensazione di capire che già avevo fatto quelle esperienze.
Per un perverso equivoco, supportato dai consigli perfidi delle amiche, mi innamorai di lui e decisi che sarebbe stato l’uomo della mia vita; ma che non avrei smesso di dare sesso ad altri, soprattutto a Luigi che restò sempre l’altro uomo, per me; in alcune occasioni, lungo gli anni di matrimonio, quando andavamo fuori per una lunga vacanza, sopperivo all’assenza delle copule con Luigi con quelle un poco più estemporanee con sconosciuti, soprattutto bagnini prestanti.
Mio marito Claudio sembrava non preoccuparsi dei miei eccessi; o forse mi faceva comodo pensare che sapesse e non si curasse delle corna che gli piantavo, metodicamente con l’amante fisso e casualmente con quelli che capitavano; perfidamente, mi ero radicata nella convinzione che a mio marito davo tutto l’amore di cui ero capace, e lo facevo davvero con tutta me stessa, ed agli altri davo il sesso che mi stimolava anche se lui era largo di attenzioni e di copule soddisfacenti.
In sostanza, mi piaceva e mi intrigava il doppio regime dell’amore in casa e del sesso fuori casa; lasciai scivolare gli anni in questa condizione e non mi preoccupai neppure di proteggermi nelle mie copule fuori dal matrimonio; la mia logica, incontrovertibile per me, era che, se davvero mi amava, doveva farlo anche con tutti i limiti e le deviazioni; non potevo consentire che diventasse talebano su sciocchezze come qualche copula per mio piacere.
Non affrontai con lui il tema neppure quando mi trovai incinta e non sapevo se il figlio fosse suo o del mio amante fisso, con cui copulavo spesso e senza precauzioni; nella mia perversione, il figlio che nasceva doveva essere mio e dell’uomo che se ne fosse occupato e gli avesse dato l’imprinting; le evidenze scientifiche e i certificati anagrafici dovevano essere solo l’attestato di quello che io dichiaravo e che mio marito doveva accettare come verità indiscutibile.
Mentre atterravamo, non pensavo affatto a valori morali o a riflessioni di razionalità, ma piuttosto mi giravano in testa i racconti che avevo sentito dalle amiche che avevano già fatto quell’esperienza, sulla facilità di incontrare in quei posti, di turismo anche sessuale, giovani possenti e pronti a soddisfare i bisogni sessuali delle turiste; mentre mio marito si guardava in giro per rendersi conto della logistica della sistemazione, io cercavo i bei ragazzi e li individuavo.
Dopo la sistemazione in camera, scesi immediatamente in spiaggia sfoggiando il mio più ardito e stuzzicante bikini, quello che risolveva tutto in pochi laccetti infilati tra le natiche, dietro, e nella vulva, davanti, mentre due francobolli coprivano a stento i capezzoli; mio marito mi guardava incredulo e accettava tutto col solito viso impenetrabile del funzionario abituato a trattative miliardarie; in compenso, gli occhi di tutti erano per il mio corpo.
Notai un giovane prestante che si era steso a poca distanza dai miei piedi, col corpo rivolto a me, ed esponeva una dotazione sicuramente di oltre una ventina di centimetri che ogni tanto accarezzava per spazzare via improbabili granelli di sabbia; era sicuramente straniero e non potevamo comunicare verbalmente, ma gli occhi dicevano tutto e, da sotto gli occhialoni da sole, gli trasmettevo il mio desiderio di possederlo almeno in via provvisoria.
L’occasione me la fornì praticamente mio marito, non so se per straordinaria coincidenza o, come preferivo pensare, per esplicita decisione di cornuto contento; si alzò dall’ombrellone e si diresse alla battigia per passeggiare come era suo costume; colsi a volo l’occasione meravigliosa che mi veniva offerta, mi alzai a mia volta e mi diressi alla fila delle cabine coi servizi alle mie spalle; il ragazzo intuì il mio cenno di invito e mi seguì.
Mi infilai in un bagno per disabili, che sapevo più ampio e meglio attrezzato, e lasciai la porta socchiusa; lo sconosciuto entrò, chiuse la porta dietro di sé e mi abbrancò per le natiche; sentii la sua lingua penetrarmi in bocca, perlustrarla tutta e scavare fino in fondo alla gola; le mani mi artigliarono le natiche e le strinsero con forza e libidine; il ventre si spinse contro il mio e, dal leggero costume, sentii la mazza stimolarmi il clitoride già immediatamente eccitato.
Mi sollazzò per qualche minuto, strusciando sulla mia la pelle di tutto il suo corpo; sapevamo che non avevamo molto tempo, perché i bagni potevano essere reclamati in qualunque momento; mi abbassai accosciata, gli sfilai il costume e portai alla luce il fallo lungo, come avevo pronosticato, quasi venticinque centimetri; lo leccai amorosamente dai testicoli alla punta e lo infilai con forza in bocca; godevo molto per gli umori che scorrevano via dallo slip del bikini, considerato che c’era solo un laccetto.
Non volevo che eiaculasse in bocca e mi alzai, trattenendo in mano e masturbando il sesso duro come acciaio; mi girai di spalle e mi abbassai a pecorina; guidai la punta alla vagina e mi sentiti squartare il ventre dalla mazza che entrò prepotente fino a picchiare contro la testa dell’utero; il piacere mi faceva gemere con forza e dovetti mordermi una mano per non urlare a tutta la spiaggia che stavo godendo; non dovette cavalcarmi molto; per la voglia, esplose subito in un grosso orgasmo.
Usai dei tovaglioli di servizio per pulirmi vulva e cosce sporcate dallo sperma scivolato fuori; poiché non sapevo neppure di che nazionalità fosse, cercai di fargli capire che la sera avremmo potuto vederci; era molto intuitivo e colse la cosa; gli feci appuntamento per le nove e gli indicai il numero della camera; avevo deciso che ci avrei copulato sotto gli occhi di mio marito, per arrivare finalmente a fare chiarezza e liberarmi dell’anonimato dell’amante clandestino.
Uscendo, trovai Claudio fermo davanti alla porta che ci squadrò come due bidoni di spazzatura; uscii dalle ambiguità e decisi di sfidarlo; se era un cornuto contento era l’ora di dichiararlo; se invece era proprio stupido e non si era accorto delle corna di venti anni, peggio per lui.
“Che hai da guardare? Dopo che per venti anni ho avuto un amante fisso e altri passeggeri, vieni a fare il talebano per una sveltina? La realtà è questa; sei cornuto, da prima che ci sposassimo; stasera questo ragazzo mi possiederà davanti a te e finalmente sarai il cornuto contento che non vuoi ammettere; se mi fossi sbagliata, farò i conti con te e con nostro figlio!”
Non abbozzò risposta e se ne andò; non mi si accostò per tutta la giornata; ma lo scontro mi aveva demoralizzata; pareva proprio che scoprisse la cosa come una novità e che fosse molto depresso dalla rivelazione; lo vedevo passeggiare a testa bassa, come oppresso da un grande peso, e mi commuovevo all’idea di avere distrutto le illusioni di chi mi aveva creduto pura e casta quando ci eravamo sposati; la tenerezza mi prese e lo accostai mentre passeggiava.
“Claudio, non te ne fare un cruccio; io ero già fidanzata con Luigi, quando ci conoscemmo, e lui mi aveva già avviato alle pratiche del sesso; ti ho amato e ti amo con tutta me stessa, ma il sesso è altra cosa; non riesci proprio ad accettare il mio punto di vista, che il sesso sia un’area di fattibilità e di provvisorietà mentre l’amore è il fulcro della stabilità, della famiglia, delle certezze? Perché non ti rassegni ad essere il mio amore anche quando faccio sesso con altri?”
Non riuscii a cavargli una parola dalla bocca; se ne stette in ostinato silenzio per tutto il tempo; quasi mi vergognavo di stare accanto a lui, così serio e compunto, col mio abbigliamento provocatorio; me ne andai sotto l’ombrellone e mi sdraiai a leggere un libro; per fortuna, il ragazzo con cui avevo copulato si era allontanato e non ci fu motivo per altri rimorsi; saltammo il pranzo, risolvendo con un panino e, verso le sette, cenammo perché ardevo dalla voglia di andare in camera.
Eravamo seduti sulle sdraio a guardare un insulso programma alla tv, quando il ragazzo bussò delicatamente alla porta; andai ad aprire, lo feci entrare e ‘sparai’ apertamente a mio marito.
“Se non l’avessi riconosciuto, questo ragazzo è quello con cui ho fatto sesso stamane; sono venuta a Gran Canaria perché sapevo che si fanno incontri memorabili; sono decisa a portarmi un ricordo meraviglioso; una copula ben fatta è l’ideale. I casi adesso sono due; se sei il cornuto contento che io penso, perché per vent’anni hai fatto finta di non sapere, ti metti su una sedia e stai a guardare mentre mi sbizzarrisco con questo stallone; dopo forse farò l’amore, bada darò amore non sesso, anche con te.
Se invece davvero sei il povero allocco che non si è accorto che avevo fatto sesso assai prima di conoscerti e che per vent’anni ho mantenuto un doppio regime di vita, amore a te e sesso agli atri, la decisione sarà solo tua; alla fine, se sceglierai la rottura del matrimonio, resterò con mio figlio e mi rifarò un’altra vita; tu andrai dove e con chi ti pare. Che decidi, cornutone mio?”
Non batté ciglio; prelevò le sue cose dai mobili dove le aveva sparse, uscì e sbatté la porta dietro di se; ormai però avevo saltato il fosso e decisi che potevo anche divertirmi, visto che la frittata era fatta; se conoscevo mio marito, avremmo avuto campo e tempo, tornati a casa, per riprendere il discorso e chiarire; se era la persona intelligente che io conoscevo, avrebbe accettato la mezzadria; forse avrei dovuto solo rinunciare a qualche libertà e discutere con lui i comportamenti futuri.
Intanto, mi scatenai con il forestiero; aveva indosso solo un pantaloncino e una maglietta; lo portai accanto al letto, gli sfilai gli indumenti e afferrai immediatamente il fallo duro come acciaio; stavolta avevo la possibilità di godere al massimo della copula e mi sedetti sul bordo del letto, lo attirai a me per le natiche e mi dedicai al sesso; leccai amorosamente tutto, dall’ano alla punta del fallo; mi sbizzarrii a lungo su tutta l’asta godendo dell’eccitazione che le mie linguate gli procuravano.
Presi in bocca i testicoli uno per volta e leccai; percorsi tutta l‘asta e la infilai in bocca, trattenendo in una sapiente masturbazione quanto restava fuori; tra risucchi e leccate attraversai tutta la bocca provando infiniti brividi di piacere e provocando a lui intense sferzate di lussuria; ogni volta che mi accorgevo che rischiava l’orgasmo, lo frenavo stringendo i testicoli e bloccando il piacere.
Stanco di farsi possedere, mi spinse supina sul letto e mi sfilò il pareo con cui mi ero coperta; si abbassò su di me e mi leccò appassionatamente la vulva fino a penetrare in vagina con la lingua; mi fece girare e mi leccò e succhiò da dietro, percorrendo tutto il sesso, dal pube all’osso sacro; ogni tanto penetrava in vagina o nell’ano e mi deliziava con lunghe succhiate e leccate; approfittando della mia posizione carponi, mi attirò verso il ventre e mi infilò la mazza, fino in fondo.
Urlai come un animale sacrificato, per il dolore ma soprattutto per il piacere che l’improvvisa violenta penetrazione mi aveva procurato; mi montò a lungo fermandosi spesso, con la mazza bene infitta nel ventre, e prolungò quanto possibile la copula; mi abbandonai a lui lussuriosamente e mi feci possedere come forse non era mai avvenuto; mi piaceva molto la mazza che spingeva il ventre fino a sbatterlo contro lo stomaco.
Intanto, mi aveva afferrato i seni e li usava per darsi l’abbrivio quando spingeva, mentre pollici e indici titillavano i capezzoli piacevolmente; ero fuori di me dal piacere e sentivo di avere pienamente realizzato il mio obiettivo di portarmi a casa, per ricordo, una copula stratosferica; mi montò per quasi un’ora, finché non resse alla voglia e mi scaricò nel ventre un’eiaculazione che sembrava non voler finire mai.
Ci abbattemmo sul letto quasi esausti e per qualche minuto restammo ansanti a prendere fiato; quando riprese a leccarmi amorosamente, da dietro, vulva e ano, soffermandosi volentieri sul buchetto e infilandoci progressivamente da uno a tre dita, capii che il suo obiettivo era una penetrazione anale che fosse più bella della copula in vagina; presi dal mobile il tubetto del lubrificante e glielo passai; capì che avevo voglia come lui.
Nell’ora successiva, si sbizzarrì col mio sedere penetrandovi da dietro, in piedi accanto al letto mentre carponi mi sporgevo verso di lui; mi fece rotolare sul letto e continuò a possedermi analmente a cucchiaio, da dietro, dall’alto; insomma, percorse tutte le possibili posizioni della penetrazione anale concedendomi straordinarie sensazioni di piacere; non potevo fare a meno di pensare a mio marito e alle limitazioni che voleva imporre al mio desiderio di libidine pura.
Era passata l’una quando mi resi conto che stavo impedendo a Claudio di riposare come era nelle sue abitudini; per non esagerare nell’oppressione che stavo esercitando sul suo orgoglio, suggerii al ragazzo di continuare la nostra performance in spiaggia; ci rivestimmo provvisoriamente e andammo a passeggiare sulla battigia; alla luce delle stelle, più volte mi possedette in vagina e nell’ano, stesi sulla sabbia umida; succhiai l’uccello così a lungo da farmi dolere le mascelle.
Decidemmo di assistere al sorgere del sole e fino alle sei di mattina non facemmo che copulare e amarci; il sole era già alto quando tornai nella camera ormai vuota e crollai sul letto dove dormii fino a mezzogiorno; quando mi svegliai, scesi nella hall con l’illusione di trovare mio marito pronto a dialogare per lasciarsi imporre il mio punto di vista; lo trovai vestito di tutto punto che sorbiva una bibita ad un tavolo; non mi lasciò tempo per parlare.
“Ho cambiato il biglietto aereo; parto questo pomeriggio; se hai tanta voglia di farti sbattere da caproni forestieri in questo hotel, la camera è stata già pagata; te la regalo; io torno a casa; però, prima di ogni cosa, devi firmarmi una liberatoria”
Poggiò sul tavolo un foglio già riempito; lessi che autorizzavo un’indagine sul DNA per accertare la compatibilità tra lui e mio figlio.
“Io non ti firmo un bel niente; forse Franco non è biologicamente tuo figlio perché, al tempo, copulavo indifferentemente con te e con Luigi; ma mio figlio è anche solo tuo perché, per diciassette anni, lo hai svezzato, allevato, educato, plasmato, fatto diventare tuo a tutti gli effetti; io non obbligo mio figlio ad affrontare l’incognita di una diversa paternità; il padre sei tu che lo hai vissuto, non uno che mi ha solo scopato!”
“Bene; avevo previsto questo rigurgito morale in una donna che la morale l’ha messa sotto i piedi; questa sei tu; le tue verità non si discutono e quelle degli altri non contano; lo hai fatto per vent’anni, figurati se non lo facevi adesso che ti senti trionfatrice! Purtroppo per te, ho già assunto le necessarie informazioni; lo sai bene che io sono meticoloso e razionale quanto tu sei avventuriera e illogica; mi basterà denunciarti per avermi affibbiato un bastardo come figlio per ottenere da un giudice l’imposizione a far effettuare l’analisi.
Se non lo fai, ti terrai il figlio come solo tuo; se lo facciamo, hai qualche remota probabilità che sia veramente mio figlio e dovrò accettare certe scelte del giudice per salvaguardare Franco; il pallino è a te; io domani faccio le mosse necessarie per affrontare la nuova situazione che mi hai prospettato; in ogni caso, hai distrutto il matrimonio, massacrato il mio amore e forse sconvolto anche il mio desiderio di paternità; grazie, carissima!”
“E’ mai possibile che non ti riesca di accettare nemmeno una volta che hai perso? Hai sposato una ragazza che credevi immacolata e che non lo era nemmeno di nome; ti ho fatto le corna metodicamente, settimanalmente, per venti anni e non ti arrendi; non sarebbe più facile accettare che ti ho amato, che ti amo e che ti amerò sempre ma che sento il bisogno di trasgredire alla tua metodicità dando in giro la vagina? Sei proprio prepotente!”
“Già! Lo racconta l’umiltà fatta donna che, venti anni dopo, mi comunica che sono un cornuto imbecille o, se preferisco, contento di esserlo. Questa cos’è? Democrazia? Concordia? Armonia? Hai scelto, deciso e imponi; e sono io il prepotente. Firmi o devo mettere le corna in piazza per cacciarti dalla mia vita?”
“Firmo, va bene, firmo; mi auguro solo che mio figlio sia anche tuo; non solo avrò il frutto di un amore che non vuoi neppure prendere in considerazione per qualche scopata fuori legge, ma sarai anche costretto a rivedere il tuo atteggiamento perentorio se vuoi ancora avere l’amore di tuo figlio!”
Sapevo di dire eresie; ma ormai ero in gioco e non avevo scampo; non pensai nemmeno per un attimo ad andare via con lui; non volevo uscire sconfitta dallo scontro decisivo della nostra vita; firmai e mi allontanai; solo allora mi accorsi che aveva già le sue valigie e che si dirigeva alla navetta che portava all’aeroporto; per tigna passai all’albergo la settimana programmata copulando talvolta con personaggi occasionali; sapevo che il matrimonio era finito e ritardavo, insieme al ritorno, le responsabilità.
Tornai a Milano convinta che in una settimana non fosse successo niente di irreparabile; nella mia presunzione arrogante, Claudio era tornato, aveva scoperto di essere padre genetico di Franco e aveva abbassato la cresta; avevo tentato sin dalla partenza di contattare mio marito, ma non mi era stato possibile, forse per difficoltà sulla linea; in Italia, il blocco della chiamata persisteva; chiamai mio figlio ma mi chiuse il telefono in faccia; con un tassì andai a casa tra mille timori.
La trovai stranamente vuota e, poiché era ora di pranzo, cercai di imbastire qualcosa da mangiare col niente che trovai in frigo e in dispensa; i primi dubbi che la casa fosse rimasta abbandonata mi soffocarono; solo il letto di Franco era disfatto perché non aveva mai provveduto a ravvivarlo; Claudio era certo che non avesse mai dormito nel nostro letto; ormai il terrore mi angosciava, perché mio marito non era raggiungibile e mio figlio mi sbatteva giù il telefono ad ogni chiamata.
Mi dedicai a sistemare le mie cose per riempire il tempo; di mio marito era sparito tutto, dalle stanze e dagli armadi; ormai era un fantasma passato e scomparso nel nulla; se aveva traslocato, l’unica spiegazione era che non fosse risultato padre di mio figlio e mi avesse lasciato; se la parte tignosa e prepotente di me si difendeva suggerendo che spettava a me rifarmi una vita, quella meno ottusa e innamorata di Claudio mi invogliava a piangere la morte del matrimonio.
Finalmente intorno alle sette di sera sentii la porta che si apriva e mio figlio entrò con un viso più nero del ciuffo di cui era orgoglioso; mi lanciai a braccia aperta per salutarlo; mi schivò e disse una frase che mi segnò come una frustata.
“Ah, la troia è qui!”
“Franco, che linguaggio è questo, con tua madre?”
“Perché cosa è una donna che per vent’anni rifila a suo marito un bastardo come figlio legittimo?
“Claudio ha avuto la certezza che non è tuo padre? Cosa è successo? Ti prego, posso accettare che sei imbestialito contro di me; ma, almeno cerca di farmi capire; non fare come mio marito che rimprovera e non cerca di dialogare.”
“Dovrei darti molte risposte ma poche basteranno a una che parla per enunciati categorici e dice che vuol capire ma non si sforza di capire; l’esame del DNA ha detto che non sono figlio di Claudio; non c’è, tra me e lui, nessun legame, né di sangue né giuridico; non esiste la valutazione morale che accampi tu; per la legge e per la realtà il tuo ex marito non ha responsabilità nei miei confronti; perciò Claudio ha chiesto la separazione; quindi sei una ex non una moglie; ti è chiaro, oca testarda?
Pertanto, lui se n’è andato via da te, da me, da questa città, dal suo lavoro; è emigrato, mamma; è andato quanto più lontano poteva; ha ragione quando dice che hai fatto piazza pulita della famiglia, dell’amore e della paternità; in un colpo solo hai distrutto amore, fiducia e convivenza; inutile che lo cerchi; non ti vuole più; ti basta questa come risposta o hai bisogno di altro?”
“Avrei bisogno di tante risposte, ma le può dare solo l’uomo che amo, se è disposto a parlare con me.”
“Perché non provi a parlarne col mio padre genetico?”
“Non serve a niente; ha negato ogni responsabilità; ha detto che, come ho tradito Claudio, posso avere tradito mille altri e fare il figlio con chiunque … “
“Perfetto, mamma! Anche in queste scelte dimostri chi sei!”
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Il ‘piattino’ che mi rifilò Alba, mia moglie, 37 anni, impiegata, era di quelli che non si mandano giù, neppure con un milione di digestivi; a quasi quarant’anni, dopo venti di conoscenza e diciassette di matrimonio, con un figlio quasi maggiorenne, mi convinse a portarla ad ogni costo in vacanza per una settimana a Gran Canaria; solo sul posto mi rivelò che aveva voluto venirci perché le sue amiche che ci erano state le avevano parlato di esperienze stravolgenti di sesso.
Io avevo sempre fatto affidamento su una adamantina fedeltà di mia moglie, non tanto nel senso della mancanza di esperienze ma nella certezza che mi parlasse onestamente anche dei suoi errori; mi trovai all’improvviso di fronte ad una donna che andava a farsi una ‘sveltina’ con uno sconosciuto nel bagno e, quando protestai, mi comunicò come se fosse la notizia meno interessante del mondo che le corna aveva cominciato a farmele da quando si era messa con me.
Mi disse in pratica che, contemporaneamente, stava con un precedente fidanzato col quale stabilì un regime di doppiezza per cui andava a farci sesso settimanalmente come se fosse un ‘dovere’ contro il povero cornuto, degno di non capivo quale punizione celeste, ma poi a casa si comportava come la più normale e affettuosa delle mogli; il dato più squallido era la convinzione che la sua fosse una condotta accettabile e che solo il mio integralismo mi impedisse di consentirle di fare il proprio comodo.
Poiché sapevo per precedenti esperienze che qualunque tentativo di farla ragionare sarebbe stato inutile, decisi di rompere gli indugi ed assumere scelte definitive; poiché la presenza di un figlio mi imponeva responsabilità, le chiesi di firmare una liberatoria per autorizzarmi a fare un esame del DNA per accertare la relazione di paternità con suo figlio; dopo qualche assurda obiezione per appellarsi alla paternità spirituale, firmò.
Tornai a Milano più nero di un cielo in tempesta, non tanto per i fatti in sé quanto per l’atteggiamento perentorio e presuntuoso di mia moglie che pretendeva ad ogni costo di affermare il suo punto di vista, che dovessi farmi carico di suo figlio; amavo quel ragazzo, senza ombra di dubbio; e non avrei esitato a prendermi cura di lui, anche se fosse risultato estraneo a me; ma la pretesa di Alba di fare a modo suo contro il mio parere mi spingeva a odiarla e a combatterla.
L’aereo atterrò verso mezzogiorno; chiamai Franco e gli feci appuntamento alla taverna in piazza; ero certo che non ci fosse da mangiare in casa; prima di andare a pranzo, passai dall’ufficio dove avevo pendente una domanda di trasferimento per andare a dirigere un’azienda di nuova realizzazione in Abruzzo; feci un serie di telefonate e parlai col primo dirigente, unico mio diretto superiore; uscendo, avevo la certezza che l’indomani stesso, se volevo, potevo trasferirmi e prendere servizio.
A tavola, cercai di prendere la cosa da lontano, col ragazzo; gli accennai alla rottura con sua madre, spiegandogli il comportamento infido e scorretto; cercai di ammorbidire le informazioni e i commenti, ma non potei evitargli una dolorosissima reazione quando capì, assai meglio di sua madre, che il nostro tempo era agli sgoccioli, se l’esame confermava che non era mio figlio; alla fine, rinviammo tutto all’esame da fare il giorno seguente.
Rientrati in casa, mi dedicai a raccogliere e mettere in valigia le mie cose; il giorno seguente, temendo l’esito negativo delle analisi, sapevo che avrei dovuto partire per l’Aquila per un trasferimento definitivo; il ragazzo capì e soffrì molto ogni mio gesto; si rifugiò nella sua camera, ma i singhiozzi li sentivo al di là della porta; per non creare disagi nel riassetto della casa, non usai il letto matrimoniale e mi arrangiai sul divano nella sala.
La mattina seguente andammo in un laboratorio di amici e in poche ore ebbi la conferma che Alba aveva concepito il figlio con l‘amante; ormai non mi restava che andare; il distacco da Franco fu più doloroso di quello che avrei voluto specialmente quando si accomiatò con un’ultima considerazione.
“Claudio, l’evidenza scientifica dice che non ho nessun rapporto con te; ma io spero che non ti turberai se continuerò a chiamarti papà, anche se sei solo ‘putativo’ senza altri legami se non l’affetto.”
“Franco, l’imbecillità di tua madre e le evidenze scientifica e giuridica non hanno niente a che vedere con l’affetto; in qualunque momento, per qualunque cosa, per te ci sarò con tutte le mie disponibilità; ti prego solo di non avere esitazioni a chiedere ogni volta che ne avrai bisogno; appena mi sarò sistemato, ti chiamerò e ti darò indicazioni sulla persona a cui rivolgerti se non potrai, per qualunque motivo, relazionarti direttamente con me.”
“Se mamma, nella sua stupidità, insistesse per contattarti?”
“Dille che non voglio nemmeno sentire il suo odore; io amo una donna che avevo idealizzato nella mia imbecillità; lei non assomiglia affatto a quella persona; mi dimenticasse e trovasse una sua dimensione; cercare maschi che la montino le riesce facilmente; imparasse a cercare anche qualcuno che l’ami e voglia vivere con lei una relazione pulita e vera.”
Su quel viatico si chiuse la vicenda del nostro rapporto padre-figlio; poche ore dopo ero in viaggio per la nuova destinazione e, forse, una nuova vita; arrivai nella città a cui ero destinato con il cuore gonfio di un amore calpestato ma non morto, con un bisogno quai fisico di contatto umano, forse di una donna alla quale riferire tutto l’entusiasmo che avevo concentrato su Alba e che lei aveva spazzato via con una sola frase, ‘accetta o vai al diavolo!’
La prima persona che incontrai fu quella incaricata di essere la mia segretaria personale; avevo già esperienza di collaboratrici con quella funzione e sapevo che un feeling particolare doveva crearsi tra noi se dovevamo convivere quasi dieci ore di ufficio al giorno e lavorare ad argomenti delicati e di grande impegno, anche economico, per cui la nostra sintonia sarebbe risultata fondamentale, spesso per la soluzione di lavori di grande delicatezza.
Ci rendemmo conto entrambi che il feeling era nato spontaneo e che ci intendevamo quasi a gesti; scherzammo molto sulle affinità e sulla perfetta convergenza nelle scelte; quasi per curiosità, le chiesi se avesse un rapporto privato impegnativo, insomma una relazione o qualcosa di simile; la risposta mi aprì nuovi orizzonti; guardava con infinito sospetto ai legami condizionanti o di lunga durata; era una singola per scelta e non accettava proposte o impegni a lunga scadenza.
In risposta, le rivelai che ero stato vittima di un matrimonio bacato alla radice e, spinto da lei, le confessai tutta la vicenda di Alba e dei suoi tradimenti, di Franco e del dolore che mi era costato dovere accettare che non fosse mio figlio genetico e legittimo; le confidai anche che non riuscivo a liberarmi né dell’amore alla mia ormai ex moglie né dall’affetto a suo figlio che per diciassette anni era stato anche mio; le dissi anche degli accordi per tenerci in contatto.
“Capo, è ovvio che devi dargli le mie coordinate; sarò in comunicazione e non soffrirà, perché sarò sempre con lui.”
“Ti offendi se ti dico che sono felice che tu possa occuparti del mio figlio putativo, ma che mi piacerebbe anche che adesso ti occupassi anche del padre abbandonato e che lo portassi almeno a cenare?”
“Perché mi dovrei offendere? Portarti, anzi farmi portare, a cena è nel novero delle competenze della segretaria; per il dopocena, verifichiamo in corso d’opera.”
“Scusami se risulto pedante; per i ‘dopocena’ sono problematico, in primo luogo perché do e prendo amore, non sesso; in secondo luogo, perché ho ancora il cuore impegnato dalla mia ex moglie.”
“Claudio, in certi momenti eliminiamo il ‘capo’ e parliamo da donna a uomo; tu dammi quel che vuoi; io ti do quel che posso; se è solo sesso, pazienterai; se fosse amore ricorda che dura solo lo spazio del dopocena; io non prendo impegni; se poi ti scatta il transfert, ti autorizzo anche a renderlo esplicito; non mi dispiace identificarmi con la donna idealizzata da te; spero che tu non resti deluso … “
“Ti parlo e mi sembra di conoscerti da sempre; non mi deluderai, perché sei vera e schietta; mi basta per un dopocena d’amore. Dove mi porti a mangiare?”
“Questo non è difficile; il problema sarà, da domani, trovarti un alloggio; però, con la nostra azienda, abbiamo ottime soluzioni praticabili … “
Prima di chiudere l’ufficio per andare a cena, Lina mi ricordò l’impegno assunto con Franco di fargli avere i recapiti utili per contattarmi; passai a lei il numero del ‘mio ragazzo’ e le dissi di presentarsi come interlocutrice; Franco si sorprese della novità, quando scoprì l‘identità della persona che chiamava; nacque tra i due una simpatia immediata e fu semplice alla mia segretaria fargli presente che poteva chiamare in qualunque momento, anche per parlare di quel che voleva, solo con lei.
Intervenni solo in un frangente per salutare e raccomandargli la massima dolcezza con sua madre, che avrebbe cominciato a pagare uno scotto assai alto per i suoi errori, quando fosse giunta e avesse verificato le novità che avevano sconvolto il nostro piccolo mondo; ci scambiammo affettuosità a tre, scherzando a beccarci alternativamente quando qualche espressione di affetto andava oltre i limiti; alla fine della telefonata, Lina era decisamente solidale con Franco, unica vera vittima della nostra guerra.
Andammo alla trattoria dove ci servirono piatti tipici assai gustosi e ben confezionati; durante la cena non mancarono accenni anche pesanti al dopocena che ci aspettava e mi resi conto che davvero quella donna era perfetta per il ruolo che si proponeva, non solo di collaboratrice in ufficio, ma anche di compagna nella realtà di tutti i giorni; in linea coi miei soliti comportamenti, finii per farmi travolgere ed entrai involontariamente nel suo mondo di emozioni.
Quando uscimmo a notte inoltrata, se non ero innamorato, ero molto vicino a quella condizione di beatitudine che spesso qualche bicchiere di vino riesce a realizzare esaltando le cose di cui si apprezzano le sfumature e le allusioni; Lina mi disse fuori dai denti che il suo appartamento non avrebbe retto due persone determinate a stare insieme anche tutta la notte e a fare salti amorosi ad ogni piè sospinto; decise per me che era più logico andare all’albergo dove ero alloggiato per quei primi giorni.
La camera era decisamente disadorna e la cosa migliore era il grande letto che la occupava per gran parte; scoprimmo che infine era meglio per noi che, di tutto lo spazio, volevamo impegnare proprio solo il letto; chiusa la porta, avvinghiai con passione la ragazza che mi si strinse contro e puntò decisamente il pube contro il mio, quasi a cercare il sesso; non ero messo male ed avevo una lunga esperienza di copule, di tutti i tipi, con mia moglie.
Intuii subito che la donna aveva desiderio soprattutto di calde dolcezze e cominciai a carezzarle il viso, dalla radice dei capelli al mento; prima percorsi tutto con la punta delle dita in delicata carezza, poi feci seguire la bocca che copriva di baci fitti e continui tutta la pelle, dalla fronte in giù; quando le stampai il primo bacio sulle labbra, le sentii aprirsi voluttuosamente mentre la lingua si insinuava e cominciava a leccarmi e succhiarmi la bocca.
Le mani scivolarono lungo il corpo e presi coscienza della linea purissima della schiena fino alla curva delle natiche rotonde, carnose e dolci; lei fece con me lo stesso percorso; infilai una mano tra noi e afferrai, da sopra il vestito, le grandi labbra tumide che segnavano, sullo slip, il classico zoccolo di cammello; ebbi immediata la coscienza che si trattava di una donna molto calda, disponibile e decisamente vogliosa; titillai da sopra lo slip il clitoride gonfio.
Mentre si abbandonava ad un primo, dolce e leggero orgasmo, infilò una mano lungo la mia e afferrò l’asta da sopra ai vestiti; ebbi l’impressione di un piccolo sussulto, quando si rese conto che si trattava di una bella dotazione accuratamente celata dal taglio dell’abito; freneticamente aprì il pantalone e la mano scivolò nel boxer a sentire sulla pelle il calore del sesso che si gonfiava; si fermò un attimo per esclamare un ‘però … ‘ che diceva tutta la meraviglia.
Mi avvolse in un bacio la cui sensualità non ricordavo di avere mai incontrato nella mia esperienza; ricambiai con entusiasmo e allungai una mano sul seno che si rivelò pieno e meraviglioso, eccitante più di quanto avevo immaginato sotto il vestito; non portava nemmeno il reggiseno perché il suo petto era compatto e duro come quello di una ragazzina; mi staccai dal bacio per abbassarmi a succhiare un capezzolo e la sentii gemere.
Si scostò bruscamente, sfilò l’abito e restò solo con lo slip ormai da strizzare; mi spogliai con la massima rapidità e ci fiondammo sul letto; mi piegai a baciarle la vulva e presi a succhiarla; per un gesto sbagliato, le morsi il clitoride; gemette e mi chiese di farlo ancora, mi invitò a ripetere il gesto più volte e cominciai a morderle la vulva tutta intera, dalle grandi labbra alle piccole; infilai due dita, lei si limitò a gemere e godere ancora.
Le montai addosso ed infilai il sesso in vagina; lo accolse con un gemito più profondo e si strinse a me, a cercare un contatto totale; dopo pochi colpi, dovetti trattenere l’orgasmo che montava, anche perché non sapevo se fosse protetta; mi spinse via e si girò carponi, mi sistemai dietro e la infilai a pecorina; un piccolo urlo accompagnò la cappella che urtava la cervice dell’utero; ‘non venire subito’ mi sussurrò ed io mi imposi di non eiaculare e la montai a lungo, con gusto e con passione.
“Se ti piace il coito anale, io non lo rifiuto; se ti va, infilami dietro!”
Ero preoccupato, perché non avevo nessuna possibilità di lubrificarla a dovere; passai più volte la cappella tra vagina e ano, per trasportare tutti gli umori possibili, sperando che lubrificassero abbastanza, sputai sulla cappella e la infilai nell’ano; entrò come una lama calda nel burro; intuii che amava il sesso violento e mi adattai alla realtà; cercai di essere il più brusco ed aggressivo possibile e mi resi conto che effettivamente, più mi incattivivo, più sembrava godere.
Strapazzai a lungo il suo ano, facendo entrare la mazza fino in fondo, fin dentro l’intestino, ritirandola fuori fino a farla uscire e spingendola di nuovo dentro, con violenza, fino a temere di spaccarla; reagiva con gemiti di godimento altissimi, che soffocava nel cuscino per non essere udita dalle altre camere.
Copulammo così per un paio d’ore; lei mi chiese ogni volta sensazioni più violente ed aggressive, si fece penetrare dappertutto e mi succhiò l’arnese fino ad averne le mascelle indolenzite; provai sempre più gusto a giocare con il manganello nella vagina slabbrata e nell’ano spanato, le tormentai le tette fino al dolore e mi accanii sui capezzoli fin quasi a farli sanguinare, con tanta brutalità li mordevo; ogni volta provava più piacere e mi incitava ad insistere, ad andare avanti e godeva come una maiala; l’ultima eiaculazione la volle in bocca, mi mostrò il mio sperma sulla lingua e ingoiò tutto.
Alla fine, mentre mi rivestivo, mi disse che aveva provato un piacere molto intenso, come lei desiderava, e che mi avrebbe incontrato volentieri ancora altre volte, se accettavo di farla godere come piaceva a lei; le spiegai che avevo grossi problemi, ma che ero disposto a fare l’amore con lei ed anche a sperimentare le cose che mi avrebbe chiesto.
Entrammo presto in sintonia; Lina era ogni giorno più contenta di essere collaboratrice e, per certi versi, complice, del suo principale che le confidava anche i segreti più intimi, la teneva in grande considerazione e la imponeva nelle riunioni al massimo livello come esperta indispensabile; nel giro di solo qualche mese era diventata la vera depositaria dei grandi segreti dell’azienda che gestivo con polso fermo e con ottimi risultati.
Considerato che l’accoppiata vincente era ormai assoluta dominatrice del settore, ci furono affidati incarichi sempre più alti e delicati, a cui corrispondemmo con grande efficacia, da operatori esperti e determinati come eravamo diventati; ma la parte migliore della nostra intesa si esercitava nel privato, dove eravamo diventati quasi indissolubili; lei continuava ad affermare a chiare lettere la sua indipendenza e la determinazione a restare singola a vita.
Io invece mi sforzavo continuamente di cercare una qualsiasi alternativa ad Alba che non sapevo dimenticare; ma ogni volta che finivo a letto con una nuova conquista, mi accorgevo alla fine che la mia ex moglie dominava con l’assenza e, molto spesso, mi trovavo ad urlare il suo nome nel momento dell’orgasmo maggiore; questo mi provocò qualche disagio, quando l’interessata di turno se ne accorse e se ne adontò; l’unica che aveva capito era l’inarrivabile Lina.
Quasi a caricare la situazione, lei aveva legato stupendamente con Franco, per lei semplicemente ‘mio figlio’, assecondata da lui che continuava a sentirsi figlio e a interpellarmi come ‘papà’ anche nei momenti meno opportuni; i due passavano ore al telefono a raccontarsi anche i momenti meno importanti della giornata; non mi ci voleva molto a capire che per lei era il surrogato della ‘relazione impegnativa’ che non voleva instaurare con un qualsiasi adulto e scaricava nell’affetto al ragazzo.
Per lui, invece, la situazione era altrettanto impegnativa, perché Lina era il tramite per ‘parlare’ con quello che riteneva suo padre, per essere consigliato e guidato, come avrei fatto se fossi stato presente in casa; io ascoltavo la maggior parte delle comunicazioni perché Lina aveva preso l’abitudine di parlare con lui in vivavoce e spesso mi interpellavano per pareri e commenti, sicché mi trovavo a concedermi anche senza volerlo a quel ruolo di Mentore che Franco mi chiedeva.
Il particolare ‘piccante’ era che dai discorsi tra di loro emergevano anche i momenti di vita della mia ex moglie e questo non favoriva il distacco; d’altronde, mi rendevo conto che anch’io desideravo conoscere gli stati d’animo di Alba, dopo il ‘grande terremoto’; dulcis in fundo, pareva proprio che anche lei avesse colto il meccanismo della comunicazione e, direttamente quando poteva, o comunicando a suo figlio perché riferisse, partecipava al dialogo come in una chat anomala.
Seppi così che aveva passato gli ultimi mesi a piangere tutte le notti per la presa di coscienza di quello che aveva rovinato con la sua presunzione; che il padre genetico di Franco aveva liquidato la questione affermando che non poteva accettare neppure l’ipotesi di una responsabilità nella paternità perché, come Alba aveva tradito me con lui, poteva avere fatto altrettanto con lui e il figlio poteva essere di chiunque; che sul lavoro era discriminata perché le voci sulla separazione l’avevano classificata ‘immorale’.
Momento per momento, quei due avevano costruito una fitta rete di comunicazione per cui mi sentivo coinvolto nella vita di famiglia forse più di quando vivevo in casa con mia moglie e con quello che credevo mio figlio; quando provai a lamentarmene con Lina, mi fece osservare che, volendo, potevo interrompere il vivavoce e restarmene fuori; in realtà, sapeva che anche io partecipavo emotivamente e stupidamente a quei colloqui e calcava la mano per coinvolgermi.
L’apice lo raggiunse quando si rese conto che si avvicinava la data del compleanno di Franco; sapeva che tutti gli anni precedenti avevamo festeggiato con gioia ed avevo fatto un regalo; come mi sarei comportato in quell’occasione? Nella nuova dimensione, avrei fatto finta di dimenticare per accentuare il distacco da madre e figlio? Oppure mi sarei comportato come il solito padre affettuoso, dimenticando completamente i motivi di frizione con Alba e mi sarei riavvicinato un tantino?
Lina mi pose spietatamente il quesito; ci pensai poco, in verità; Franco era stato mio figlio per diciassette anni, aveva il mio imprinting e non me la sentivo, di colpo, di cancellarlo dalla mia vita; avevo anche esaminato con Lina i modi per sostenerlo negli studi e non potevo, proprio al compimento della maggiore età, scomparire dall’orizzonte; restava il solito dubbio su che regalare a un diciottenne; chiesi alla mia segretaria di accertare direttamente da lui cosa desiderasse.
La risposta che arrivò per telefono, in vivavoce quindi direttamente, mi spiazzò completamente; ‘una cena con mia madre e col mio padre putativo’ fu la richiesta che mi piombò in fronte; soprattutto, mi stordiva l’idea di essere a cena con la mia ex moglie, da cui ero separato ma non divorziato; l’imbarazzo rischiava di diventare insopportabile; rivelando una maturità inaspettata, Franco dichiarò che non voleva solo avere vicino l’uomo che continuava a sentire padre; ma desiderava che i genitori si scontrassero.
Ci volle poco, a Lina, per dimostrarmi che la richiesta era quanto di più opportuno e intelligente potesse fare il mio pupillo; non ci eravamo mai confrontati, dopo la rottura, io e sua madre; per lui era vitale sapere la verità fino in fondo, dai protagonisti, anche a costo di vederli venire alle mani; era suo diritto sapere ed era nostro dovere fargli conoscere le terribili realtà celate dietro i documenti di separazione; capii che non potevo sottrarmi e accettai di incontrarci.
Quello che non potevo prevedere era lo sviluppo ulteriore della richiesta.
Franco compiva gli anni il 27 di dicembre; negli anni precedenti, molte volte ci eravamo organizzati per trascorrere insieme le festività, da Natale a Capodanno, in una qualche località non molto rinomata e incastrare la data di compleanno al centro della decina e più di giorni di festa; il ragazzo non aveva problemi, perché coincidevano le date con le vacanze scolastiche; io ed Alba, sfruttando giorni di congedo a cui rinunciavamo tutto l’anno, potevamo permetterci di stare insieme a lui.
Quello che allora non sapevo, e che ora mi pesava sul cervello, sul cuore e sui sentimenti, era che in quelle vacanze mia moglie, costretta concretamente a restare lontana dal suo amante fisso, mi riempiva di corna con amanti occasionali incontrati nei posti di villeggiatura; l’idea di andare a passare, in quell’occasione, più di dieci giorni coi due mi terrorizzava perché avrei pesato con dolore infinito la solitudine da separato.
Naturalmente, ‘mio figlio’ avanzò come prima proposta di ‘regalo’ una vacanza a tre in una località marina piacevole e nota a noi che vi avevamo passato belle settimane; mi ribellai con forza, urlandogli quasi che non potevo accettare di vivere con la mia ex moglie una settimana di compresenza nel più squallido disinteresse reciproco e, forse, in una serie infinita di litigi; gli feci presente che, nelle precedenti occasioni di soggiorno, sia invernali che estivi, in quei posti sua madre mi aveva riempito di corna.
Sentii dall’altro capo del telefono che sua madre gli chiedeva piangendo di convincermi che non sarebbe stata la stessa cosa, che voleva solo parlare con me, che voleva cercare percorsi per salvare il salvabile, che le interessava solo consentire a nostro figlio, sottolineando con forza il ‘nostro’, un ultimo Natale e Capodanno di affetto, di comunità, di convivenza anche se fittizia e rabberciata; lo implorava di insistere e di convincermi della sua buona fede.
Lina, che ascoltava come sempre la telefonata, mi guardò con occhi feroci e alla fine intervenne assicurando ad Alba che avrei accettato l’invito e sarei stato con loro per quei giorni di chiarezza e di ultime manifestazioni di affetto, se proprio non riuscivamo a costruire una piattaforma su cui poggiare una realtà rinnovata di rapporto tra persone che per tanti anni si erano vissute come famiglia; le rimproverai che istigava al matrimonio lei che ne rifuggiva; mi mandò al diavolo e si impegnò a prenotare tutto.
La scaletta che mi consegnò prevedeva l’incontro la sera del 23 dicembre in un prestigioso hotel della riviera, il cenone e il pranzo di Natale nel ristorante a fianco, celebrato nelle guide; la scelta della sala per i festeggiamenti per il compleanno di Franco era lasciata all’arbitrio del ragazzo; erano già prenotati il cenone e il veglione con il pranzo di Capodanno; la previsione di ritorno era per il 1° gennaio sera, io a l’Aquila e i due a Milano.
La prima sorpresa la ebbi la sera che giunsi all’hotel; arrivai un’ora più tardi dei due e trovai alla reception Franco che mi accolse con un affetto che mi commosse fino alle lacrime; chiesi di sua madre e mi avvertì che era in camera a prepararsi per la cena nello stesso albergo; chiesi al receptionist come eravamo sistemati e mi chiese se usassi la coniugale o la doppia; guardai con aria meravigliata il mio ragazzo e chiesi senza parlare che diamine avessero fatto.
“Papà, non sono capace di dirti bugie; Lina ha deciso che o tornavi nel letto di mamma o ti accontentavi del lettino in camera con me; io vorrei che tu dimenticassi per qualche ora le tue smanie di vendetta e litigassi a letto con mamma, in questi giorni; mi regali questa settimana di colloqui, di scontri, di litigate, con la donna che è mia madre e che, nonostante tutto, ami o hai amato per tanti anni? Accetti di piegarti, una sola volta, ad una realtà difficile da digerire?”
“Stai dicendo che devo scegliere tra dormire con tua madre o in camera con te? … Cosa sarebbe successo se fossi venuto qui con un’altra donna?”
“Mamma avrebbe dormito con me e tu con l’altra … “
“E dici che Lina è stata artefice di questo inganno? … Pronto?! Ciao, segretaria infida, come ti è venuto in mente di obbligarmi a tornare con mia moglie? … Ah, non devo, ma solo decidere se voglio? Bene; farò i conti quando torno; buon Natale, amatissima carogna!”
“Allora, cosa decidi?”
“Per ora, poggia la mia valigia in camera tua e andiamo a mangiare qualcosa; lasciami pensare; poi deciderò dove stare … “
Sopraggiunse alle mie spalle la donna più bella che avessi mai incontrato, mia moglie, elegantissima in un abito non prezioso ma organizzato meravigliosamente; su quelle spalle, su quei fianchi, su quelle gambe statuarie, su quel seno maturo e caldo di erotica attrattiva, qualunque straccio sarebbe risultato meraviglioso; si era ‘messa in tiro’ nella sua forma migliore, truccandosi delicatamente e perfettamente, anche per nascondere le borse per il pianto che si intuivano sotto gli occhi.
“Ciao, Alba; sei stupenda; e non lo dico per piaggeria o per fare il lumacone; sei davvero bella come mai!”
“Neppure io voglio corteggiarti se dico che sono felicissima di ritrovarti e di vedere come stai bene; forse il sole dell’Abruzzo ti fa bene, rispetto alle nebbie padane; o c’è qualcosa di più, come la tua segretaria stupenda?”
“Non ti chiedo neppure se qualcuno ti ispira tanta bellezza, non è problema mio; ti guardo e ti ammiro, come farei con qualsiasi bellissima donna che incontrassi davanti a me … “
“Per favore, smettete di dire stupidaggini; non voglio sentire punzecchiature; se desiderate farvi male, che siano squarci da lame vere non giochetti di società; sono con mia madre e con mio padre, vi amo tutti e due e vorrei che vi scannaste ma che foste chiari. Potete fare questo per me?”
“Hai prenotato il tavolo? Vieni, Alba; posso darti il braccio?”
“Come venti anni fa, più o meno da queste parti? Allora ti risposi ‘sì, amore; ne sono felice’ posso ripetertelo stasera?”
“Se lo senti, non lo nascondere; io sono felice di stare con voi, anche se vorrei ammazzarti … “
Ci eravamo seduti a un tavolo d’angolo, quasi nascosti dalla sala; Franco fece portare tre calici di Prosecco e propose un brindisi a noi tre, persone e non famiglia; lo rintuzzai ricordandogli che Lina aveva realizzato una rimpatriata ‘in famiglia’ e non una cena d’affari con tre interlocutori; ‘allora, alla nostra famiglia’ brindò Alba.
La cena fu leggera e saporita; il pesce servito era delizioso e lo ‘spazzolammo’ rapidamente; uscii sul terrazzo che affacciava sul mare a fumare una sigaretta e lasciai madre e figlio liberi di organizzarsi; al ritorno, la mia ex moglie ci invitò a sedere su divani della sala d’ingresso e mi chiese di stare ad ascoltarla in silenzio finché avesse ‘vuotato il sacco’ delle cose che voleva dirmi; dopo, avrei potuto muovere tutte le contestazioni che avevo in serbo per lei; anche se mi vedevo in qualche modo incastrato, non me la sentii di rifiutare e mi distesi ad ascoltarla; parlò direttamente al figlio, ma il destinatario ero io.
“Franco, tu stai per compiere diciotto anni; quando avevo questa età, avevo già un fidanzato ma conobbi tuo padre e me ne innamorai; non sapevo come gestirmi i due fuochi in cui mi trovai, la passione entusiastica, da ragazzina ingenua, che mi aveva fatto accettare dal mio fidanzato tutto quello che una donna poteva prendere dal suo maschietto, e la scelta convinta di un uomo che amavo con tutta me stessa; una mia perfida amica mi convinse, subdolamente, che potevo dare sesso al vecchio amante e amore al Romeo comparso all’improvviso.
Non so se hai avuto pulsioni amorose importanti e puoi capire; io restai sconvolta; stupida come ero, mi adattai come l’amica mi aveva suggerito e la cosa sembrò funzionare; arrivai a sposarmi e continuai a credere nella favola dell’amore separato dal sesso; un poco per questa convinzione assurda, un poco perché mi vergognavo di confessare, un poco perché forse sono davvero troia dentro, continuai a crogiolarmi in questa doppiezza lercia.
Se ci riesci, cerca di capire che la tua ingenua madre stupida si era ormai radicata nella convinzione che agli amanti dava sesso e a suo marito amore; Claudio doveva amarmi senza chiedere niente; è assurdo, ma cerca di capire, non ti limitare a giudicare e condannare; basto io, per quello; nemmeno mi fermò rimanere incinta senza sapere di chi; il figlio era mio, di nessun altro; non mi interessava di chi fosse lo spermatozoo vincente; fino al certificato famoso ero certa che fossi figlio di Claudio, del nostro amore.
Non è stato solo questo, purtroppo per me; a mano a mano che passava il tempo, mio marito diventava sempre più forte, sempre più ammirato, sempre più potente; mi sentii ad un tratto piccola, incapace, inutile; non fare smorfie strane, per favore; non puoi capire cosa sia la mancanza di autostima; quando ti senti imbecille, te le prendi con tutti, mai con te stesso; questo spero che lo riesci ad intendere perché non riguarda solo me o la mia spregiudicatezza.
Cominciai a desiderare di colpire Claudio nel suo potere, volli piegarlo a me; trovai che solo col sesso potevo dargli una mazzata dura; l’ho fatto, irrazionalmente, cinicamente, stupidamente; Claudio, cerca di riflettere che, se avessi voluto continuare ad offenderti, bastava che tacessi anche a Gran Canaria; avresti perdonato un errore di una volta, ma volli piegarti a me; ho peccato di presunzione, di arroganza, di supponenza; anziché implorare il perdono per una copula ti sbattei in faccia la verità.
Credimi, se ti dico che fu la smania stupida di una ragazzina non cresciuta, vissuta nella confusione e incapace di uscire dalla trappola che s’era costruita, a farmi fare certi discorsi assurdi; non so di cosa fossi ubriaca; se proprio vuoi crederlo, forse ero solo una troia che si scatenava; ma era qualcosa di più radicato, di letale in definitiva; me ne sono accorta solo quando ho tirato le somme e i conti non tornavano più; ma non avevo più nessuna possibilità di rimedio.”
“Papà, aspetta un momento; ho bisogno io, adesso, di dire a mia madre tutto il male che penso di lei; cara mamma ochetta, in primo luogo, bada che una quattordicenne, oggi, se le vai a raccontare che sesso e amore sono diversi ti ride in faccia; come abbia fatto tu, a diciotto anni, a fare una scelta imbecille e ipocrita come quella del doppio regime, non lo capirà mai nessuno; prevarrà solo il giudizio di troia; nessuno perdonerebbe una tale presunzione di ingenuità.
In secondo luogo, anche se si volesse accettare l’idea di una donna così idiota da correre dietro a una definizione senza senso, quando hai sposato tuo marito, sapevi bene di contrarre un vincolo sociale che prevede la lealtà, la sincerità, l’onestà e perfino la fedeltà come basi del matrimonio; avevi il dovere morale, civile e legale di parlare chiaro all’uomo che stavi per sposare o all’uomo che avevi sposato e dovevi troncare immediatamente ogni rapporto extramatrimoniale.
Non hai solo peccato, continuando a mantenere i rapporti con l’amante fisso, ma hai contravvenuto a leggi civili e religiose; hai commesso forse anche reato perché intanto mi facevi mantenere da tuo marito; non parliamo neppure del danno, a qualsiasi livello, che hai fatto a tuo marito quando gli hai attribuito per figlio un bimbo che non sapevi di chi fosse; se Claudio denunciasse questa situazione dovresti pagargli i danni per la mia educazione.
Tralascio i giudizi sulla scelta degli amanti, visto come si è comportato il mio padre genetico, di cui voglio ignorare anche il nome; ma se non ho capito male certe cose dette da papà, lo hai tradito anche quando venivamo qui stesso a passare le vacanze estive o quelle invernali; ti sei prostituita, che tu lo ammetta o no, a individui qualunque, totalmente sconosciuti, per uno spirito di rivalsa e di superiorità che ti equipara alle meretrici più becere.
Hai lacerato, stracciato, calpestato, distrutto l’amore di un uomo che si è dedicato totalmente a te e a quel bastardo di tuo figlio; non l’hai né piegato né vinto e non hai fatto crescere l’autostima; ti sei semplicemente prostituita; hai voluto affermare con forza un tuo punto di vista ignobile, dicendo ‘il figlio era mio e non mi interessava chi fosse il maschio’; tu hai difeso il tuo senso di maternità; dove ti sei ficcato il senso di paternità del tuo uomo? Meglio non dirlo, per non scivolare nella volgarità.
Per finire, stai lamentandoti della fine della famiglia, stai facendo di tutto per ricucire una parvenza di quella che era quella costituita da me e dal mio padre putativo; ma è proprio quella famiglia che non hai tenuto in nessun conto mentre ti facevi sbattere da caproni senza sensibilità e senza valore; mamma, sapevo che avrei dovuto accettare cose difficili, ma queste che racconti superano ogni immaginazione; papà, perdonami se ti ho spinto a venire a passare con me il compleanno; proprio non dovevo farlo. Mi dispiace.”
“Bene; mi pare che un poco di chiarezza sia stata fatta; Alba, non sono venuto a giudicare e condannare; non sono nuove, per me, le cose che hai chiarito e che Franco ha sottolineato; quello che mi manca è la parte costruttiva del discorso che dovremmo fare; cosa sei in grado di proporre in questa condizione di famiglia rasa al suolo, di amore maltrattato, di senso paterno umiliato? Ho sentito che prevedi, tra l’altro, che io dorma con te, interrompendo l’iter della separazione. Cosa ti aspetti?”
“No, papà, aspetta; l’idea di farti dormire con mamma non è sua; è stata Lina a pensarla e io l’ho fatta mia; se questo contrasta con le tue convinzioni, dimentica; sarò felice di dormire con te, nei due lettini della mia camera; scusami se mi sono illuso di poter ricostruire qualcosa che mi è caro; devo limitarmi a ricordare … “
“Claudio, se stasera una bella donna qualsiasi, una sconosciuta incontrata per caso nella hall di questo hotel, ti chiedesse di andarci a letto, come ti regoleresti? Le concederesti qualche briciola del tuo amore o andresti a cercare in internet la sua scheda personale per decidere che non merita un granello di quello che concedi ogni volta che copuli con una sconosciuta?”
“Stai proponendoti per una copula tra due sconosciuti?”
“No, amore mio; io ho sbagliato tutto; i miei amori, il mio uomo e mio figlio, mi hanno stracciato i panni addosso, mi hanno messo a nudo ed hanno dimostrato che valgo meno di una prostituta, che non merito niente, che i miei discorsi sono da imbecille, da incapace, da troia che mistifica; una sola domanda, a te, Claudio, e a te, Franco; provate ancora qualcosa per me? Riuscite ancora a concedermi una nuova occasione o sono fuori tempo massimo?”
“Mamma, che dici? Una cosa è l’analisi; un’altra sono la realtà e la prospettiva; se anche tu fossi condannata all’ergastolo per omicidio, io verrei al carcere per portarti le arance e tutto il mio amore intatto!”
“Bene, spero che sia così; e tu, caro il mio sempre amatissimo ex, visto che mi trovi bellissima, se non recitavi male poco fa, dal momento che ti ripeto per l’ennesima volta che non ho mai ritenuto scalfito l’amore che provo da sempre per te, ti è per caso rimasto, di quello che avevi per me, quel tanto che ti consenta di passare una notte, d’amore e di sesso, con una donna che da sei mesi non conosce maschio ed aspetta solo te per provare ancora quelle emozioni che per venti anni le hai fatto provare?
A termini di legge, dopo le accuse che mi avete mosso e che avete documentato, avrei poche chance; non posso riportare indietro l’orologio e tornare a venti anni fa; non posso riparare quello che ho distrutto; l’unica prospettiva che mi resterebbe, sarebbe saltare dalla terrazza in cima all’albergo; ma mio figlio resterebbe da solo e nemmeno il padre putativo potrebbe intervenire, non avendone diritto; posso solo resistere ed elemosinare un poco di amore da chi mi ne dava tanto.
Bada, non voglio che mi sposi di nuovo o che interrompi la separazione per tornare insieme; ti chiedo amore, quel sentimento meraviglioso che mi hai insegnato e che hai praticato con me per venti anni; ce la fai, per una notte, a fare finta che io non abbia confessato e che puoi ancora amarmi come quando ti tradivo ma tu non lo sapevi? Riesci a nasconderti dietro l’ignoranza per riprenderti quell’amore che è stato tuo da vent’anni a questa parte?”
“Beh, papà, devo dire che mamma in questo non sbaglia; fai conto di non avere saputo; attaccati all’antico desiderio e passiamo questi giorni come se fossimo la famiglia di sette o otto mesi fa, quando non sapevi dei suoi errori e ci amavi senza problemi di paternità e di fedeltà; credi che ti peserebbe troppo questa recita, sapendo che la realtà è diversa?”
Presi la mia ex moglie sottobraccio e ci avviammo all’ascensore; Franco saltellava di gioia; quando ci vide entrare insieme nella camera matrimoniale; si precipitò a recuperare la mia valigia nella sua camera e la spostò in quella doppia; poi se ne andò felice a dormire; non avevamo né voglia né capacità di pronunciare la benché minima parola; nonostante gli anni di convivenza, ci sentivamo agli inizi di una storia.
Alba, specialmente, era davvero emozionata; dopo avere per mesi sofferto il pentimento per scelte sciagurate e ingenue, ritrovava nel calore del mio corpo l’amore che non aveva saputo vivere fino in fondo; io riscoprivo d’improvviso la dolcezza di stringerla a me; quando ignoravo, mi perdevo felice nelle curve dolci del corpo; mi sentivo stupido, all’idea di doverla rifiutare perché era stata sincera, almeno una volta; ma la rabbia era ancora padrona del mio cuore.
“Abbiamo parlato anche troppo; forse è il caso di cominciare a fare l’amore!”
Mi ero eccitato osservando che l’ansia di ritrovare il piacere del corpo amato da una vita mi opprimesse e non resistetti a recitare la parte dell’umiliato e offeso; forse era preferibile che mi preoccupassi di sentire se ancora fosse mia e quanto amore sapesse darmi; il bacio che ci scambiammo trovava il gemello solo in quello che ci avvinse, tanti anni prima, sulla battigia in una notte di San Lorenzo; Alba tremava, mentre mi stringeva il volto tra le mani, quasi a catturarmi.
Aveva aperto la camicia e me la stava sfilando mettendo a nudo il torace; non si stancava di accarezzare la fronte, il viso, il collo, le spalle e i capezzoli; voleva la bocca e voleva sentirla sulla sua, voleva che la mia lingua esplorasse tutta la cavità orale e la facesse eccitare, godere, fibrillare; voleva succhiare quella lingua e trarne tutto l’amore di cui aveva bisogno; la seguii docile e travolto, la baciai a lungo e la strinsi a me.
Percorsi, prima con le dita, poi con le labbra, il viso di lei limpido e bellissimo, dall’attaccatura dei capelli attraverso la fronte fino agli occhi.
“Sei bella; adoro baciare la tua fronte limpida e severa, i tuoi occhi mi bucano il cervello e godo a baciarli così, fino a farti male; voglio la tua bocca dolce e appassionata; voglio succhiati l’anima e voglio che tu la succhi a me … “
“Sta zitto e baciami; non vedi che mi sciolgo sulla tua bocca? Non so che mi succeda e non voglio capirlo; mi sto bagnando tutta, dalla vagina alle cosce, mi fai avere continui brividi, sferzate che sembrano di dolore e sono d’amore; è come se avessi acceso luci psichedeliche e tutto mi ruota intorno trasformandosi. Ti voglio, Claudio, ti desidero con tutta me stessa.”
Mi aveva forzato la cintura; aprii la fibbia, feci scorrere la cerniera; lei prese dai lati il pantalone e lo slip, insieme, e li abbassò; le sue mani incontrarono il sesso duro come il cemento, ma caldo, pulsante, vivo; lo afferrò con le due mani e lo tenne stretto.
“Ricordavo bene, è bello da fare spavento; ma la bellezza è immensa e lo spavento accentua la dolcezza; questa è la tua essenza di maschio, questo è tutto te stesso … ed è qui, nelle mie mani.”
“Ti seguirà dove lo condurrai, sulla pelle, nella bocca, nel ventre; non ti farà nessun male; tu lo catturerai, lo imprigionerai e non lo lascerai finché non ti sentirai svuotata completamente.”
“Non voglio sapere niente; sei nuovo per me, voglio essere tutta nuova per te.”
“Non dire a nessuno che stasera si sono incontrati due vergini, qui, lei che sfiora i quaranta, ha un matrimonio e un figlio irregolare, lui di poco più vecchio con una brutta storia alle spalle; stasera due esseri con le loro vite si trovano vergini di fronte alle prime esperienze di due diciottenni; se la racconti, ti ridono in faccia.”
“Me ne frego; io so che mi sento esattamente come quando mi presentai quasi vergine al mio amore e lui mi prese per la prima volta; ti amo con molta più sicurezza, con profonda coscienza, con determinazione; so che mi lascerai; ma questo strumento d’amore sarà tutto mio, questa sera.”
Quasi a dimostrarlo, si sedette sul letto e baciò il sesso giunto all’altezza della bocca; toccò a me guidare la testa e suggerire i movimenti per la fellazione; Alba riscoprì il gusto di assaporare il precum, di leccare i testicoli e l’asta tutta, ritta contro il ventre, finché la cappella le scivolò in bocca, dolcemente; un gesto più volte ripetuto le ricordava i nostri momenti d’amore e cercava nei ricordi la guida per amare il sesso che le violentava dolcemente la bocca, fino alla gola.
Impiegò un niente a succhiare con foga, a leccare con intensità, a sentire il piacere scorrere sulla lingua fino al ventre e al cuore; osservò da sotto in su, con vista strabica, il mio volto sformato dalle smorfie che la libidine mi suggeriva; capì che stavamo godendo insieme; si rese conto che finalmente stavamo facendo l’amore con tutto il corpo; trattenne in bocca il sesso quasi a volerlo assorbire in sé.
Non cercavo di copulare; mi lasciai accarezzare con la lingua, con le labbra, col palato, con la gola; poi la frenai e la spinsi supina sul letto, le sollevai le gambe e la feci aprire scosciata a ventaglio; avevo davanti a me la vulva che grondava umori da tutti i pori; mi abbassai col corpo, immersi il viso tra le gambe e cominciai a leccare le grandi labbra; le percorsi ripetutamente raccogliendo gli umori; sorridevo con gli occhi e lei si offriva dolcemente.
Godeva e urlava come massacrata, la donna; era in preda ad un orgasmo infinito e dolcissimo; sentire la bocca che succhiava il clitoride le dava la sensazione di fuochi d’artificio che esplodevano negli occhi, nella testa; la lingua che lambiva le grandi e le piccole labbra le provocava nelle orecchie suoni sovrannaturali; ad occhi chiusi, aveva l’impressione di attraversare un coro di angeli e si sentiva esaltare dall’amore; mi tirò su di sé e cercò la bocca da baciare.
“Claudio … ti amo … So che non vorresti neppure sentirlo; ma sappi che quando il tuo sesso entrerà nel mio corpo, ti terrò stretto e non ti lascerò uscire più, perché da quel momento ti voglio tutto e solo mio.”
“Già parliamo di una trattativa possibile; io voglio essere tuo quanto tu vuoi essere mia … “
“Totalmente! Non so dirti da quanto tempo desidero sentirti di nuovo nel mio corpo, profondamente.”
“Sono già vicino a possederti; ti amo tanto e spero che questo sogno pazzo non ci uccida.”
“Non prendermi in giro; ho solo ritrovato la tua mazza formidabile e la amo anche per questo; spero che mi dia la sensazione di essere di nuovo sverginata da te, nonostante tutto quello che ho combinato.”
“Abbiamo davanti tutta la notte; ti scioglierai in piacere ed amore, fino a domani.”
“Devi lasciarmi dormire qualche ora; domani dobbiamo andare a pranzo con Franco.”
“Ci ameremo, faremo l’amore, godremo come scimmie, dormiremo e domani festeggeremo in famiglia; poi sarà quel che Dio vorrà.”
Le salii addosso e la occupai tutta con la mia mole; Alba era felice di sentirsi come sopraffatta e si accucciò smaniosa sotto il mio corpo; sentì la punta dell’asta scivolare fra le cosce e raggiungere la vagina, avvertì che entrava e ingombrava il canale; istintivamente, sollevò le gambe e le avvolse intorno alle reni come le piaceva fare; le presi i piedi e li intrecciai dietro la schiena; lei si spinse in su col ventre e soffocò nella mia bocca un urlo di goduria quando l’asta percorse il canale vaginale ed urtò l’utero.
Non riuscì a rilassarsi completamente, la mia ex moglie; era la prima volta, in tutta la vita, che sentivo l’amore riempirla e farla godere in ogni fibra del corpo; era quasi spaventata dalla stessa gioia che provava a sentire il corpo invaso dal mio.
“Amore, perché non mi cavalchi per avere l’orgasmo?”
“Perché non serve; il cuore pulsa con violenza mentre ti amo e manda sangue ai vasi periferici; i corpi cavi che formano il fallo si riempiono ed io entro sempre più decisamente in te, non lo senti?; poi sono i tuoi muscoli vaginali ad amare il mio sesso, a titillarlo e a succhiargli amore e goduria; lo sperma verrà da solo, insieme al tuo piacere; forse riusciremo addirittura a godere insieme senza bisogno di monta, di cavalcata o di possesso forte!”
“È vero! Sono sempre più vicina all’orgasmo … ecco … ci sono … ti amo! … Ti aaaamoooo!!!!! …. Sto godendo … “
L’urlo fu ferino, inarrestabile; Franco scattò dal suo lettino ed urlò spaventato.
“Mamma, stai bene? Papà, cosa le stai facendo?”
“Dormi amore mio, sto volando tra gli angeli …. “
“Non è un urlo di dolore?”
“No, è amore, figlio mio, è tutto e solo amore!!!!!!”
“Perbacco, non avrei mai pensato di avere testimone alla nostra nuova luna di miele un innamorato così attento e sensibile.”
“Claudio, neanche io avevo mai capito di essere al centro di tanto amore. Come faccio a dirti quanto sono felice?”
“Non lo dici. Adesso ti accoccoli in braccio a me e dormiamo; non dimenticare che domani è un giorno assai diverso.”
Non fu tanto diverso, il giorno della vigilia di Natale; ci ritrovammo in tre, più uniti che mai, a colazione e scherzammo, come una ‘famiglia’ felice ed armonica, su tutto, dai commenti sugli altri ospiti dell’hotel al godimento del paesaggio marino in inverno; Franco fece qualche domanda pettegola sulle nostre estati e sulle visite al mare d’inverno; ricordando un’intensità di rapporti che avevamo quasi dimenticato, dovemmo confessare che avevamo spesso avuto esperienze in quella direzione.
Furono serate di grande sesso ed amore, per due ex coniugi che si ritrovarono ogni volta più appassionati e in sintonia di quanto avessero fino a quel punto valutato; credetti addirittura di ‘leggere’ nei comportamenti di Alba più amore di venti anni prima, all’inizio della nostra storia; più volte fui tentato di riflettere sull’opportunità di mantenere il punto sulla separazione, anche perché Franco continuava a chiamarmi, e a farmi sentire, ‘papà’ contro ogni evidenza.
La festa del compleanno del ragazzo fu un momento di grande entusiasmo, sia nella fase dei preparativi che in quella della cena che avevamo organizzato per festeggiarla, risoltasi in un tripudio di portate squisite consumate in allegria, gioia e ‘familiarità’; la ‘ciliegia sulla torta’ fu la telefonata che Lina fece, assai opportunamente, al momento del dolce; oltre agli auguri di prammatica, annunciò che sarebbe arrivata, in treno, il 30 pomeriggio.
Aveva deciso di rinunciare ad ogni impegno con gli amici e di festeggiare il cenone e il veglione di fine d’anno con me, con Alba e con Franco; a me che le chiedevo come risolvere per l’alloggio e il ritorno, rispose senza indugi che, se non la ospitavo nel mio letto e se non trovava un compagno di bagordi per quella sera, sarebbe stata felice di dormire con Franco, che era il vero obiettivo del suo viaggio; per il ritorno, avrebbe viaggiato con me in macchina, visto che avevamo la stessa destinazione.
Alba, a sorpresa, rivelò un profondo disagio per le affermazioni di Lina; commentò come assai sconvenienti le dichiarazioni che avrebbe cercato un partner per la serata, che mirasse a fare sesso con un ragazzo come suo figlio Franco e, soprattutto, che accennasse al suo ex marito come ad un facile compagno per una notte; in pratica, le dichiarazione della ‘signorina’ urtavano il senso comune del pudore e dell’opportunità.
Ebbi uno scatto d’ira e Franco dovette venire ad abbracciarmi e a chiedermi di calmarmi, prima di aggredire la madre che forse parlava per semplice gelosia; respirai a fondo, poi interpellai Alba con la massima calma che la situazione mi consentiva; le chiesi quando era successo a lei di fare sesso per la prima volta; quando lei fu costretta ad ammettere che era avvenuto, con Luigi, a sedici anni, rise dell’osservazione che lei stessa fu costretta a fare, perché suo figlio festeggiava la maggiore età.
“Amica cara, sei capace di applicare le regole del buon vivere secondo quello che ti detta l’utero, evidentemente; tuo figlio, rispetto a noi, ha strumenti come internet che gli consentono di guardare siti porno con video che tu avresti ritenuto orribili, alla sua età; io a sedici anni mi masturbavo molte volte al giorno; perché dovrei pensare che ‘mio’ figlio, visto che tale lo vuoi considerare, non l’abbia fatto anche lui?
Non hai il senso della libertà e della trasgressione; fai una differenza tra sesso e amore che vedi bene dove ti ha portato; Lina invece è cristallina; le piace fare l’amore e vuole essere libera; non fa le corna per venti anni a un marito, non gli rifila un figlio avuto da un altro; e tu monti in cattedra e fai la predica? Sono andato a letto con la mia segretaria, in piena coscienza che eravamo liberi di farlo; non ho fatto le corna a nessuno e lei è liberissima di fare del suo corpo quello che vuole.
Ho passato quattro giorni di amore vero e intenso con te, ma non sono certo che tu l’abbia fatto con la stessa limpidezza, perché ho scoperto che per venti anni mi hai mentito; sono andato a letto con alcune donne ma non ero più vincolato ai miei doveri di marito; eravamo già separati, per legge; Lina ha avvertito che intende trasgredire; non lo racconterà fra vent’anni a un marito cornificato; tu separi sesso e amore ma non conosci la differenza tra corna e trasgressione leale e armoniosa.”
“Perdonami, Claudio, ho commesso ancora un errore di orgoglio e di tigna; mi turba l’idea che venga una donna con l’intento di fare l’amore con mio figlio o con l’uomo che amo; ho fatto l’amore con te con tutta me stessa e non posso più farmi perdonare niente; ho parlato tardi, perché sono stupida, incerta e orgogliosa, ma vorrei ardentemente farmi accettare da te e recuperare un poco di quello che ho distrutto; non volevo offendere Lina e non sapevo che ci tenessi tanto … “
“Alba, mi fa piacere che siamo qui per tentare di rattoppare qualcosa che non sembra recuperabile; non l’ho fatto solo perché l’ha chiesto Franco al quale voglio bene più che a un figlio; amo te più di quanto vorrei; con Lina ho avuto momenti di amore e di sesso che lei valuta nella sua logica ed io nella mia; starò nel tuo letto finché saremo qui; se lei cercherà di sedurre Franco, la sosterrò, perché a lui farebbe bene; parlo con lui lealmente perché credo che questo un padre gli dovrebbe insegnare, la lealtà.
A te posso solo suggerirla, la lealtà, se hai a che fare con chi ami; le bugie diventano corna, la lealtà può anche far nascere trasgressione, ma in armonia e in amore; non so spiegartelo bene; potremmo parlarne a letto, se vuoi, ma c’è differenza tra fare le cose alle spalle e dire con chiarezza, quando si fa l’amore, che si è già fatta quell’esperienza; Lina non deve rendere conto a nessuno, meno che mai alla madre adultera di un ragazzo che le piace.”
“Per favore, puoi fermare qua i rimproveri? Ho sbagliato, e molto, non solo per gli anni di umiliazioni che ti ho imposto, ma anche per questi tentativi fallimentari di dirti che ti vorrei sempre con me, per me, non in esclusiva ma con la certezza che ancora qualcosa c’è tra noi, di quell’amore che ti ho sempre dedicato e che sono certa di ricevere da te.”
“E’ la festa di nostro figlio; pensiamo a quella; quando arriverà Lina avrai modo di fare le figuracce che vuoi, se non tieni a freno la lingua e non rifletti, prima di parlare a vuoto … “
Passato l’incidente, trascorremmo in armonia i giorni restanti; andai, insieme a Franco, ad accogliere Lina alla stazione; il nostro abbraccio fu affettuoso; l’incontro tra loro due fu addirittura sensuale come quello di amanti che non si vedono da mesi; Franco, più giovane di lei di sei/sette anni, era però fisicamente assai prestante e la dominava con la figura atletica; Lina era elegantissima nella tenuta da viaggio e le forme esplosive ne facevano una bellezza quasi rara; non esitò a mettere in chiaro subito i suoi intenti.
“Claudio, non devo neppure spiegarti che sono qui soprattutto per Franco; sai quanto ti adoro visceralmente e niente mi dà più piacere di una fine d’anno con te; sono più che felice di incontrare vis a vis Alba che finalmente, se mi hai detto il vero, è di nuovo tua moglie anche a letto; ma sono qui soprattutto per avere con tuo figlio la notte più bella della mia vita; voglio essere la sua nave - scuola e guai a quel genitore che si mette di traverso.
Non sono capace di rapporti di lunga durata; ma questo giovanotto, che mi ha incantato per telefono e che mi ha già detto, con un solo abbraccio, che è dotato come e più del padre, sarà mio per tutto il tempo che trascorrerò con voi; ama tua moglie e facci l’amore che senti; non avere stupide riserve; è cambiata, dentro, ed è tutta tua; ma vostro figlio è mio, finché siamo qui, e ve lo restituirò intatto, ma solo dopo che me ne sarò saziata fino in fondo.”
“Lina, nessun dubbio sulle tue scelte e sulle intenzioni; non posso garantirti che Alba sarà contenta delle prospettive; ma so che sei abbastanza in gamba da gestirti le situazioni; consentimi di osservare però che, come al solito, non lasci a lui nessuna speranza di intervenire a dichiarare, per lo meno, se gli va a genio che tu lo domini e lo fagociti come sa perfettamente che sai fare, perché gli ho parlato di te e delle tue abitudini.”
“Papà, non fare peggio di mamma, intervenendo per me come non ci fossi; Lina, mia madre forse sarà punta dalla gelosia di una mamma di fronte ad un’altra donna che vuole impossessarsi del suo ‘bambino’ e farlo crescere; ti aspettavo con più ansia di te; è stato il più bel regalo di compleanno, sapere che avresti passato con me, prima che con noi, questa festività; non ho nessuna intenzione di lasciarti a qualcun altro, fosse anche mio padre; sarò tuo, e spero non solo in questa occasione!”
Tra gli scherzi goliardici per la nuova situazione, arrivammo all’albergo e Lina si diresse difilata alla camera di Franco; alla reception erano avvertiti che il ragazzo avrebbe avuto un’ospite; Alba si era ritirata in camera e non si fece viva per i primi momenti; deposta la valigia, Lina chiese di andare a rinfrescarsi sotto la doccia, dopo il faticoso viaggio in treno; suggerì a mio figlio, mentre si spogliava, di legare insieme le reti dei letti, eventualmente con le cinture degli accappatoi.
Aveva deciso di inaugurare la ‘loro’ stanza appena uscita dal bagno e un esercito non l’avrebbe fermata; Franco mi fece segno di lasciarli soli, perché ormai fremeva dal desiderio; capivo il suo stato d’animo e mi avviai in silenzio alla camera doppia, mentre lui si spogliava per entrare con lei sotto la doccia; mi turbava, sapere che il mio ’ragazzo’ si apprestava a fare sesso con la mia segretaria, che appena qualche settimana prima era stata a letto con me; ma dovevo farmene una ragione.
Chi invece quasi non si rassegnava, era la mia ex moglie, madre del ‘nostro ragazzo’; entrai in camera e la trovai sdraiata a letto che si torceva nell’attesa; mi chiese con lo sguardo cosa succedesse.
“Alba, sai bene che Franco e Lina si preparano a fare l’amore, lui per la prima volta; può darsi che la coscienza che tuo figlio è cresciuto ti dia qualche turbamento, ma capisci che è nell’ordine naturale delle cose, anche se per te il termine ‘naturale’ pare incomprensibile o almeno frainteso, visto che alla sua età ne avevi fatte di tutti i colori; io sono felice di sapere che mio figlio, che peraltro non lo è naturalmente, cresca e perpetui la legge della riproduzione; ma non parliamo più della paternità … “
“No, invece; parliamone, per favore; sei suo padre e lo dimostri anche gettandolo in braccio a una donna che ammiri, anzi non so se posso dire che la ami; le mie colpe diventano più gravi e nette, quando vedo la differenza fra te, il maiale che mi ingravidò e me che non so reggere il ruolo di madre e neppure quello di moglie; capisci che questa tua amata mi fa sentire gretta e inutile? Dal mio punto di vista, lei usurpa i ruoli a cui io ho abdicato; ma so che è giusto che sia così … “
“Alba, non sono innamorato di Lina e lei non è la mia ‘amata’ come ti diverti a dire; purtroppo per me, sei tu l’unica donna che ho amato e che amo; sei gelosa come qualunque madre, forse solo perché non sai amare come tuo figlio fa con lei … “
“Questo non posso consentirtelo! Ho commesso errori grossi come montagne, ma ti amo, ne sono più che certa, da sempre; forse sono gelosa, di mio marito, anche ex se vuoi precisare, e di mio figlio, soprattutto perché quella donna ha saputo e sa dare a tutti e due l’amore che io non sono stata capace di manifestare … “
“La colpa è solo tua, che stai a piangere sul latte versato e tra poco dovrai tapparti le orecchie perché Lina, quando ama con tutto il corpo, lo dice a tutto il mondo; ricordi lo spavento di tuo figlio la prima sera qui? Beh, se non ricordo male, tra poco saremo noi a spaventarci, non sai quanto!”
“No; non sarà così, perché adesso tu getti dietro le spalle i rimproveri, le correzioni, i rimpianti, tutto insomma, e mi fai urlare come hai saputo fare in queste tre notti; ti amo con tutta me stessa e almeno per questi pochi giorni ancora vorrei che mi amassi come fossi tutte le donne che hai amato prima e dopo di me … “
“Vuoi che ti ami come ho sempre amato Alba, in qualunque femmina la cercassi? Bene, amore, sono ancora il ragazzo che ti sverginò quella sera su una spiaggia simile a questa; spero che l’emozione di questo momento non crei confusioni e dubbi; ma forse vorrei proprio che ci facesse ritrovare ragazzi, senza le esperienze che già la mia ragazza aveva fatto senza parlarmene … “
Dalla camera adiacente si levarono i primi gemiti acuti che riconobbi di Lina; sorrisi beffardo; Alba mi piombò addosso e mi fece cadere su letto accanto a lei, baciandomi con una lussuria che quasi non ricordavo più; ma era quella della mia donna innamorata, quando cercava con me il godimento attraverso i vestiti che frenavano la nostra voglia giovanile; mi stesi su di lei e il sesso andò ad appoggiarsi, dolorosamente, sulla vulva coperta dalla gonna.
Mi afferrò per la natiche, da sotto, e spostò più volte il corpo sul suo per ottenere che l’asta strusciasse sul clitoride; esplose in un urlo d’amore che risuonò come di dolore in tutto il corridoio; accompagnai con dolcezza i fremiti del corpo che vibrava per la lussuria; la baciai per soffocare il grido; le sorrisi con profonda dolcezza.
“Stai facendo a gara?”
“No, sto scoppiando d’amore; non è solo un orgasmo, è il mio amore per te; tu vivilo come preferisci; io so che il tuo amore mi ha strappato dal ventre la libidine più alta che potessi immaginare; ti sto amando con ogni fibra del corpo e voglio solo che mi fai sentire il sesso dappertutto; Claudio, non voglio gareggiare con nessuno; non mi interessa quanto sesso si può dare o ricevere; ti amo e ne sono felice; se riesci ad amarmi anche solo un poco, mi mandi in paradiso.”
La spogliai con tutte le difficoltà che la posizione sul letto comportava e mi dedicai ai seni meravigliosi; leccai, succhiai e mordicchiai le aureole intense e i capezzoli duri, le mammelle piene; non mi stancavo di passare le mani su tutto il corpo; ebbe le stesse difficoltà a spogliarmi ma alla fine si gettò sui miei capezzoli e li mordicchiò a lungo, succhiandoli tra le labbra e leccandoli come ciliege su una fetta di torta; mi sentivo sciogliere ed eccitare; il fallo si faceva duro e mi doleva ormai per la costrizione.
Non mi consentì di staccarmi dal bacio profondo e dalla stretta da pitone; restando aggrappata a me, aprì il pantalone e riuscì ad impossessarsi del sesso; lo diresse alla vagina e si penetrò con un colpo deciso dal basso in alto; urlò ancora, quando la punta colpì la cervice e sentì l’orgasmo esplodere all’improvviso; mi strinse il corpo tra le cosce e diventò una cosa con me.
“Sei mio, sei dentro di me e ti sentirò sempre in me, anche quando te ne andrai, perché ti amo senza limite!”
Non sapevo cosa rispondere a quella donna che avevo avuto con me, ignaro delle corna che mi faceva, per venti anni, e che ora, di colpo, trovava la dedizione totale che forse avevo desiderato; ma la tigna mi suggeriva che non bastava una settimana d’amore vero a cancellare le umiliazioni che mi aveva imposto; ciò nonostante, ero coinvolto e l’amavo con la stessa intensità; sentivo il suo corpo in armonia col mio e l’amore corrispondeva al suo desiderio.
Quasi ci fossimo accordati anche sui tempi, ci incontrammo con Franco e Lina uscendo dalla camera, dopo due ore di sesso ad alto potenziale e di amore infinito; avevano urlato come bestie al macello, ambedue le partner; uscimmo assai pesti, io e mio figlio, dalle camere dove avevamo dato e avuto il meglio dell’amore e del sesso; naturalmente, gli scherzi goliardici, le allusioni e le battute a doppio senso non si risparmiarono; le due donne si trovarono unanimi e concordi nell’amore.
Cenammo nel ristorante dell’albergo, con molto piacere, e passeggiammo un po’ di tempo sulla battigia sotto la luna; sapevamo che il pensiero di tutti era alla notte che cominciava; sarebbe stata di sesso forse sfrenato perché la comunione di sentimenti ci portava a voler possedere, contemporaneamente, i rimanenti tre; l’amore tra me e Alba finiva per travolgere anche ‘nostro’ figlio Franco che vibrava per Lina, amata da me forse troppo ed entrata ormai nel mondo di Alba.
Quando fummo nudi nel nostro letto, Alba mi aggredì dolcemente con un autentico interrogatorio, quante volte avessi fatto l’amore con Lina, quanto amore ci avessi messo, se intendessi prenderla come amante fissa, dove portassero la nostra intesa e le dolcezze che ci scambiavamo anche quando parlavamo solo di lavoro; la gelosia che le bruciava il cervello emergeva da ogni domanda, al punto che dovetti riprenderla.
“Alba, stammi a sentire; anche se mi sembra che non sei in grado di rendertene conto, tu hai vissuto per vent’anni in regime di bigamia, distinguendo l’amore che davi a me dal sesso che davi al tuo primo amante; se ci aggiungi le ‘scappatelle’ che hai confessato anche qui in vacanza, non dovresti nemmeno pensare di poter essere gelosa; ti ho detto e ribadisco che ho avuto alcuni incontri amorosi con Lina ma che non esiste possibilità di storia impegnativa, con lei.
Se non lo hai capito finora, fissati in mente che è singola per vocazione e che non accetta nemmeno di pensare per un attimo ad un legame impegnativo, mentre tu troppo facilmente ti sei sposata e hai tradito; nemmeno Franco scalfirà la determinazione della mia segretaria ad usare l’amore per riempire il suo bisogno e rompere non appena si presenti pericolosamente l’ipotesi di farsi invischiare in una storia duratura.
Non è di lei che devi preoccuparti, ma solo di te; tu non sai ancora se sei disposta veramente a vivere il matrimonio come monogamia, mentre io da quando avevo vent’anni ho scelto di amare solo te; ho frequentato altre donne solo dopo che ci siamo ufficialmente separati; non cercare di incidere sulle realtà altrui; pensa a te e a quello che vuoi da te stessa, prima che dagli altri; io so che ti amo e che farei anche tutti i tentativi per ricucire uno strappo doloroso; ma se fai la gelosa, mi esasperi solo.”
“Claudio, perdonami e cerca di capire le mie difficoltà; mi ero costruita la favola del doppio regime ed ora mi accusi, giustamente, di bigamia e di adulterio; per tornare a parlarti prima che ad amarti, ho dovuto ricorrere alla mediazione di nostro figlio; anche su questo devo lavorare; io continuo a considerare Franco ‘nostro’; eppure, i dati mi confermano che non l’ho concepito con te.
Cerca di accettare che sono immatura, presuntuosa e testarda; una sola persona può aiutarmi a cambiare e sei tu; a te sembra che stia muovendomi come un elefante in un negozio di cristalli e che stia distribuendo cocci di vetro in giro; ma è solo l’ansia di recuperare con te un minimo di comunicazione che mi fa fare e dire spropositi; se riesci ad andare oltre la superficie delle cose, forse mi aiuti di più a trovare me stessa e il bandolo della mia vita.”
“Non chiedi poco né cose semplici; io vivo a molti chilometri da voi; possiamo sentirci, parlare, ma le scelte devi farle tu e devi sapere cosa vuoi; se è di amicizia che parli, non ti mancherà la mia e, paradossalmente, la più convincente amica per te sarebbe proprio Lina che conosce bene me, ha imparato a conoscere te e tuo figlio ed è legata a noi, a tutti e tre, bada, da un affetto profondo che non ha niente a che vedere con le copule.
Non te la prendere, ma ancora una volta siamo al tema della fiducia e della lealtà; l’amicizia, come l’amore, ha bisogno di fede reciproca; solo se sai essere leale e sincera, puoi avere la garanzia di un’amicizia; io so che ti ho offerto la mia, quando mi fidavo stupidamente ma anche quando ho aperto gli occhi sui tuoi tradimenti; tu non riesci ad avere fiducia in Lina che è qui limpida e chiara, innamorata di me, di Franco e di te; esci dalla tua tigna rabbiosa e cerca di andare incontro alle persone.”
“Ti amo maledetto; non so come dirtelo e dimostrartelo, ma ti amo e ti convincerò … Mi fai fare l’amore, per favore?“
Nella camera accanto era cominciato il concerto dei gemiti e degli urli; i letti spingevano contro il muro e si potevano contare i colpi violenti che si scambiavano i due giovani nella loro frenesia di sesso; al loro suono, Alba sembrò scatenarsi, mi piombò addosso e si impalò sull’asta che tenevo ritta sul ventre; mi era sempre piaciuta, mia moglie, e non riuscivo a non eccitarmi di fronte al suo corpo nudo; anche in quella condizione di guerra aperta, la amavo da scoppiare.
Ero quasi spaventato dalla foga con cui picchiava col pube sul mio, cavalcandomi da amazzone; e a stento trattenevo l’orgasmo rapido per la libidine che riusciva a scatenarmi; afferrai i seni che ballavano su di me e strinsi i capezzoli duri ma non tanto da farle male; sapevo che le piaceva godere con le carezze sui seni; la tirai verso di me fino ad avere un capezzolo in bocca; si spostò e venne a baciarmi con un languore che mi spiazzò; mai sentito tanto amore in un bacio.
Afferrai le natiche puntute e le strinsi con voglia; feci scivolare gli indici fino all’ano grinzoso e sentii che cedeva e si apriva; mi montò la voglia di possederla analmente; quasi lo avesse percepito per telepatia, mi sussurrò che doveva prendere il gel, se avevo voglia di assaggiare il suo retto; mi fermai per un attimo; non sapevo più se avrei trovato la fessura stretta che ricordavo o se le pratiche anali le avessero procurato spanatura e prolassi; mi anticipò ancora.
“Non farti venire fisime stupide; dopo l’errore di Gran Canaria, non ho fatto sesso con nessuno; analmente, non ricordo più quanto tempo è passato dall’ultima volta che l’ho fatto … “
“Perdonami, ma si sa che chi si scotta con l’acqua calda ha paura anche di quella fredda.”
“Stai sereno; sono diventata un’altra; amo te e, finché spero di riaverti, non voglio un altro maschio … “
Si sfilò dal sesso e andò in bagno; tornò col tubo, che ben conoscevo, del gel lubrificante che usavamo per il coito anale; me lo passò e si dispose carponi ad essere posseduta da dietro; mi chinai a leccarle il sesso; era un rito a cui eravamo abituati, prima della rottura, e sapevo con precisione quasi meticolosa che cosa preferisse in quel genere di rapporto; leccai con amore, a spatola, dal pube all’osso sacro e la sentii vibrare quando infilai la punta della lingua in vagina e nell’ano.
Ritrovavo in quei gesti la donna che da sempre amavo; i discorsi fatti mi invitavano quasi a prendere atto che solo di una fanciullaggine si era trattato, più che di una cattiveria meditata; ma l’idea che un figlio non mio fosse cresciuto come naturale e legittimo mi rodeva ancora; ero molto combattuto mentre mi dedicavo a quel corpo che conoscevo in ogni piega e che ogni volta mi eccitava comunque fino a farmi perdere la testa.
I gemiti di lei che godeva ad ogni spatolata sul sesso mi caricavano di voglia e d’amore; quando sentivo sibilare, tra i lamenti, un ‘ti amo’ decisamente diretto a me, mi eccitavo ancora di più e desideravo quasi massacrarla col sesso, ucciderla d’amore, per punirla degli errori mentre le esplodevo nel ventre tutto il piacere che da vent’anni sapeva darmi rinnovato; proseguii nel titillamento accanendomi con la lingua e con le dita che penetravano nel retto e ruotavano a fare spazio alla mazza.
Quando la sentii rilassarsi perché l’orgasmo era stato enorme, sfilai dolcemente l’asta dalla vagina, spazzolai con la punta lungamente il perineo, raccolsi da lei gli umori che l’orgasmo aveva scaricato e spostai l’asta all’ano; afferrai i seni per fare forza e spinsi; mi fermò con un gesto quando lo sfintere reagì con forza; poi si rilassò e fu lei stessa a spingere indietro il sedere, penetrandosi fino in fondo; i testicoli picchiarono sulla vulva e fu certa di averlo tutto dentro.
Ci meravigliammo entrambi che il retto avesse accolto la mia mazza, dopo tanto tempo, facilmente fino all’intestino; lei la sentì anche nello stomaco, perché tutto il pacco addominale fu spinto in avanti; ma il piacere che le dava il fallo che scivolava nel ventre era sublime; a mia volta, mi persi felice nelle sensazioni di estrema voluttà che mi dava il canale rettale stretto, per antica abitudine, intorno all’asta a sollecitare tutte le fibre dell’organo che vibrava riempiendomi di gioia.
La cavalcai a lungo così aggrappato ai seni e spingendo con voglia e con forza; picchiavo e penetravo fino a che i testicoli quasi forzavano la vagina; lei aveva infilato una mano fra le cosce e li accarezzava lussuriosamente, usandoli per strofinarsi il clitoride libidinosamente; poi estraevo l’asta lentamente, fin quasi a farla uscire, e seguivo con gli occhi la violenza su quell’ano spanato che la mazza dilatava spropositatamente; il piacere visivo si accompagnava a quello tattile.
Finché, con un ultimo violento colpo, affondai fino all’inguine nel sedere spalancato e sparai uno tsunami di sperma direttamente nell’intestino; lei accolse con goduria ed urla di piacere i singoli spruzzi che si perdevano nel ventre; delicatamente, accompagnai la riduzione del sesso finché, barzotto, lo sfilai garbatamente dall’ano; mi stesi supino accanto e lei e l’abbracciai, mio malgrado ancora innamorato.
In quell’atmosfera così particolare, per esserci ritrovati, io e mia moglie legalmente separati, a fare l’amore con tanta passione e stimolati, forse fortemente, dai suoni che dalla parete di separazione delle camere ci arrivavano degli orgasmi che senza dubbio costellavano il rapporto tra Franco, figlio di Alba, e Lina, la mia segretaria e confidente, trascorse non solo la notte ma anche gran parte del giorno seguente, fino al mitico e atteso veglione.
In particolare, Alba non si decideva a uscire dal letto, che lei sentiva più vivamente come nido d’amore, dopo mesi di lontananza; la coscienza che, ventiquattr’ore dopo, ci saremmo separati di nuovo e forse non ci saremmo più trovati a vivere quelle sensazioni d’amore, rendeva preziosi i minuti; neanche io decidevo il taglio, perché molti dubbi mi assalivano e, in qualche modo, vilmente cercavo di dilazionare il momento della verità.
Ci arrendemmo all’ora di cena e ci ‘trascinammo’ in sala, nella baraonda dei festeggiamenti da cui ci facemmo volentieri travolgere; in uno dei lunghi intervalli che, inevitabilmente, si determinavano tra una portata e l’altra, nell’euforia generale di balli, canti, suoni ed esplosioni gioiose, mi trovai seduto al tavolo con Franco, mentre le donne impazzavano in uno dei classici ‘trenini’ della serata; il ragazzo, quasi per naturale necessità, mi chiese come fosse andata con sua madre.
Cercai di spiegargli con garbo che avevo alle spalle, con Alba, una storia di grande amore durata vent’anni, con tutto il carico delle corna; che avevamo maturato una grande sintonia di rapporti anche a letto; che certe cose, una volta apprese, non si dimenticano e si recuperano immediatamente, specialmente dopo solo poco più di quattro mesi; non avevamo avuto difficoltà a ritrovarci e a fare l’amore da grandi innamorati; ma questo non significava che tornavamo indietro.
Ricucire una storia e ritrovare l’armonia era ben altra cosa; non ero in grado di dire se fosse l’inizio di una nuova fase, o se era l’ultimo rigurgito di qualcosa ormai sepolto; commentò che, da quel che aveva sentito attraverso le pareti, non gli era parso una storia occasionale o semplice, ma un incontro assai vivo e intenso; lo rimproverai scherzosamente di averci spiato e, in risposta, gli chiesi come fosse andata invece a lui, con Lina che non era una ragazzina impreparata.
In sostanza, mi premeva sapere se avesse costruito, in forza dell’età, una storia possibile su quell’incontro considerando che, se era quasi vergine come sospettavo, la capacità di Lina di coinvolgere poteva avergli fatto costruire speranze impossibili; mi rasserenò e mi spiegò che con molta gioia e desiderio si era lasciato andare alla guida della mia segretaria e, qualche volta, amante; per lui era stata una continua scoperta; per lei, l’entusiastico impossessamento di un giovane in tempesta di ormoni.
Mi spiegò che l’ipotesi di un ‘grande amore unico e assoluto’ apparteneva ad una categoria mentale di ‘vecchi’ come me e sua madre; etichettò Lina come autentica e credibile ‘scopamica’, un’amica cara e sincera fino al punto di finirci a letto e di farci l’amore, senza per questo scomodare impegni di lunga durata o ipotesi di monogamica dedizione; anche quella sera, erano liberi di vivere incontri occasionali senza che l’altro ne risentisse.
Quasi a conferma di quel che diceva, vidi che si lanciò in una serie di balli lenti con una bella ragazza, totalmente sconosciuta; di colpo, lo persi di vista e lo vidi comparire dopo circa mezz’ora piuttosto provato, dal ballo pensai; ma una macchia sul pantalone mi insospettì; a gesti, gliene chiesi conto; altrettanto a gesti, mi fece capire che la ragazza, nel bagno, gli aveva succhiato l’uccello; guardai con aria di rimprovero lui e Lina; mi prese da parte e si appartò in un angolo riparato e quasi silenzioso.
“Papà, entra nella dimensione del sesso leggero; alla ragazza piacevo; io la trovavo interessante; abbiamo festeggiato la fine dell’anno, poi ognuno al suo mondo; Lina non rispetta il tuo metro di ‘fedeltà’; ho visto che lei ha fatto la stessa cosa … “
“Quindi anche tua madre … “
“Fermo; a mia madre avete inculcato il senso dell’amore fedele; è stata così stupida da convincersi di una distanza tra sesso e amore; poiché mi ha parlato molto di voi, so per certo che, dall’incidente, come lei lo giudica, di Gran Canaria è cambiata molto profondamente, ha capito gli errori commessi e non ha voluto più incontrare nessun maschio; ha deciso che solo a te vuole dare amore e sesso inseme; se la rifiuti e trovi un’altra, è decisa a votarsi a me e al lavoro; è un problema suo; tu non c’entri.”
“Quindi, Alba si aspetta che questa cena abbia almeno un seguito … “
“Papà, non apriamo una tavola rotonda sulla nuova etica; tu prendi sesso, perché non vuole darti amore, da Lina, donna meravigliosa come femmina e come collaboratrice; ma comunque ci copuli; Alba ti ama, ti ha sempre amato; ha commesso errori grossi come macigni da cui non riesci a liberarti; ma è altrettanto affascinante come femmina; di più, c’è un uomo che per diciotto anni hai sentito tuo e che lei, nel suo stupido candore, sente figlio tuo, nonostante le corna di cui quasi non si rendeva conto.
Nella mia etica del sesso leggero, potresti senza problemi copulare con l’una e con l’altra senza patemi; nella tua etica del sesso pesante, un figlio vale meno della cooperazione sul lavoro? Mamma è innamorata di te; ha sofferto per quattro mesi ed io sono testimone delle lacrime che ha versato sui suoi errori; nella tua etica, è più logico andare a ballare con una ragazzina e imboscarti in bagno a farti succhiare l’uccello o portarti una bella donna sulla battigia, sotto le stelle e farci l’amore come sapete?”
“Senti, ragazzo, tu non mi hai chiesto una cena a tre; tu mi stai incastrando a riconoscere che sono stato troppo severo con tua madre; devo per forza ammirarti perché solo un figlio straordinario difende gli errori di sua madre con tanta foga; il problema è che io amo ancora lei come la donna ideale che hai descritto tu e che ti sento figlio nonostante quello che è successo, a mia insaputa; per caso hai deciso di farci tornare insieme? Sai bene che ho ancora troppe riserve … ”
“Papà, non discutiamo più; mi costringi a ricordarti ancora quanto amore ha riempito i corridoi di questo albergo, quando tu e mamma vi siete ritirati in camera; non ti voglio costringere a rinnovare il grande amore che vi lega; ma, parlando di sesso leggero, cosa ti costerebbe fare ogni tanto l’amore con una donna che conosci, che apprezzi e che, soprattutto, ti ama?”
Dovemmo ritornare al tavolo con le nostre donne; ma ero molto a disagio; le parole di Franco avevano aperto una grossa crepa nella mia determinazione; guardavo l’atteggiamento disinvolto di Lina e quello, appassionato, di Alba e mi chiedevo se fosse tanto sbagliato passare una fine d’anno con una donna così bella e innamorata, mettendo da parte le riserve e le inutili recriminazioni per delle fanciullaggini più che per colpe.
La situazione si faceva sempre più allegra, a mano a mano che la serata passava e ci si avvicinava al culmine del ‘conto alla rovescia’; mi trovai, all’annuncio del nuovo anno, perdutamente immerso tra le braccia di mia moglie che mi teneva stretto quasi a volersi fondere con me; le lacrime le scorrevano irresistibili; le asciugai baciandole gli occhi; mi assicurò che era solo gioia, la sua, per suo figlio, per me e per lei; ‘ … quindi per noi … ‘ chiosai; accennò di si col mento ma non ebbe la forza di parlare.
Dopo gli auguri di prammatica, ci dirigemmo fuori, sulla spiaggia; ci fermammo sulla battigia, al limite dell’onda, e Alba mi abbracciò ancora; la baciai con tutta l’anima e sentii di amarla come una volta; non mi ci volle molto a sentire il suo amore, altrettanto vivo; ci dirigemmo ad alcune sdraio depositate sulla sabbia; come tanti anni prima, ne stesi a terra due sulle quali, con sforzi disumani, ci stendemmo cercando di non sporcarci e di non romperci le ossa.
Come avevamo sperimentato, lei riusciva a stare quasi totalmente su una; mi fece rotolare su di se e mi trovai a premere col sesso duro sul ventre; con mille acrobazie, aprì il pantalone, sfilò l’asta e l’adagiò fra le cosce, sollevando la gonna fino alla vita; sentii la cappella cercare la vagina e penetrarla; mi sollevai un poco e la guardai negli occhi con sguardo severo; atteggiò il viso alla smorfia da bambina sorpresa a fare una marachella; amavo molto quel sorriso.
“Dicono che quel che si fa adesso si fa bene per tutto l’anno; io ti voglio per tutto l’anno!”
“Credi proprio a tutte le sciocchezze che ti girano per la testa? L’amore si può dare a Capodanno, per tutto l’anno, per tutta la vita, quando si desidera, senza proverbi o luoghi comuni; vuoi fare l’amore qui, adesso?”
“Qui e adesso; ma anche dopo, in camera; poi tutti i giorni a venire, ogni volta che vorremo … “
“Il mio sesso non arriva da L’Aquila a Milano; dovresti cercare sul posto … “
“Ho tanta pazienza, tanto amore da dare, tanto desiderio di darlo solo al mio grande amore; se non arriva da L’Aquila e non cerca di incontrarmi, me lo do da sola; ne ho un’infinità; ma posso darlo solo al mio unico e grande amore; ho già sbagliato troppo, per concedermi ancora lussi … “
“Stai dicendo che la cosa migliore, adesso, è che i nostri amori si possono incontrare, come è sacrosanto, sul nostro letto senza combattere con le stecche della sedia e con la sabbia intorno?”
“Io il mio amore te lo do dovunque, in spiaggia e in camera, in mare o in cielo; mi basta che tu lo voglia e lo accetti.”
“Allora, scappiamo alla chetichella via dalla baraonda e portami a fare l’amore con la mia unica donna al mondo … “
“Lo sai che un’amica siciliana mi dice che questa si chiama ‘fuitina’ e che si fa alle spalle di genitori e parenti?”
“Scusa, non è proprio il nostro caso? Approfittiamo che nostro figlio e la sua ragazza sono impegnati a conquistarsi o a conquistare nuovi amori e scappiamo nella nostra camera … “
Ce ne andammo con tutte le cautele e, in camera, sentii davvero l’amore esplodere dal corpo di mia moglie, sempre meno ex a quel punto; i discorsi fatti con il figlio, sempre più ‘nostro’ a quel punto, mi stimolavano a verificare ogni momento le reazioni di Alba al nostro rapporto; non ci volle molto a rendermi conto che era amore quello che provava; a ripensarci, la sua ingenua convinzione che a me desse amore e all’altro sesso prendeva un corpo che quasi mi spaventava.
Non ne parlai, per non riaprire una ferita, ma capivo anche il dolore represso che esprimeva mentre completamente si concedeva e quasi soffriva per penetrazioni più forti e violente, quasi espiasse così le sue colpe; fui costretto a farglielo osservare e ad invitarla a godere con me la gioia di essere ancora una volta insieme, su un letto coniugale, a fare l’amore come se la tempesta non fosse passata nel nostro cielo.
Fu una notte stupenda, di sesso, di piacere, di libidine, di lussuria, ma anche e soprattutto di amore che ci scambiavamo con tutti gli umori, coi sapori, coi respiri, con la voglia di possederci; fu solo verso l’alba che un deliquio simile al sonno ci fece crollare; i nostri compagni di vacanza non diedero segno di vita e non sapevamo se avevano copulato in grande silenzio, se avevano rinunciato a fare sesso o se avevano trascorso la notte altrove e con altri partner; ma non ce ne fregava.
Li ritrovammo a colazione, coi segni sul volto di una notte decisamente brava, forse più di quella che avevamo trascorso noi che non ci eravamo risparmiati; fu quasi un’avventura obbligarli a rimettersi in forma e a preparare i bagagli, visto che, subito dopo il pranzo di Capodanno, dovevamo partire per rientrare alle sedi; fu quello decisamente il momento peggiore della vacanza perché poteva, in qualche modo, rappresentare il distacco definitivo tra me e Alba.
Arrivò il ‘momento della verità’; il pranzo, per tradizione ricco e vario, si era svolto sotto un velo di tristezza che nessuno si preoccupava più di nascondere, perché non ci saremmo riusciti; Alba ebbe spesso dei lucciconi che cercò di nascondere e frenare per evitare danni al trucco; io mi agitavo sospeso tra mille incertezze ed altrettanti desideri; Franco ci guardava con evidente ansia di vedere una luce in fondo ad un tunnel di cui non poteva nemmeno valutare la lunghezza; anche Lina era in imbarazzo.
Prima che ci alzassimo da tavola, alla fine del pranzo, fu Alba a crollare; mi si avvinghiò al collo quasi disperata e si incollò a me in un bacio di cui ricordavo pochi precedenti; poi sembrò recuperare un poco di energie e mi si rivolse quasi con determinazione.
“Claudio, hai detto che il tuo sesso non può arrivare da L’Aquila a Milano; ma io, colpevolmente, andavo a prendermi poche ore di sesso da Luigi, quando ero folle; davo a te, per tutti i giorni della settimana, per tutte le ore di ogni giorno, l’amore che ti ho sempre portato; per quelle poche ore ero sesso puro con un caprone; non riusciresti, per qualche ora a settimana, a darmi l’amore che non ho saputo mantenere? Non ti chiedo di tornare con me o di sposarmi di nuovo.
Visto il tuo ruolo di dirigente, non potresti trascorrere con me il fine settimana? Non potremmo incontrarci, a L’Aquila, qui a mezza strada, o a Milano, per essere innamorati solo per due giorni? Lo so che sono all’elemosina, che sto implorandoti per avere quello che era mio di diritto; ma non vedo altro modo per recuperare un poco della mia felicità; se troverai chi mi sostituisca nel tuo cuore, sparirò dalla tua vita; ma, finché sarai ancora solo e libero, te la senti di amarmi per un fine settimana?”
“Claudio, tua moglie non chiede la luna; è dura, ogni settimana, fare un viaggio così lungo per poche ore d’amore; ma, se sei innamorato come vediamo tutti, ne vale la pena; Alba può raggiungerti nella tua villetta, tu puoi andare da lei oppure vi incontrate in un albergo discreto come questo; trovo che sia anche più intrigante di una notte di sesso con un’estranea; lei è comunque la tua donna, ti ama e sta pagando l’errore commesso; cosa ti impedisce di accettare?”
“Cominciamo dall’inizio; sia maledetto tu, Franco, figlio degenere anzi perfido come sua madre; mi hai chiesto una cena a tre, mi fai trovare davanti ad una donna che amo e testimoni che mi ama; mi parli di sesso leggero e mi scarichi addosso un sesso pesante come macigno; maledetta tu, Lina, che hai brigato perché finissi direttamente nella trappola che avevate preparato tu e il tuo complice; addirittura vengo a sapere che ne hai fatto il tuo scopamico; complimenti!
Non posso maledire te, Alba, che sei stata, spero, incastrata come me in una macchinazione che tuo figlio e la mia segretaria hanno preparato; allora ritorno a salire sul posto di comando e, dopo essere stato arrendevole e democratico, detto io le condizioni. Ti amo, Alba; non riesco a sentire cicatrizzate le ferite che mi hai procurato; ma voglio alimentare il lumicino di vita che il nostro amore merita.
Non è necessario che tu venga fino a L’Aquila dove le comunicazioni sono difficili; non dobbiamo neppure incontrarci a metà strada; come qualcuno ha ricordato, sono un alto dirigente; decido io i tempi di lavoro; posso anticipare al giovedì la chiusura della mia settimana, venire a Milano e trattenermi fino a mercoledì; la fabbrica va avanti anche senza di me; anche se tu andrai a lavorare, avrò sette giorni per godermi la mia città, mio figlio, gli amici che ancora ho; ci ameremo una settimana al mese, perché la settimana libera me la posso permettere solo una volta al mese.”
Alba si strinse a me, piangeva e mi baciava su tutto il viso; non trovava modo di esprimere la sua gioia; Franco intervenne.
“Perfetto, capo; sei sempre il grande dirigente; però a Milano non vai in albergo; vieni a stare a casa con noi e, almeno per quella settimana, fai finta di essere davvero mio padre e il marito di tua moglie; ti va di ‘fare famiglia’ per la settimana che starai con noi?”
“Ragazzo, il tuo bracconaggio non finisce mai di imbrigliarmi? Adesso vuoi anche la famiglia come la sogna tua madre? Ok; per lei, non per te che stai diventando troppo esigente e prepotente … “
E’ la volta di Lina di esplodere.
“Che fandonie vai raccontando, ad un uomo meraviglioso che cerca di ricucire il rapporto tra due persone che ama con la stessa intensità? Lo vuoi capire che noi valutiamo assai meno certi ‘peccati’ o certe ‘colpe’; se ti innamori di un’altra, abbi il buonsenso di sapere in anticipo che non sarà una verginella ma avrà conosciuto il sesso in tutte le sfaccettature; te l’immagini se ti fossi innamorato di me? Nella tua logica, saresti partito con un palco di di corna più grosse di un cervo!
Se vuoi prendertela con qualcuno, fallo con me che ti farò il buco in testa perché torni con Alba; ha fatto le sue esperienze, secondo te sbagliate ma secondo me legittime, e non ti arriva vergine come non ti arriverebbe nessuna; ma ti ama, assai più di quanto meriti o di quanto accetti; non ti illudere nemmeno di avere tu lo scettro del comando; qui si parla insieme, si decide unanimi e ci si ama; tu non vai da solo a Milano.
Quella settimana corta la dai anche alla tua segretaria che sale sul tuo stesso treno o sull’aereo o in automobile, comunque ti muovi, viene nella stessa casa tua e occupa la stanza di Franco, il migliore scopamico che si possa immaginare; tu farai i tuoi convenevoli sociali ed amerai tua moglie fino a sfinirla, io frequenterò tutti i locali di Franco, lui mi presenterà i più belli dei suoi amici; non farà storie se ci andrò a letto. Tutto chiaro, amatissimo capo?”
“Cosa vuoi che ti dica? Anche il generale Garibaldi fu costretto a telegrafare ‘Obbedisco’ davanti ad un ordine assai perentorio. Alba, non te ne rammaricare; ho ancora bisogno di riflettere; non riesco a decidere niente e non ho un amore che possa sostituire il tuo; ci vedremo una volta al mese, come è stato in questa occasione; poi vedremo la vita dove ci porta. Ti sta bene così?”
“Solo sapere che potrò avere il tuo amore, almeno una volta al mese, mi riempie di felicità; non dispero che torneremo ad amarci, ma non ti voglio forzare; ti aspetto all’inizio di febbraio; conterò i giorni, le ore, i minuti; aspettare l’amore è un’altra cosa; non ha uguali in niente, qualunque imbecillità io ti abbia detto a Gran Canaria.”
Cominciò una nuova, diversa fase della nostra vita; per tutto il mese vivevamo, io e Lina, nell’attesa del viaggio a Milano; facevamo anche sesso, talvolta, perché lei aveva cominciato a sentire forte il legame con me e, attraverso di me, con Franco che restava il suo più intrigante scopamico, anche se cominciava a darsi da fare con le ragazze all’Università; fra noi quattro si era stabilita una comunicazione, in videochiamate e telefonate.
A ciascuno era consentito di essere aggiornato su tutto quello che facevamo; naturalmente, i colloqui d’amore tra me e Alba erano i più intensi; ma anche tra le due donne le ciarle duravano spesso tempi infiniti, al punto che spesso mi sentii scosso da gelosia per la loro intimità; molte volte Lina pose ad Alba il tema di tornare con suo marito, ma avevano difficoltà a trovare il bandolo di una matassa di avvenimenti che si erano aggrovigliati quasi un anno prima, nel famoso soggiorno alle Canarie.
Furono in tutto sei, le settimane che trascorremmo in amore ed amicizia, una per ogni mese da febbraio a luglio; ma furono autentiche oasi di gioia e di benessere che cominciavano da quando da L’Aquila prendevamo il via per arrivare a Milano, in prima serata; l’incontro era di passione al fulmicotone, non solo tra i coniugi che si ritrovavano ma anche tra i due giovani che facevano esplodere una passione intensa ed una dimestichezza giunta presto ad apici di intimità.
Alba ed io, per tutto il tempo, ci crogiolammo in una condizione piccolo borghese di freschi sposi con i rituali propri delle famigliole benestanti e innamorate; le notti registravano copule intensissime per amore e per passione, per tenerezza e per libidine, per carezze e per assalti violenti; io davo sfogo a tutto il desiderio di possesso totale della donna amata, alla quale durante il mese pensavo con passione immutata.
Lei, in mia assenza, rinunciava persino a masturbarsi, anche quando ne aveva una voglia disperata, perché il desiderio più alto era diventato avere fra le braccia il suo uomo e svuotarlo di ogni energia facendosi possedere in tutti i modi ed amandolo come non si era mai sognata di fare; io passavo le ore in cui lei lavorava incontrando vecchi e nuovi amici, preoccupandomi di seguire l’attività scolastica del figlio che sentivo sempre più mio e cercando di capire il mondo in cui i due vivevano.
Franco era assalito, quasi sempre, da Lina e dalla sua smania di conoscere il mondo in cui il suo giovane amante sguazzava felice, grazie ad una naturale bellezza e fisicità compatta, ad una grande capacità di empatia e ad una voglia ansiosa di vita; bazzicava con lei bar e pub, discoteche e luoghi di ritrovo; non era raro che Lina incontrasse interessanti occasioni di libertinaggio a cui si abbandonava volentieri, con la complicità dell’amico.
Agli inizi di marzo, nella settimana di convivenza felice, Alba mi avvertì che, secondo i suggerimenti del ginecologo, aveva interrotto la pillola per una necessità terapeutica, dare modo al corpo di rigenerarsi dopo un lungo uso dell’anticoncezionale; non ebbi difficoltà a caricare d’amore i rapporti sessuali ed accettare l’uso del preservativo, quando non decidevamo che l’eiaculazione poteva avvenire altrove, in bocca o nel retto, per esempio.
Non eravamo turbati dalle copule assai frequenti, intense e cariche di passione; non usavamo protezione e potevamo con gioia darci tutto l’amore del mondo senza problemi di controllo; all’inizio di agosto, si pose il problema di un breve soggiorno al mare, per ritemprarci; l’unica volta che avevamo deciso una vacanza alternativa era stato l’anno precedente, col famigerato viaggio a Gran Canaria; per diciassette anni avevamo soggiornato tra Rimini e Riccione.
Fu quasi automatico decidere che per due settimane, a partire dal 9 di agosto, potevamo rinnovare l’appuntamento, in due camere, una per i coniugi ed una per gli scopamici, in un discreto hotel, diverso da quello del veglione di capodanno; convergemmo all’appuntamento, noi da L’Aquila e loro da Milano; io ed Alba eravamo determinati a trascorrere una vacanza di riposo e di amore coniugale; Lina e Franco concordarono, pur copulando spesso tra loro, libertà di sesso.
La sera di San Lorenzo, che tanti ricordi richiamava alla memoria mia e a quella della donna che amavo, ci trovammo ancora io e lei, sdraiati su un telo da spiaggia al limite della battigia, dove l’onda si perdeva nella sabbia; mentre ci rotolavamo in uno dei baci lussuriosi che, nelle settimane che passavamo insieme, erano la nostra normale quotidianità, Alba mi bloccò per un attimo, prima che decidessimo di infilare il sesso in vagina, e mi disse a voce molto bassa, quasi confessando.
“Claudio, sono incinta … il figlio è veramente e solo tuo, stavolta …. “
Mi alzai di scatto a sedere e mi accorsi che la coppia vicina, quella di Lina e Franco, si era levata a rendersi conto di quel che succedeva; mi grattai un poco la testa, incredulo di fronte alla rivelazione, poi trovai la forza di balbettare.
“Sei incinta?! Come è successo? Quando? Dove?”
“Claudio, non sono domande da fare; lo sai che faccio con te l’amore senza cautele … “
“Un momento … mi avevi detto che era solo per un ciclo, per motivi terapeutici … “
“Si; all’inizio era vero; poi mi sono ricordata che il figlio che avevamo in realtà era nato dallo spermatozoo di un altro; solo io, stupida ingenua, mi ero illusa di separare amore e sesso, di considerare tuo il figlio che crescevamo insieme; insomma, ho pensato che avevi diritto ad avere con me un figlio che nascesse dal nostro amore; se ti va di giudicare, considera pure che è stata una mia nuova slealtà, che ti ho tradito con te stesso, se proprio vuoi esasperare.
Io però questo figlio l’ho voluto per me; se tu lo accetti come tuo, sarò felice di vederlo diventare grande insieme a te; se mi dirai anche tu che non assumi responsabilità per i miei tradimenti, sarà il figlio del mio amore e me lo coccolerò da sola, amerò attraverso di lui il ricordo di te. Se ho commesso un’altra stupidaggine, perdonami e scappa pure via; se non te ne andrai, sai che desidero solo che tu resti con me e che ti occupi del bimbo, o della bimba, che nascerà anche più di quanto hai fatto con Franco.”
“Alba, non tirare la corda fino a spezzarla; io non sono quello che scappa; anche se mi sono allontanato, non ho mai negato né a te né a nostro figlio il mio sostegno e, quando l’avete chiesto, la mia presenza; non siamo qui per miracolo, ma perché l’abbiamo voluto; ci vuole poco ad osservare che hai scelto l’anniversario; sono passati venti anni da quella notte di San Lorenzo in cui credetti di sverginarti; è passato solo un anno dalla sera in cui mi hai cacciato dalla camera per i tuoi errori.
Sono ancora qui, innamorato come sempre e pronto a ricominciare dal nulla, a tornare idealmente vergine come quella sera, pur sapendo che non lo sei adesso come non lo eri allora; ti va di affrontare i problemi che questa nuova situazione ci pone? Credi davvero che io possa lasciarti da sola a gestirti la maternità, la nascita e i primi anni di un altro figlio, ad una età in cui Franco potrebbe essere padre del suo fratellastro? Hai un progetto di vita, oltre l’amore?”
“Amore mio, se posso finalmente dirlo, io ardevo solo dalla voglia di dirti che ho voluto questo figlio da te e che speravo che fosse l’elemento che ci consentisse di rabberciare la nostra storia; non ho pensato a dopo, in tempi né brevi né lunghi; anche stavolta, come vedi, mi sono comportata da bambina sognatrice ed entusiasta; ho desiderato un figlio con te, per te; non ti ho avvertito per non consentirti di impedirmelo; l’organizzazione della nostra vita l’affiderò a te, come sempre; per ora vorrei solo che ti inventassi la bugia di una ragazza impacciata, vergine, pura e casta, quella che è esistita solo nei tuoi desideri.
Voglio essere solo, anche io fingendo ignobilmente, la principessa che si fa rapire dal principe azzurro sul cavallo bianco e si fa trasportare nel magico reame attraverso le nuvole; Lina, se mi sente, mi graffia a sangue, perché mi arrendo al tuo maschilismo becero che però, ipocritamente, conosce bene e che, come tanti, combatte ed ama con la stessa forza; dammi l’illusione di vivere una storia già consumata, stavolta dal tuo angolo di visuale; fai finta di sverginarmi e di darmi quel figlio che ti completa.”
“Preferisci che, come a Capodanno, scappiamo per rifugiarci nella nostra camera? Oppure che ci sverginiamo qui, su un telo da spiaggia, come venti anni fa?”
“Io sono di nuovo quella ragazzina che ancora non possedevi; e stavolta non ho un ‘fidanzato’ che mi da sesso una volta alla settimana; vorrei che mi amassi qui e che davvero fossi totalmente innamorato di me, come allora.”
Non c’era molto da aggiungere; ero innamorato di mia moglie e volevo riprenderla con me; l’ipotesi di avere con lei un figlio genetico e legittimo era la motivazione più incisiva a ricucire un rapporto lacero, bistrattato ma non morto, come già le avevo commentato; fu sufficiente abbracciarla con tutta la tenerezza del mondo e accarezzare quel ventre rimasto asciutto e teso per diciotto anni, dopo il primo parto, per sentirlo ancora più tenero e dolce ora che sapevo che era fecondato da me.
Quasi con timori infondati, la spinsi sul telo e le salii addosso per sentire il suo corpo lungo tutto il mio; la sua tenerezza era pari alla mia e la sentivo quasi rannicchiarsi a prendere la violenza del sesso, come davvero fosse la ragazzina di tanti anni prima che, guardando in cielo le stelle cadenti, si lasciava penetrare e mi concedeva tutto il suo immenso amore; anche quella sera sembrava piangere di dolcezza e perdersi nel cielo stellato mentre l’amavo.
Il sesso scivolò in vagina con una semplicità ed una dolcezza disarmanti; non accennai neppure a montarla; mi accontentai di sentire la mazza che si gonfiava di piacere per naturale afflusso di sangue e veniva stretta e titillata dai muscoli vaginali che la accarezzavano e la sollecitavano; la baciavo con tutta la passione che sentivo esplodermi; l’idea di un figlio ‘tutto nostro’ quasi mi faceva impazzire, anche se da sempre ero abituato a sentire Franco come mia protesi e continuità.
L’orgasmo ci sorprese contro ogni nostra aspettativa, non fu né silenzioso né soffocato; Alba esplose dalla vagina il piacere più alto che avesse mai provato; la sentii urlare un desiderio di vita e di amore che svegliò tutta la spiaggia, almeno quelli che si godevano la caduta delle Perseidi; mi precipitai a sussurrarle.
“Alba, forse è meglio che ci rifugiamo in camera, se non volgiamo rischiare l’arresto per oscenità in pubblico … “
Un poco sembrò vergognarsi per essersi lasciata andare; poi scoppiammo a ridere felici; avevamo chiaro che la svolta poteva essere, ed era, determinante per noi; dalle cabine del lido vedemmo precipitarsi Franco, allarmato dal grido che aveva riconosciuto, e Lina che ancora si sistemava costume e pareo.
“Mamma, che succede, stai male?”
“No, Franco, sto benissimo, sono solo felice … aspettiamo un bambino; l’ho appena detto a Claudio … Lina, ho seguito il tuo consiglio!”
“Che consiglio? Che c’entra Lina in questa nostra storia?”
“Capo, stai calmo; ti fa male alle coronarie, prendere tanti colpi e sbalzi di umore! Alba mi ha spiegato che i punti cardine del tuo rancore erano l’amore maltrattato, calpestato, sciupato e quello che vuoi tu; la famiglia distrutta, smembrata e tutte le altre esagerazioni che la rabbia ti suggeriva; infine, il tuo desiderio di paternità frustrato perché Franco è solo per gran parte tuo figlio ma non lo è per la scienza.
Ho semplicemente applicato il buonsenso del mio titolare per suggerire che un figlio tutto vostro lei te lo poteva dare semplicemente interrompendo la pillola, anche senza avvisarti se non a cose fatte; il tuo desiderio di paternità ora è pienamente soddisfatto; Claudio o Claudia, dipende dal sesso del nascituro, sarà vostro figlio per tutti, anche per gli scienziati; farete famiglia, voi quattro, perché Franco non smette di essere nel tuo cuore; anzi, sarà il ‘fratellone’ e non il fratellastro dell’altro.
Il vostro amore lo vedono e lo sentono tutti quelli che vi stanno intorno; con una manovra degna del migliore dirigente, si ricuce amore, famiglia e paternità; se ti defili e scappi, Alba è in grado di gestirsi due figli frutto del suo amore e della sua ingenuità; il più grande sarà in grado di occuparsi anche del fratellino o della sorellina come se fosse il loro giovane padre; faranno a meno di te che resterai solo con la segretaria prepotente e morirai come un cane rimpiangendo gli affetti che hai bruciato.”
“La smetti, per favore, di fare la consigliera fraudolenta? Non lo sai che perfino Dante li ha schiaffati all’inferno, i tipi come te? Non ti azzardare a dire che hai imparato da me! Io certe manovre non le ipotizzo neppure da lontano; sei molto più abile e creativa! Grazie, maledetta, per avere aiutato Alba a crescere e me a piegare la cresta; adesso però dovrai con me affrontare il problema di dove vivrà la nostra famiglia; non posso amare i miei ed occuparmene una settimana al mese! A proposito, perché hai parlato di un Claudio o di una Claudia?”
“Amore mio, ho pensato io che, se neghi ogni responsabilità, io resto a vivere col frutto del nostro amore e ti amo attraverso il figlio o la figlia che avrà prodotto; mi pare ovvio che, per ricordarti, il minimo sia dargli il tuo nome, al maschile se sarà un bambino o al femminile, se sarà una bambina … Nella peggiore delle ipotesi, cercherei un altro Claudio che accetti come suoi i miei figli e li sappia amare come li amo io.“
Non potevo lottare contro la dolce perfidia della mia pupilla, l’amore indiscutibile di Alba e l’attesa speranzosa di Franco, che ci vedeva risorgere e godeva; con un guizzo straordinario, Lina pose, affrontò e risolse tutti i problemi che io non avevo il coraggio di esporre a voce; il giorno seguente, quando ci sedemmo a chiarire, mi precisò i punti cruciali, la convivenza, gli studi di Franco e le prospettive di lavoro di Alba.
Dai social aveva appreso che il direttore della sede di Milano, dove Alba lavorava, voleva trasferirsi in una sede provinciale, più marginale ma anche comoda e pacifica; quella nostra appariva tra le preferenze; brigò a lungo col telefono finché mi comunicò che, alla fine delle vacanze estive, io e lei avremmo preso servizio a Milano, mentre il collega si trasferiva al mio posto rilevando, per se e per la segretaria, chiaramente sua amante, anche la villetta che avevo affittato.
Inevitabilmente, Alba e Franco ‘imposero’ che sarei andato a vivere con loro anche se non avessi ritirato la domanda di separazione; Lina obiettò che non solo avrei ripreso in toto il ruolo di marito e padre ma avrei anche consentito a lei, finché non avesse risolto il problema di un alloggio, di usare la camera di Franco, con o senza di lui; le chiesi se per caso avesse in mente o sentisse solo il bisogno di una famiglia.
Mi accennò alla lunga e dolorosa storia che aveva vissuto, di famiglie affidatarie; da lì e da qualche cocente delusione amorosa aveva derivato la sua solitudine; con noi era disposta a vivere una ‘famiglia anomala’; restare accanto a noi era per lei un modo di rifarsi di una vita brada, da scopamica di Franco finché fosse stato possibile; da affettuosa e onnipresente ‘amica di famiglia’ in ogni momento; quando fosse nato il bambino, anche da ‘tata’; stava a noi decidere se accettarla o rifiutarla.
Non era possibile opporre nessuna motivazione seria ad un’iniziativa condotta con abilità invidiabile, con obiettivi chiari e precisi, con intenti limpidi e amorosi; Alba l’abbracciò e le assicurò che le potevamo anche riservare un posto fisso in casa, visto che già il giorno lo avrebbe trascorso al mio fianco; Franco le chiese scherzando di non prosciugarlo col troppo sesso e di lasciare qualcosa per la ‘principessa sul pisello’ che sperava di incontrare.
“Ragazza, se continui a mettermi all’angolo e a farmi trovare davanti a situazioni già decise, finirò per sentirmi prevaricato e cercarmi un’altra segretaria da affiancarti, per lasciarti tutto il tempo che vuoi per la casa e per la famiglia; io, però, con la nuova assunta, ci andrei anche volentieri a letto … “
“Amore, sei vecchio; se davvero lo facessi, ti troveresti di fronte a due donne meravigliose che imparerebbero l’amore saffico e ti caccerebbero dal letto, a un figlio che ti condannerebbe davanti a tutti e ad un neonato che ti sputerebbe addosso le pappine, per rimproverarti!”
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