SEsSOLOFOSSE - Capitolo 4, Chiosco

  • Scritto da TicToc Heel il 05/04/2021 - 03:39
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Gli era entrata in testa anche Lilly, così come per Silvia, lui sosteneva che non fosse nulla di sentimentale, ma quello che sentiva per loro derivava dalla stessa esperienza. Ci pensò durante tutto il tragitto di ritorno verso il parcheggio. Entrambe erano in grado di farlo impazzire usando gli stessi metodi eccitanti, l'aveva fatto anche Natasia, più che vero, ma c'era qualcosa di diverso nei suoi confronti, forse una discriminante che ora, a freddo contava, mentre l'apprezzava mentre era in sua presenza. Una stupida questione mentale.

Entrambe erano in grado di farlo impazzire quando erano con lui e anche in quel momento soltanto a pensarci, semplicemente confrontando il trattamento avuto da Silvia e Lilly. Fu costretto ancora una volta ad aggiungere Natasia, perché anche lei ci aveva messo del suo, in tutti i sensi.

 

Si preparò per dormire, sotto un temporale che lasciava cadere ondate d'acqua. Le strade erano allagate già prima, se n'era accorto mentre si era spostato per portare a casa le due ragazze, chissà ora con l'acqua che scendeva. Sentì alcune sirene passare nel vialone, quasi certamente pompieri che rispondevano alle chiamate di qualche malcapitato bloccato in un sottopasso di Milano o per qualche struttura interrata ormai allagata.

 

Sdraiato nel suo letto, aveva preso il suo smartphone che indicava l'arrivo alcune mail e una mezza dozzina di messaggi. Un paio di queste, erano di Lilly che inviava delle semplici emoticon con dei cuoricini, nel leggere i messaggi sorrise pensando a quanto era accaduto poco prima in quel van, rispose allo stesso modo ricambiando con gli stessi disegnini.

Anche Silvia gli aveva scritto dei messaggi augurandogli la buona notte e chiedendogli come avesse passato la serata. Capitava spesso che lo faceva utilizzando quella dolcezza che aveva potuto riconoscere in lei.

Gli scriveva dolcemente come se fosse la sua fidanzata, lui rispondeva altrettanto dolcemente, e così fece anche in quest'occasione senza raccontargli dell'incontro appena fatto, si limitò a parlarle delle foto fatte alle due donne che pulivano il parcheggio del centro commerciale, allegò una foto che secondo lui era ben riuscita. Lei non rispose, vista l'ora non c'era da stupirsi.

 

Fece scorrere le mail facendo un po' di pulizia, eliminando e bloccando le fastidiose risposte al suo annuncio di persone che si atteggiavano in modo volgare. Benché si presentassero con nomi femminili era quasi certo che dietro si nascondessero esclusivamente uomini. A suo parere, se fossero state donne, in questi casi avrebbero utilizzato il miglior motto mai ideato, se non hai niente di meglio da dire taci! Legge che per molti uomini sembrava non valere.

Altri, uomini, in questo caso ne era certo perché si presentavano in quel modo, lo insultavano per i suoi gusti. Capito l'andazzo, e verso quali termini fosse diretta la mail la cestinava dopo aver bloccato l'utente.

Era ben propenso a rispondere a chi fosse interessato o interessata a chiarimenti al suo annuncio, anche un paio di uomini si erano approcciati a lui tramite l'annuncio per chiedergli qualche contatto. Rispondeva altrettanto cortesemente spiegando le ragioni per cui non l'avrebbe mai fatto.

Rispose a tutte le mail prima di addormentarsi, la pioggia cullava il suo sonno fino alle prime luci del mattino quando il traffico si unì al rumore della pioggia che nel frattempo era calata, restò nel letto fino a tardi, la pioggia non invitava nessuno ad andare a correre nel parco, soprattutto perché le strade sembravano decisamente ancora allagate, era facile intuirlo dal rumore dato dal passaggio delle auto.

 

Solo la fame lo costrinse ad alzarsi, la sera prima tra una cosa e l'altra non aveva cenato, o meglio aveva solo mangiato schifezze, così le avrebbe chiamate sua nonna. Vista l'ora la colazione si trasformò in pranzo, cucinò una gustosa carbonara, o qualcosa di simile, considerando che aveva usato dei fiammiferi di speck al posto del guanciale raccomandato dalla ricetta originale, non era a Master Chef, e lui era il giudice di sé stesso e la giudicò ottima.

Altre mail arrivarono durante la mattinata mentre era a letto, un paio riguardavano il lavoro che confermarono la ricezione del materiale inviato il giorno prima. Niente di artistico, niente frutto della sua creatività, semplici foto a oggetti per volantini pubblicitari.

 

Aveva frequentato una scuola professionale, dove aveva imparato a gestire audio, video e immagini imparando a fare la regia, a montare quanto aveva registrato, addirittura sceneggiatore, realizzò alcuni cortometraggi per la scuola, nulla a che vedere con Federico Fellini o altri famosi registi internazionali, ma aveva vinto un concorso scolastico con un cortometraggio in cui aveva ripreso il mondo o parte del mondo riprendendolo dal suo punto di vista, dal basso. Per le riprese aveva piazzato una videocamera sul pavimento, ambientando la ripresa con oggetti adatti al posto in cui era, filmava le persone di passaggio, all'altezza del ginocchio in giù. Attori improvvisati, gli umani, di passaggio, così come animali domestici e non, ignari della presenza della videocamera.

Filmò una sua giornata tipica, casa, scuola, casa. Filmando tratti di marciapiede, corridoi e quant'altro incontrasse lungo quel tragitto. I professori avevano premiato quella sua idea, vedendo nel cortometraggio un qualcosa di artistico. Boh, fu il pensiero di Mario a riguardo, l'aveva fatto soltanto perché non aveva altre idee a riguardo.

 

Fu in quella scuola che entro in contatto con Maddalena, colei che diventò per qualche tempo la sua ragazza. A colpirlo, come succedeva sempre, furono i suoi piedi. Inciampò su di lui distrattamente, sdraiato a terra, mentre sistemava l'inquadratura della cam appoggiata sul pavimento del corridoio.

O forse non fu così distratta da non vederlo, passeggiando dal sedere lungo la schiena fino alle spalle. Lui non fece una piega, ne una protesta, lei nemmeno si scusò e nessuno ci fece caso.

In una scuola di artisti, perché al suo interno si tenevano corsi di moda, recitazione, musica, pittura e scultura, era facile veder passare Batman a braccetto con un'improvvisata regina Elisabetta, o il gatto Tom e Titti il canarino. Persone che camminavano restando in equilibrio sulle mani, altri che spostandosi in questo modo indossavano gli indumenti sotto sopra, mettendo la felpa sulle gambe al posto dei pantaloni e gli stessi sul busto al posto della felpa, ovviamente opportunamente modificati.

Per questo una persona che camminava tranquillamente su un'altra non era poi così strana. La cosa piacevole per Mario era che non fu l'unica volta, sembrava quasi aspettare il momento in cui cercava l'inquadratura migliore per farlo. Iniziò a sedersi in braccio a lui, oppure se si accomodava altrove gli appoggiava le gambe su quelle del ragazzone causando quei brividi di eccitazione che aveva imparato a conoscere.

Durante un fine settimana, erano già insieme da un po', andarono in piscina con altre amiche di Maddalena. Distesi gli asciugamani sul prato poco distanti dalla piscina, Mario si era disteso prendendo il sole, vicino alla sua ragazza, accanto a lei dall'altro lato, le sue amiche, di punto in bianco, Maddalena si distese su di lui come se fosse un materassino.

Con le sue amiche decisero di entrare in acqua, o meglio, Mario entrò in acqua tuffandosi senza esitare, le ragazze inscenavano la solita tragedia classica dell'acqua fredda. Iniziarono il rito che poteva durare dai dieci minuti ai pomeriggi interi. Prima saggiavano l'acqua con la punta del piede, lamentandosi subito che fosse fredda. Cosa ovvia, erano rimasti al sole per almeno un paio di ore con una temperatura di 30 gradi, l'acqua pur calda avrebbe dato comunque quella sensazione di freddo. Avrebbe voluto riprendere quel cinema che stavano impersonando le ragazze. Addirittura inserirono nell'acqua anche una caviglia, lamentandosi nuovamente facendo passare altri minuti prima di proseguire con il test. Mario si fece qualche bracciata nel frattempo. Tornò e le vide sedute a bordo piscina con l'acqua al ginocchio, Mario si avvicinò a Maddy, così la chiamava.

"Cucciolo, si tocca?" domandò la ragazza. Lui la guardò, guardò il livello dell'acqua arrivargli poco sopra l'ombelico e guardò nuovamente Maddalena negli occhi con aria interrogativa.

"No, sono in punta di piedi!" quel momento se lo ricorda benissimo tutt'ora.

"Ma tu sei alto" gli fece notare Maddy sorridendo, scatenando l'ennesimo sguardo interrogativo in lui. Maddalena era piuttosto alta, non arrivava ai suoi due metri ma quei trenta centimetri in meno non l'avrebbero fatta affogare di certo considerando l'altezza dell'acqua.

Dopo mille moine e coccole si aggrappò alle spalle di Mario che pazientemente l'aveva attesa per quasi un'ora e si fece trasportare in acqua fino ad arrivare dove effettivamente lei non toccava.

Con le braccia al collo, gli si avvinghiò alla vita con le gambe incrociando i piedi in quel particolare punto che lo eccitava, lei stessa si che quel qualcosa sotto i piedini si stava ingrossando.

"Ti faccio male se te lo schiaccio?" domandò lei all'orecchio di Mario mentre si spostava in acqua qua e là nella piscina portandola con sé.

"No!" rispose lui sinceramente, quello che succedeva era ben altro e lei lo sapeva benissimo sentendolo ingrossarsi quando gli si strusciava addosso o gli si sedeva sopra.

"Anche se faccio più forte?" domandò stringendo con le gambe e spingendo con i piedi. La cosa la incuriosiva quanto eccitava lui.

"Davvero no!" la rassicurò fermandosi in piedi sul bordo della piscina con lei sempre attaccata stretta alle sue spalle. Lasciò un braccio che la tenevano legata al collo di Mario, l'aveva già fatto altre volte per togliersi le gocce dal viso, così Mario non si preoccupò più di tanto, fin quando non sentì la mano arrivare allargare il suo costume per far entrare entrambi i suoi piedini, che raggiunsero subito la sua erezione tenendola tra le sue estremità. Era la prima volta che osava tanto dopo un mese che erano insieme, sembrava divertirsi a muovere i suoi piedi massaggiandoglielo di nascosto sott'acqua restando all'interno del suo costume nascondendosi girati verso la parete della piscina.

Quando erano soli, lei giocava spesso con i suoi piedini mettendoglieli addosso, talvolta proprio su quella parte molto sensibile al tocco, soprattutto quando li aveva freddi. Succedeva anche quando si erano in un locale uno davanti all'altra, lei alzava i suoi piedini mettendoli tra le sue gambe lasciandola giocare di nascosto sotto il tavolo. Ogni occasione era buona per mettergli i piedi addosso, anche quando facevano qualcos'altro nel letto, cosa voler di meglio era il pensiero di Mario che la lasciava fare.

 

Iniziò a schiacciarglielo a piedi nudi facendolo stendere sul pavimento di camera sua una delle volte che restarono soli in casa. Camminò sulla sua erezione, facendo passettini molto curati, camminando poi sempre con piccoli passi da lì fino al suo volto. Non era interessata a farseli baciare o leccare, le piaceva proprio camminare su di lui e sentire ogni sua parte del corpo sotto i suoi piedini. Aveva quel rito, prima e dopo aver fatto altre cose sessualmente interessanti con lui. Quando iniziò a fare la stessa cosa indossando le scarpe, sembrò che qualcosa in loro fosse evaporato.

L'affiatamento che li legava sembrava essere terminato, un giorno come un altro non si scrissero più fino a non vedersi più se non in ambito scolastico ignorandosi brutalmente. Il fatto che non ci aveva sofferto più di tanto era sintomo che stavano insieme solo per fare certe esperienze, calato tale interesse o addirittura mutato, almeno da parte sua tutto crollò. Mario non ci soffrì sentimentalmente, l'unica mancanza era quell'eccitazione che i suoi piedini gli davano ogni volta che soltanto lo sfioravano, mettendo da parte gli altri rapporti che aveva con lei nel letto. Lei nemmeno, rideva e scherzava come aveva fatto sempre, sintomo che nemmeno lei ci soffriva. Terminati gli anni di scuola non la vide più.

 

"Pronto!" rispose Mario a un numero che aveva pochi istanti prima aggiunto nella rubrica, una certa Jovana dopo lo scambio di una serie di mail durante gli ultimi giorni, aveva voluto il numero di Mario.

Poco prima gli aveva mandato un messaggio per chiedergli se era libero per parlare al telefono. Mario libero da impegni aveva anche terminato di sistemare il van, mentre meditava di pensare a un eventuale spostamento per la notte seguente. Nel frattempo il temporale era passato, lasciando pozzanghere e allagamenti ovunque, cosa che lo invitava a restare piuttosto di spostarsi lungo strade allagate e trafficate.

La ragazza aveva voglia di parlare, sembrava anche interessata a conoscerlo, restarono al telefono più di un'ora e mezza. Gli fece domande personali riguardo all'annuncio che aveva messo sul sito e chiarimenti su tutte le risposte che via mail aveva già spiegato. Il suo interesse nell'ambito dell'annuncio coincideva esattamente con quello che a Mario piaceva fare e acconsentì a tutte le proposte della ragazza di buon grado.

 

Davanti a Google Map Mario, in comune accordo con la ragazza, decisero di trovarsi a un chiosco a qualche chilometro dove si trovava in quel momento in sosta. Sembrava comodo da raggiungere anche per la ragazza. Il chiosco, Jovana, sembrava conoscerlo bene, perché quasi gli sfoderò il menù.

Mario si spostò con il van appena terminò la chiamata. Andò a parcheggiare dall'altro lato del Monte Stella, dove si trovava il chiosco del ritrovo. Non era una vera montagna, una collinetta trasformata in parco alberato dove a tratti sembrava un vero e proprio bosco, similare a quello dove si era fermato il giorno precedente. Su quella collinetta s'inerpicavano sentieri uno dei quali l'avrebbe condotto al punto di ritrovo, mentre un altro avrebbe condotto alla vetta di quella collinetta. Conosceva piuttosto bene la zona, aveva fatto molte foto alla natura in quel posto, non conosceva il chiosco proposto dalla ragazza.

Parcheggiò dove si era già fermato altre volte, da un lato un centro sportivo con campi da calcio, dall'altro un terrapieno separava il parcheggio da un altro più grande inutilizzato collegato a quello della fermata della metro di Lampugnano.

S'incamminò senza nemmeno tanta fretta, nelle sue intenzioni c'era quella di fare qualche foto e video alla natura mentre raggiungeva il luogo d'incontro. Il cammino era pieno di pozzanghere e rami caduti sembrava essere stato travolto da un tornado, certo, il vento c'era stato, ma la vera distruzione era dovuta alle grandi gocce cadute tutte in un solo momento creando la classica bomba d'acqua.

 

Nonostante le foto, arrivò al chiosco in largo anticipo, avvisò che era arrivato Jovana. Il chiosco era il classico scatolotto che si vedeva altrove in città, era appoggiato in una distesa di ghiaia che formava una specie di isola felice dove la pioggia non aveva creato pozzanghere di alcun tipo. Era circondato da tavolini rotondi in alluminio con le loro sedie abbinate, al centro del tavolino si notava l'asta di un ombrellone spuntare leggermente dal piano in alcuni, mentre in altri c'era un ombrellone aperto probabilmente per asciugarlo, considerando che non c'era il sole.

Nell'arrivare, Mario, aveva visto il barista indaffarato nell'asciugare tavolini e sedie togliendo acqua e foglie che durante il temporale avevano lasciato. Scelse con cura il posto, trovando subito un tavolino che era già stato asciugato e pulito.

Scrisse un altro messaggio che indicava il tavolino al quale si era accomodato per attenderla. La risposta arrivò subito confermando che l'aveva intravisto dal vialetto che stava percorrendo a piedi dal lato opposto in cui era arrivato Mario. Il barista nel frattempo si era avvicinato portando una lista di snack e aperitivi.

 

Lei lo raggiunse, Mario galantemente si alzò per darle la mano e presentarsi aspettando che si accomodasse prima di fare anche lui lo stesso.

Jovana, una bellissima ragazza dai capelli castani che gli scendevano a metà della schiena, erano leggermente mossi e svolazzavano sospinti dalla leggera brezza che soffiava. Gli occhi castani, luminosi esposti a quella luce post temporale. Come faceva anche Silvia, un lieve trucco cercava di mascherare quel poco di lentiggini che aveva sul viso.

 

Sicuramente una bella ragazza, si sentiva fortunato, stava conoscendo delle ragazze affascinanti. Jovana sembrava aver un paio di anni in meno di lui, forse i 23 dichiarati dalla ragazza durante lo scambio di messaggi erano reali. Più bassa di lui, probabilmente poche lo superavano in altezza, aveva un bel fisico sportivo e i fuseaux attillati che indossava ne davano conferma. Caviglie piccole e affusolate portavano lo sguardo di Mario anche verso le sue calzine infilate in un paio di Adidas Superstar, forse un numero 38, ipotizzò. Aveva occhio in quello, come molti se l'erano fatto sul seno e sui fianchi, lui aveva una certa dimestichezza sulla dimensione delle calzature.

Si era sforzato a guardarle il volto prima di abbassare lo sguardo verso i suoi piedi. Tornando al volto notò che indossava una maglietta bianca con dei volti sconosciuti riprodotti tipo quello di Marilyn Monroe in vero stile Andy Warhol, sopra la quale una camicia di jeans aperta.

 

Il barista si avvicinò nuovamente apparecchiando con una grande tovaglia rossa che nascondeva quasi completamente il tavolino, e quello che era peggio, copriva la visuale verso i piedini di Jovana. Parlavano tranquillamente come se si conoscessero da qualche tempo, forse il lungo scambio epistolare, aveva creato quel clima di complicità. Quando entravano nell'argomento, motivo del loro incontro, abbassavano la voce per non farsi sentire dal barista che nemmeno li calcolava, soprattutto dopo che aveva servito loro un paio di Spritz con delle patatine e delle olive. Oltretutto era troppo impegnato a ripulire il chiosco e l'area circostante da foglie e rami. La sua fortuna era che c'era la ghiaia in tutta l'area servita dal chiosco, aveva aiutato a drenare un po' la pioggia che altrove aveva creato pozzanghere ovunque.

Erano seduti da più di un'ora, il boato di un tuono allarmò entrambi, i temporali dei giorni scorsi non davano molta sicurezza soprattutto a Mario che doveva fare parecchia strada a piedi e non avrebbe gradito molto farla sotto i goccioloni del giorno prima. Avevano terminato l'aperitivo, quindi al boato seguente decisero di alzarsi.

"Meglio andare da qualche parte al coperto" suggerì Jovana memore della pioggia che aveva cessato di cadere nemmeno tanto tempo prima.

"Io ho un bel po' di strada a piedi da fare!" spiegò Mario indicando la direzione che doveva prendere per tornare verso casa.

"Io ho parcheggiato qui dietro!" spiegò lei. Dietro una piccola curva, forse a cento metri c'era un parcheggio che serviva il centro sportivo con tanto di pista di atletica. Da lì un vialetto, quello che aveva usato lei portava al chiosco.

"Possiamo rifugiarci lì, sempre che tu non voglia scappar via" propose la ragazza timorosa di dover concludere l'incontro prima del previsto.

"Se ti va, possiamo far qualcosa insieme" aggiunse lei per convincerlo a seguirla in auto.

"Non voglio disturbarti!" disse lui cercando di farle capire che non era obbligata a far nulla anche in quella circostanza.

"Dico davvero, vorrei tanto fare quello che ci siamo detti" insistette lei prendendolo teneramente per mano aggiungendo un sorriso al gesto. Sembrava preoccupata che se perdeva quell'occasione, quell'incontro non si sarebbe più ripetuto. Si lasciò convincere seguendo la ragazza fino al parcheggio.

 

L'asfalto del parcheggio sembrava a schiena d'asino per spingere l'acqua verso i marciapiedi dove si trovavano i tombini di scarico, rigorosamente tappati dalle foglie cadute o da altro. Si avvicinarono all'auto e guardando la situazione era chiaro che la ragazza per scendere dall'auto si era bagnata i piedi.

"L'hai fatta a nuoto?" domandò Mario sorridendo vedendo dove era parcheggiata.

"Quasi!" ammise lei ridendo. Oltre al resto anche quel sorriso era accattivante .

"Saliamo dietro?" domandò lei facendo scattare la serratura. Effettivamente era l'unica soluzione poiché la pozzanghera non arrivava fino a quel punto.

"Come preferisci" disse Mario mentre aggiravano la pozzanghera per fare come aveva suggerito Jovana.

"Forse riusciamo a raggiungere il posto di guida" le fece notare. Bastava allungarsi per aprire la portiera e con un grande passo salire a bordo.

"Ci arriverai tu che hai le gambe lunghe!" obiettò lei dandogli un colpetto sul braccio. Si fece consegnare le chiavi dell'auto e con un passo, come aveva pensato raggiunse il posto di guida entrando. Accese il veicolo portandolo al centro del parcheggio per darle modo di salire.

"Grazie sei un angelo!" lo ringraziò sorridendogli ancora una volta, Mario fece cenno di scendere dall'auto per lasciarle la guida.

"A questo punto, se vuoi possiamo andare a casa tua e ci fermiamo lì vicino" propose Jovana facendogli capire che poteva restare al posto di guida.

"Vuoi vedere dove abito?" domandò lui seduto al volante.

"Si mi piacerebbe, sempre che non vuoi tenerlo giustamente nascosto!" rispose lei con uno sguardo di rimprovero.

"Facciamo così, ci fermiamo a prendere una pizza da asporto e la mangiamo da me" propose lui. Capì di averla messa in difficoltà con quella proposta. Sembrava pensarci sopra.

"D'accordo, dimmi che pizza vuoi così mentre andiamo a ritirarla, ce la preparano" ci aveva messo qualche istante, forse per pensare a dove potevano prendere la pizza, o forse perché pensava se fosse stato il caso di fidarsi o no di quel ragazzo appena conosciuto.

"Vivi da solo?" domandò mentre gli dava indicazioni sulla direzione della pizzeria dove aveva prenotato.

"Sì, non ci si sta in tanti a casa mia" rispose mentre parcheggiava sul marciapiede davanti alla pizzeria. Scese Mario, pagò e uscì velocemente dalla pizzeria, mentre proprio in quel momento iniziava a gocciolare. Lei intanto si era trasferita al posto di guida, ora era lui a dare indicazioni per arrivare al parcheggio dove aveva lasciato il suo van.

"Mi stai prendendo in giro?" domandò lei seguendo le indicazioni di Mario che la portavano in quel parcheggio accanto all'altro centro sportivo dove c'erano campi da calcio.

"Lì in fondo" disse semplicemente Mario facendole percorrere la via chiusa dove si vedeva già il van parcheggiato. La ragazza portò l'auto vicino al camper.

"Io vivo li dentro!" rispose aprendo il camper con il telecomando attaccato alla chiave, le luci avevano lampeggiato confermando che non stava prendendola in giro.

"Vuoi ancora vedere casa mia?" domandò un po' freddamente vedendo la ragazza che si aspettava al massimo un monolocale.

Non era certo un bel biglietto da visita il suo camper, pur essendo in perfette condizioni, con qualche foglia che ricopriva il parabrezza e probabilmente il tetto ricoprendo i pannelli solari.

"Facciamo così, ti lascio qui le pizze, andiamo al centro commerciale qui vicino, parcheggiamo dal lato del cinema, così se ti senti in pericolo non fai altro che urlare " propose lui, lo sguardo della ragazza passava dai suoi occhi blu al van davanti a lei. Forse aveva timore nel confessargli che si sentiva più sicura se si fossero spostati, anche perché, a parte la situazione con lui, quello era un posto isolato e che chiunque avrebbe potuto aggredire entrambi.

"Guarda che non mi offendo, ti posso capire" disse Mario con un sorriso aprendo la portiera dell'auto.

"Io vado, se te la senti, seguimi, lascio a te scegliere il posto più adeguato" suggerì Mario scendendo dall'auto dopo aver appoggiato le pizze sul sedile dell'auto.

Chiuse la portiera ed entrò nel suo camper l'accese e uscì dal parcheggio. Non era certo che lo seguisse, se non l'avesse raggiunto, sarebbe andato a prendersi qualcosa da mangiare nel centro commerciale prima del diluvio che sembrava arrivare da un momento all'altro.

 

"Accidenti!" disse lei scendendo dall'auto, accorgendosi di aver messo i piedi in una pozzanghera che non aveva visto. Aveva parcheggiato il camper in modo che il portellone fosse direzionato verso la portiera del guidatore. L'accolse aprendole il portellone laterale, le prese gentilmente le pizze e la invitò a salire chiudendo il portellone dietro di lei. Appoggiò le scatole sul piano della cucina prendendo dal cassetto alcune posate

"Ora ti divoro!" disse Mario affamato. La ragazza lo guardò strano pensando che si riferisse a lei, ma lo vide aprire le scatole togliendo il coperchio.

"Sono goloso di pizza" aggiunse poco dopo appoggiando la pizza con la parte inferiore del cartone davanti a lei.

"È tua, vuoi che la scaldo?" domandò Mario. Lei la toccò e la spezzò con le mani iniziando a dare un morso.

"No grazie va bene così!" rispose lei sorridente. Mario girò il sedile del passeggero e quello del guidatore e si sedette a mangiare.

 

Mario letteralmente divorò la pizza, goloso com'era, poteva essere paragonato a una delle Tartarughe Ninja, anche la sua ospite non era da meno, nonostante l'aperitivo avevano fame. Mentre mangiavano i tuoni in lontananza, anticipavano l'arrivo di un altro temporale come quello del giorno precedente.

Giusto il tempo per terminare di mangiare, piegare i cartoni e metterli nel cestino della spazzatura poco distante che iniziò a piovere con buona intensità. Nel parcheggio attorno a loro c'era del movimento, qualcuno correva verso l'entrata del centro e qualcuno verso l'auto. Normale a quell'ora, i ristoranti all'interno del centro commerciale e il cinema erano a pieno ritmo senza contare chi faceva la spesa, anche se la maggior parte usava altri ingressi.

 

"Hai ancora voglia di sopportarmi?" domandò Jovana quando rientrò nel camper. Da quando si erano incontrati al chiosco, non aveva smesso di fargli domande più o meno personali.

"Se quello che ho fatto finora è sopportarti mi piace e sono pronto a tutto" rispose lui sorridendole ritornando seduto nel divanetto.

"Addirittura!" esclamò lei simpaticamente.

"Certo perché no?" ribadì Mario. Aveva davanti a sé una persona piacevole e piuttosto carina.

"Mi sarebbe piaciuto provare a far qualcosa, ma ho le scarpe zuppe e i piedi bagnati" confessò la ragazza un po' imbarazzata.

"Per me non è un problema" disse Mario abbassando il tavolino che li separava per crear spazio e per guardare i suoi piedini.

"Se ti va, puoi usarmi come zerbino come dicevamo prima" propose senza perdere di vista i suoi piedi.

"Davvero posso farlo?" domandò per essere certa che non si era burlato di lei.

"Sì, puoi fare tutto quello che ci siamo detti e scritti e se ti viene in mente qualcos'altro fallo se non fosse di mio gradimento te lo dico" rispose Mario sorridendole.

"È da quando ho visto le foto che voglio farlo" ammise lei candidamente la ragazza.

A quelle parole Mario si sedette a terra appoggiandosi al tavolino con la schiena, si abbassò i pantaloni e i boxer mettendolo a disposizione della sua ospite.

Restò seduta a guardare ogni suo movimento e quando vide che si stava preparando per lei si bloccò per un attimo. Lo guardò e vide che le stava fissando i piedi. Ne sollevò uno appoggiandolo sul suo pene, sembrava accarezzarglielo delicatamente come se avesse timore di romperglielo. Mario sentì subito il fresco della suola sulla sua pelle, gli salì un brivido lungo la schiena. Alzò anche l'altro facendolo passare sotto la sua erezione mentre con l'altro continuava lo stesso movimento. Ancora una volta il dorso della scarpa bagnato gli aveva fatto salire un altro brivido.

Mario non riusciva a togliere lo sguardo dai piedi della ragazza, e quel movimento con la suola lo stava eccitando parecchio, anche lei guardava verso nello stesso punto accorgendosi che si stava irrigidendo tra i suoi piedini.

Iniziò a strofinare la suola sulla cappella mantenendola quasi in verticale con l'aiuto dell'altro piede, spingeva con forza mentre la sfregava e il fatto di vederla sporcarsi la incitava a farlo con più vigore.

 

"Te lo sto sporcando!" sottolineò sorridendo soddisfatta continuando a sfregare con forza guardando lo sporco che si trasferiva dalla suola alla sua cappella. Soddisfatta, era intenzionata a fare la stessa cosa con l'altro piede incrociando la posizione dei suoi piedini, nel farlo gli scappava via. Indispettita abbandonò la posizione alzandosi in piedi e salendo velocemente sulla sua erezione con tutto il peso.

"Ti va di farmi delle foto mentre te lo schiaccio?" domandò la ragazza mentre saggiava la sua durezza calpestando tutta l'erezione strofinando al tempo stesso le sue suole. Il cellulare di Mario non era sufficientemente a portata di mano, lei si accorse e lo prese passandoglielo senza nemmeno che lui aprisse bocca.

"Puoi aggiungere queste foto al tuo annuncio!" suggerì orgogliosa di far parte della collezione, continuando nei suoi movimenti.

Mario iniziò a fare delle foto, lei stessa guidava gli scatti prendendo pose particolari per evidenziare qualcosa che a lei piaceva.

 

"Sento il tuo calore attraverso le scarpe, pensa che mi stai scaldando i piedini" commentò piacevolmente Jovana continuando a camminargli sopra.

"Li ho sempre gelati" aggiunse infierendo un po' sul glande sporco.

"Quando capita, sai dove puoi metterli!" suggerì lui guardandola negli occhi scuri, in quel momento vide la sua vena sadica crescere, era concentrata a comprimere la cappella più che poteva con il tallone facendo crescere al tempo stesso l'eccitazione di Mario immortalando quegli istanti con gli scatti che continuava a fare.

"Mi lecchi le scarpe?" domandò lei ingenuamente. Sapeva bene che non c'era bisogno di chiedere un permesso, bastava ordinarglielo, inoltre dalla voglia che aveva lei stessa, gliel'avrebbe fatto fare comunque. Alzò il piede portandolo all'altezza del viso restando sulla sua erezione con l'altro piede.

"Tutta la suola!" precisò lei poco prima che lui appoggiasse la lingua per iniziare.

"Voglio vedere tutta la tua lingua sotto la suola" insistette nei particolari sottolineando la sua voglia.

"Dammi il cellulare, voglio immortalare questo momento" ordinò tendendo la mano verso di lui. Aveva lasciato il cellulare appoggiato accanto a lui mentre con le mani aiutava la ragazza a tenere il piede alla giusta altezza per fargli svolgere il suo compito. Recuperato il cellulare lo passò a colei che lo stava dominando con il semplice utilizzo dei suoi piedi.

"Bravo fallo di nuovo ordinò!" sporgendosi in avanti per filmare più comodamente, quello spostamento del peso aveva aumentato il piacere sulla sua erezione comprimendo meglio la cappella. Stava per esplodere sotto il piede, ma vogliosa di offrirgli anche l'altro da leccare cambiò posizione, quell'istante fu il paracadute che lo riparò da un evento prematuro.

Dopo essersi fatta leccare la suola anche dell'altra scarpa, documentando accuratamente tutto, gli infilò la punta del piede in bocca, entrò appena, giusto per fare delle foto anche in quella posizione. Mario lo spinse il piede più a fondo aprendo maggiormente la bocca facendo in modo che entrasse il più possibile. Eccitata dalla situazione continuò a scattare foto ricordo, così le stava definendo.

"Peso tanto per salirti con i piedi sulla faccia?" domandò una volta soddisfatta delle foto che aveva fatto.

"Fallo!" rispose deciso. Scese dal suo corpo per quell'istante che servì a Mario per distendersi completamente sul pavimento del van restando sempre in zona tavolino. Risalendo sull'erezione da lì camminò a piccoli passi sull'addome, poi sul petto prima di avvicinarsi al collo per fare poi l'ultimo passo. Lui la guardava quasi implorante di farlo prima possibile. Piazzò un piede da un lato del naso portando il peso poi su quel piede, controllando se ci fossero lamentele da parte del suo schiavo. Appoggiò così anche l'altro. Sembrò tirare un sospiro di sollievo dal piacere che provava a mettergli i piedi in faccia, si sentiva bene sopra quel ragazzone. Scattò qualche foto anche in quella posizione. Sentiva l'odore della gomma delle suole di quelle scarpe.

"Apri la bocca!" ordinò sistemando i piedi sul suo volto in modo da lasciare libera proprio quella parte del viso, sollevò un piede e lui obbedì ricevendo come premio il suo piede in bocca. I flash che lampeggiavano dal cellulare indicavano che stava documentando anche quel momento.

Iniziò a muovere il piede dentro e fuori, a lui venne in mente lo stesso movimento dei tacchi della sera prima e la parola 'succia' ripetuta più volte. La guardò e la vide intenta a fare un video di quegli istanti.

"Toglimi le scarpe!" ordinò non contenta di quanto stesse facendo. Obbediente gliele slacciò una sfilandogliela delicatamente ricevendo in premio il suo piede sulla faccia. Il piede era freddo e la calzina bianca che la ricopriva era notevolmente umida. Si appoggiò la scarpa appena levata accanto alla sua erezione prima di fare lo stesso con l'altro piedino. Immortalava ogni posizione e ogni passaggio come se fosse un tutorial su come usare Mario in quella situazione. Gli strofinò i piedini in faccia, lui oltre al massaggio che facevano al suo viso ne apprezzava il profumo. Non era un odore fastidioso, era delicato, chiaramente era una ragazza pulita, stava iniziando ad apprezzarlo sperando non se ne andasse mai.

"Ho le calzine bagnate!" fece notare la ragazza tornando sui suoi passi per salire nuovamente sul suo membro attorniato dalle sue scarpe appena tolte.

"Puzzano i miei piedi?" domandò sorridente mentre aveva già iniziato a fare una danza piacevole sulla sua erezione.

"No, adoro il loro profumo" rispose lui sinceramente cercando con le narici di assaporarne l'aroma che gli sembrava avere ancora sul volto, anche se i piedini si erano allontanati. Lei gli sorrise schiacciando con il tallone il glande sporco e gonfio di piacere. Passò nuovamente il cellulare a Mario senza dire nulla, era chiaro che voleva altri ricordi di quei momenti.

"Non smetterei mai di schiacciartelo" confessò la ragazza insistendo con i talloni proprio mentre lui stava filmando immortalando quello che anche per lui era un momento di piacere.

"Credo di aver registrato quello che hai detto!" gli fece notare lui sorridendo. Tornò al video appena registrato e lo fece ripartire e le sue parole erano chiare.

"Pazienza è la verità!" sorrise consapevole continuando a schiacciare.

"Volevo dire che se dovessi smettere di farlo ho una prova che non mantieni quello che dici!" le fece notare lui sorridendo strappando una risata alla sua nuova dea.

Mettendo un piede sotto alla sua erezione, portando poi l'altro sopra sembrava cercare di farglielo piegare sotto il suo peso. Quella nuova esperienza lo riportò al momento che l'aveva dentro il sandalo di Natasia. Ogni cosa sembrava collegarsi, punto dopo punto, come nel gioco della Settimana Enigmistica dove devi collegare i puntini in sequenza per vedere alla fine il disegno che si palesava. Probabilmente quel disegno, nel suo caso, era quello che rappresentava due fantastici piedi.

Tornò a passettini con i piedi sul volto di Mario, che a grandi respiri era tornato ad assaporare quel profumo gradevole.

"Mi hai quasi asciugato le calzine" gli fece notare lei massaggiandogli il volto con i piedi.

"Me le togli?" disse cortesemente sollevando un piedino, lui eseguì mettendo la calzina vicino al suo membro ancora eccitato.

"Puoi usarla come preservativo" suggerì lei vedendo dove l'avesse messa.

"Passami il cellulare" gli disse subito dopo perché voleva immortalare anche quel momento. Lui passò il cellulare e seguì il consiglio infilando la calzina completamente riempiendola con il suo pene e i suoi genitali, proprio come aveva fatto Lilly. Con la ragazza in piedi sul suo volto non aveva visto quello che faceva nell'indossarlo, ma era certo che l'avrebbe visto in seguito sulle foto che gli stava facendo Jovana.

"Ti sta piccola!" notò ridendo la ragazza appena l'ebbe sistemata bene attorno alle sue parti intime.

Si fece togliere anche l'altra calzina facendogliela infilare nello stesso punto. I suoi piedini candidi erano sul suo volto, non erano freddi come la prima volta che glieli aveva appoggiati addosso, glieli aveva scaldati con il suo corpo. Ne stava apprezzando ancor di più il profumo mentre lei iniziò la sua danza sul viso, il massaggio era ancor più piacevole per lui. Spostò i piedi e come in precedenza ne sollevò uno quando indossava ancora le scarpe, sapeva e sperava che avrebbe voluto metterglielo in bocca. Aprì la bocca accogliendo le sue fantastiche dita accarezzandole con la sua lingua.

Lei lo infilò più che poteva muovendo le sue dita all'interno della bocca sentendo il palato stringersi più man mano che andava a fondo. La lingua di Mario sotto il suo piede glielo accarezzava piacevolmente. La sentiva fremere, ancora una volta cambiò posizione camminando verso la sua erezione nascosta dalle calzine bianche.

Sempre più spesso quel suo fremere incontrollato portava quasi le gambe tremare. In passato aveva imparato a riconoscerlo come preludio a un'esplosione di eccitazione, con Silvia succedeva più volte, allo stesso modo accadde la sera prima con Lilly e Natasia. Silvia ormai disinibita dal loro rapporto gli spruzzava direttamente in bocca innescando poi un gioco di pulizia ed eccitazione continua, le due ragazze orientali invece l'avevano fatto sul suo pene. Jovana probabilmente non si sentiva pronta a fare quel passo.

 

Tornò a schiacciarglielo con forza a piedi nudi, dopo avergli sfilato le calzine che lo coprivano prendendole tra le dita dei piedi e sfilandogliele. Passò di nuovo di mano il cellulare per documentare ogni momento di quella serata. Aveva capito che la cosa che le piaceva era schiacciare il più possibile quella cappella, ci provò con tutte le forze, portando nuovamente al limite dell'eccitazione sia lui, sia sé stessa. Il fremito che saliva si fermò quando nuovamente cambiò posizione. Fu molto attenta a mettere il suo piede destro lungo tutta l'estensione dell'erezione, attenta ad arrivare con l'alluce proprio sulla sua cappella, occupò qualche istante a preparare quel momento, come un artista che sistemava il proprio modello accuratamente prima di dipingerlo.

Così lei, fece qualche prova, sembrava cercare la perfezione di una cosa che aveva sognato da una vita. La trovò e Mario aveva filmato tutta la cura messa nel cercarla. Si fece passare il cellulare sollevò il piede.

"Siediti e apri la bocca!" ordinò filmando tutto il movimento che lei stessa stava facendo.

Lui eseguì ansioso di avere nuovamente il suo piede in bocca. Con il suo aiuto l'infilò il più possibile a fondo sentendo nuovamente la sua lingua muoversi per assaporarlo. Lei filmò ogni istante di quello che per entrambi era il paradiso del piacere, iniziò a fremere, questa volta non era lieve quell'eccitazione che le aveva assalito il corpo. Tolse il piede dalla bocca appoggiandolo sulla spalla come se fosse sufficiente, appoggiò il cellulare sul sedile del guidatore accanto a lei, non si accorse che si era appoggiato allo schienale continuando a filmare.

 

Fece scivolare la gamba dietro alla schiena di Mario mentre contemporaneamente gli afferrava la testa tirandola a sé. Stava facendo quello che Silvia faceva abitualmente senza abiti, gliel'aveva sbattuta in faccia, tenendo il suo volto proprio all'altezza giusta. Indossava ancora i fuseaux e presa dall'eccitazione del momento probabilmente non si accorse nemmeno di quello che stesse facendo. Mario la sentiva fremere, la sua gamba che la reggeva sul suo giocattolino aveva ripreso a tremare. Lei si strofinò con forza sulla faccia di Mario usandola per masturbarsi mentre gemeva di piacere. La teneva compressa su di sé sfregandosi sempre più velocemente, fin quando si calmò rallentando il movimento poco per volta fino a fermarsi soddisfatta con un lungo sospiro di sollievo.

In quell'istante capì quello che aveva fatto, arrossendo di colpo. Sembrava pentita dei suoi gesti e contando le volte che gli aveva chiesto scusa, lo era parecchio. Si allontanò lungo il corridoio che portava al letto posteriore.

"A me è piaciuto!" disse per calmarla raggiungendola gattonando.

"Non dovevo!" ribatté costernata con le mani sul volto come per nascondere il suo imbarazzo.

"Non ti è piaciuto?" domandò lui cercando di capire quale fosse il problema.

"Scherzi, credo siano gli orgasmi più belli della mia vita" rispose lei quasi senza pensare a quello che diceva. Mario si avvicinò ancora mettendosi seduto ai suoi piedi avvolgendoli tra le sue gambe incrociate.

"Ho usato il tuo volto per masturbarmi" continuò lei guardandolo dall'alto al basso.

"Non volevi?" domandò ancora lui abbracciandole le gambe.

"No, cioè sì, no" era abbastanza confusa era chiaro. Tacque qualche istante, ci fu solo il rumore della pioggia sul tetto del van e delle auto che si spostavano nel parcheggio.

"Non era nelle mie intenzioni sbattertela in faccia in quel modo" disse rammaricata dopo aver raccolto le idee.

"Mi è venuta una voglia di farlo così forte e presa dal momento non sono riuscita a impedirlo" spiegò lei prendendo le sua testa tra le mani.

"È stato bello!" le fece notare guardandola negli occhi.

"Fantastico!" lo corresse accarezzandogli la testa mentre gli sorrideva dolcemente.

"Ora ti sei bagnata" le fece notare lui stuzzicandola avvicinando il suo volto dove lei stessa l'aveva voluto tenerlo con forza.

"Colpa tua!" disse ridendo lasciandolo fare. Gli appoggiò la lingua proprio in quel punto dove era più bagnata.

"Non ti fa schifo leccarla?" domandò curiosa mentre lui passava la sua lingua all'esterno dei fuseaux.

"No, mi piace" rispose lui prendendo una pausa con la lingua.

"Oddio tu mi farai morire" disse divincolandosi prima che l'eccitazione salisse, per evitare di superare il limite nuovamente.

"E non va bene!" proseguì lui cercando di individuare il suo pensiero.

"Certo che non va bene, o almeno al primo appuntamento". Jovana ridendo si diresse verso il sedile del posto di guida scavalcando Mario. Prese il cellulare che aveva abbandonato, accorgendosi che stava ancora registrando.

"Credo di non aver spento il video!" disse imbarazzata ancora una volta. Spense e andò subito a guardare cosa avesse ripreso mentre Mario si vestiva.

"Oddio, mi sembro una ninfomane impazzita" commentò ridendo, dopo un attimo di messa a fuoco dovuta al cambio d'inquadratura la scena mostrava tutta la scena compreso il dialogo avvenuto poco prima che spegnasse.

"Meglio se lo cancelliamo" disse Jovana confusa.

"Non lo vuoi come ricordo insieme al resto?" domandò Mario mettendosi sul divanetto davanti a lei.

"No!" disse cestinandolo.

"Aspetta, toglilo dal cestino" cambiò idea restituendo il cellulare al legittimo proprietario per non cancellarlo.

"Sì, mi è piaciuto tutto di quei momenti, come quello che è successo prima" confessò quasi implorandolo di salvare il video che aveva cestinato.

Mario in poche mosse lo recuperò notando che era piuttosto lungo. Dalla fuga della ragazza il resto non era chiaro, mostrava il divanetto e parte della coppia avvinghiata.

"Lo puoi tagliare togliendo l'ultima parte?" domandò lei.

"Certo!" rispose mettendosi all'opera.

"Quando hai tempo, nascondi il tuo volto e mi invii tutte le immagini per favore?" domandò la ragazza ansiosa di avere le foto e i video come ricordo.

"Non mi vuoi più vedere?" domandò lui sorridendole.

"No, non è quello, anzi" disse togliendo ogni dubbio.

"È che non voglio che nessuno ti riconosca in queste foto e video" spiegò lei.

"Le mie amiche armeggiano spesso con il mio telefono, non vorrei che finiscano in giro le tue foto" aggiunse chiarendo la situazione.

"D'accordo, per vedere l'originale sarai costretta a venirmi a trovare altre volte" disse ridendo facendole capire chiaramente che a lui avrebbe fatto piacere rivivere quei momenti con lei.

"Contaci!" ricambiò il sorriso dandogli un calcetto con il piede nudo.

"Ora è meglio che vado!" disse dopo aver guardato l'ora dal suo cellulare. Nel parcheggio c'erano ancora un po' di auto, probabilmente i proprietari erano al cinema all'ultima visione.

"Posso?" domandò Mario sedendosi a terra davanti a lei, recuperando calze e scarpe della sua ospite.

"Grazie!" accettò sorridente all'iniziativa.

"Hai ancora i piedi freddi" le fece notare lui prendendo delicatamente uno dei suoi piedini per farle indossare le calzine.

"Te l'ho detto, li ho sempre gelati, solo tu riesci a farmeli andare a fuoco!" disse lei ridendo mentre guardava quello che stava facendo.

"Hai un'altra ragione per tornare!" la punzecchiò lui impegnato a scaldarle i piedini.

"O per non andarmene!" lo corresse lei alzando un piedino mettendoglielo sul petto.

"O per non andartene!" confermò lui ripetendo le sue parole, sottolineando che avrebbe potuto continuare ancora. Riprese entrambi i piedini in mano per scaldarglieli dando qualche bacio sul dorso. Non osava metterli altrove, anche se avrebbe tanto voluto farlo.

"Sarebbe bello avere il tuo scaldotto nelle scarpe tutto il giorno!" disse lei sorridente pensando a quando il calore delle sue parti intime glieli aveva scaldati in poco tempo.

"Vediamo se si riesce", propose lui sorridendole

Iniziò con il voltarle le spalle sempre seduto sul pavimento, appoggiandosi alle sue gambe con la schiena. Prese una gamba facendole appoggiare la coscia su una spalla, facendo lo stesso con l'altra trovandosi con la testa tra le sue cosce. Non capiva cosa volesse fare con quei movimenti, lo vide prendere una calzina e arrotolarla, avvicinando subito dopo anche una scarpa mettendole tra le gambe piegate, pensando che volesse infilargliele non ci fece più di tanto caso.

Infilò le dita del piede nella calzina, ma prima di srotolarla lungo il piede, infilò qualcosa di caldo e duro sotto la pianta del piede. Lei sorrise guardando quello che stava facendo, sentiva il calore che sprigionava quell'erezione che insieme al piede poco per volta veniva avvolta dalla calzina.

Una volta fatto, allargò le stringhe della sua Adidas prima di fargliela infilare perché fosse più comodo farci entrare entrambe le parti del corpo. L'infilò in parte comodamente fin quando si sentì comprimere il glande dalle dita del piedino soprattutto quando arrivarono verso la punta che non essendo stringata risultava più stretta e più difficoltoso il passaggio.

"Aspetta" lo fermò. Voleva collaborare al nuovo giochino iniziato da Mario. Lo scavalcò alzandosi in piedi schiacciandoglielo piacevolmente, appoggiando poi l'altro piede nudo e freddo sull'inguine.

"Riproviamo!" propose pensando che in quella posizione riusciva a essergli d'aiuto per raggiungere lo scopo. Muovendo le dita e assecondando il movimento più facilmente riuscirono a fare entrare il piedino della ragazza più a fondo seguito dall'erezione sempre più dura.

"Fantastico!" esultò apprezzando il tentativo. Iniziò a schiacciarglielo sapendo bene che più di così era fisicamente impossibile fare entrare entrambe le parti del corpo.

"Foto!" ordinò passandogli il suo cellulare. Iniziò a farne qualcuna da varie inquadrature fin quando lei non alzò il piedino che aveva appoggiato sull'inguine. Piegò la gamba cercando di arrivargli a livello del viso. Capendo le sue intenzioni fu Mario stesso ad aiutarla appoggiandole sotto il viso strofinandoglielo sotto la pianta del piede. Il peso della ragazza sulla sua erezione dentro la scarpa, il piede freddo sul suo volto lo stava eccitando. Jovana volle il cellulare per continuare a riprendere il momento che si era creato, iniziò a saltellargli sopra leggermente, tale movimento riuscì a farlo entrare ancora un poco e facendolo spostare sotto il suo piede. Lo spostamento fu sufficiente a fargli finire la cappella proprio sotto l'alluce che finì per essere ancora più compressa facendolo impazzire di piacere, lei se ne accorse perché iniziò ad ansimare dall'eccitazione mentre leccava avidamente il suo piedino nudo. All'improvviso le lasciò il piedino nudo cercando di fermare il movimento che stava facendo sul suo membro irrigidito oltremodo.

"Non toglierlo!" lo rimproverò lei vogliosa fermando per un istante il suo movimento.

"Conviene toglierlo se non vuoi che sporco calza, scarpe e piedino" le fece notare lui con voce eccitata al limite del piacere.

"No, fallo!" ordinò decisa.

"Fallo ti prego!" insistette lei riprendendo a saltargli sopra come aveva fatto poco prima e riportandogli il piede sul volto.

"Leccalo!" ordinò una volta che ebbe nuovamente il piede accanto alla bocca. Obbedì subito, cercando al tempo stesso di trattenersi il più possibile per evitare di sporcarle il piedino.

"È bellissimo!" disse vedendolo avidamente impegnato a leccare il suo piedino continuando a fargli foto. Mario non resistette oltre esplodendo nella sua scarpa svuotandosi fino all'ultima goccia grazie ai movimenti continui di Jovana.

"Ti adoro!" disse lei felice di sentire la sua crema calda tra le sue dita del piede. Le sentiva muoversi come per apprezzarne il calore.

"Non te lo faccio più tirar fuori!" minacciò con un sorriso, continuando a schiacciarglielo, mostrando per un po' il suo lato sadico.

"Se non fosse scomodo, ti porterei in giro così" disse cercando di fare un passo con il piede con la scarpa. Mentre Mario cercava di assecondare il movimento scivolando sul pavimento. Lei sorrise lasciandogli la possibilità di toglierlo dalla sua scarpa. Lui le sistemò la calzina aiutandola a indossare la scarpa completamente e comodamente. Jovana notò una gocciolina sulla sua cappella affacciarsi dal glande, velocemente con il piede nudo andò a strofinarglielo sopra per pulirla.

"Mi stavo perdendo questa" disse lei mostrando la gocciolina di crema proprio sul tallone. Lui prese il suo piedino e gliela leccò via.

"Ma no, cosa fai?" domandò. Forse era un rimprovero o un gesto che non apprezzava o peggio che le faceva schifo.

"Non dovevi leccarla!" lo rimproverò sorridendogli simpaticamente. Sembrava considerarlo un premio come per quella che aveva sotto l'altro piede.

"Ti piace leccare quelle cose?" domandò senza trovare un termine preciso, ma era chiaro a cosa si riferisse.

"Si molto!" confermò infilando la calzina al piede nudo appena leccato.

Non disse altro, Jovana probabilmente stava considerando che se ci fossero state altre occasioni gli avrebbe fatto leccare tutto senza pudore, cosa che effettivamente Mario sperava. O forse non voleva che lo facesse.

 

Pronta per andare a casa, una volta che Mario si fosse ricomposto, prese le sue cose e dopo avergli dato un bacio appassionato, lo salutò lasciandolo scombussolato per qualche minuto. Gli aprì il portellone laterale per farla scendere e la guardò salire in macchina e allontanarsi.

Mario restò ancora davanti al portellone con la testa altrove, lo chiuse dietro di sé soltanto quando vide scomparire la sua auto oltre la curva attorno al centro commerciale.

Altre persone si avviavano per lasciare il parcheggio, ma non erano la ragazze che l'aveva lasciato poco prima senza parole. Due tuoni in rapida sequenza attirarono la sua attenzione, alcuni lampi avevano disegnato le nubi appena sopra il cinema. Si chiuse dentro meditando di spostarsi per la notte in un luogo che il giorno dopo sarebbe stato meno trafficato.

Fu in quel momento che vide una busta sul sedile del guidatore. Guardò al suo interno scorgendo delle banconote. Scrisse subito a Jovana pensando che l'avesse inavvertitamente dimenticata.

"È per te, per le pizze!" disse pensando si fosse offeso per quanto gli aveva lasciato in busta.

"Ho preso solo due pizze non la pizzeria intera" protestò al messaggio seguente facendole capire che aveva esagerato.

"Smettila!" ordinò rispondendo velocemente a quanto aveva scritto lui.

"Buona notte, non vedo l'ora di vederci ancora" scrisse aggiungendo una serie di emoticon con cuoricini e labbra.

"Buona notte a te, dolce dea!" la salutò pensando al bacio che aveva terminato la serata.

I tuoni l'avevano avvisato, i goccioloni iniziavano a cadere per ora a basso ritmo. Decise di andarsene da un'altra parte, dove si era fermato, era troppo in balia delle intemperie soprattutto del vento che sembrava alzarsi, senza contare che l'indomani, il traffico di automezzi l'avrebbe svegliato all'alba.

Pensò rapidamente e l'unica soluzione, la più vicina era il grande parcheggio del parco dove aveva sostato la notte precedente, sicuramente il mattino era silenzioso.

 

Arrivò al parcheggio, non vide nessuno al suo arrivo, il pensiero di trovare le ragazze della notte precedente gli era passato per la testa, ma quel tempaccio non l'avrebbero preso due volte di fila. Sistemò quella che era la sua casa preparando il letto.

In ogni caso, era tranquillo di non dar fastidio nemmeno a loro e ai loro clienti. Abbassò le luci del van per dare meno nell'occhio usando una luce blu. L'illuminazione a led dava molte possibilità di colore e amava usare quel colore alla sera, riposava gli occhi e allo stesso tempo lasciava vedere comunque l'interno del van.

 

Iniziò a gocciolare, il vento era calato lasciando la scena alla pioggia che al contrario aveva aumentato la sua intensità, era appena passata mezzanotte e gli erano arrivati messaggi e mail a raffica. Si stava preparando per farsi una doccia veloce prima di mettersi a letto e sbrigare tutta la corrispondenza arrivata, scaricando nel frattempo le foto e i video appena fatti.

Stava togliendosi la maglietta quando sentì bussare al vetro del portellone, riconobbe la voce di Lilly che lo chiamava e guardando dal vetro notò il suo ombrello rosso.

"Mario" disse ad alta voce Lilly per farsi sentire, pochi secondi prima che gli aprisse il portellone.

"Ciao, cosa succede?" domandò lui dopo averla salutata. Senza dir nulla chiuse l'ombrello e salì a bordo.

"Possiamo stare qui un po'?" domandò la ragazza con il suo accento orientale.

Quel plurale era strano anche per la sua capacitò di usare l'italiano, era chiaro che si riferisse a lei e a qualcun altro, presumibilmente Natasia considerando che sapeva lavorassero entrambe in quel parcheggio.

"Possiamo giocare ancora!" propose per convincerlo vedendo che non rispondeva.

"Natasia?" domandò Mario curioso di sapere se quel qualcuno in più fosse la ragazza ladyboy che aveva conosciuto il giorno prima.

"Arriva con pullman!" rispose lei.

"Volete che vi porti a casa?" si offrì come aveva fatto altre volte il giorno prima.

"Voglio giocare con piedini!" rispose lei cogliendolo di sorpresa. Mario sgranò all'affermazione. Gli sembrava di capire che la sua presenza in quel momento non fosse dovuta alla pioggia che scendeva insistente, che per chi stava all'aperto poteva essere fastidiosa.

Fece a tempo a chiudere il portellone che lei allungò le mani per toccarglielo sopra i boxer che lo nascondevano, lo trovò già duro tra le mani. La lasciò fare, dopo un po' che lo toccava dall'esterno dei boxer, glieli abbassò velocemente togliendoglieli e iniziando a massaggiarlo delicatamente con le sue mani fredde.

"Schiacciare!" disse guidandolo nel punto dove la sera prima si era divertita parecchio. Stava usando il suo pene come una sorta di timone per guidarlo nel punto che voleva.

Come si sedette, lei si avvicinò per salire sul suo giocattolino, venne interrotta da una voce che nella loro lingua comunicava con lei. Andò ad aprire lei stessa facendo salire Natasia appena chiuse l'ombrello. Qualche istante dopo Lilly aveva occupato il posto sulla sua erezione insieme all'amica che senza dir niente aveva preso parte allo stesso gioco.

Il divertimento era ancora di pulirsi le suole usando proprio quella cappella che qualcuno aveva usato poco prima con lo stesso scopo. Era evidente dallo sporco accumulato che qualcuno le avesse precedute, non dissero niente continuando a farlo. In poco tempo gli era diventato notevolmente duro, gli stivali di Lilly diversi da quelli del giorno prima, ora erano in pelle lucida e gli arrivavano al ginocchio, con un tacco molto più sottile, simile a quello dei sandali di Natasia che indossava quelli usati il giorno precedente, gli stavano stuzzicando la cappella con crescente abilità e forza.

"Piace?" domanda retorica di Lilly, perché era chiaro dall'erezione sotto i suoi piedi che lo stavano facendo impazzire entrambi. La loro danza sul suo membro continuò a lungo eccitandolo al massimo, eccitando anche loro stesse. Alzarono in comune accordo uno dei loro piedini all'altezza del volto. Mario aspettava la loro parolina magica.

"Succia!" gli disse Natasia mettendogli il piede in bocca mentre Lilly lo metteva in faccia dall'altro lato. Eccola pensò subito Mario sentendo i brividi. Ancora una volta la spinta gli faceva appoggiare la testa sul tavolino dietro di lui facendo entrare il piede il più possibile. Muoveva il piede avanti indietro dentro la sua bocca, ripetendo quella parola più volte, mentre si masturbava vogliosa. Con il piede fasciato dallo stivale appoggiato in faccia, Lilly, gli teneva la testa ferma consentendo Natasia di insistere con il movimento del piede.

All'improvviso fermò quel movimento e senza togliere il piede, Natasia, si slacciò il sandalo sfilando il piede lasciandogli in bocca soltanto il sandalo e piazzandogli il piede sul lato opposto del viso rispetto a dove lo teneva Lilly. Fu Natasia stessa a togliergli il sandalo di bocca smettendo per un attimo di masturbarsi, lasciando Mario a bocca aperta in attesa che gli infilassero ancora un piede o il giocattolino di Natasia. Sentì uno spostamento del peso di Natasia, apprezzando la pressione che gli schiacciava sapientemente la cappella. Contemporaneamente Lilly tolse il suo piede dal viso dandogli la possibilità di vedere, nemmeno il tempo di capire cosa succedesse che Natasia gli si appoggiò sulle labbra la sua cappella già bella gonfia.

 

Con un'abile mossa da contorsionista riusciva a mettergli il piede in faccia e buona parte del suo giocattolino in bocca. Eccitato, Mario, serrò subito le labbra attorno al suo pene giocando con la lingua. Non ci fu necessità di dire quella parolina magica, aveva già iniziato a farlo. Come aveva fatto con il piede iniziò a muoversi avanti indietro usando la sua bocca per masturbarsi. Più si avvicinava con il bacino, più andava a fondo il suo giocattolino aumentando la pressione sul suo pene duro.

Si fermò improvvisamente togliendolo, Mario l'aveva sentita tremare di piacere mentre glielo stava succhiando. Lilly prese possesso della bocca infilandoci dentro uno dei suoi piedi nascosti dagli stivali facendoseli leccare a dovere.

Giocarono a lungo con la sua bocca usandola come piaceva alle due ragazze. Aveva leccato a dovere gli stivali e i sandali indossati dalle due ragazze rendendoli come nuovi, aveva fatto lo stesso con il loro piedini, nudi, candidi e freddi e aveva leccato tra le gambe Lilly e succhiato Natasia fino a farle scalpitare entrambe. Com'era successo qualche ora prima anche Lilly iniziò un fremito incontenibile che le faceva tremare al tempo stesso anche le gambe. Accadde un paio di volte e sempre si era allontanata, la lingua di Mario la stuzzicava entrando in lei stimolandola piacevolmente.

Anche lei come Natasia usava il suo volto per procurarsi piacere, gliela strofinò in faccia più volte, un po' per fermare il lavoro di lingua dello schiavetto un po' per il piacere di strofinargliela sul volto.

Natasia gli violentò la bocca con forza. Glielo faceva entrare completamente, Mario serrava le labbra per creare in lei ancor più piacere mentre giocava con la lingua sulla cappella cercando di stuzzicargli il buchino dell'uretra. Rallentò il suo movimento andando comunque sempre a fondo con il suo pene, mentre lui iniziò a succhiarglielo come se fosse una cannuccia facendola impazzire ancor di più, fin quando non lo tolse dalla sua bocca per prendersi una pausa, o così credeva Mario.

La vide accucciarsi vicino alla sua erezione toccandosi, improvvisamente Lilly si spostò e lei gli spruzzò sul pene. Si accorse in quel momento che l'altra ragazza gli aveva già bagnato il membro iniziando a camminandoci sopra spalmando la sua crema. Svuotato il giocattolino di Natasia, entrambe ricominciarono la loro danza schiacciandoglielo con forza come avevano fatto in precedenza, continuando cospargendo il tutto attentamente.

Ancora una volta Mario iniziò a leccare gli stivali che aveva tolto a Lilly con foga, succhiava il tacco leccava accuratamente la suola, era il chiaro segno che lo stavano facendo impazzire con i loro movimenti fin quando non unì la sua crema a quella già presente sotto i loro piedi.

Fu come una liberazione, vide entrambi sorridergli soddisfatte quando si lasciò andare. Continuarono fin quando la crema si assorbì scomparendo sia dai loro piedini sia dal corpo di Mario.

 

Soddisfatte, si pulirono con delle salviettine e si sedettero sui sedili, al posto di guida Lilly, su quello del passeggero Natasia, entrambe erano alle prese con i loro smartphone parlando di tanto in tanto tra di loro.

Era il momento di andare per loro, si alzarono entrambi, Mario prese le scarpe di Natasia e senza che nessuna delle due dicesse niente appoggiò il suo membro dentro il sandalo, infilandolo dalla parte posteriore in attesa che Natasia lo indossasse. Gli sorrise prima di farlo portandogli sopra tutto il peso. Non avrebbe mai voluto toglierlo da li sotto, ma dopo una decina di minuti durante i quali Mario l'aiutò a infilare anche l'altro, Natasia, glielo lasciò sfilare scendendo poi dal van.

"Ti piacciono i miei stivali?" domandò Lilly lasciandosi infilare le calzine restando seduta.

"Si, tantissimo!" rispose Mario intento a occuparsi dei piedini della ragazza orientale. Preparò uno dei due stivali appoggiandolo sulla sua erezione così che glielo schiacciasse ancora una volta prima di andare, lei stando al gioco lo fece con piacere cercando di farlo più forte che poteva. Una volta indossati entrambi glielo schiacciò ancora un po', Mario prese il suo cellulare e gli fece delle foto immortalando anche quel momento con lei. Questa volta Lilly usò anche i tacchi, molto più sottili di quelli usati il giorno prima, quando si spostò si vedevano chiaramente i segni lasciati sulla sua erezione. Non esitò a fotografare anche quelli.

"Mandami foto!" disse lei prima di dargli un bacio. Uscì dal van prendendo entrambi gli ombrelli che erano appoggiati accanto all'uscita.

 

In quel momento si accorse che aveva smesso di piovere, prima la sua attenzione era attirata da ben altre cose più eccitanti, non riteneva il caso di distrarsi. Si ricompose affacciandosi al portellone rimasto aperto seguendo con lo sguardo le ragazze. Le sentì parlare nella loro lingua, mentre stava per chiudere notò che Lilly correva verso il van. Mario guardò in giro per capire se avesse dimenticato qualcosa, non trovando niente tornò ad affacciarsi.

"Pulisci le suole" ordinò fermandosi davanti al portellone accompagnando la richiesta con un sorriso al quale non poteva rifiutare nulla, tanto meno considerando l'argomento interessante del suo ordine. Si sedette sul predellino del van, lei alzò il suo piedino splendido coperto dall'altrettanto eccitante stivale e tirandolo fuori dai boxer lo iniziò a strofinare sotto la suola.

Lei sorrideva nel vederlo eseguire quello che gli aveva ordinato di fare. Vedendo chiaramente sporcarsi la cappella, gli offrì anche l'altro da pulire, strofinò la cappella lungo tutta la suola arrivando a pulire tutta la lunghezza del tacco.

"Schiacciare!" gli disse togliendogli dalle mani il suo piede, salì velocemente sulla sua erezione tenendosi al tetto del van, sembrava avesse fretta di farlo ancora una volta. Glielo schiacciò soltanto qualche minuto, perché al richiamo di Natasia si allontanò correndo verso la fermata del pullman poco lontana.

La vide correre via con gli occhi sognanti, ancora una volta quella ragazza l'aveva colpito positivamente. Pochi istanti dopo quando gli inviò un tenero messaggio con qualche errore di battitura, ma il senso era chiaro, lui le rispose altrettanto teneramente.

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