SEsSOLOFOSSE - Capitolo 14, Esperienze passate

  • Scritto da TicToc Heel il 04/05/2021 - 05:10
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Si riunirono sotto la struttura che avevano montato per cenare insieme. Ognuna aveva portato una coperta dove avvolgersi per proteggersi dal freddo, in quel modo si disposero a cerchio in modo che tutte potessero vedersi.

Il gioco sembrava quello di dover confessare qualcosa di privato, alcune ammisero la loro prima volta con un ragazzo, altre confessarono che quella avuta poco prima, fosse la loro prima volta, e il ragazzo nemmeno a dirlo, era presente davanti a loro. Ovviamente il discorso andò sul piccante, dall'averlo fatto, al dove. Un posto o un'occasione particolare, che non fosse il letto, ritenuto banale come luogo. Probabilmente, o nessuna si sentiva di confessarlo o tutte erano rimaste sul banale letto o al massimo sul sedile di un veicolo, anche Mario era banale sotto quell'aspetto.

"A parte la discoteca, c'è un altro posto inconsueto, dove te lo sei fatto schiacciare o che comunque hai giocato con i piedini di una ragazza?" domandò Matilde curiosa.

Aveva escluso la discoteca, perché era stata una delle protagoniste di quell'occasione. Le ragazze elencarono altri possibili posti in cui a loro sarebbe piaciuto farglielo, senza lasciarlo parlare.

"Quanti anni avevi, la prima volta che te lo sei fatto schiacciare?" domandò Alessia. Altre domande di questo tipo seguirono. Mario, cercando di andare in ordine cronologico iniziò a raccontare.

 

Ci fu quella volta che aspettavo l'ascensore, dovevo fare delle foto dall'alto da una palazzina, una quindicina di piani mi pare, avevo tutti i permessi per andare fin sul tetto con tanto di chiave per accedervi. Vi assicuro che vederlo ora non ci sareste salite. Aspettavo il suo arrivo da una decina di minuti, qualcuno del palazzo lo stava usando per caricare qualcosa. Mentre aspettavo, una donna che in una mano teneva un paio di sacchetti della spesa, nell'altra una scatola con appoggiato sopra un cappotto, mi raggiunse sperando di usare l'ascensore.

Ve la descrivo, perché è una persona che ricordo bene tuttora. Avrò avuto 19 anni, la signora sulla trentina o poco più. Bionda con i capelli che arrivavano forse all'altezza del seno o poco più, un vestito nero che lasciava vedere entrambe le spalle e terminava a metà coscia. Ai piedi, e potete immaginare il motivo perché me la ricordo, indossava degli stivali di pelle neri con un tacco a spillo.

Dopo un paio di minuti che aspettavamo, ammetto di averli passati tutti a guardarle i piedi, lo sapete che sono fissato. Insomma, si accende la freccia verso il basso che indicava che l'ascensore in arrivo, un altro paio di minuti per osservare quello splendore.

Dall'ascensore, apparve un operaio che su un carrellino trasportava una lavatrice, o qualcosa di ingombrante. Ammetto che lo spazio non fosse ampio nell'atrio, fatto sta che quest'uomo uscendo senza nemmeno guardare andò addosso alla signora, gli aveva schiacciato i piedi senza volerlo e lei indietreggiando schiacciò il mio. Non fu gentile con l'uomo, nemmeno con me, considerando che mi aveva schiacciato un piede, nulla di male, anzi.

Una volta liberato l'ascensore, nel frattempo mi pare che la porta scorrevole si chiuse prima che potessimo entrare. Pigiai il bottone per farla riaprire così che la donna con le mani piene di cose entrasse.

Mi ricordo di averle chiesto a quale piano andasse, per prenotare personalmente quello corretto, non disse niente, si appoggiò alla tastiera facendo da sola. Si era fermata davanti non sarei riuscito a premere alcun tasto, quini mi sistemai dietro di lei senza dire niente. In ogni caso andando sul tetto qualsiasi piano avesse premuto a me sarebbe andato bene, quando fosse scesa, avrei pigiato quello giusto, se fosse arrivata all'ultimo piano sarei sceso con lei.

Si chiuse la porta dell'ascensore, iniziando a salire e contemporaneamente io guardavo i suoi stivali. Si fermò al primo piano, guardò era chiaro che non doveva scendere, anzi era piuttosto scocciata. Di nuovo si richiusero le porte riprendendo a salire.

"Me li ha sporcati?" domandò tra un piano e l'altro.

Sapete, negli ascensori c'è sempre uno specchio, non ha altro scopo se non beccare le persone come me che durante il tragitto si mettono a guardare parti del corpo femminili.

Potevo non farmi beccare? Fatto sta che risposi che avevano lasciato un segno.

"Puliscili!" lo disse in un modo talmente deciso che mi colpì in testa. Avete presente gli addestratori che danno i comandi al proprio cane?

"Seduto" con tono secco e deciso, e il cane guardandolo in volto si siede all'istante.

Funzionò allo stesso modo, puliscili ed io come bravo cagnolino in ginocchio a passargli la mano sulla parte che vedevo sporca. La differenza che il mio sguardo non era rivolto al viso della donna, ma come avete indovinato agli stivali.

Notai che appoggiò le borse a terra, la scatola no, probabilmente perché non pesasse tanto. Si aprì l'ascensore al secondo piano, proprio mentre io passavo la mano sullo stivale.

Quando si aprì la porta, disse qualcosa che non si addiceva al suo portamento, chiaramente non era il suo piano, perché restò sbuffando nell'ascensore. Un minuto dopo la porta si chiuse e l'ascensore ripartì.

Mi stavo alzando, lo giuro, avevo fatto quanto mi aveva chiesto.

"Leccali!" ancora allo stesso modo. A quel punto mi eccitai tantissimo, già lo ero perché li avevo toccati, a quel comando il cagnolino non poteva evitare di obbedire.

Mi abbassai proprio mentre lei alzava il piede verso di me, continuando sempre a darmi le spalle, mi guardava attraverso lo specchio.

"Intendo la suola!" mi disse. Io lo davo per scontato, lei ci tenne a precisarlo.

Mi abbassai sedendomi comodo e potete immaginare che lucidai completamente entrambi gli stivali, mentre l'ascensore di tanto in tanto si fermava a un piano per poi proseguire.

Mi chiese se mi ero eccitato a leccarglieli, non lo potevo negare e probabilmente dal mio sguardo era piuttosto evidente. Finalmente arrivammo all'ultimo piano, la donna scese e io la seguii, mi diressi verso la porta che portava al terrazzo, ci misi un po' ad armeggiare con la porta, probabilmente l'avevano aperta solo dopo la costruzione. Riuscii ad aprirla e la donna che aveva portato in casa quello che aveva in mano mi raggiunse chiedendomi se fossi un'antennista o qualcosa del genere. Spiegai la ragione per cui volevo raggiungere il terrazzo e non disse nient'altro.

"Fammi vedere quanto ti sei eccitato" mi disse, o qualcosa del genere non ricordo bene le parole. La realtà che non capii cosa voleva da me in quel momento, soprattutto con la domanda che mi fece.

Fatto sta che mi disse di toglierlo dai pantaloni, voleva vedere quanto mi ero eccitato a leccare gli stivali e le suole. Insistette avvicinandosi e ripetendo la stessa richiesta. Pensava che fossi timido o imbarazzato, ma vi assicuro che non capivo. Fatto sta che mi trovai con le spalle al muro del pianerottolo accanto alla porta che avevo faticosamente aperto la donna a un metro da me che mi pressava, forse quei momenti erano gli unici che non guardavo i suoi stivali e notai i suoi occhi azzurri molto chiari. Insomma, alzò il ginocchio, non per farmi del male, ma per toccarmi ripetendo che lo voleva vedere.

Lo tolsi dai pantaloni e lo guardò per qualche istante dicendomi poi di sedermi a terra e di masturbarmi davanti a lei. Obbedii alla prima richiesta ma non alla seconda, mi sembrava brutto farlo.

Mi minacciò, "o te lo meni o te lo schiaccio!", secondo voi quale poteva essere la mia scelta. Istintivamente forse, o per qualche ragione scivolai un po' con il sedere sul pavimento offrendo più spazio per stargli sopra, come faccio con voi. Non dissi niente, ma senza pensarci due volte, salì con entrambi i piedi facendo indurire quello che aveva già eccitato.

Ci restò su a lungo schiacciandolo, quando mi portò al limite cercai di fermare i suoi movimenti.

"Voglio la tua sborra sui miei stivali" furono le sue parole esatte, continuando a muoversi forzando il mio blocco, che non lo era più soprattutto dopo la sua richiesta.

Alla fine l'accontentai, vi assicuro che per aumentare quel piacere cercai di resistere il più possibile. La raccolse tutta sotto le suole, o gran parte. Sembrava soddisfatta. Continuava soltanto a premerlo per farla uscire tutta.

Pensavo di doverli leccare, visto che non aveva gradito di avere gli stivali sporchi in precedenza. Le domandai io di poterlo fare sorprendendola, me lo lasciò fare.

Non lo so, ma immagino che quando entrò a casa fosse contenta di quanto avevo fatto. Io mi alzai e andai a fare quello che dovevo. Non è tutto, finito il mio lavoro, mentre ero ancora alle prese con la porta che questa volta non si chiudeva, dall'ascensore uscì un uomo che suonò alla porta e che la donna accolse amorevolmente. Suo marito o comunque qualcuno che abitava con lei.

 

"Perché a te capitano sempre queste cose?" domandò Giorgia sorridendogli al termine del racconto.

"Io ho provato mille volte a guardare un ragazzo, quello mi ha ignorato schifato!" sostenne Alessia non spiegandosi il racconto di Mario.

"Non dirlo a me!" commentò anche Eleonora.

"Io vi avrei guardato, probabilmente mi sarei soffermato ai piedi, ma sono certo che vi avrei guardato!" confessò Mario.

"Tu sei un caso a parte, e lo dico nel senso buono!" esclamò Arianna confermato da tutte.

"Forse è a causa della tua passione" aggiunse.

"O meglio, della nostra, perché è inutile negarlo, la cosa piace a tutte noi, dall'altro lato ma è così" si corresse spiegando il suo parere.

"Sono convinta che anche solo per provare a molte piacerebbe farlo almeno una volta" si intromise Annarita.

"Noi ne siamo la prova!" confermò Matilde guardando le sue amiche.

"Personalmente ammetto che l'avrei voluto fare da una vita" confessò.

 

"Shht!" le zittì Mario portando l'indice al naso mentre con l'altro indicava l'area delle griglie.

"Non siamo soli!" disse a bassa voce. Le ragazze si voltarono nella direzione indicata.

"Ferme, altrimenti scappa!" insistette affinché le ragazze facessero meno rumore possibile. Prese il cellulare e provò a scattare una prima foto. Troppo lontano per capire che animale fosse.

"Mi passate la macchina fotografica?" domandò sussurrando alle ragazze più vicine al van dove l'aveva appoggiata.

"Che schifo sono topi!" commentò a bassa voce Viviana, zittita in malo modo dalle amiche. Nel frattempo che gli arrivava la macchina fotografica, Mario, scattò alcune foto meglio che poteva considerando la luce e la distanza. Una volta in possesso della macchina fotografica, si spostò in modo da avere la luce dei lampioncini alle spalle per osservare i due animali venuti a far visita all'allegra compagnia.

Scattò altre foto riuscendo ad avvicinarsi facendo meno rumore possibile e aggirando il punto in cui si trovavano nascondendosi dietro una delle piante. Avanzò filmando e scattando qualche immagine fino al limitare dell'area dove si trovavano gli animali. Fece un cenno alle ragazze di avvicinarsi ai due animali, attratti dal rumore, si fermarono a guardare il gruppo di umane avanzare a piccoli passi. Sentendo un rumore più vicino, causato da un passo di Mario sulla ghiaia scapparono a tutta velocità verso il bosco trasformandosi lentamente in piccole macchie nere fino a scomparire.

 

"Amo, ci sono topi in questo posto!" insistette Viviana convinta che i due quadrupedi che avevano visto fossero dei grossi topi. Sicuramente si sbagliava, la folta peluria sul corpo poteva confondere, ma la coda folta e una corporatura massiccia, lasciavano pensare a un'altra specie di animali.

"Credo siano una coppia di tassi", disse riguardando le foto che aveva scattato, attraverso lo schermo della macchina fotografica. Soprattutto le ultime dove li aveva ripresi con il flash mostrando il loro musetto bianco e nero.

"È un'altra specie di topi?" domandò Sara guardando la foto.

"No!" sorrise Mario alla loro ingenuità.

"In realtà, se non sbaglio, sono della stessa famiglia dei furetti, delle puzzole, forse del visone e dell'ermellino" spiegò sorridendo alle ragazze che stavano facendo i commenti più disparati riguardo i due animaletti dallo stesso schermo che si li mostrava.

"Credo che per assurdo, siano più vicini ai lupi e agli orsi piuttosto che ai topi!" continuò sorridendo loro.

 

"Avete sonno?" domandò quando vide qualche ragazza sbadigliare.

"No!" risposero quasi tutte, compreso chi sbadigliava.

"Premetto che non vi voglio cacciare, ma chi deve tornare a casa è meglio che vada prima di aver sonno, altrimenti non mi fate star tranquillo!" disse serio.

"Piuttosto fatemi capire chi ha intenzione di restare?" domandò subito dopo, considerando che nessuna si era mossa per prepararsi a ritornare.

"Tra l'altro sono avanzate parecchie cose da mangiare, quindi, chi deve andare a casa è invitata anche domani a pranzo!" spiegò Mario guardando le ragazze mentre sembravano consultarsi.

"Noi dovremmo tornare a casa" disse Annarita, parlando per lei e la sua amica Annalisa.

"Io, Francesca e Anna, avevamo pensato di non tornare a casa!" spiegò Matilde.

"Voi volete restare?" domandò Mario alle sorelle Dana e Jade.

"Si!" rispose subito Dana, pensava già a dormire sopra Mario come aveva fatto la notte precedente.

"Se c'è posto volentieri!" disse Jade meno precipitosamente della sorella.

"Anch'io e Gio" disse Alessia, che era venuta in auto con Giorgia di proposito.

"Dodici, se non ho contato male!" disse Mario, anche le ragazze concordarono sul numero, considerando che chi doveva andare si era già alzata in piedi.

"Però domani tornate!" dissero le ragazze che erano rimaste sedute.

 

Ci fu un po' di confusione, ma alla fine per pranzo qualcuna sarebbe tornata volentieri mentre altre causa impegni precedenti, avevano dovuto rifiutare, sempre che non si fossero liberate, ma avrebbero confermato la mattina dopo la propria presenza.

Salutate le amiche che dovevano tornare, qualcuna molto dispiaciuta di non poter restare, tanto da arrivare alle lacrime. Iniziarono a prendere le cose che erano ancora in giro e a sistemare.

Il problema si poneva tredici persone in un van da due.

 

"Sul van non ci stiamo tutti" la cosa era ovvia, ma volle chiaramente specificare.

"O tutti su o tutti giù" disse sorridendo.

"Se mi aiutate, facciamo una specie di serra con i teli e dormiamo qui fuori!" propose Mario.

"Serra?" domandò Arianna pensando fosse impazzito.

"Sì, è chiaro che riusciremmo a stare soltanto qui fuori" spiegò. Illustrò il suo piano, l'idea del dormire insieme era stata approvata, il problema dei topi, sollevato da Viviana, destò piccole paure, ma l'idea della serra era che una volta sistemati i teli come pensava di fare, gli eventuali animali avrebbero dovuto volare per riuscire a entrare.

Non fu un "facciamolo" detto con convinzione, perché le ragazze sembravano poco convinte dalla sua idea, anche perché erano tutte assonnate.

 

"Preparatevi per andare a letto!" suggerì Mario considerando che i commenti sugli animali che avevano visto continuavano, non riuscendo a decidere se quei tassi fossero carini per il musetto o disgustosi perché ricordavano troppo un topo. Erano tutte nel van dove, muovendosi nel traffico del poco spazio, si stavano preparando per la notte.

"Forza tutte dentro la serra!" disse ridendo, facendo da pastore a un gruppo di pecorelle un po' distratte. Erano ormai pronte per provare a passare una notte alla diaccio in quella che era una specie di serra, dimensionata proprio per far stare tutto il gruppo, si sarebbe dovuta riscaldare con un effetto stalla.

Un termosifone umano l'avevano tra di loro che in qualche modo le teneva calde, soprattutto restando una vicina all'altra.

 

"Non riesco a scaldarmi i piedini!" protestò Alessia. Dopo essersi messo in fondo ai loro piedi, capì che non era una scusa per giocare con lui, i loro piedini erano veramente gelati.

Sdraiato sul fondo di quello che era diventato un letto, aveva catalizzato la presenza dei loro piedini sul suo corpo, dopo i brividi iniziali dovuti ai loro piedini gelati, li scaldò e per loro la tentazione di mettergli i piedi sul pene, fu forte quanto la voglia di Mario di averli proprio in quel punto.

 

Erano stanche e le ragazze si addormentarono quasi subito coccolate ai piedini, Mario se ne accorse subito dal respiro, e dal fatto che avevano fermato ogni loro movimento. Chiuse gli occhi e si rilassò per dormire, non riuscì a fare un sonno unico, ad ogni rumore si svegliava assicurandosi che le ragazze stessero dormendo e che soprattutto stessero bene.

Con il passare del tempo l'effetto stalla, o serra come l'aveva chiamato Mario, stava riscaldando la comitiva, certo non faceva caldo, ma si stava bene sotto le coperte.

 

La mattina dopo alcuni uccellini che stavano passeggiando sulla tettoia improvvisata svegliarono l'equipaggio di buon ora, secondo il parere delle ragazze, mezza mattina per tutti i comuni mortali considerando che erano le dieci passate. Mario li aveva già sentiti passeggiare nei dintorni già qualche ora prima, sentendo le ragazze dormire si riaddormentò. Ormai la luce del giorno aveva comunque invaso la camera da letto dove si trovavano tutti.

"Datemi un fucile che sparo a quei malefici polletti fastidiosi che zampettano sopra di noi!" disse un po' arrabbiata Marzia quando li senti cinguettare ancora una volta.

"Poverini, cinguettano allegri" commentò Arianna ridendo per la reazione della compagna accanto a lei.

"Ok, ma proprio qui devono venire a cinguettare?" protestò mettendosi a sedere facendo scoppiare a ridere tutti.

 

Mario sentendo che erano tutte sveglie, uscì dal letto improvvisato sorridendo per le proteste di Marzia.

"Amo, dove vai?" domandò Viviana.

"A prepararmi e a preparare la colazione!" rispose lui gentilmente.

"Resta qui cono noi?" domandò Miriam con la voce coccolosa.

"Mi do una sciacquata veloce e arrivo!" le sorrise.

"Amo, non aprire, farai entrare il freddo!" protestò Manuela quando Mario tolse un lembo dei teli per entrare nel van. Mario proseguì per la sua strada e vide le ragazze scomparire sotto le coperte per proteggersi dal freddo.

Avevano iniziato a chiamarlo 'amo' da quando era tornato a farsi sentire con la consueta frequenza. Qualcuna lo faceva abitualmente, qualcun'altra meno.

 

"Amo, tu sei…" disse Dana interrompendosi di colpo quando tornò inginocchiandosi per piegare le coperte che aveva usato durante la notte.

"Tu sei innamorato di qualche ragazza?" domandò Dana curiosa pensando che nessuno avesse fatto caso alla sua correzione fatta al volo.

"Innanzitutto, se ti fa piacere, puoi chiamarmi anche tu 'amo' come fanno loro!" disse afferrandole e facendo il solletico ai piedi che aveva catturato da sotto la coperta dove era avvolta la ragazzina. Scalciò ridendo come una matta fin quando Mario non si fermò.

"Qualcuno sostiene che voglio bene a tutte" ammise Mario appena finì di torturare la ragazza.

"Credo che chi sostenga questo sia molto vicina alla realtà!" confermò sorridendo.

"Vuoi dire che vuoi bene anche a noi?" domandò Matilde sdraiata accanto alle due amiche con le quali aveva raggiunto il gruppo.

"Perché tu chi sei?" domandò Mario.

"Sono Matilde!" rispose subito non cogliendo fino in fondo il senso della sua domanda.

"Sì, lo so che sei Matilde!" scoppiarono a ridere tutte. Anche lei stessa quando capì il senso delle sue parole.

"Intendevo che sei compresa anche tu!" spiegò ridendo. Fece ancora questa volta solletico a lei e a Francesca e Anna che si ritrassero con uno scatto.

Una alla volta le prese in braccio lasciandole avvolte nella coperta diventata come un bozzolo per loro e le portò sul van così che potessero prepararsi alla giornata.

 

Sembrava essere una bella giornata, il sole filtrava qua e là tra i rami spogli degli alberi, se stavi al sole era anche piacevole stare all'aperto. Il caldo stava asciugando l'umidità della notte sollevando verso il bosco quella nebbia spettrale presente in ogni film horror, ma stava creandosi un bellissimo sfondo naturale per scatenare la vena artistica di Mario. Tornò nel van a prendere la macchina fotografica e si diede da fare mentre le ragazze chiuse nel van si preparavano alla giornata. Tra una foto e l'altra aveva preparato anche la legna per il ribattino a pranzo, non restava che accenderlo.

Qualcuno, vedendo il bel tempo, nel frattempo aveva raggiunto il parcheggio, e rigorosamente armati di zaino, imboccarono uno dei sentieri che da quel punto partivano per raggiungere varie mete, stando a quello segnato sui cartelli distanti qualche ora di cammino da dove si trovavano.

 

Dopo colazione, quando si sentirono pronte ad affrontare la giornata lasciarono il van e anche loro attratte dal gioco di luci disegnate dal sole, iniziarono a fare foto, selfie e video senza accorgersi che Mario tra una foto e l'altra alla natura le immortalava con la sua macchina fotografica.

 

"Lo stai facendo di nuovo!" lo beccò Arianna beccandolo mentre le faceva una foto, l'aveva notato aggirarsi attorno a loro quasi di nascosto come i paparazzi seguono i personaggi famosi, ma sembrava che fotografasse una foglia, una pozza o qualcosa che a lui sembrava interessare. Quella volta lo trovò nascosto, nemmeno tanto bene, dietro una siepe con un paio di foglioline attaccate, voltandosi di scatto sentendo un rumore e non pensando fosse lui l'aveva colto sul fatto.

"Il mio lavoro?" domandò lui cercando di sviare sospetti.

"Guarda che se mi fai le foto esigo che le più belle le metta sul tuo sito!" cercò di avvisarlo ricattandolo in qualche modo. Avrebbe dovuto mettere da parte la sua gelosia per far vedere meglio la sua arte a chi approdava nella sua pagina web.

Non disse niente, sembrava pensarci su, il suo sguardo quasi accusatorio era troppo bello e si sentì in obbligo di fermarlo ancora una volta con un'altra foto.

"Dai! Basta!" protestò, si accorse di essere un bersaglio per il suo obiettivo. Corse verso di lui sorridendo,  mentre lo abbracciava a sé. Più stava con lui più lo sentiva l'amore della sua vita, se c'era una cosa che la faceva stare bene, era proprio quel ragazzone tanto grande. Non era l'unica a pensarla in questo modo.

 

"Ragazze, ho scoperto questo paparazzo mentre ci faceva delle foto!" disse quando cingendolo stretto con le braccia lo portò davanti al giudizio delle compagne.

"Innanzitutto ce le devi far vedere, secondo le metti sul tuo sito, se sono venute bene come le altre" sentenziò Marzia senza dare possibilità di replica.

"L'ho già avvisato!" confermò Arianna.

"Ok, mi dovete lasciare il tempo di sistemarle!" disse lui.

"D'accordo, tu lavori e noi cuciniamo!" propose Alessia.

"Vero, donne?" aggiunse cercando appoggio dalle amiche.

"Contaci!" confermò Arianna appoggiata anche dalle altre.

"Prima però ci dovresti accendere il fuoco!" disse Miriam avviandosi alla postazione dove c'erano le griglie.

Mentre scaricava le immagini della macchina fotografica sul portatile si occupò di accendere il fuoco. Non fu facilissimo considerando la legna umida, ma dopo un po' sembrava esserci riuscito. Mentre il fuoco andava creando la brace giusta per cucinare, tutte le ragazze gli mandarono le foto che avevano fatto e che volevano mettesse sul blog, quelle 'particolari', e che sistemasse quelle che avevano fatto loro con i loro smartphone.

 

Solo qualche ragazza, amica di Matilde, arrivò giusto in tempo di pranzare. Durante la mattinata, il meteo era cambiato, riuscirono a mangiare tranquilli prima che iniziasse a cadere qualche goccia di pioggia.

Vento freddo e fastidioso a parere delle ragazze, un bel set fotografico per Mario che si attardò a prendere altri scatti correndo al coperto del gazebo perché il tempo stava peggiorando.

Preventivamente avevano utilizzato i teli messi a terra per la notte, per riparare dal vento il tavolo attaccandoli alle pareti del gazebo soprastante.

Tornato, scaricò gli scatti, ne aveva fatti alcuni riprendendo le ragazze distratte dalle chiacchiere e dai pettegolezzi.

 

Andò nel van a prendere un paio di raccoglitori, un disco rigido e un databank utile per tenere carico il portatile, che dopo i suoi lavoretti aveva la batteria quasi a zero.

Aveva preparato come di consueto delle presentazioni, separando la natura dal fascino femminile delle ragazze presenti. Per le ragazze alle quali aveva fatto già altre foto, aveva preparato già i loro book personalizzati come se li avesse fatti per delle modelle. Mentre le altre avevano soltanto foto scattate durante quella stessa giornata.

Sembravano addirittura più belli i due tassi, visti con uno schermo più grande, benché Viviana li chiamasse ancora topi. Terminate le foto, socchiuse lo schermo del portatile e le guardò qualche istante.

"Vi ricordate il mio sito?" domandò Mario alle ragazze. Dopo un cenno di conferma aprì nuovamente lo schermo.

"Ora vedrete le foto che ho fatto a voi" spiegò

"Guardatele con attenzione" si affrettò ad aggiungere. A quelle parole, per quanto possibile, le ragazze si avvicinarono allo schermo. Le nuvole sembravano aver già abbassato l'intensità della luce, all'ombra degli alberi e all'interno del gazebo, sembrava la giusta luce per vedere bene lo schermo apprezzando le foto.

 

"Ci hai fatte diventare più belle di quello che siamo!" commentò Giulia dopo aver visto tutte le foto.

"Secondo lui, ci ha ritratte mostrandoci la nostra bellezza" precisò Marzia considerando che uno appunto simile gli era stato fatto notare.

"Giusto, Amo?" domandò cercando una sua conferma.

"Esatto, solo che non lo ammettete!" disse. Effettivamente, le ragazze erano molto belle, diverse e affascinanti ai suoi occhi. Quelle che aveva avuto la possibilità di vedere completamente nel loro splendore senza veli le immaginava come modelle delle statue classiche, che solo il marmo più bianco poteva catturare la loro pelle così candida.

"Ora avete un compito importante" disse attirando l'attenzione di tutte.

"Scegliete da tre a cinque foto per ogni book da mettere sul mio sito, poi dovrete compilare delle scartoffie legali per consentirmi di pubblicarle" spiegò estraendo un po' di fogli da uno dei raccoglitori.

Come aveva chiesto, per ognuna, avevano iniziato a segnare nelle note del cellulare di Arianna, le foto che a loro sembravano le migliori da aggiungere in prima pagina sul suo sito.

Non ci volle nemmeno tanto, avevano le idee chiare e come se fossero un pubblico in platea avevano votato le migliori scegliendole velocemente e quasi tutte all'unanimità.

"Fatto!" mostrò la nota compilata con precisione indicando il nome della ragazza e le foto scelte.

"Ok, grazie, dopo, me lo invierai, ma prima passiamo alle prime scartoffie!" consegnò loro un paio di fogli da leggere e compilare con i loro dati, spiegando a cosa servisse quello che stavano firmando.

 

"Ora, passiamo alle cose serie!" disse raccogliendo i fogli fermandoli tutti con una graffetta.

"Vi spiego come funziona il mio sito" disse aprendolo e mostrando loro la pagina dei contatti.

"Una qualsiasi persona interessata a fare un book, per una qualsiasi ragione mi contatta usando questa pagina. Dopo aver capito le motivazioni che spinge questa persona a fare il book, faccio le foto e realizzo il book come richiesto" spiegò mentre mostrava sullo schermo uno dei book fotografici scegliendolo a casa utilizzandolo come esempio.

"Di conseguenza prendo alcune foto rappresentative e le mostro nella galleria" mostrò le foto della modella di cui prima aveva mostrato il book nella galleria di foto.

"Mettiamo caso che qualcuno sia interessato alla modella, clicca qui!" mostrò in diretta il funzionamento del click sulla foto interessata.

"Ovviamente se ha un accesso autorizzato, gli si apre direttamente il book della modella mostrando altre foto, alcune particolareggiate, occhi, mani, gambe eccetera" mostrò ancora la sezione che stava descrivendo.

"Se questa persona interessata decidesse di voler utilizzare soltanto la foto, clicca in questo punto, mentre, se avesse bisogno della modella per degli shooting, dovrà fare click da questa parte, sulla voce contatta" spiegò cliccando proprio sull'icona che aveva nominato.

"Non vi sto a spiegare come scaricare la foto perché è banale" aggiunse sorridendo, strappando un sorriso anche a loro che finora guardavano rapite ogni passaggio.

"Nel caso di questa modella, un'agenzia mi ha commissionato il book per lei, quindi come vedete qui ci sono i contatti dell'agenzia. Mentre nel caso di quest'altra modella il contatto dirige direttamente al suo numero e mail personali. Nel caso ancora di quest'altra, ha lasciato a me il compito di fargli da referente e agente in caso qualcuno fosse interessato a lei" spiegò mostrando le pagine delle modelle prese come esempio cliccando sul contatto di ognuna.

"Posso fermarti un attimo?" domandò Miriam seguito da un cenno d'assenso del ragazzo.

"Se posso fare un appunto, nel tuo sito, ci sono alcune modelle che hanno il book più bello rispetto a quello di altre" disse indicando nella galleria quali fossero a suo parere i book migliori.

"Sì, è vero, ne sono consapevole!" ammise Mario tranquillamente.

"Guarda!" aprì i contatti di tutte quelle che la ragazza, e anche con l'aiuto delle compagne avevano indicato con foto a parer loro scadenti.

"Noti qualcosa di particolare?" domandò Mario facendo scorrere i contatti di tutte quelle scelte da loro.

"Sono quelle delle agenzie!" notò subito Marzia. Osservazione che confermarono anche altre.

"Ora guardate quelle che mi avete detto che sono buone, poi arriverete da sole alle conclusioni!" mostrò altri contatti.

"Anche questa sono agenzie ma sono migliori di quelle precedenti!" notarono subito, sapendo cosa e dove guardare.

"Mi pare di capire che ci sono agenzie che curano meno i set" spiegò Arianna sorridente.

"Lo so perché lo hai spiegato l'altra volta!" ammise.

"Esatto, è incoerente a mio modo di vedere" disse confermando le supposizioni di Arianna.

"Ci sono alcune agenzie che abbinano modella e set in modo casuale, una sorta di catena di montaggio, se fate caso, si differenziano pochissimo le foto l'una dall'altra" mostrò alcune delle foto con set identici con inquadrature differenti.

"Un altro caso, set e modella coerente, se prima potevi trovare un vestito invernale su un set tropicale con questo tipo di agenzie, tutto ha una logica, più curato e fatto a regola d'arte!" spiegò ancora mostrando foto di un altro tipo di agenzia.

"Ma!" si fermò di colpo come per evidenziare quanto stava per dire.

"In entrambi i casi io e la modella dobbiamo fare quello e come dice il genio di turno, rendendo le pose statiche, innaturali e incoerenti con la situazione in cui si scatta" concluse.

"Perché a voi piacciono queste?" domandò loro aprendo i book con i loro scatti.

"Secondo me sono più naturali, e se ho capito cosa intendi con coerenti, queste lo sono!" spiegò Manuela trovando concordi le altre ragazze.

"L'avete detto voi!" disse lui contento di essersi spiegato.

"Ambientazioni naturali, coerenza e interazione con l'ambiente!" riassunse.

"Come in queste!" aprì quelle che avevano ritenuto migliori mostrando loro che i contatti non portavano a nessuna agenzia, se non a lui o alle stesse modelle.

"Perché ci dici queste cose?" domandò Arianna.

"Credo di averlo capito!" s'intromise Marzia prima che Mario potesse rispondere.

"Fammi finire, poi ti rispondo!" disse lui chiudendo tutte le finestre a video.

"Tante modelle in un'agenzia, portano molti introiti nella cassa della stessa, che commissionando set dozzinali e spogli a un costo minimo risparmiano sulle spese di realizzazione degli stessi book" spiegò lui facendo capire che era una questione di costi.

"Vi assicuro che ci sono agenzie, per le quali ho avuto la fortuna e il piacere di collaborare che non sono come queste di bassa lega" ci tenne a precisare con un sorriso.

"A book fatto, a chi me lo chiede, propongo tre vie: Agenzia, autogestione o affidare a me la gestione" spiegò le soluzioni.

"Chiaro che come una qualsiasi agenzia io trattengo una percentuale, cosa che se la modella volesse autogestirsi non deve pagare, ovviamente è la scelta migliore da un punto di vista economico" ammise tranquillamente Mario.

"Tali scelte ovviamente le propongo dopo il book così da non essere influenzato da un'eventuale scelta a mio sfavore, cosa che mi sembra corretta nei confronti di entrambe le parti in causa" spiegò.

"Qui ora arrivo a rispondere alla domanda che mi hai fatto" disse guardando Arianna.

"Io vi ho fatto il book, certo è incompleto e non c'è nemmeno fretta di completarlo se non avete intenzioni di fare la modella nei prossimi mesi" spiegò sorridendo.

"Questi altri fogli servono per aderire alle tre opzioni che vi ho appena elencato, vi garantisco che non lascerei nessuna modella in mano a quelle agenzie di basso profilo, quello che faccio è girare il book anche all'agenzia seria che ho frequentato lasciando a loro il compito di gestirvi, l'unica cosa è che essendo un collaboratore esterno ogni contatto passerà da me girandolo poi all'agenzia, così posso tenermi il book che ho fatto sia per farmi pubblicità, sia perché l'ho realizzato con il mio sudore oltre quello della modella" spiegò Mario.

"Tu pensi davvero a noi come modelle?" domandò Marzia.

"A mio modo di vedere chiunque può esserlo" rispose sinceramente senza tanti giri di parole.

"Immaginate tutte le pubblicità che ci sono, la loro diversità, tv, carta stampata, internet, ogni giorno ci sono agenzie che cercano una mano che impugna un coltello, per farvi un esempio" spiegò Mario.

"Se la vostra mano è quella che cercano vi contattano, magari il viso non sarà visibile nella foto o nella ripresa, la vostra mano si" l'esempio aveva fatto sorridere le ragazze.

"Allo stesso modo, può essere che nessuno mai vi guardi o prenda in considerazione, ma a questo punto, per quel poco che vi conosco nessuna di voi è interessata a fare una carriera di questo tipo, se fosse, e qualcuno vi contatta sarebbe un po' come arrotondare le vostre entrate" spiegò facendo l'occhiolino.

"Quindi tu ci stai ricattando, per mettere le foto sul sito dobbiamo pubblicare anche il book e quindi proporci come eventuali modelle!" disse Marzia tirando le somme.

"Nessun ricatto, le vostre foto resteranno nel mio archivio a prescindere, con i vostri book, ma capite che se metto una vostra foto e qualcuno mi chiede di voi, cosa faccio?" domandò loro serio in volto.

"Facendo anche da agenzia, risulterei poco serio, non trovate?" domandò ancora.

"Siete libere di fare quello che volete, ho lasciato a voi scegliere le foto da inserire in galleria, e in seguito vi ho chiesto se volete presentare il book, nessun ricatto, una sequenza di scelte" concluse.

"Potete pensarci e consultarvi con i vostri cari, non serve che lo facciate ora, vi lascio i documenti da compilare, dove c'è scritto tutto, quando avrete deciso e avrò in mano tutti i documenti firmati pubblicherò il book e se qualcuna volesse aggiornarlo in seguito, lo facciamo volentieri insieme" disse mostrando i fogli che avrebbero dovuto compilare ed eventualmente consegnargli quando avessero deciso. Distribuì loro tutte le documentazioni restituendo il voglio che avevano compilato in precedenza.

"Per le foto sul blog dobbiamo firmare qualcosa?" domandò Alessia contenta di far parte delle protagoniste di quelle foto.

"In realtà quello è privato, con gli accessi controllati, i volti sono resi irriconoscibili e non è possibile scaricare nulla" disse Mario rassicurando la ragazza.

"Chiedevo, ame fa piacere esserci in quelle foto!" confessò la ragazza fiera. Non era l'unica, il fatto che aveva garantito l'anonimato delle persone coinvolte aveva rassicurato e invogliato a farne sempre di più.

 

Parlarono tra di loro consultandosi riguardo la proposta di Mario, che fermò chi stava per compilare un qualsiasi altro foglio.

"Non c'è fretta, pensateci, tanto spero che ci rivedremo comunque in altre occasioni" disse sorridendo.

"Così da farvi altre foto da tenere come nostro ricordo!" aggiunse sorridendo. Ci fu un movimento da parte delle ragazze verso di lui, sembravano aver bisogno di affetto cercando di abbracciarlo di gruppo.

 

Dopo un'ispezione generale del van per controllare che non avessero lasciato niente, dubbio venuto soprattutto perché le loro cose erano sparse, appese, appoggiate ovunque nel van.

"Amo, queste me le tieni tu?" domandò Manuela in un attimo in cui si trovavano da soli.

Mario guardò quello che la ragazza gli stava passando.

"Ti va di infilarlo dentro le mie calzine?" domandò la ragazza sorridendogli.

"A me farebbe piacere, e quando ci rivediamo me le dai e te ne lascio un altro paio!" spiegò chiaramente le sue intenzioni.

"Devo metterle sempre?" domandò lui eccitato all'idea di fare quel gesto per farle piacere.

"D'accordo!" le sorrise prendendole.

"Vuoi che te le metta io?" sorrise maliziosa la ragazza.

"Non c'è bisogno!" le sorrise baciandola sulla fronte.

"Per favore!" lo guardò implorante. Lo sguardo della ragazza fu fatale per la sua decisione. Avrebbe potuto darle tutto il mondo, solo per accontentare quello sguardo.

Si slacciò i pantaloni, fu la ragazza a fare il resto. Come glielo toccò il suo pene andò in tiro, glielo masturbò per un po' prima di infilargli la prima calzina, lo masturbò ancora prima di infilargli anche la seconda.

"Ti faccio una foto per il blog" disse improvvisamente smettendo di masturbarlo e prendendo il suo cellulare immortalando il momento.

Le urla della sorella interruppero il momento, gli occhi di Mario caddero sui piedini della ragazza, si ricordò in quel momento che era l'unico paio di calze che aveva portato in quel fine settimana.

"Non hai i piedini freddi?" domandò Mario.

"Sì, ma non importa!" rispose sorridente la ragazza.

"Importante che le mie calzine stiano lì" aggiunse scendendo dal van.

"Meglio ancora, se uscisse qualcosa a bagnarle" sorrise maliziosa.

"Anzi, ogni sera voglio una foto o un video che mostri che le stai usando pensando a me!" ordinò avvicinandosi al suo orecchio per dargli un ultimo saluto.

 

Dopo la partenza delle ragazze, Mario sistemò il van dimenticandosi di quello che avvolgevano le sue parti intime, quando pensò di andare in doccia se ne ricordò, piazzò la sua fotocamera riprendendo proprio il momento in cui la crema usciva e passava tra le maglie della sua calzina. Inviò il video alla ragazza.

 

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