Natale 1

FRA I MONTI DELL'ALTO ADIGE. CONFINE NORD EST CON L'AUSTRIA:

Il pastore, seduto fumando una pipa accanto alla sua malga, era intento a guardare le sue greggi al pascolo, in una appena giunta primavera ove i fiori timidi erano oramai spuntate, e dove l'erba aveva ormai preso il posto della gelida neve. Tutto attorno il vecchio pastore era silvano, ed anche la malga stessa, fatti di legno locale, era un tutt'uno con quei magici alberi e monti che la contornavano. Il vento dolce, il cinguettio degli ucelli, la danza di rinascita delle farfalle e lunghi sul crinale i cervi curiosi che guardavano verso il pastore. Il verso del falco riempiva quella piccola valle, dove il paesino era chiamato alla messa del mattino dal suono delle campane della graziosa chiesetta in stile tirolese. L'anziano pastore si alzò da quella sua sedia intagliata nel tronco di un albero caduto più i cento anni prima, stirandosi per ammorbidire le sue stanche ossa ed i suoi muscoli, quando vide giungere verso di lui un gufo, bellissimo e grigio, con in bocca una lettera. Il pastore sgranò gli occhi cercando di vedere meglio, ma di colpo dovette abbassarsi per non essere colto in pieno dal volatile che gli era sfrecciato a tutta forza. Passatogli accanto, l'anziano signore si girò per seguire ove andasse il gufo; ma con stupore ed incredulità, una volta sopparsata la sua persona il gufo innanzi ai suoi occhi era sparito fra i due alberi posti ad una ventina di metri dalla malga. Volava ratto e di punto in bianco come per magia è scoparso, come se fosse un fantasma

-Eppure non bevo da vent'anni- disse pensando ad alta voce il vecchio pastore, incredulo di ciò che vide.

 

MYRATUM:

 

Fra il rumore dei martelli sul ferro nella bottega del fabbro, fra i dolciumi che caldi uscivano dal forno del paese con il loro profumino caldo e d'altri tempi, fra il rintocco della campana medievale del borgo e fra i saluti della gente, il gufo in tutta fretta arrivò nella casetta fatta a castelletto, tutta in pietra; posta su due piani e sita accanto alle mura merlate, nella parte più alta del borgo, che prendeva vita appena dopo i due alberi secolari oltrepassati dal gufo, ad una ventina di metri dalla malga del pastore. Un borgo, questo di Myratum, che nella valle nessuno conosceva, un paesello non riportato da nessuna mappa geografica e ignoto a tutti da secoli, da sempre. Ma non è l'unico: ve ne sono in tutto il mondo altri quattro, ognuno incognito, ognuno magico, ognuno che nessun passante vede, come non lo vide il pastore. In Europa (o Eurasia, come la si chiama ancora nei borghi) ve ne sono due: Myratum nell'Alto Adige e Vyssir in Norvegia. In America del Nord ve ne è uno in Canada nel Quebec, che prende il nome di Klausshall, in Asia il paese si trova in Siberia, vicino il Lago Bajkal, Myra; l'ultimo poi si trova in America Centrale, in Messico, e prende il nome di Atikàl. Paesi che non superano i mille abitanti e nel caso di Myratum ove il gufo oramai è giunto, non supera i 560 abitanti. Vi sono le case degli abitanti, spesso situate al piano superiore di quello che su strada è il loro luogo lavorativo, la piazza del paese con le botteghe artigianali attorno, il fiume che divide il borgo in due ma il suo ponticello in pietra lo unisce. La via principale con il suo fabbro, il suo forno, la sua taverna, la Torre Campanaria ed il marmoreo Arco delle renne poco distante dalla Torre, che è separato dalla stessa da un piccolo vicoletto, e all'altra sua estremità la medesima cosa. Il tutto è circondato dalle mura in pietra e merlate. Myratum ha una sola porta d'accesso, la “Porta delle slitte”.

Ogni famiglia di questo paese è dedita ad un lavoro differente, ma tutte animate da sempre da una sola cosa: lavorare per la gioia ed il confezionamento dei regali per la gente di tutto il mondo e dal vivere tranquilli e in pace. Ognuno di questi paesi è il centro, il fulcro; una sorta di Capitale per zone geografiche ben cerchiate su mappa, più precisamente sulla “cartografia natalizia”, dove i Cinque Babbi Natale abitano, creano e confezionano i loro regali che essi, i figli e i loro addetti distribuiranno nel mondo tutto.

 

Nel suo passaggio per la via principale del paese, ci mancava poco che il gufo fecesse rovesciare il vassoio dei dolci della Sig.ra Berta , proprietaria de “Il forno delle renne”, chiamato così per via che dietro lo stesso la signora con la sua famiglia ogni giorno facevano la felicità delle renne di Babbo Natale, accontentando la loro voglia di mangiare con delle frittelle e dei dolciumi di miele e mele

 

-“eh attento !! quel gufo un giorno mi farà spaccare la testa !-

disse la Sig.ra Berta appena il gufo le passò accanto. Il figlio di Berta se la rise di gusto dall'entrata del forno. Di rimando sua madre gli tirò una palla di neve che lo colse in testa, ridendo anch'essa.

Il paese è così: sempre gioiosi, dediti sì alla presa in giro ma senza mai offendere. Seppur non facente parte del mondo comune ma di un mondo ignoto e astratto, diciamo “un mondo parallelo”, la gente di Myratum usava vestire come le persone che erano nella valle ove abitava il pastore; gli abiti sono di quelli naturali dell'epoca dove al di fuori di questo luogo magico si vive, pur appartenendo ad un'epoca tutta a parte, ad un mondo a parte; anche se per le feste può capitare di vedere uscire dagli armadi i vecchi abiti ottocenteschi o medievali che la gente ha riposto da tempo, dalla loro epoca d'origine. D'altro canto le case degli abitanti del borgo sono accoglienti, calde, alcune più spaziose delle altre, e quando qualcuna non è molto spaziosa, basta che si chieda al vicino di reggere le proprie cose ed il problema è risolto, anche se per qualche centinaio d'anni.

L'amore poi è una questione di primissimo ordine. L'amore in questo paese è alla scala della piramide, come la felicità ed il bene. Esso è a tutto tondo e ricopre ogni parte della persona: dall'anima della stessa al suo corpo. La falsa moralità rimane dietro quegli alberi, dalla malga del pastore fino a valle percorrendo il mondo tutto, ma i Cinque Borghi non vengono toccati da tutto ciò.

La cosa che rende unici questi paesi, oltre all'essere sempre felici, lavoratori spensierati tutto l'anno nel fabbricare i regali per la gente, è la loro età. Ma hanno un'età queste persone? Sono persone come quelle dall'altra parte dei due alberi secolari, solo che il pastore con le sue greggi dopo la sua vecchiaia morirà, ma la gente dei Cinque Borghi no: non muore. Ciò per significare che la felicità non muore mai in questo posto, come l'amore, ed è ciò che li tiene in vita in eterno. Per ognuno di loro l'anno biologico si è fermato nel momento dell'inizio della loro “Cittadinanza natalizia”, ovvero dal giorno stesso che entrarono a far parte degli abitanti di questo posto, prendendo possesso di una casa. Così come la Sig.ra Berta e famiglia hanno il “Foglio di Cittadinanza” che reca la scritta d'entrata: “1209, ANNO DCXXI AB MYRATUM CONDITA”con scritti i nomi dei familiari e animali a carico ed oltre all'anno d'entrata anche quello che attesta in quale anno della fondazione del borgo si è entrati. Anche Mastro Gunther “il fabbro” ha il suo, datato 1455, e tutti loro hanno l'età ferma all'anno di firma. Quindi Berta aveva nel 1209 , 53 anni e li ha tutt'oggi, Gunther ne aveva 55 e li ha tutt'oggi, senza invecchiare, e così anche i bambini e i giovani, adolescenti e giovani adulti. Tutti; e quando si entra a far parte degli abitanti, si ha una grande festa che dura cento giorni.

Tutti loro a Myratum sono nativi di altri luoghi, quasi tutti alpigiani, ma vi sono anche alcune famiglie o persone di provenienza mediorientale, asiatiche e delle Americhe, come la moglie di Babbo Natale. Nel corso del tempo l'unica cosa che è “cambiato” è il modo di vestire, che ha seguito i tempi che vi sono fuori da quel mondo. Come suddetto: ogni famiglia conserva i suoi vestiti originali o d'altri tempi, ma seguono il modo di vestire odierno. Così Berta la si può vedere vestita da fornaia per il suo lavoro, ma per una festa o se non lavora anche con una bella gonna al ginocchio, tacchi e scollatura, ben truccata , sempre sorridente e scherzosa. Perché no? Il punto cardine del discorso “Amore” di questi paesi è la mancanza di falsa moralità che alberga in tutto il mondo. Il rispetto certo: una moglie non tradisce il marito con altri uomini del paese, ma al tempo stesso non vi è nulla di male se arreca piacere a suo figlio, così come magari una figlia può dar piacere fisico al padre. La riconoscenza verso il genitore e l'amore che lo stesso ha per i figli e gli stessi hanno per chi li ha generati. Non vi è violenza ma amore in ciò, e tutto questo può essere fatto sia che lo sposo o la sposa sappia o meno, o più che altro alcuni non chiedono perché non vi è bisogno. Si è felici, si vive in armonia, nessuno è triste e allora ben venga ogni cosa. Quindi non è raro poter vedere in una casa di questo borgo, come negli altri, una figlia venticinquenne in salone studiare i classici oppure il tomo “I viaggi dei Babbi Natali”, scritto nell'anno 849 d.C. (CCCXI), mentre in cucina la madre sta dando sollievo orale al proprio figlio, magari stanco dopo una giornata di lavoro, o entrare in una camera e vedere la figlia cavalcare il proprio padre, anch'esso spossato dal lavoro o semplicemente perché glie lo aveva chiesto. Chiesto; ma non vi è l'obbligo in questo posto.

La religione poi scandisce al meglio gli orari giornalieri grazie ai rintocchi della Torre Campanaria sulla piazzetta locale, pronta a suonare ogni quarto di ora. Frate Guglielmo dalla sua piccola chiesetta sovente esce per prendere dolci, pane, per parlare con la gente e benedire. Qua si chiede, non si compera. La moneta non esiste; essa non porta amore ma odio e rivalità, invidia e malevolenza. Qui è sempre Natale e gli zampognari tre volte al dì rallegrano il borgo tutto con canti antichi e quelli ottocenteschi e settecenteschi, con protagonista, ovviamente, il Natale.

 

IN LIBRERIA:

 

Il gufo s'era posato finalmente sulla staccionata in legno della casa più in alto nel borgo. Si sgrullava dopo una faticosa volata da un piccolo paesino della Linguadoca, dove una mamma aveva scritto per suo figlio una lettera a Babbo Natale. Il gufo non si mosse fino a che la porta di casa si aprì. Allora lasciò la lettera in mani sicure e se ne andò maestosamente, com'era venuto. La mani curate, lo smalto scuro e delicato, la Sig.ra Natalina, moglie di Babbo Natale, richiuse la porta guardando con gioia il suo paese operoso

-altre lettere?- chiese Ludwig, 23enne figlio di Babbo Natale e Natalina

-sì tesoro di mamma, altre lettere per papà. Chissà dove ti manderà per Natale?- penso ad alta voce la madre del ragazzo

-l'importante che i regali giungano. Allora, fammi leggere- disse aprendo la lettera

-una zuccheriera e un tost per la zia di Miriam di Parigi-

-niente male dai, si può rimediare per questa zia no? Se non l'abbiamo chiederemo a Mastro Salomon di farne una-

-sì, e due peluche per Sofia, raffiguranti due cani pastore ed un telefonino per Marcus, di anni 15-

-e si può fare anche questo-

-sì, anche questo...ci pensi tu mamma o io?-

-pensaci tu dai, papà ancora sta russando- disse ridendo Natalina

-sì infatti ahahah, pensa se la gente sapesse che a lavorare di più sono gli altri anziché Babbo Natale? Ahaha...e tu che farai oggi mamma?-

-io ora debbo andare dalla Sig.ra Matilde, debbo prendere dei libri che volevo consultare-

-va bene mamma, allora io mi metto al lavoro-

così Natalina prese una grande sciarpa che copriva la sua generosa scollatura offerta dal suo corto vestito rosso e bianco natalizio da moglie di Babbo Natale, un soprabito pesante rosso con i contorni bianchi anch'esso ed uscì di casa salutando il figlio. Camminando per le strade del borgo la Sig.ra Natalina salutava tutti e tutti la salutavano chiedendole se andasse tutto bene, se le servisse qualcosa ecc. sempre cordialmente lei rispondeva a tutti e con tutti si fermava a dialogare. Giunse poco dopo nella libreria del paese, che la Sig.ra Matilde, donna proveniente da Bolzano, “Cittadinanza Natalizia” avuta nel 1856, di anni 59, con un fisico asciutto e ben curato, bei seni al punto giusto, bel volto sempre sorridente, aveva aperta non appena giunta a Myratum. Natalina bussò alla porta ma la risposta non giunse, però si accorse che la libreria era aperta ed entrò

-permesso...Matilde ci sei?-

la libreria era tutta in legno, con libri del '500 sugli scaffali di destra, quelli ottocenteschi su quelli di sinistra. In più una sfilza di libri del '900 e due mappamondi grandi in stile antico. Natalina sentì un rumore giungere dal piano di sopra della libreria, così incuriosita, ed anche perché cercava la proprietaria, salì le scale

-Matilde sei là?-

ma la risposta non giunse. Non ci mise molto Natalina a comprenderne il motivo. Giunta al piano di sopra, fra uno scaffale in legno ed un altro, Matilde era schiena contro il muro a cosce spalancate, sorretta da un giovane che la stava penetrando con foga. La moglie di Babbo Natale rimase per qualche istante lì a vedere, sorridente. I gemiti di Matilde erano soffocati talmente i movimenti del giovane erano forti. Lei teneva le sue gambe avvinghiate ai lombi del ragazzo e cercava di muovere il bacino a più non posso sostenendo i movimenti del baldo giovane. La foga era tanta e sconfinata, ed anche incurante di chi potesse entrare in libreria.

-scusate ma debbo interrompervi- disse Natalina dopo un poco. Matilde ed il ragazzo subito si scansarono e si ricomposero

-ehi ciao Natalina, scusa...- disse Matilde sorridendo

-ciao Natalina- salutò il ragazzo

-ciao cari...Matilde mi spiace molto aver disturbato, ma ho da prendere dei libri-

-no fa niente, figurati...ora vengo-

-mi spiace Luca averti interrotto, ma tanto vado via subito, con mamma avrai tutto il tempo dopo- sorridendo al ragazzo

-ma no figurati Natalina, ci mancherebbe-

-allora che libri ti servono?- chiese Matilde

-guarda mi servirebbero due libri di cucina settecentesca, e tre di alchimia-

-sempre stesso secolo?-

-sì cara grazie-

-ma hai dei titoli?-

-no no, fai tu, sono nelle tue mani-

-va benissimo-

Dopo una decina di minuti, Matilde tornò con i libri desiderati dalla sua cara amica, la moglie di Babbo Natale

-oh grazie cara- disse Natalina sorridendo

-di nulla, tieni-

-te li porterò appena fatto-

-tranquilla cara, tienili fino a che vuoi-

-no dai, appena fatto te li porterò-

-va bene, tranquilla dai-

-ti lascio allora, ciao cara ci vediamo-

-ciao Natalina, saluta Babbo Natale e tuo figlio-

-sì certo, ciao- e così Natalina riprese la strada di casa.

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