Scuola di libertinaggio (in un futuro prossimo e utopistico)

«Adesso spogliatevi, ragazzi», disse la professoressa delicatamente e sorridendo, cominciando lei per prima, per incoraggiare i giovani. «Piano piano. Toglietevi tutto. Prima le magliette. Poi i pantaloncini e le mutandine. Sceglietevi il compagno o la compagna che vi piace di più e toccatevi le parti intime, toccatevi quello che volete». I ragazzi si toccavano a vicenda la fichetta e il cazzo.

«Bravi», disse la professoressa. «Se vi viene voglia datevi anche un bacino. Dove volete. Dove vi viene voglia». Un ragazzo baciò il culetto di una ragazza. Lei in cambio gli baciò il cazzo e le palle. La professoressa si eccitò a guardare tutti quei ragazzini nudi e si toccò la fica pelosa, tirando fuori la lingua e masturbandosi. «Quanto siete belli, tesori miei». E si avvicinò ad una coppia di ragazzi, condividendo con loro l’esperienza. Si rivolse a una bellissima ragazza con gli occhi azzurri e i capelli biondi che, con aria timida, non faceva altro che mantenere il pisello del suo compagno «guarda, tesoro, guarda come si fa».

La professoressa prese tra le dita il cazzo del ragazzo, glielo masturbò facendoglielo indurire un po’ e se lo infilò in bocca leccandoglielo e succhiandoglielo. «Ti piace?», domandò la professoressa al ragazzo.

«Sì, professoressa».

Poi la professoressa si girò mostrando il suo bellissimo culo al ragazzo. «Adesso infila il cazzo nel mio culetto, amore».

Il ragazzo non ci pensò due volte e aprendo il culo della professoressa, lo penetrò con il suo piccolo ma grazioso e succoso pene.

«Sì, dai, bravo, già lo sento. Ora fai avanti e indietro. Sì, così bravo, amore» e mentre si faceva chiavare impartì l’insegnamento ai suoi alunni: «Fate la stessa cosa tutti, ragazzi».

Avendo tutti dai diciotto anni in su, ce ne erano chiaramente molti che erano già esperti. La professoressa li notò: «bravi, bravi, bravissimi voi laggiù» ripeteva complimentandosi con loro.

Intanto bussarono alla porta.

«Avanti», disse la professoressa ansimando mentre lo prendeva in culo.

Entrò un professore che si toccava il cazzo dai jeans.

«Che fate?»

«Stiamo facendo lezione, entra. Ma non toccare le ragazze, alcune di loro sono ancora delicate. Facciamo pratica io e te, facciamo vedere come si scopa».

Il professore, nonostante morisse dalla voglia di fottere una ragazza, e forse anche qualche bel ragazzo, si trattenne e scopò la professoressa davanti a tutti. I giovani tentavano di imitare anche se un po’ impacciati.

La ragazzina bionda di prima, eccitata dalle sue visioni di piacere, cominciò a toccarsi la patatina e si avvicinò al ragazzo di prima, imitando la professoressa e prendendogli il cazzo in bocca. Poi nel culo.

E ora arrivava la parte difficile: la penetrazione davanti.

Quando il professore sborrò in bocca alla professoressa, i ragazzi si eccitarono: perché a loro non era concesso? E perché non si era fatta sborrare nella fica da loro?

Così i due adulti, sorridendo, ancora nudi, lui con il cazzo ammosciato a penzoloni, lei con il viso sporco di sperma che rendeva ancora più bella e rendeva più radioso il suo sorriso, promisero che avrebbero potuto farlo anche loro.

Ci tennero a spiegare l’importanza del preservativo per provare a non procreare, anche se non era sicuro al cento per cento. Spiegarono invece quanto fosse delizioso ed eccitante utilizzare lo sperma solo per il proprio piacere sessuale, come sborrarsi addosso, in faccia, in bocca e nel culo. Accennarono anche al modo in cui una ragazza deve vestirsi per provocare un uomo. Si parlava di perizomi e di culetti da mostrare, di gonne corte, di shorts. Maschi e femmine, adulti e ragazzi si scambiavano tranquillamente e con disinvoltura dei pareri al riguardo, su ciò che più trovavano attraente nel sesso. Gli insegnanti, tra una chiacchierata e una risata, parlavano ai ragazzi di alcune pratiche sessuali un po’ bizzarre che esistono e consigliavano dei video e dei film porno.

Ad alcuni ragazzi venne l’idea di girarne qualcuno e poi rivederli tutti insieme a scuola. I professori furono davvero entusiasti dell’idea e soddisfatti dei loro allievi già così libertini.

Uno di loro protestò poiché disse che le ragazze non gli piacevano, che preferiva i maschi. Un altro disse che a lui piacevano sia i maschi che le femmine.

Allora i due insegnanti si scusarono e dissero che avrebbero assolutamente fatto anche delle lezioni in cui si scopava tra persone dello stesso sesso. Anche le ragazze furono molto entusiaste di provare la delizia del loro stesso sesso. Il professore si offrì lui stesso di inculare il ragazzo che aveva protestato e di metterglielo in bocca. Allo stesso modo la professoressa ebbe rapporti saffici con le ragazze. E naturalmente si passò anche alle orge di tutti i gusti e orientamenti. Poi al feticismo, per chi voleva praticarlo. Ci si leccavano i piedi, ci si pisciava in bocca o ci si scorreggiava in bocca. Ad alcuni piaceva anche farsi cacare in bocca o semplicemente sputare. Ad altri piaceva mangiare del cibo con dentro il piscio, i muchi, la cacca, il vomito della ragazza amata o del ragazzo amato. Queste pratiche però non erano per tutti, soltanto per chi aveva fantasie particolari e si parlò anche degli eventuali rischi per la salute. Anche se alcuni, dapprima riluttanti, si incuriosirono un po’ alla volta e provarono molto piacere anche in ciò. Quando genitori e parenti si resero conto di quanto fossero evoluti sessualmente i loro figli, furono così fieri di essi che si unirono alle orge in aula e commisero atti incestuosi. Anche tra fratelli e sorelle, mamme e figli, padri e figlie, ma anche incesti omosessuali come padri e figli e madri e figlie, per non parlare degli zii e le zie con i nipoti e le nipoti (ricordiamo: sempre sia eterosessuale che omosessuale o bisessuale). Qualche volta, se ancora giovani e prestanti e vogliosi, si univano persino i nonni. Era stato bellissimo, ad esempio, vedere un nonno che sborrava in bocca a sua nipote, un padre che inculava la figlia, una madre che si faceva leccare la fica da suo figlio e così via. Da tutto ciò, si produsse una soddisfazione così grande tra tutti i partecipanti che, a lungo andare, si stancarono di quelle cose e cominciarono a preferire altri tipi di piacere, come la semplicità della vita, l’arte, la poesia. Poiché ciò che è proibito si cerca continuamente, ciò che è permesso, può stancare. Spontaneamente, si ristabilì l’ordine. Ragazzi e ragazze non cercarono morbosamente sesso, ma era una cosa naturale che succedeva quando due persone erano molto a contatto e si piacevano. E ciò era indifferente sia se fossero amici sia se fossero innamorati. Il mondo viveva in pace e non esistevano più stupri.

 

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