SEsSOLOFOSSE - Capitolo 11, Tempo trascorso lontano

  • Scritto da TicToc Heel il 25/04/2021 - 04:47
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"Quando finiamo, ti va di andare a bere qualcosa?" era l'ennesima richiesta di uscire con lui da parte di una delle modelle con le quali stava lavorando durante le ultime settimana. Richiesta che puntualmente rifiutava cercando scuse del tutto false.

"Ti ringrazio, ma devo lavorare!" rispondeva regalando il suo sorriso dolce per rendere meno amaro il suo rifiuto.

"Lascia stare, non esce con noi modelle!" commentò un'altra delle ragazze che in precedenza gli aveva proposto la stessa cosa mentre si preparava per il suo turno di shooting.

"Possiamo fare un altro giorno" propose la stessa ragazza.

"Ragazze voi terminate il lavoro dopo gli scatti, ma il mio lavoro è ancora a metà una volta fatti!" spiegò adducendo un'altra scusa. Lo squillo del cellulare lo salvò da altre critiche e altre proposte.

 

Non usciva con le modelle, soprattutto se erano parte di un'agenzia di quel calibro. Gli avevano dato fior di soldi per far loro degli shooting, indossando abiti ancora top secret, e ne doveva tenere un certo riguardo. Guardare ma non toccare.

Aveva trovato modo di utilizzare fondi naturali e reali quelli all'aperto e set originali in caso per gli interni. Non ebbe modo di scegliere soltanto le modelle e quegli stessi abiti firmati e scelti dalla stilista che li aveva disegnati, per il resto, dopo aver visto il modello dell'abito, si occupò di tutto personalmente. Durante il periodo della preparazione e dello studio non ci fu per nessuno, si era estraniato da tutto e da tutti, dedicando ogni suo momento a questo lavoro. Avvisò per tempo le sue amiche del blog e nella vita reale, questa, per lui, sarebbe stata una grande occasione lavorativa, l'avevano mandata giù soltanto perché si trattava di lavoro.

Al termine degli shooting, più tranquillo, trovò modo di farsi sentire da chi gli aveva riempito di messaggi ogni messaggeria che utilizzava, senza dimenticare la mail ormai piena, e blog in fibrillazione in attesa di un suo costante ritorno, anche se comunque aveva trovato modo di fare qualche saluto, tranquillizzandole che andava tutto bene.

 

Arrivò il giorno della sfilata, il clou del suo impegno, si trovava nel retroscena, il suo compito era riprendere il back stage durante la preparazione alla sfilata. Seguiva trucco e parrucco delle stesse modelle a cui aveva fatto gli shooting, ben 14 splendide ragazze. Aveva ricevuto inviti a uscire da parte di tutte o quasi, ma si era volutamente trattenuto mantenendo una certa distanza professionale.

Tutto si svolse perfettamente, intoppi minimi, ma quando non accadono quando sei alle prese con la frenesia di una sfilata di quella portata.

Il giorno dopo sarebbe stato la prova del nove, le critiche dei giornalisti e dei blogger presenti alla sfilata avrebbero decretato il lancio o il tonfo della stilista. Il compito di Mario, in questa situazione, espressamente richiesto dalla stilista, con la quale aveva stretto un buon rapporto di stima reciproca, era portare tutto quanto parlasse della sua sfilata, fosse su carta stampata o in rete.

"Ti prego, mi fido di te, domani mattina portami tutto quello che riesci a trovare riguardo alla sfilata" si era raccomandata Caterina, la stilista che l'aveva voluto fortemente per il suo lancio contattandolo personalmente nonostante avesse uno staff che si occupava di tutto.

 

Per Caterina, era l'ultimo treno per la notorietà, ormai passati i quarant'anni e numerose porte chiuse in faccia, aveva quest'ultima occasione per fare un passo oltre la barricata verso i grandi nomi della moda.

Due ragazzi omosessuali erano i suoi bracci destro con i quali aveva un legame d'amore, nell'ambito della moda, e odio, nell'ambito della vita amorosa della donna, non per il loro indirizzo sessuale, ma per il fatto che ogni cosa pensassero in quell'ambito la dicevano apertamente. Con loro, Caterina, aveva scelto Mario come fotografo.

La donna si era sposata e separata ben tre volte, nemmeno con il quarto compagno stava andando poi così bene, in tutti i quattro casi, i due ragazzi gli avevano fatto notare che i mariti e il compagno attuale, non fossero adatti a lei. Previsione sempre azzeccata, tanto che iniziò a pensare scherzosamente che fossero loro a portarle male.

"Dovresti trovarti un bel ragazzone come Mario!" le avevano addirittura detto, mettendolo in chiaro imbarazzo. Il problema non fu tanto che avessero espresso il loro parere apertamente l'avrebbero fatto in ogni caso, particolare che a Mario ricordava Marzia, il problema era che lo urlarono davanti a tutto lo staff riunito per l'organizzazione della sfilata e il futuro marito, che abbandonò immediatamente il luogo di tale riunione, lasciando anche Caterina qualche giorno dopo.

Le risatine semi nascoste, nemmeno tanto, da parte dei presenti contribuirono all'imbarazzo del fotografo, senza contare i battibecchi volgari tra i tre personaggi davanti a tutti.

Parlando di moda, i tre, sembravano un'unica mente al lavoro. Paolo e Mark, i due collaboratori, erano propositivi e collaborativi portando rispetto per le capacità della stilista, seguendo Caterina nella realizzazione di ogni suo pazzo modello da vent'anni.

 

La mattina dopo, come richiesto, aveva preparato una carrellata di recensioni sul suo portatile, le aveva lette tutte, qualcuna troppo cattiva, qualcuna, addirittura esageratamente buona. Sì, di solito, quelle agli eccessi sarebbero state da non considerare, tenendo conto di quanto fosse la media delle recensioni. Tutto sommato, sembrava essere un successo, parlavano di grande rilancio e di risurrezione. Caterina e i ragazzi cosa avrebbero commentato?

"Buon giorno" disse entrando nell'ufficio con tono serioso, era certo che assistenti e addetti al lavoro avrebbero già spulciato le recensioni come avrebbe fatto lui, ma sembrava che nessuno non si fosse lasciato scappare qualcosa con Caterina.

"Dimmi!" lo accolse Caterina con lo sguardo triste senza nemmeno salutare il suo arrivo.

Mario, decise di iniziare con la peggiore recensione, citando subito il nome dell'autrice del pezzo, i presenti, sapevano che non sarebbero state buone notizie. Dopo aver collegato il portatile allo schermo presente nell'ufficio, fece leggere l'articolo a tutti i presenti.

Dopo la lettura molte imprecazioni e maledizioni dirette all'articolista furono lanciate dall'interessata e dai ragazzi al suo fianco. Il clima cambiò quando leggendo gli altri articoli molto positivi si parlava appunto di un successo. Festeggiarono subito in ufficio e per la sera Caterina organizzò una festa esclusiva per ringraziare lo staff al completo.

 

Mario, non era tipo da feste, o meglio da quel tipo feste, inoltre aveva altri impegni e prendersi qualche istante in più di pausa avrebbe certamente giovato alla sua salute mentale che aveva bisogno di rilassarsi dopo così tanto stress.

Riuscì a ritagliarsi qualche istante con Caterina giusto per salutarla in modo garbato e ringraziarla per l'occasione che le aveva dato, soprattutto per l'assegno che aveva staccato per averlo al suo servizio per tutto quel tempo.

"Perché quei due dicono che dovrei trovare uno come te?" domandò lei stessa a Mario quando si trovarono soli nella biblioteca di casa sua.

"Stavano scherzando, sai che dicono le cose così come gli vengono in mente" rispose Mario sorridendole.

Caterina chiamò Ginevra al cellulare chiedendole di raggiungerli in biblioteca. La ragazza, era la sua segretaria che si occupava del novanta per cento della sua vita privata e della contabilità del marchio.

 

"Volevo ringraziarti per la fiducia e per la grande possibilità che mi hai dato lavorando per te!" disse Mario tutto in un fiato.

"Figurati, grazie a te, sei stato prezioso con il tuo lavoro!" ricambiò i complimenti. Si diresse verso una grande scrivania in fondo alla stanza.

"Ginevra dovrebbe averti fatto il bonifico questa mattina!" aggiunse lei sorridendo e appoggiandosi alla  scrivania.

 

La stanza ospitava una grande raccolta di pubblicazioni, per la maggior parte libri riguardanti moda e stilisti, campionari di stoffe, tinture e una collezione di riviste, anche datate, facevano bella mostra in un altro angolo del locale. L'arredamento moderno e dai colori chiari andava a scontrarsi con quella scrivania che sembrava in legno massiccio di un colore scuro, a tratti sembrava persino bruciato.

Due eleganti poltroncine davanti alla scrivania e un'elegante poltrona d'ufficio, completavano l'arredo di quella stanza. Un portatile della Apple e una lampada, erano le uniche cose che occupavano il piano della grande scrivania.

 

"Grazie ancora!" proseguì Mario guardandola, se c'era una cosa che non poteva evitare di guardare erano i piedi delle donne che incontrava, e gli stivali che indossava Caterina erano molto attraenti per quanto erano i suoi gusti, notò che entrambi sembravano sporchi sulla parte bassa del tacco.

"Volevo salutarti personalmente prima di andare!" continuò Mario cercando di far finta di nulla. La stilista aveva un puntiglio per quanto riguardava il vestire, se trovava un colletto storto, una cravatta, anche solo impigliata in un bottone della camicia sottostante, era capace di sistemarti personalmente.

 

Doveva andarsene, o avrebbe rischiato di fare le solite figure del maniaco feticista, non poteva permetterselo con lei.

"Puoi attendere un attimo?" domandò cortesemente la stilista cercando di fermare la sua voglia di andarsene.

"Tra un attimo ci raggiunge Ginevra" spiegò Caterina aggiungendo alla sua richiesta con un sorriso.

"Accomodati, appena arriva ti devo proporre una cosa!" aggiunse lei e di nuovo lo sguardo si era appoggiato sui suoi stivali. Indossava un fantastico abito nero che mostrava la sua eleganza disegnando perfettamente le sue forme. Metteva in mostra le sue gambe e invitava a far cadere l'occhio di Mario verso le sue estremità inferiori.

Appena si sedette su una delle poltroncine davanti alla scrivania, si sentì bussare annunciando l'arrivo della segretaria. Anche lei indossava stivali di pelle lucida con un tacco a spillo, una camicia nera e una gonna a pantaloncino sopra il ginocchio. Entrambe, con i loro stivali, guidavano la vista di Mario attraendo la sua attenzione. Avrebbe voluto buttarsi ai loro piedi molto volentieri. Pensava che con l'arrivo di Ginevra,  l'avrebbe scampata guardando lei, ma osservandole si rendeva conto che si trovava al cospetto di due donne stupende e con gli stivali, diversi gli stivali e diverse le donne, ma ugualmente eccitanti.

 

"Prima il dovere poi il piacere" disse Caterina sorridendo appena Ginevra le consegnò una cartelletta e una busta intestata con il marchio di proprietà della stilista.

"Piaci a tutte le persone con cui hai lavorato qui dentro", introdusse così il discorso la stilista, era contenta di aver collaborato con lui. Era convinta che fosse difficile trovare collaboratori così affiatati.

"Un detto suggerisce che, squadra che vince non si cambia!" aggiunse sorridendo e consegnando la busta a Mario.

"Cos'è?" domandò Mario prendendola in mano. Quel gesto riuscì a distrarlo da altri interessi presenti nella stanza che lo stavano sconvolgendo, nel senso buono del termine.

"Accidenti, cosa ho fatto da meritare tanto?" domandò lui sgranando gli occhi. Un assegno intestato a lui, con un uno e ben cinque zeri dietro, tutti prima della virgola, quel numero gli aveva fatto partire l'embolo. Fortuna che era già seduto altrimenti sarebbe caduto a terra privo di sensi.

"Te l'ho detto, quando ho ti proposto come fotografo ufficiale per la prossima stagione, i ragazzi sono trovati subito d'accordo e lo staff anche" spiegò Caterina sedendosi sulla scrivania iniziando a far dondolare le gambe che aveva prontamente incrociato.

"Quindi, squadra che vince non si cambia" ripeté nuovamente legando il tutto con il suo sorriso. Mario si sforzò di non guardare gli stivali girando lo sguardo verso Ginevra che gli sorrideva.

"Qui, ci sono le solite cartacce da firmare se ti va di sopportarmi ancora in futuro!" consegnò a Mario anche la cartelletta che aveva in mano, con il logo della stilista ben in mostra.

"Il contratto è quello che hai già firmato, però Caterina vuole assicurarsi che lavorerai per il suo marchio in esclusiva" spiegò Ginevra mostrandogli la parte del contratto che lo vincolava a loro.

"Che cosa comporta questa esclusiva?" domandò intimorito da quella cosa che mai nessuno gli aveva proposto finora. Ginevra spiegò con termini meno legali quello che avrebbe dovuto fare e cosa no. La cosa principale era che non avrebbe potuto lavorare per nessun'altra griffe fino all'anno seguente. Poteva svolgere tranquillamente altri lavori nonostante quel vincolo, matrimoni, shooting per agenzie pubblicitarie, ma riguardo agli stilisti, avrebbe dovuto garantire l'impegno solo con il suo marchio. Considerando che quell'assegno superava più del doppio i suoi guadagni di un intero anno, la risposta gli stava venendo spontanea.

"Non gli hai detto delle modelle!" fece notare Caterina alla segretaria.

"Sì, giusto! Nel contratto, avrai un compito in più" rimediò Ginevra sorridente per scusarsi della mancanza.

"Se accetterai, ti dovrai occupare anche del casting delle modelle!" spiegò la segretaria. Una dimenticanza non da poco, a parte l'impegno nei casting, avrebbe dovuto cercare e ricercare le modelle adatte.

"Non sono in grado di fare una cosa del genere!" disse subito Mario non sapendo nemmeno da che parte si partisse per fare una cosa del genere.

"Tesoro, sono certa che quando saranno terminati i disegni dei modelli, avrai subito le idee più chiare scegliendo le ragazze che faranno al caso nostro!" ribatté Caterina con un sorriso rassicurante. Rassicurante forse per lei, per Mario era una sorta di mazzata sul collo.

"Perché non bloccate le modelle attuali, mi sembra siano state brave e disponibili su tutto?" domandò lui per scaricarsi da quel compito.

"Potrai farlo se lo ritieni appropriato, a me sta bene, mi fido del tuo giudizio!" lo spiazzò la donna sicura che avrebbe preso le decisioni giuste.

"Non l'ho mai fatto!" obiettò nuovamente quasi disperato.

"Da qualche parte dovrai pur iniziare, poi, hai già delle modelle nella tua agenzia, magari i loro volti nuovi potrebbero agevolare la tua ricerca ed essere utili per lo scopo!" gli fece notare con un sorriso sottolineando che aveva visto il suo sito al quale aveva lavorato nel tempo libero e che aveva pubblicato da qualche settimana.

"D'accordo, ma vorrei consulenza su queste scelte!" accettò un po' reticente e spaventato da questa novità lanciando una proposta che aveva l'aria di essere un salvagente.

"L'hai qui davanti!" disse Caterina consigliando apertamente Ginevra come consulente.

"Sono cose che ha già fatto molto bene, confrontati con lei se lo ritieni opportuno!" suggerì la donna senza battere ciglio. Sembrava aver studiato tutto in precedenza, e se non l'aveva fatto, era certamente pronta a ogni evenienza. Convinto da questa soluzione che aveva l'aria di essere una fregatura per lui, firmò dove la stessa segretaria gli indicava.

"Questa è la percentuale stimata sulle vendite del marchio, Caterina ti ha offerto un punto in più" spiegò Ginevra mentre gli faceva firmare tutto il malloppo.

"Questa è la tua copia!" disse Ginevra lasciandogli la cartelletta con altrettanti fogli. Era in ansia per questa cosa, non tanto per quanto riguardava le foto, i set e quant'altro, aveva imparato piuttosto bene a organizzarsi a riguardo. Pensava al casting delle modelle, le avrebbe scelte bene o si sarebbe fatto influenzare dai loro piedi? Considerando che li apprezzava comunque tutti, poteva escludere questa evenienza.

"Ti sto inviando il calendario così saprai come organizzarti con gli impegni in base alle varie sfilate previste nel prossimo anno" aggiunse Ginevra maneggiando il tablet che aveva portato con sé. Un suono al cellulare di Mario indicava che gli era arrivato. Controllò per vedere che fosse arrivato e fosse tutto sincronizzato e con voce tremolante confermò la sua ricezione anche a Caterina.

"Fatto tutto?" domandò Caterina soddisfatta della scelta e soprattutto delle sue firme sul contratto.

"Sì" confermò Ginevra sorridendole.

 

"Ora passiamo al piacere" disse sorridente Caterina.

"Cosa ti piace fare con questi?" domandò la stilista dondolando ancora una volta le gambe, ancora seduta sulla scrivania. Il cenno con la testa era eloquente, si riferiva proprio ai suoi stivali o comunque ai suoi piedi. Mario non rispose, non voleva aver capito male il suo gesto.

"Intendo con i piedi!" precisò lei vedendo Mario che la guardava in volto a fatica, spostando spesso gli occhi sui suoi stivali.

"Non fraintendermi, l'abbiamo notato tutti il tuo interesse per questa parte del corpo!" disse sollevando le gambe davanti a lei arrivando a meno di un metro da Mario. Lui voleva sprofondare, forse scomparire sarebbe stata la soluzione più appropriata. L'aveva scritto sulla fronte, oppure la notizia si era sparsa fino all'Italia centrale. Andò in panico e in fibrillazione.

"Guarda che non è un problema per noi, sai bene quanta gente strana c'è in giro, questa a mio modo di vedere non lo è nemmeno" spiegò sorridendo cercando di tranquillizzarlo, cercando conferma da Ginevra che annuiva sorridendole.

"Ci incuriosisce il tuo interesse, per quello volevo sapere cosa faresti" insistette Caterina, Mario preso alla sprovvista non sapeva cosa diavolo rispondere, eppure dietro a un monitor e a una tastiera aveva risposto a quelle domande o ancor peggiori in completa sincerità e serenità. Era la stessa persona che gli stava dando centomila euro per lavorare con lei.

"Ti piace baciarli, leccarli, cos'altro?" domandò ancora seriamente incuriosita. Vedeva l'imbarazzo in lui, cercava di dargli l'imbeccata giusta per farlo sciogliere e parlarne in tranquillità.

"Sì!" confessò Mario timidamente con un filo di voce.

"Bello, interessante!" si mostrò felice di aver ottenuto una risposta anche se monosillabica a riguardo. Caterina regalò un sorriso a Mario, un gesto per tranquillizzarlo, sorrise anche a Ginevra, ma come gesto d'intesa.

"Ti eccita farlo?" domandò lei.

"Sì!" ammise sempre con il solito filo di voce.

"Non è meglio tornare dai tuoi ospiti?" cercò di svicolare la questione trovando un filo di coraggio, accennando ad alzarsi dalla poltroncina alla quale sembrava legato con delle catene.

"Chi se ne frega, stiamo parlando di lavoro qui!" rispose secca Caterina senza mezzi termini.

"Ci piacerebbe capire di più riguardo i tuoi interessi, per capire se possono combaciare con i nostri" spiegò la stilista. Mario non capiva più niente, cosa avrebbe dovuto confessare alle due donne presenti? Dopo qualche istante, ancora orgogliosamente, restituì la cartelletta e la busta che gli avevano consegnato porgendola a Ginevra, prese il cellulare e iniziò a usarlo con dita tremolanti dall'agitazione.

"Ok, potete stracciare il contratto, questo è quello che mi piace" disse mostrando il cellulare a Caterina trovando finalmente il coraggio di esporsi. Ginevra si avvicinò alla stilista che aveva preso in mano il cellulare, iniziando a guardare insieme le foto e i video sfogliandoli uno a uno con crescente interesse.

"Ti piace tutto questo?" domandò Caterina con un sorriso compiaciuto e uno sguardo d'intesa con Ginevra.

"Sì, ora è meglio che vada, scusatemi!" disse Mario alzandosi dal divanetto.

"No, scherzi, sei assunto!" disse scendendo dal tavolo per fermarlo.

"Ti faccio una proposta, ora sarai tu a pensar male" aggiunse parandosi davanti a lui. Caterina non era alta quanto lui, di poco oltre il metro e ottanta ma con i tacchi il loro sguardo s'incrociava senza fatica.

"Vogliamo provare tutte queste cose, vorrei che anche altre ragazze dell'ufficio e le modelle, insomma tutto il personale femminile interessato, possano fare lo stesso, ti pagheremmo per farlo" spiegò Caterina che aveva le idee ben chiare.

"Non lo faccio per denaro!" si affrettò a bloccare l'idea del compenso senza dir nulla riguardo al mettersi a disposizione di tutte le donne, che tra l'altro erano presenti oltre quella porta.

"Perfetto se non li vuoi, dalli in beneficienza, a me non interessa cosa ne fai" suggerì lei pur di trovare un accordo con quel ragazzone.

"Mille euro a sera e ci divertiamo in questi modi!" precisò restituendo il cellulare a Mario.

"Devi però concedere questa possibilità a tutto il genere femminile dell'ufficio" precisò ancora una volta la donna rimasta impassibile davanti a lui. Una donna forte e decisa allo stesso tempo.

"Grandi o piccole, giovani o vecchie, tutte quelle che vogliano farlo" precisò ancora Caterina.

"Sai bene a che stress siamo sottoposti in certi momenti, tu sarai la nostra valvola di sfogo" aggiunse spiegando lo scopo delle sue richieste.

"Anche se non fosse uno sfogo a molte di noi, potrebbe far piacere farlo!" confessò sorridendo facendo capire che fosse un suo forte desiderio.

 

"Ti va di farci provare?" domandò ancora per pressarlo ad accettare.

"Sono certa che ti piacerebbe leccarmi gli stivali" aggiunse provocatoriamente. L'afferrò per una mano e gliela tirò verso il basso come per invitarlo ad abbassarsi mettendola poi sulla sua spalla continuando con la spinta. Lui l'assecondò inginocchiandosi davanti a lei.

"Sai che non mi piace averli sporchi, li ho lasciati così nella speranza che me li avresti puliti tu!" l'incitò nuovamente mentre era già in ginocchio davanti a lei.

"Leccali!" ordinò Caterina guardandolo dall'alto e vedendolo avvicinarsi al tacco con la bocca. Mario sentì un sospiro di soddisfazione da parte della donna, quando lei stessa vide la sua lingua appoggiarsi allo stivale. Ipnotizzato, stordito, o chissà in quale modo si trovò irretito dalle voglie della stilista.

Leccò il dorso di tutto lo stivale senza tralasciare alcun punto ci aveva preso gusto e si era sdraiato a terra per essere più comodo nel farlo.

"Lecca quelli di Ginevra!" disse dolcemente quando con un gesto alla segretaria la fece avvicinare, sembrava eccitata da quel servizio. Si dedicò subito anche a quelli della ragazza ben più giovane. Se la donna portava un 42 o forse più, a causa della sua altezza, il piede di Ginevra era ben più piccolo, forse un 39, difficile sbagliasse a riguardo. Lo stivale di pelle lucida indossato da Caterina, aveva una sorta di fasciatura circolare in tela a ricoprire la pelle, che partiva dal dorso del piede, a salire fino al polpaccio, quelli di Ginevra completamente in pelle nera, ora ben lucidata dal passaggio della lingua di Mario.

"Fantastico!" si lasciò scappare Ginevra eccitata da quel gesto.

"Abbiamo bisogno di te anche in questo senso" spiegò Caterina eccitata.

"Non puoi negarcelo!" sembrava quasi implorarlo di mettersi a disposizione delle loro voglie.

Ora che aveva iniziato sembrava non voler più smettere, abbandonandosi al piacere di leccare le loro estremità con passione e piacere.

"Girati, voglio provare a fare un'altra cosa!" ordinò Caterina spingendolo con un piede a girarsi. Non usò la forza, solo quanto bastava per fargli capire meglio il suo volere. Mario si girò assecondando le sue richieste.

"Vogliamo schiacciartelo, poi ti lasciamo andare!" sottolineò la sua intenzione coinvolgendo anche la segretaria in questo desiderio.

"Togliti i pantaloni!" ordinò con dolcezza e con un velo di timidezza. Mario eseguì mettendosi a disposizione come ormai faceva spesso con la schiena appoggiata alla scrivania.

"Come devo fare?" domandò lei imbarazzata, guardò anche Ginevra per chiederle istruzioni. Quella situazione, l'aveva immaginata solo dopo averla vista in uno dei video sul cellulare di Mario. La segretaria sembrava non avere idee a riguardo.

"Sali con i tuoi piedi e ti pulisci le suole come se fosse uno zerbino!" spiegò Mario con un filo di voce, non aspettava altro dopo averglieli leccati. Le donne andarono verso le parti intime mettendosi tra le gambe divaricate di Mario.

Alzò il suo piede e l'appoggiò sul pene eccitato di Mario. Cercò l'appoggio di Ginevra per avere un equilibrio per salire anche con l'altro. Pochi secondi lunghi un'intera vita, i suoi movimenti sembravano lenti in base ai tempi vogliosi di Mario. Il tocco con la prima suola era stato inebriante, era tempo che non provava quell'intenso piacere. Quando sentì il peso di Caterina comprimerlo sotto i piedi, gli sembrò di essere in paradiso.

"Anche tu puoi salire" disse anche a Ginevra che aveva fatto da sostegno a Caterina che nel frattempo aveva ritrovato una certa agilità mentre si strofinava le suole sul glande di Mario. Le due ragazze non dissero nient'altro mentre erano su di lui. Si scambiarono più volte posizione per pulirsi le suole come aveva suggerito Mario e come avevano visto nei video.

"È diventato quasi nero!" notò Ginevra quando vide che gliel'avevano sporcato per bene.

"Mi sto eccitando troppo!" confessò Caterina mentre imperterrita saggiava con suole e con i tacchi la durezza dell'erezione che stava crescendo sotto i loro piedi.

"Mi sono bagnata!" ammise Ginevra tranquillamente.

Mario docilmente, sistemò i loro piedi in modo che sentissero la sua eccitazione salire e allo stesso tempo avessero modo di sollevare l'altro. Il tacco più ampio di Caterina ben sistemato sul glande rigonfio di piacere, la suola e il tacco di Ginevra lungo il resto del pene per poterlo infilzare, Mario era pronto a far sollevare a entrambe l'altro piede.

Li sollevò entrambi prendendo il posteriore del tacco con la mano, guidandoli verso la bocca.

"Oddio!" esclamarono entrambe quando iniziò a leccar loro le suole. Vedere la sua lingua appoggiarsi e scorrere lungo tutta la suola le stava eccitando ancor di più di quanto avevano appena fatto.

Quando prese in bocca entrambi i loro tacchi per leccarli e succhiarli come insegnato da Lilly e Natasia,d facendoli muovere avanti e indietro nella bocca, fece vacillare le loro gambe causando brividi di eccitazione nelle due donne. Sentì la pressione di entrambi i tacchi sul pene e la sua stessa eccitazione salire.

Esplose copiosamente sotto i loro stivali spaventandosi di quanto fosse stato rapido tutto il processo. Probabilmente era il sintomo che ne aveva proprio voglia di farselo schiacciare da quei piedi.

"Fantastico!" commentò Caterina vedendo lo schizzo sotto la suola.

"Oddio!" esclamò Ginevra oltremodo eccitata dalla situazione.

"Non volevo, pulisco io!" disse lui imbarazzato per essersi lasciato andare così velocemente.

"No, è stato divino!" insistette Ginevra cercando di toglierlo dall'imbarazzo. Mario prese il piede sporco di Caterina e se lo portò alla bocca.

"Che cosa fai?" domandò la stilista mentre Mario chiaramente le stava leccando avidamente la suola sporca per passare poi alla pulizia del tacco.

"Mi fai morire!" protestò la donna piacevolmente eccitata quando vide scomparire la crema nella sua bocca. Ginevra spostò i suoi piedi per sporcarli di crema il più possibile nella speranza che avesse fatto lo stesso con i suoi stivali.

Speranza che si concretizzò poco dopo mentre Mario astutamente spostò i piedi di Caterina su un altro punto trascurato da Ginevra così da raccogliere altra crema.

Mario leccò tutto senza problemi, s'infilò, a turno, i loro stivali nella bocca più a fondo fosse possibile per provare le giuste sensazioni nel gustarli.

"Basta, ti prego!" disse Ginevra togliendogli lo stivale di bocca e scendendo dal pene sul quale aveva il segno del suo tacco ben inciso.

"Ti ho lasciato il segno!" commentò mentre si riprendeva e notava il disegno del suo tacco sul pene di Mario. Anche Caterina si appoggiò alla scrivania, arrivata al limite dell'eccitazione. Non infierì oltre sul loro e sul proprio piacere, si trascinò sul pavimento raggiungendo con le sue parti intime gli stivali di Caterina.

"Vai via finisci male tu!" disse sorridendogli simpaticamente.

"Credo di aver avuto una serie di orgasmi mai provata!" commentò girandosi verso Mario mettendogli ancora il piede sul pene.

"Nemmeno ci ha nemmeno toccate!" aggiunse Ginevra.

"Non mi ci far pensare!" le disse la stilista muovendo il suo piede sul pene come per massaggiarglielo.

"Penso che saresti il piacere di tutte le donne qui dentro!" aggiunse usando ancora il tacco sul suo glande ancora voglioso.

"Ti va di metterti a disposizione del nostro piacere?" domandò lei così gentilmente e dolcemente quasi da stupire entrambi i presenti.

"D'accordo!" accettò lui senza pensarci, in fondo era quello che aveva sempre cercato, ragazze e donne bisognose di avere qualcosa da schiacciare con i loro piedi.

"Non riesco a smettere!" confessò Caterina salendo nuovamente con entrambi i piedi sul pene ancora duro e voglioso.

"Non smettere!" la stuzzicò Mario sorridendole. Allungò la mano per avvicinare anche Ginevra così che facesse un'ultima passeggiata su di lui.

"Quando sarò a disposizione voglio sperare che non pensiate a smettere, ma a continuare!" continuò a girare il coltello nella piaga provocandola. Abbracciò i loro stivali mentre gli stavano ancora sull'erezione come se dovesse salutar loro dandogli l'arrivederci piuttosto che salutare le persone che li indossavano.

"Ok basta!" disse decisa Caterina scendendo dal corpo di Mario rompendo il suo abbraccio. Sospirò con uno sguardo dolce e languido rivolto a lui. Qualche secondo dopo a malincuore anche Ginevra scese spostandosi per trattenere quella voglia che continuava ad attanagliarla.

"Quei due hanno ragione, ho bisogno di te come marito!" disse ridendo. Mario si spaventò e capendo che scherzava si tranquillizzò a quelle parole.

"A parte gli scherzi, saresti veramente l'uomo che vorrei accanto, sicuramente professionalmente parlando, ma dopo questi momenti anche nell'ambito sessuale e affettivo" confessò sorridendogli mentre si rialzava vestendosi.

"Credo stessero scherzando l'altro giorno quando sono usciti con quella sparata!" esclamò Mario.

"Forse, ma hanno fatto centro su tutto a riguardo, quindi sono di nuovo una single" ribatté simpaticamente prendendolo sotto braccio.

"Significa che approfitterò di te!" gli fece l'occhiolino scambiando un sorriso d'intesa con Ginevra che sorrise a entrambi.

 

Uscirono dalla biblioteca dopo aver riconsegnato tutti i documenti e la busta a Mario. L'annuncio della sua firma fu seguito da un boato e dalle congratulazioni all'interessato da parte dei presenti.

Mark e Paolo, per congratularsi, gli si affiancarono e con un colpo di fianchi gli diedero il benvenuto. Per loro era come dare la pacca sul sedere come si fa tra sportivi, ma ritenendola volgare utilizzavano questo metodo per loro più divertente. Si parlava di stranezze, non era l'unica.

La voce riguardo anche l'altro impegno che si era preso verso la parte femminile dello staff sembrava girare in fretta. Vide Ginevra parlare all'orecchio a un paio di ragazze dello staff che a loro volta girarono la stessa voce ad altre, così via raggiungendo probabilmente tutto il genere femminile presente.

 

S'intrattenne ancora per un po', nonostante avesse idea di partire il più presto possibile per un po' di relax, raggiungere il nord e i suoi impegni. Alcune delle modelle si avvicinarono e lo accusarono di scappare ancora una volta dal loro invito a uscire con loro una sera. La scusa questa volta era più valida che mai.

Qualcuna s'interessò anche alla sua agenzia, vedendo a conoscenza del suo sito, anche questa, voce che si era diffusa in un lampo soprattutto tra di loro, domandando il tipo di contratto che proponeva alle modelle che avrebbero voluto spostarsi con lui. Con la scusa di alcune scadenze, sembravano intenzionate a fare un eventuale passaggio in suo favore, o forse si stavano informando per pura e semplice cortesia.

Spiegò loro che si occupava di modelle alla prima esperienza non già ben avviate come loro, ma quello che aveva detto riguardo i suoi contratti era molto più allettante, perché restavano proprietarie della loro immagine così da legarsi personalmente con eventuali marchi senza dover versare provvigioni esorbitanti all'agenzia per cui lavoravano. Senza contare che i book realizzati da Mario a loro parere sembravano più naturale incontrando il loro gusto.

Aveva già i loro contatti, consigliò di pensarci e di informarsi bene dei pro e dei contro delle loro eventuali scelte, quando avessero deciso e fosse giunto a scadenza il contratto in essere, avrebbero dovuto semplicemente contattarlo per finalizzare il passaggio.

 

"Mario, scusami" lo interruppe Luna, una delle modelle, mentre si congedava da alcune persone dello staff. Si accorse che alcune delle donne con le quali stava parlando, avevano iniziato a guardarlo in un modo diverso.

"Cosa succede?" domandò alla ragazza che l'aveva allontanato con tale urgenza.

"So che devi andare verso Milano, ti dispiacerebbe darmi un passaggio?" domandò la ragazza timidamente.

"Non mi va di fare un viaggio in treno da sola!" aggiunse per convincerlo.

"Ci metteresti di sicuro meno, sai che a me piace fermarmi qua e là" spiegò Mario.

"Si lo so, ho bisogno di staccare un po', potremmo dividerci le spese!" propose lei sorridendogli.

"Questo di sicuro no, se ti fidi, sarai la mia ospite" disse lui ricambiando il sorriso della ragazza.

"Certo che mi fido, ci mancherebbe, così ci sarà modo di parlare anche della tua agenzia" aggiunse lei senza pensarci due volte.

"Mario posso anch'io?" disse anche Mia che aveva assistito a parte della conversazione.

"Dove devi andare?" domandò Mario.

"Dove vai tu!" rispose sorridendogli.

"A parte gli scherzi, dovrei andare a casa, a Novara, ma se facciamo il viaggio insieme, io lo preferirei" spiegò la ragazza.

"Una volta a Milano, prenderei un treno diretto a casa in un secondo momento" aggiunse avendo pensato a tutto.

"Voi due vi siete messe d'accordo?" domandò serio guardando entrambe.

"No!" dissero insieme, il sorriso tradiva chiaramente che la verità era diversa.

"Potete prendere il treno o l'aereo insieme così fate il viaggio in compagnia!" trovò la soluzione più ovvia in risposta alle scuse che avevano dato in precedenza, scuse, ovviamente infondate.

"Dai, ti facciamo compagnia!" insistettero entrambe facendo gli occhi dolci.

"Io parto subito!" spiegò Mario cercando di metterle in difficoltà.

"Benissimo, solo il tempo di prendere le nostre cose nell'appartamento e siamo pronte" rispose Mia con decisione.

"Vi ricordo che ho un camper non un tir" sorrise prendendole in giro.

"Scemo, non abbiamo tante cose da portarci dietro!" protestò Luna stando allo scherzo.

"Ok, vi dividerete il letto" accettò consapevole che non sarebbe stato un viaggio facile.

 

Salutarono tutti, prima di Mario si erano allontanate le due modelle dirette in taxi all'appartamento così da essere pronte quando sarebbe passato con il van a prenderle.

S'incamminarono verso nord, niente autostrade, niente strade eventualmente trafficate, calma e rilassatezza, per il ritorno. Appena salite a bordo, iniziarono a domandargli della sua agenzia, mostrandosi molto interessate a cambiare per andare con lui. Era ovvio che prima o poi sarebbero andate sul personale, domande generiche per poi andare sul piccante. Fino a toccare, ovviamente, l'argomento del passaparola che era ormai confermato che avesse raggiunto tutte.

A uno stop passò loro il cellulare, le immagini che vedevano confermavano che quello che avevano sentito sul suo conto fosse vero o meglio, capirono fino a che punto lo fosse. Sembravano oltretutto ben informate, anche su quanto era avvenuto in biblioteca con Caterina e Ginevra. Dovette subire il terzo grado a riguardo, incuriosite da quello che la stilista e la segretaria avevano fatto in quei momenti.

Confrontavano i suoi racconti, e il sentito dire, con quello che vedevano sul cellulare di Mario.

 

"A te piace fare tutto questo?" domandò Mia incuriosita.

"Sì!" confermò, più attento alla guida che a rispondere.

"Con chiunque?" domandò ancora.

"Con chiunque voglia farlo, non costringo nessuno ovviamente" rispose tranquillo, sembrava aver preso coscienza che tutte le donne alla festa sapessero perfettamente delle sue preferenze, anche prima del passaparola.

"Ma ti fai pagare?" insistette questa volta Luna.

"No, dico spesso di essere come un libro…" raccontò a loro la stessa storia che raccontava sempre riguardo all'utilizzo del libro e al passaggio dello stesso tra amiche che avendolo usato lo consigliavano ad altre.

"Cioè tu faresti queste cose solo perché te lo chiede una qualsiasi donna?" domandò ancora.

"Mi spiego, giovani, vecchie, belle o brutte?" precisò meglio la sua domanda.

"Sì, se sono loro a volerlo fare, perché no?" rispose Mario candidamente.

 "Considerando che a me piace farmi usare in quei modi, non ci vedo niente di male farlo fare a chi lo vuol fare" aggiunse con la sua consueta tranquillità.

"Come funziona, ci si deve prenotare?" domandò Mia.

"Prenotare no, si tratta di far combaciare gli impegni di entrambi" spiegò sempre impegnato nella guida alla ricerca di un posto per sostare vicino al Tevere che stavano costeggiando, cercava un cartello preciso che indicava la direzione per il fiume.

"Cavolo credo di aver superato il punto dove sostare per la notte" disse guardando il navigatore.

"Vi dispiace se andiamo avanti ancora un po'?" domandò alle sue compagne di viaggio cercando il seguente.

"No, figurati, sei tu che stai guidando da ore" fece notare Mia seduta sul sedile del passeggero.

"Infatti, quando sei stanco, ci fermiamo dove ritieni più opportuno" confermò anche Luna seduta dietro sul sedile del passeggero.

"Hai degli impegni nei prossimi giorni?" domandò Mia sorridendogli intenzionata a una prenotazione.

"Non subito, questa fine settimana dovrò lavorare, per quello mi faccio con comodo il viaggio di ritorno" rispose lui senza pensare a cosa intendesse la ragazza accanto a lui.

"Posso prenotarmi fino a quel giorno?" aggiunse sorridendo. Mario si girò di scatto guardandola sorridergli.

"Anch'io, tanto l'hai già fatto con più di una ragazza da quello che vedo!" disse Luna guardando ancora le immagini facendole passare di nuovo.

"Mi dai la password del blog?" domandò subito dopo incuriosita da quello che poteva esserci scritto in quel sito, oltre alle foto che gli aveva dato la possibilità di guardare.

"Forse è meglio di no!" rispose Mario sapendo bene che se gliela dava poteva accedere a tutto il blog, dai piani alti fino al pian terreno.

"Cosa ci vuoi nascondere?" domandò insospettita.

"Vi voglio nascondere la mia vita privata e quella di altre persone all'interno del blog" rispose lui senza mezze misure.

"Vedrei solo i tuoi messaggi!" obiettò Luna.

"In realtà li potresti vedere tutti!" ribatté Mario lasciando intendere qualcosa.

"Quindi, quelle foto sono tutte tue?" domandò Mia arrivando alla conclusione ovvia che quel blog fosse il suo.

"Sì!" rispose lui sorridendole.

"Oddio, allora voglio provare subito!" aggiunse subito dopo senza esitare.

"Anch'io voglio provare!" confermò Luna dal sedile posteriore.

"Fermiamoci da qualche parte, solo qualche minuto!" propose subito guardando bene i particolari di quel pene sotto piedi e scarpe altrui.

"Non mi sembra il caso" obiettò lui. Per protesta ricevette i piedi di Mia sulle gambe.

"Scegli o mi lecchi i piedi mentre guidi, ma lo sconsiglio per la nostra salute, oppure ci fermiamo e ci fai provare anche solo per poco!" lo ricattò in qualche modo.

"Quando trovo un posto per fermarci questa notte potrete farlo per tutto il tempo che vi pare!" propose lui a sua volta.

"L'hai detto, non sarà poi che t'inventi qualche scusa!" ci tenne a precisare Mia tenendo comunque i piedi sulle sue gambe. Lui glieli toccò con le sue mani calde. La ragazza indossava dei sandali neri con il cinturino alla caviglia che mostravano il suo stupendo piede.

"Hai i piedi freddi!" le fece notare Mario accarezzandoglieli e scaldandoglieli con una mano mentre guidava.

"Oddio, mi sto già eccitando!" confessò Mia appoggiandosi allo schienale con aria romantica.

"Ti stai eccitando anche tu?" domandò muovendo i piedi proprio dove le sembrava di sentire qualcosa irrigidirsi.

"Per forza, gli hai messo i piedi sopra!" ammise Mario sorridendole.

"Posso vedere?" domandò lei stuzzicandolo ancora con i piedi.

"Dai tiralo fuori" lo incitò Luna avvicinandosi al posto di guida guardando dove Mia aveva appoggiato i piedi.

"Meglio che ti siedi, non vorrei che succeda qualcosa!" le fece notare Mario rallentando a un incrocio con una strada sterrata.

"Forse siamo arrivati!" annunciò imboccando la via.

"Sei sicuro?" domandò Mia guardandosi attorno.

"Ci sono un paio di prostitute!" fece notare lei.

"Ho visto, ma in fondo dovrebbe esserci un'area picnic dove fermarsi" spiegò Mario attento alle buche nello sterrato.

"Te lo faresti calpestare da loro?" domandò Luna incuriosita ed eccitata allo stesso tempo.

"Si, ma non credo sia il caso disturbarle!" rispose Mario proseguendo.

"Intanto lo puoi tirar fuori, non c'è nessuno qui!" insistette Mia spingendo con i piedi verso la sua erezione.

Mario rallentò giusto il tempo per accontentarla lo tirò fuori e lo sistemò tra i piedi della ragazza.

"Oddio è duro!" disse stringendolo tra i piedi, iniziando a muoverli.

"Tienimi in braccio voglio anch'io mettergli i piedi sopra" Luna si alzò dal suo posto e si sedette in braccio all'amica allungando i suoi piedi sul pene di Mario. Lei indossava dei sandali che mostravano perfettamente il suo piede. Accarezzò anche i suoi piedi, come quelli di Mia erano freddi. Arrivati allo spiazzo parcheggiò pronto per uscire con il retro verso il fiume che scorreva a una ventina di metri.

Le due ragazze stavano giocando con i piedi, e la cosa lo stava eccitando, nonostante qualche ora prima Caterina e Ginevra, l'avessero già maltrattato schiacciandolo con forza. Alla lucetta accesa sopra tra i sedili anteriori, era ben visibile il suo glande palesemente sporco.

"Ti è piaciuto fartelo schiacciare da Caterina?" domandò Mia spudoratamente.

"Sì, molto!" ammise serenamente Mario.

"Possiamo farlo anche noi?" domandò Luna ancora in braccio alla collega.

"Se volete, altrimenti si dorme" rispose lui, guardando i loro piedini stupendi muoversi massaggiandoglielo.

"Certo che vogliamo!" si guardarono le due ragazze che non aspettavano altro da quando avevano guardato le foto.

 

Quando se lo ritrovarono seduto a terra, appoggiato al tavolino, con l'erezione a loro disposizione non seppero più cosa fare, nelle loro migliori intenzioni avrebbero voluto calpestarglielo, ma al lato pratico si erano bloccate.

Mario le guardò, l'unica cosa che avevano fatto erano quei passi che le portavano tra le sue gambe divaricate, gli guardavano il pene eccitato attendere il loro ultimo passo per essere schiacciato. Lo sguardo si abbassò verso i loro piedini, gli avevano fatto venir troppa voglia, passò una mano tra la suola e il tacco, cercando di sollevarli, le ragazze spostarono il peso sull'altro piede e appoggiandosi una alla parete dietro al divanetto posteriore, l'altra al sedile, lo lasciarono fare.

Si appoggiò i loro piedi sul pene, le suole fresche delle ragazze, gli fecero, come sempre, sentire i primi brividi facendogli crescere l'erezione.

"Te l'ho sporcato!" notò Mia. Mario gli aveva guidato il piede facendole muovere la suola sul glande già sporco pulendola, lasciando un evidente segno di sporco nuovo.

"Ti piace sporcarla?" domandò Mario malizioso.

"Sì, è eccitante!" confermò la ragazza.

"Prova anche tu!" suggerì a Luna. La ragazza, appena Mia spostò il piede appoggiò il suo strofinando la suola. Stava facendo tutto da sola.

"Posso salirci sopra?" domandò dopo averci passato un paio di volte la suola.

"Potete fare tutto quello che volete" confermò Mario guardando le ragazze che ancora una volta erano concentrate su quello che avevano sotto i piedi.

Luna portò anche l'altro piede sull'erezione, il suo peso lo fece eccitare, Mia aveva lasciato spazio alla collega togliendo il suo piede, Mario glielo riprese trovandole uno spazio dove poter continuare a toccarglielo. Era chiaro che lui voleva entrambe sul pene a schiacciarglielo con tutto il peso.

"Sali anche tu!" le suggerì Mario.

"Ti facciamo male!" obiettò la ragazza timorosa.

"Fai pure, se mi fate del male, ve lo dico!" spiegò Mario ansioso di sentire il peso. Improvvisamente la sentì spostare il peso sul piede che aveva appoggiato.

Mario le prese il piede e se lo portò alla bocca mettendole, appena fu a portata, la sua lingua sotto la sua suola.

"Cosa fai?" domandò lei lasciandolo fare. Entrambe sentirono l'erezione gonfiarsi. Sembravano essersi spaventate. Luna continuava a strofinare le proprie suole sul suo glande gonfio di piacere, sembrava averci preso confidenza.

Mia si faceva leccare la suola, guardava Mario mentre la leccava di gusto, vedeva proprio la sua lingua appoggiarsi completamente alla suola, facendola scorrere dalla base del tacco fino alla punta.

"Oddio!" iniziarono a commentare le ragazze vedendolo leccare e sentendolo gonfiarsi sotto di loro.

Anche Luna, alzò il suo piede facendoselo leccare insieme con quello della collega. Mario continuava eccitato prese ancora una volta dei tacchi in bocca come aveva fatto poche ore prima con Caterina e Ginevra. Erano tacchi a spillo, e quello di Mia era in metallo regalando quella piacevole sensazione di freddo al contatto. Li succhiava facendoli muovere nella sua bocca. Le ragazze iniziarono a impazzire, le gambe tremavano decise di toglierseli dalla bocca per cercare di farle rilassare un attimo.

Entrambe le calzature indossate mostravano i loro piedi bellissimi, vedendo le dita scoperte, Mario non resistette dal non leccarle, passò la lingua tra le loro dita del piede, una dopo l'altra come se fosse uno solo. Cercava di infilarla sotto le dita come per fargliela schiacciare, era una bellissima sensazione tenerla in quel posto, mentre i suoi occhi erano diretti verso le due ragazze.

"Basta, ti prego" protestò Mia, anticipando un commento simile della collega. Lo imploravano e lui lasciò i loro piedini accontentando il loro volere. Si allontanarono di qualche passo piegandosi per poi accovacciarsi in corridoio.

"Ho fatto qualcosa che non va?" domandò loro, immaginando che aveva provocato qualcosa che loro stesse non si aspettavano.

"No!" risposero entrambe prendendo grossi respiri.

"È stato bellissimo!" confessò Luna con voce tremolante tra un profondo respiro e l'altro. Sembrava stesse auto-ventilandosi.

"Sicura che stai bene?" domandò Mario avvicinandosi dopo essersi vestito.

"Sì, non sono abituata a queste cose!" spiegò Luna.

"Fidati, non dipende da te!" si intromise Mia con il fiatone, con quella frase cercava di rassicurarla perché anche lei si sentiva nella stessa condizione.

"Colpa mia?" domandò Mario cercando di capire cosa intendesse.

"Certo!" lo accusò seria regalandogli un bellissimo sorriso. Anche se illuminata soltanto da una lucetta si vedevano i suoi splendidi occhi azzurri lucidi.

"Avete cambiato idea?" domandò Mario con un sorriso provocatorio.

"No, al contrario!" rispose subito Mia. Sembrava decisa a farlo ancora, ma doveva riprendere il controllo del suo corpo ancora un po' tremante.

"Io ti uccido!" disse Luna prendendo la sua testa tra le mani. Un lungo scambio di sguardi tra i due, anche la ragazza aveva gli occhi lucidi. Lo baciò appassionatamente come se si fossero dichiarati l'amore eterno l'istante prima.

"Non lo faccio solo perché mi hai fatto impazzire!" lo rassicurò dopo aver staccato le labbra da quelle di Mario. Lui le sorrise. Si alzarono in piedi, lo spazio così stretto aveva necessità di coordinazione per muoversi comodamente.

 

"Preparatevi per la notte, intanto che vi preparo il letto" disse Mario gentilmente. Le ragazze presero le loro borsette per il trucco, qualcosa per cambiarsi e il loro pigiama andando a prepararsi a turno. Nel frattempo accese il riscaldamento per alzare la temperatura che si era ormai abbassata anche all'interno del van.

Preparò un paio di coperte per lui e le appoggiò sui sedili anteriori che avrebbe usato come letto fin quando non sarebbero tornati a casa

 

"Potresti non lavartelo?" domandò Luna improvvisamente, poco prima che entrasse in bagno.

"Non ho capito!" disse guardandola non credendo alle proprie orecchie.

"Mi piacerebbe che non lavassi il punto che ti abbiamo sporcato con le scarpe" spiegò lei senza nemmeno battere ciglio.

"Mi eccita pensare che abbiamo contribuito a sporcartelo" aggiunse subito dopo con un sorriso.

"Potresti dormire anche tra di noi!" si lanciò anche Mia in una proposta che non si aspettava proprio dalle ragazze.

"Senza vestiti ovviamente" precisò subito lasciandolo a bocca aperta.

"Se ti fa piacere!" aggiunse Luna. Le guardò senza dire niente. Aveva già acceso le luci blu e abbassato gli oscuranti, andò in bagno senza dar loro una risposta. Prese del tempo per lavarsi, ben attento a non lavare quel punto che avevano con tanta passione sporcato. Uscì dal bagno con solo i boxer e maglietta, senza indossare la tuta che aveva preso per restare più coperto per dormire sui sedili anteriori.

 

"Mi fai vedere se l'hai lavato?" domandò Luna appena uscì dal bagno.

"Non ho lavato quel punto!" precisò senza mostrarle nulla.

"Dormi in mezzo a noi?" domandò Mia.

"Prendo le coperte e vi raggiungo" rispose vedendo un sorriso accendersi sui loro volti.

"È stato bellissimo prima!" commentò Mia mentre Mario si infilava sotto le coperte vestito com'era uscito dal bagno.

"Non togli niente?" domandò subito quando lo vide sdraiato accanto a sé. Mario guardò i loro volti, si tolse i boxer e la maglietta restando nascosto sotto le coperte mettendosi comodamente sdraiato. Le due ragazze erano sdraiate su un fianco ai due lati che lo guardavano.

Improvvisamente scomparvero sotto le coperte e si notò chiaramente che con una luce, quella del cellulare, controllavano se aveva lasciato il pene sporco.

"Non vi fidate?" domandò Mario prima che uscissero.

"Sì, ma lo volevo vedere" disse Luna spegnendo la luce del cellulare prima di spuntare dalle coperte con la testa.

"Domani, posso fare il viaggio tenendolo tra i miei piedi?" domandò Luna che già stava sognando quel momento.

"Anche io voglio!" protestò la collega.

"Facciamo a turni!" propose Luna avvicinandosi a Mario mettendo una gamba sulla sua e la testa sulla sua spalla. Anche Mia si strinse a lui allo stesso modo.

"Vorremmo ricambiare quello che hai fatto prima per noi" disse Luna prendendogli il pene in mano.

"Non c'è bisogno, l'avete già fatto schiacciandolo e facendomi leccare i vostri piedi e le vostre scarpe" spiegò Mario lasciandola comunque fare mentre anche la mano di Mia raggiunse lo stesso obiettivo.

"Stai certo che lo faremo fin quando non saremo arrivati" sembrò rassicurarlo Luna con un sorriso.

"Vorremmo anche toglierci qualche soddisfazione!" aggiunse subito dopo iniziando a massaggiarlo con l'aiuto della collega.

"Che cosa provi quando te lo schiacciano con le scarpe?" domandò Luna strizzandoglielo con la mano.

"Eccitazione e trasgressione, soprattutto quando si vede lo sporco dopo il passaggio dalla suola" spiegò Mario.

"Ok, lasciamo stare altrimenti bagno il letto" disse Luna togliendo la mano ripensando al momento che l'aveva sporcato con le sue suole.

"Posso dormire attaccata a te?" domandò Mia lasciando anche lei il pene dandogli un piccolo bacio sulle labbra.

"Non hai scelta, non c'è molto spazio" le fece notare Mario sorridendole.

"Intendo così come sono ora!" specificò lei stringendosi e facendogli passare il braccio sotto la testa per farsi abbracciare.

Le abbracciò entrambe, diede loro un bacio sulla fronte per la buona notte e facendo loro dei grattini alla schiena si addormentarono.

 

I giorni seguenti, le due ragazze mantennero le loro promesse, durante il viaggio a turno gli tenevano il suo pene tra i piedi, quando scendevano dal van per qualsiasi ragione al loro rientro, lui puliva accuratamente le loro suole facendoselo schiacciare e leccando scarpe e piedi. In questo modo il viaggio si allungò molto ma fu veramente piacevole per tutto l'equipaggio.

Per la loro gioia e soddisfazione spruzzò sotto i loro piedi, la prima volta che li leccò sporchi dei suoi umori si scandalizzarono, poi ci presero gusto cercando di farlo più spesso possibile. Anche le ragazze, l'ultima sera, approfittarono della sua bocca, usando la sua lingua per togliersi le voglie che avevano tenuto nascosto fino a quel momento. Mario non si tirò certo indietro, ogni loro voglia era per lui un obbligo soddisfarla. Arrivati a Novara per lasciare Mia, vollero sporcarglielo un'ultima volta, usarono tutte le calzature che avevano nel loro bagaglio facendosele pulire con lo zerbino e con lo straccetto che aveva in bocca, facendogli promettere che almeno per un altro giorno non se lo sarebbe pulito in loro ricordo.

Lasciarono Mia davanti casa, nonostante avesse insistito che avrebbe preso il treno per arrivarci, poi raggiunse Milano lasciando anche Luna sotto casa sua.

 

Alla fine, le due modelle si legarono a lui più di quanto immaginassero, era un contratto sentimentale firmato a fuoco. Faceva quello strano effetto a chi gli stava tanto vicino, lettralmente sopra. Lo eviti

oppure non ne puoi fare più a meno. Entrambe gli lasciarono dei bei ricordi e portarono via delle esperienze, a parer loro, indimenticabili.

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