Segretaria tuttofare (compreso il capo)

Da quando abbiamo la casa in montagna, trascorro lì la maggior parte dell’estate.

Occupo il mio tempo facendo lunghe passeggiate e jogging, raccolgo funghi e frutti di bosco che poi metto sotto conserva.

Nonostante queste attività mi tengano impegnata, avanzo parecchio tempo e, dato che mio marito, per motivi di lavoro, a giugno e luglio viene a trovarmi solo nei fine settimana, mi annoio un po'.

Ogni tanto incontro una mia amica, ma anche lei lavora e non può dedicarmi molto tempo.

Un giorno, mi informa che un suo amico, titolare di un campeggio poco distante, ha urgente necessità di trovare una segretaria part-time. Non ha tempo per formarla, pertanto necessita di una persona già pratica della mansione in una struttura ricettiva.

“Visto che hai lavorato anche nel settore turistico, ho pensato che tu fossi la persona giusta.” mi dice, aggiungendo che lo stipendio è interessante e il titolare molto gentile e simpatico.

Ci penso un po', quindi decido di accettare di andare a fare il colloquio il pomeriggio stesso.

Com’è mia abitudine, mi vesto adeguatamente per il ruolo, indossando un tailleur composto da gonna aderente sopra il ginocchio e giacchino sciancrato, camicia bianca e scarpe con il tacco.

Essendo estate, rinuncio ad indossare le calze.

Il campeggio non è molto grande, ma è molto bello e ben organizzato. Dato il ridotto numero di villeggianti che può ospitare, ritengo che il carico di lavoro non sarà eccessivo.

Appena parcheggio davanti alla reception, mi viene incontro un bel ragazzo, alto, ben piazzato e con il viso pulito.

Quando mi è più vicino, mi fa uno splendido sorriso. Noto anche i suoi occhi azzurri scintillanti.

Mi stringe la mano molto calorosamente e non smette di ringraziarmi per essermi presentata nel giro di così poco tempo.

Entriamo in ufficio e mi fa accomodare su una delle sedie davanti alla sua scrivania.

Mentre mi spiega il funzionamento della struttura e quali sarebbero le mie mansioni, noto che il suo sguardo va di frequente sulle mie gambe che tengo accavallate.

Mi rendo conto che la gonna dell’abito, quando sono seduta, è un po' corta e mostra le cosce per una buona porzione.

Essendo abituata agli sguardi bramosi dei maschietti, non mi formalizzo troppo, lasciando che il tipo si goda lo spettacolo.

Non nascondo a me stessa che l’importo molto interessante dello stipendio che mi propone sia influenzato dal mio aspetto fisico, oltre che dal mio nutrito curriculum.

Il mio impegno sarà per cinque mezze giornate alla settimana, per i tre mesi della stagione estiva, tranne Agosto che desidero trascorrere con mio marito senza avere incombenze lavorative di alcun genere.

Lui accetta di buon grado, dato che non ha molte alternative a causa della scarsità di figure professionali che affligge questi luoghi montani.

Quando ci pare di aver discusso di tutto, ci alziamo per salutarci.

Gli porgo la mano ma, invece di limitarsi a ricambiare il saluto, mi tira a sé con decisione e incolla la bocca alla mia.

Resto inebetita dall’assoluta sorpresa, ma mi abbandono al calore delle sue labbra.

Istintivamente, socchiudo la bocca, lasciando strada libera alla sua lingua che prende a frullare attorno alla mia.

Mi rendo conto che la mia mente, in quell’istante, si è svuotata da qualsiasi pensiero, compreso quello per mio marito che sto cornificando.

Il mio nuovo capo mi stringe con forza, facendomi sentire chiaramente il suo pacco durissimo che preme con prepotenza contro il mio ventre.

In un barlume di lucidità, mi chiedo: “Ma che cazzo sto facendo?” Però, rimane uno scrupolo molto fugace, in quanto, un attimo dopo, senza interrompere la nostra furiosa limonata, mi solleva di peso e mi ritrovo seduta sulla scrivania.

Le sue mani, prima si aggrappano alle mie tette e le esplorano senza ritegno, poi scendono sul mio culo e, infine, si trasferiscono in mezzo alle mie cosce.

Le mie sottili mutandine possono ben poco di fronte all’irruenza delle sue dita che si insinuano prepotenti sotto di esse e raggiungono il mio sesso, già abbondantemente sbocciato e fradicio.

Con una certa decisione, mi alza le gambe costringendomi a mettermi sdraiata.

Mi sfila il perizoma e resta molto compiaciuto da ciò che vede.

“Lo so. Ho una fica bellissima.” penso tra me e me, molto orgogliosa della conformazione del mio sesso.

Dopo qualche istante di contemplazione, il suo viso è incollato alla mia vulva che prende a leccare voracemente.

Tutto ciò che riesco a dire è: “Caaazzooo… Vengooo…” prima di sparare una squirtata micidiale che lo investe in pieno.

Davanti al potente getto, non si sottrae, cercando di bere quanto riesce.

Mentre provo a riprendere il controllo della mia mente, sento che mi dice: “Fantastico! Una squirtatrice! Sapessi da quanto tempo desideravo incontrarne una…”

Non gli rispondo, limitandomi a sorridergli da dietro le mie tette che ancora sussultano, a causa dell’azione dei miei polmoni che cercano di recuperare ossigeno.

Lo vedo slacciarsi i jeans e tirare fuori un pistolone di tutto rispetto.

Lo impugna ma, prima di avvicinarmelo, mi chiede: “Ti va?”

Annuisco, aggiungendo: “Con il preservativo, però.”

“Certamente.” mi risponde.

Mentre ne recupera uno da un cassetto, restando sdraiata inarco la schiena, alzo la gonna fino ai fianchi e divarico le gambe, offrendogliela senza riserve.

Mi si avvicina e lo punta con delicatezza. Si aggrappa alle cosce e mi penetra. Il suo cazzo mi riempie meravigliosamente.

Quando arriva in fondo, inizio a muovermi, facendogli capire che voglio essere scopata con una certa energia.

Ho una voglia pazzesca e non gli risparmio nessuna delle mie abilità di grande chiavatrice, comprese le ripetute contrazioni volontarie dei miei muscoli vaginali.

Vedo sorpresa sul suo viso: non si aspettava che avessi certe capacità.

“Più veloce…” lo esorto con voce dolce ma decisa.

Aumenta il ritmo degli affondi che, in parte assecondo e, in parte, contrappongo per aumentarne la potenza.

Ora le mie tette sobbalzano orizzontalmente. Lui ci si aggrappa accompagnando il loro movimento.

Dopo pochi minuti, comprendo che sta per arrivare, così spalanco maggiormente le gambe e faccio dondolare il bacino a destra e a sinistra.

La manovra gli risulta micidiale, non permettendogli di trattenere oltre la sborrata.

Emette qualche rantolo confuso, poi si china su di me, mi ficca nuovamente la lingua in bocca e veniamo contemporaneamente.

Percepisco il suo sperma che dilaga bollente nel serbatoio del profilattico, quindi sono costretta a staccare la bocca dalla sua per assecondare le contrazioni del mio ventre facendo profondi respiri.

Prima di uscire, attende che mi sia calmata. Mi dà un bacio appassionato, quindi estrae il pisello ormai quasi a riposo.

“Cazzo, Monica. Mi hai svuotato completamente.” mi dice con tono estasiato.

Gli sorrido, molto compiaciuta del complimento che mi ha fatto.

Torno a sedere e mi riassetto la camicetta, quindi mi rimetto in piedi e sistemo il vestito.

Placata la follia della lussuria, mi sento un po' troia e provo un filo di vergogna chiedendomi: “Chissà cosa pensa di me che gliel’ho data appena dopo essere stata assunta…”

Quasi non oso guardarlo in faccia.

Dopo essersi rimesso in ordine, mi si avvicina e prende a baciarmi ancora.

Lo guardo senza proferire parola, in attesa che sia lui ad esprimersi.

Anche lui è un po' in imbarazzo e mi dice: “Beh, scusami… Non vorrei che fraintendessi… Il lavoro sarebbe stato ugualmente tuo, anche se non avessi accettato i miei approcci. Ma sei davvero bellissima e non ho resistito all’impulso…”

“Tranquillo,” replico con tono rassicurante, “è stato bello anche per me. Però, sono felicemente sposata, e non desidero coinvolgimenti sentimentali, né che la cosa diventi una consuetudine. Per quanto mi riguarda, non escludo che possa avere ancora voglia di te, ma solo se sapremo farla rimanere una dolce quanto sporadica occasione.”

“Ma certo, cara. Si ripeterà solo se lo vorrai anche tu.” conclude, regalandomi nuovamente il suo sorriso e i suoi occhi scintillanti.

 

Il giorno seguente inizio il lavoro. Come avevo previsto, non è particolarmente gravoso e l’atmosfera del luogo è molto rilassata. Torno sempre a casa senza stress e riesco a dedicarmi a tutto il resto, come prima che lo iniziassi.

Arriva il fine settimana e sono in trepidante attesa che mio marito mi raggiunga. Ho deciso che non gli dirò nulla della fugace scopata con il mio capo. Sebbene Manuel altre volte si fosse dimostrato molto eccitato dai racconti delle mie trasgressioni, non vorrei che, questa volta, non gradisse il fatto che ho avuto un flirt sul lavoro, dato che quest’ultimo mi serve solo per occupare un po’ del mio tempo libero.

La sera del suo arrivo, andiamo a mangiarci una pizza e, rientrati a casa, andiamo subito a letto. Ovviamente, dopo una settimana di lontananza, ha voglia di fare sesso e io glielo concedo senza riserve, lasciandomi fare di tutto e facendolo divertire alla grande. Ciò mi permette anche di allentare un po’ il senso di colpa che mi pervade per averlo tradito.

Stessa cosa accade nel tardo pomeriggio della domenica, prima della sua partenza per fare rientro a Como.

Il lunedì arrivo in ufficio e trovo un biglietto del capo che mi informa che sarebbe stato assente fino al giorno successivo. “Poco male.” penso, così ho la possibilità di sbrigare in tranquillità un po’ di arretrato e di disordine lasciati dalla mia precedente collega, non così zelante e precisa come sono io.

Al suo rientro, il capo nota quanto ho fatto e mi ringrazia sentitamente per la mia opera che, tra l’altro, non mi era stata richiesta ma che era indispensabile per poter proseguire il lavoro con maggiore efficienza.

“Sei davvero una preziosa collaboratrice.” mi dice mentre beviamo il caffè. Mi accarezza i capelli e mi dà un buffetto su una guancia, quindi mi si avvicina e mi stampa un bacio sulle labbra.

Abbasso gli occhi. Il senso di imbarazzo inizia a salirmi perché comprendo che lui è fortemente attratto da me. Anche a me lui piace, ma solo come sporadico toro da monta per colmare l’assenza del cazzo di mio marito, niente di più.

“Ti andrebbe…” mi domanda con tono supplichevole.

Attendo qualche istante prima di rispondergli: “Veramente, nel fine settimana, mio marito ed io abbiamo fatto parecchio sesso e sono un pochino “distrutta”... Però, se proprio non puoi stare senza… Vieni…”

Lo prendo per mano, lo porto contro la scrivania, gli abbasso la lampo dei pantaloni e inizio a massaggiargli il pisello con una certa forza.

Gli viene subito durissimo, tanto che credo possa strappare lo slip che fatica a contenerlo.

Lui cerca di baciarmi ma gli dimostro subito di essere piuttosto restia, precisando: “Ti avevo detto ‘Niente coinvolgimento sentimentale’, perciò, ti prego…”

“Ok, scusami.” replica abbassando la testa e mettendosi a guardare l’azione della mia mano che lo sta segando con decisione.

La stacco un attimo per metterci un po’ di saliva, poi lo impugno con maggiore forza, aumentando il ritmo e la profondità degli affondi.

“Mmm… Che brava sei…” afferma tra i sospiri di godimento.

Non dico nulla e proseguo imperterrita per alcuni minuti, dopodiché sento che gli si indurisce maggiormente.

“Sì, così, bravissima… Sto per venire…” dice, mettendomi una mano tra le cosce e aggrappandosi alla mia albicocca.

Percepisco il primo getto di sperma che gli percorre l’uretra ed esplode all’esterno un istante dopo, andando ad impiastrarsi  sull’anta dell’armadio che dista almeno un metro da noi.

La stessa cosa fanno la seconda e la terza schizzata. Il resto della sborrata mi si appiccica alla mano: “Eri bello pieno…” osservo.

“Eh, già!” ammette.

“Ma non hai una fidanzata che si preoccupa di soddisfarti?”

“Purtroppo, no, cara. Speravo lo diventassi tu, prima che ci conoscessimo. La tua amica mi ha parlato spesso di te in passato, ma non mi aveva detto che eri sposata.”

Di nuovo, non gli rispondo. Lascio la presa al suo cazzo e vado a recuperare i fazzolettini di carta dalla borsetta.

Dopo essermi ripulita, torno alla mia postazione davanti al PC. Però non riesco a riprendere il lavoro con concentrazione. Troppi pensieri mi si accavallano nella mente.

Da un lato, sono molto lusingata dal fatto che uno splendido ragazzo, poco più che trentenne, desideri avermi come fidanzata, sebbene stragnocca ma ultracinquantenne. Lo capisco, perché, tra gli amici miei e di Manuel, ce ne sono diversi che, con la ragione offuscata dalla prospettiva di come sarebbe fare abitualmente sesso con me, mollerebbero moglie e famiglia per mettersi con la sottoscritta.

Dall’altro lato, con il mio capo ero stata chiarissima: non volevo iniziare una relazione. Amo alla follia mio marito e, sicuramente, non distruggerei il nostro rapporto quasi ventennale per il primo fustacchione che mi lusinga con i suoi complimenti, per quanto sia attraente e ci sappia fare con il pisello.

Se mai avessi necessità impellente di un cazzo extra, non avrei alcun problema a procurarmelo da qualche occasionale sconosciuto. Mi basterebbe uno schiocco di dita.

Perciò, alla luce di queste considerazioni, le mie dita volano veloci sulla tastiera del computer. Il mio capo, dopo essere tornato alla sua scrivania, mi osserva, probabilmente compiaciuto che, dopo la parentesi di sesso, abbia ripreso a smazzare la contabilità e la corrispondenza con la mia consueta efficienza.

Invece, sto scrivendo le mie dimissioni, immediate e irrevocabili, che tra un minuto gli consegnerò. M’immagino la faccia che farà e tutti i tentativi di farmi cambiare idea, ma sarò irremovibile. La mia vita è troppo bella così com’è, con mio marito e basta: nulla e nessuno valgono la pena di rovinarla.

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