SEsSOLOFOSSE - Capitolo 5, Discoteca

  • Scritto da TicToc Heel il 07/04/2021 - 04:41
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Era il giorno del camper, in genere prima del fine settimana, si occupava di fare tutte le commissioni necessarie per la settimana seguente, riempiendo i serbatoi dell'acqua, scaricando quello delle acque nere, far gasolio al van e a fare la spesa.

Come si svegliò, dopo una veloce colazione, si dedicò a casa sua, il van. Fatto il carico e scarico dei serbatoi e dato da mangiare al motore, si preoccupò di pulire i pannelli solari sul suo tetto, la pioggia dei giorni scorsi aveva lasciato terra ovunque, con l'occasione pulì anche il parabrezza e tutti i vetri di casa.

Pensò anche a fare le scorte per la settimana seguente. In genere riusciva a gestirsi di settimana in settimana, andando a fare la spesa di generi alimentari e delle varie necessità di una comune casa. Riempì il carrello del supermercato, e a sua volta riempì i vari armadietti e scomparti presenti a bordo, con quello che aveva acquistato.

 

Tornò all'interno del centro commerciale per mangiarsi un gustoso kebab. Di tanto in tanto si concedeva pasti in vari fast food o rosticcerie, senza contare le pizzerie. Avrebbe potuto stilare una classifica riguardo alle pizzerie d'asporto esterna all'area C.

Tornato sul van sistemò tutte le foto e i video realizzati il giorno prima, principalmente nascondendo i volti e parti che avrebbero violato la privacy degli interessati.

Nel rivedere le foto si eccitò parecchio speranzoso di fare quelle esperienze altre infinite volte. Le inviò anche a chi aveva condiviso con lui quei momenti. A Jovana fece gran parte degli invii, tra foto e video aveva preparato quasi 250 file. A Lilly, molte meno, ma le immagini dei segni dei suoi tacchi lo facevano eccitare ancor di più.

 

Si prese anche il tempo per aggiungere alcune foto e clip al suo annuncio. Decise di scriverne altri sullo stesso tono di quello che utilizzava tuttora, con altre foto e clip prese da quello che iniziava a essere un fantastico archivio fotografico.

Aprì la casella postale, e ci vollero forse un paio di minuti a scaricare tutte le mail che ricevute. Le foto e i video che aveva allegato finora sembravano aver avuto successo in qualche modo, molte delle mail le cancellava per le solite ragioni, arrivarono anche mail con allegate delle foto che mostravano nudità femminili, ma era chiaro che fossero immagini ritoccate e per giunta fatte anche male. Non potevano ingannare un occhio esperto. Silvia e Jovana risposero a tutti gli annunci che trovarono in rete, riconoscendo le loro estremità tra le foto allegate.

Certo, con molta probabilità non erano gli unici messaggi ai quali rispondevano, anche perché avevano il suo numero di cellulare e avrebbero potuto chiamarlo o scrivergli se avessero desiderato un altro incontro. Sembravano divertirsi a scrivergli anche in quel modo, forse stavano controllando le sue attività, non gli importava molto, era un piacere comunicare con loro qualunque sia stato il modo in cui l'avessero fatto. In ogni caso era stato contattato da altre persone interessate a fare con lui quello che mostravano le foto.

 

Decise di spostarsi in provincia, spesso gli chiedevano di lavorare in una discoteca nella quale faceva le foto ai clienti vip che la frequentavano. Parcheggiò poco distante, nonostante ci fosse il parcheggio completamente vuoto, lo faceva sempre per evitare il via vai della discoteca così da sgattaiolar via quando era stanco di restare in mezzo a quella massa di gente e a quella musica assordante.

 

La discoteca aveva spazi enormi, al chiuso dentro grandi capannoni, coperte da grandi tensostrutture e all'aperto con due piscine. L'aveva vista anche durante la chiusura sembrava un grande villaggio turistico, del quale mancavano soltanto le camere d'albergo, poi aveva di tutto, attrezzature per il divertimento, bar e snack in punti strategici in ogni spazio disponibile. C'era anche un piccolo parco alberato, in verità lo sarebbe diventato tra qualche anno considerando che le piante erano state trapiantate all'apertura una decina di anni prima.

Non doveva lavorare quella sera, ma conoscendolo lo facevano entrare gratis dall'ingresso dello staff. Conosceva gran parte del personale, oltre ai proprietari, dj fissi, baristi, buttafuori e gran parte delle cubiste assunte. Aveva preparato personalmente un video per il rilancio del locale, realizzò le foto accattivanti per i volantini di promozione e per il sito insomma per come si riempiva ogni sera, in particolare durante il fine settimana aveva fatto un buon lavoro.

Alcuni dei vip che iniziarono a frequentare il locale arrivarono tramite il passaparola, iniziò il primo attirato da amici che conoscevano il locale dando il via alla catena di personaggi che facevano la loro comparsa.

Come arrivarono nel giro di pochi mesi di apertura, allo stesso modo scomparvero. La presenza di vip comportava l'arrivo di altro pubblico, che doveva essere tenuto a debita distanza, se questo ospite voleva passare una serata in discoteca e divertirsi senza essere assalito da fans o idioti di turno, perché come c'era gente comune che si conteneva dall'assaltarlo per qualsiasi scopo, c'erano anche gli haters che avrebbero fatto di tutto per far casino.

A questo scopo era in costruzione una nuova ala dedicata agli ospiti particolari, con musica, piscina e sale private dove questi ospiti potevano stare tranquilli con amici e invitati, inoltre, avevano a disposizione una sorta di palco o vetrina dove potevano farsi vedere dai fans senza entrarne in contatto se non lo volevano loro. Le opere in muratura erano già iniziate, l'inaugurazione era prevista dopo qualche paio di mesi, e Mario era già stato contattato per occuparsi della promozione, ma era ancora presto.

 

Parecchi dei frequentatori abituali della discoteca lo conoscevano, tra questi, molte ragazze che speravano di ottenere un ingresso gratuito al di fuori della serata a loro dedicata durante la quale sarebbero comunque entrate gratis. Per onestà e correttezza spiegava subito che non aveva quel potere che queste gli attribuivano, nonostante poi nessuna ci credesse pensando che volesse fare il prezioso.

 

La cosa certa era che finire su uno dei suoi scatti equivaleva, per qualcuno dei frequentatori, sentirsi una sorta di vip, senza contare quando finivano nei video proiettati nel locale, per chi ci teneva a farsi vedere valeva come un biglietto per la notorietà. Anche se, in nessun caso, quella presenza avrebbe fatto curriculum professionale per qualcuno.

Le cubiste quando lo vedevano lo salutavano con un cenno della mano, se stavano lavorando, o se lo sbaciucchiavano se erano in pausa, in molti casi causando l'invidia di qualcuno, involontariamente accresceva la sua stessa popolarità. Certo non passava inosservato considerando la sua altezza, era tra i primi che notavano.

 

Molti gli si avvicinavano accompagnati da altre persone, cercando di mostrarsi importanti perché conoscevano quello stangone, il fotografo, nemmeno fosse stato il papa. Si presentavano davanti a lui dicendo a chi li seguiva, ti presento un amico.

Amico? Mario di amici ne poteva contare ben pochi, purtroppo per lui non erano nemmeno nelle vicinanze. Quello che lo considerava tale per lui era un completo sconosciuto, o al massimo ne ricordava il nome. Questo accadeva soprattutto con il genere maschile, lo tollerava comunque sorridendo e dopo aver scambiato quattro chiacchiere con assoluta gentilezza e cordialità cercava la fuga. Con il genere femminile si scatenava il peggio, era chiamato con tutti i nomignoli immaginabili, tesoro, amore, angelo del mio cuore e via dicendo, spesso usati a caso o molto più probabilmente calcolati in base alla persona che andavano a presentargli. Per non dimenticare i diminutivi che gli affibbiavano: piccolino, cucciolino, tatino o musino eccetera. Puro sarcasmo abbinati a uno di due metri.

 

C'era una ragazzina, forse diciottenne, un peperino per quel poco che conosceva il suo carattere, un metro e sessanta, lo chiamava stangone. Tremenda, quando lo incontrava, aveva sempre qualche compagna di classe da fargli conoscere, quella classe, doveva essere un allevamento intensivo di polli, considerando che in poco più di un anno gli aveva fatto conoscere almeno un centinaio di compagne. Se non altro non gli aveva mai chiesto alcun ingresso.

 

Quella sera, entrando in discoteca la vide, era sui divanetti in una specie di piano rialzato che dava su una delle piste principali. Come incrociò il suo sguardo, la ragazza, gli fece un cenno con la mano con il suo solito sorriso felice che da quando la conosceva non l'aveva mai lasciata.

Ricambiò il gesto cortesemente distratto dal passaggio di Greg e Adam due dei buttafuori, il secondo di colore, entrambi alti come lui massicci il doppio. Si stavano facendo strada tra la folla in modo rude. Riconoscendolo entrambi lo salutarono velocemente andando oltre passando davanti a lui. Aria di guai, pensò Mario sperando che non fosse così. Quando si spostavano così rudemente e velocemente i casi potevano essere due, VIP inaspettati o guai grossi. Nel primo caso, avrebbe potuto fare qualche foto per la discoteca. Decise di seguirli.

Approfittò della loro scia andando fino alle piscine. La solita rissa, la sicurezza interna guidata dal grande occhio, così lo chiamava, al piano superiore che controllava le telecamere sparse ovunque, aveva dato l'allarme spostando il personale che serviva nel punto giusto critico.

Si era fatto il vuoto attorno a un gruppetto di sei persone che sembravano pronte ad azzuffarsi per una ragione che non serviva nemmeno conoscere perché era sicuramente tanto stupida quanto inutile.

 

Mario aveva imparato i segnali visivi che la sicurezza si scambiava, qualcuno già intervenuto aveva segnalato armi in mano ai rissosi. Il segnale era chiaro, anche se lanciato al semi buio presente in quel punto della discoteca, si trattava di armi da taglio o contundenti. Seguendo i due ragazzoni, anche lui era entrato nel vuoto lasciato attorno al gruppo di ragazzi, una sorta di rissa tra bande, la divisione dei due gruppi di contendenti era evidente, un gruppo, forse parte di una banda, di sudamericani, e un caucasico era evidente che mal si sopportavano causando quasi ogni settimana una lotta. Erano stati allontanati altre volte, impedendogli l'ingresso, nonostante questo, riusciva sempre a entrare qualcuno facente parte di queste bande.

Chiaramente per evitare di essere sopraffatti anche i due massicci buttafuori davanti a lui aspettarono rinforzi, ce n'era un terzo dall'altro lato del cerchio, nel frattempo le due bande si scambiavano cortesemente insulti e il pubblico attorno tifava per uno o per l'altro gruppo o peggio ancora li incitava a far rissa.

Stupidi, se li avessero ignorati, proseguendo il loro divertimento, era facile che avrebbero limitato il tutto a degli insulti a distanza senza andare in rissa, ma con il tifo attorno a loro non potevano perdere la faccia rinunciando alla lotta.

I ragazzoni della discoteca, termine coniato dalle cubiste, cercavano di calmare gli animi, inascoltati ovviamente da entrambe le parti coinvolte. All'improvviso un ragazzo appartenente a uno dei due gruppi si scagliò contro i rivali, per cosa chi lo poteva dire.

Quella fu la molla che fece scattare i due gruppi, facendo reagire anche i buttafuori, che non potevano far molto. Se avessero bloccato un ragazzo di uno dei due gruppi, l'avversario diretto ne avrebbe approfittato per colpirlo. Tenerli a distanza prendendo tempo era la tattica per arrivare in forze e bloccarli tutti insieme.

Anche Mario cercò di appianare la situazione cercando come poteva di aiutare i ragazzi del servizio di sicurezza a prendere tempo inutilmente. I buttafuori avevano già fatto il loro lavoro disarmando e tenendo a terra tre dei ragazzi dei due gruppi, cercando allo stesso tempo di mantenere a distanza i diretti avversari. Contro uno stupido, la ragione non vale, pensò quando uno dei ragazzetti cercò di aggredire Adam mentre bloccava a terra un ragazzo della banda rivale.

Calmo e quieto, in apparenza disinteressato a quello che accadeva attorno a lui. Di poche parole, timido e riservato. Cerca sempre di passare inosservato. Era il modo in cui molti lo descrivevano, per quanto poco lo conoscevano.

 

Al movimento del ragazzo, alle spalle del buttafuori, impegnato anche a trovare i peggiori termini razzisti, ai quali i ragazzoni di colore avevano imparato a ignorare, Mario si mosse velocemente, afferrò il polso, lo contorse, lo disarmò e lo rese inoffensivo a terra con un ginocchio sulla schiena del fenomeno. Adam vide solo il momento in cui Mario bloccava l'aggressore a terra. Il ragazzo non si accorse nemmeno di quello che gli era appena capitato trovandosi faccia a terra, ne era certo. La puzza di alcol che usciva dalla bocca, quasi certamente unita a qualcos'altro non lo rendeva consapevole di niente. Ormai era una battaglia tra i ragazzi delle due bande e i buttafuori, ma il conteggio era chiaro, quattro a terra, due in piedi, fatti due conti vedendo la corporatura dei ragazzoni e quella di Mario, la scelta fu facile quanto sbagliata. Aggredito, Mario indietreggiò, liberando il ragazzo che aveva bloccato a terra, questo si rialzò proprio in tempo per far inciampare gli altri due idioti che si avvicinavano. Quale occasione migliore per disarmare anche quei due sbilanciati dal compare che era di nuovo a terra sotto i due amici. Giusto in tempo per l'arrivo di altri armadi della sicurezza, che li bloccarono definitivamente. Allontanati con le buone fino all'esterno, i sei avevano lasciato una scia di alcol proveniente dai loro respiri inequivocabile.

La verità era che se in tutte le discoteche vendessero acqua e spremute di agrumi al posto degli alcolici, ci sarebbero state meno risse e probabilmente meno raffreddori grazie alla vitamina C assunta. Dall'altro lato sarebbero state vuote perché non davano la possibilità di oltrepassare quel limite che sembrava essere d'obbligo oltrepassare.

 

Tornata la calma dopo aver ballato in una delle decine di piste, Mario si accomodò su un sacco di sabbia, così lo definiva, un elemento di arredo costituito da un grande sacco di stoffa riempito da piccole palline di plastica che si adattavano al corpo umano quando ci si sedeva sopra formando una comoda poltroncina con tanto di schienale. Non le apprezzava tantissimo perché era come sedersi a terra, soprattutto se la sistemavi per avere uno schienale, oppure al contrario era una specie di pouff senza schienale. Tipo quella di Fantozziana memoria. Optò per la prima soluzione, sedere a terra, ma con uno schienale dove rilassarsi e guardare la folla attorno a lui scatenarsi in tutti i modi.

 

"Ciao bello!" disse Adam avvicinandosi a lui. L'aveva visto sulla poltroncina mentre faceva uno dei giri di ispezione.

"Grazie!" allungò la mano per dargli il pugno, come gesto d'intesa.

"Di nulla, figurati" sorrise, allungò il braccio, colpendo con il pugno quello offerto dal ragazzone.

"Posso offrirti qualcosa?" domandò l'omone gentilmente. Entrambi stavano parlando ad alta voce per capirsi cercando di sovrastare la musica assordante, in realtà la comunicazione avveniva tramite lettura labiale, impossibile sentire chiaramente in quei posti.

"No grazie, sei gentile!" rifiutò gentilmente Mario sorridendo al ragazzone che aveva in piedi davanti a lui.

"Grazie ancora!" disse prima di andare porgendo ancora il pugno, che Mario colpì come in precedenza accompagnando il gesto ancora con un sorriso. Aveva conosciuto tutti i ragazzi che facevano da buttafuori, e almeno in quella discoteca non ne aveva trovato nessuno dedito alle risse. Adam, come altri tra i ragazzoni, aveva famiglia, in particolare una bambina con dei ricci tipo Mafalda la ragazzina delle strisce dei fumetti dei Peanuts di Schulz.

 

Restò solo, se per così si può dire, guardandosi attorno. Di tanto in tanto si avvicinava qualcuno che lo chiamava amico presentandogli qualcun altro che in automatico diventava amico e via dicendo. Nonostante le scenette, la cosa che lo divertiva era vedere l'abbigliamento di chi lo circondava, gli sembrava di essere tornato alle superiori quando ogni cosa era considerata forma d'arte, soprattutto da chi frequentava il corso di moda.

"Ciao Mario!" gli urlò all'orecchio, una ragazzina prendendolo alla sprovvista tanto da farlo spaventare.

"Ciao Vivi, come stai?" domandò riconoscendo la ragazzina che sembrava apparsa dal nulla. Era la ragazzetta che l'aveva salutato da lontano appena entrato.

"Bene!" rispose sorridendo come di consueto. Ancora una volta per capirsi dovevano urlare e leggere le labbra dell'altro.

"Hai bevuto?" domandò Mario quasi come rimprovero.

"No, mi hanno versato cola e rum addosso!" rispose con un sorriso contrariato. Al contrario dell'infinità dei presenti quando parlava con lei, non sentiva l'odore di alcol uscire dalla sua bocca. Sentendo l'odore forte che i suoi jeans emanava, gli era comunque venuto il sospetto.

"Sei stato forte prima!" urlò la ragazzina chinandosi accanto a lui per parlargli con più facilità. Ignorò quelle parole, non amava mettersi in mostra e il fatto che qualcuno l'avesse notato non gli piaceva e voleva tornare nella sua specie di bozzolo.

"Ho capito, non ti va di parlare!" esclamò lei qualche minuto dopo alzandosi scocciata dal fatto che lui non avesse detto altro in risposta a quello che doveva essere un complimento.

Gli girò le spalle mettendosi a ballare qualche passo davanti a lui, il ballo si trasformò in pogo, cambiando ritmo si fece più frenetico, ci furono spintoni, come spesso accadeva qualcuno finiva a terra o sbattuto su un divanetto al limitare della pista, era parte del gioco anche quello.

"Lo sapevo che se aspettavo qualche ragazza mi sarebbe caduta tra le braccia" gli disse sorridendo quando se la ritrovò in braccio sulla poltroncina. Una personcina di quella corporatura minuta era facile farla volare di qualche metro durante quei balli. Ricciolina, con gli occhi scuri, forse verdi grazie alle luci della discoteca, sembrava una ragazzina appena entrata alle superiori.

"Ti ho fatto male?" urlò ridendo senza far niente per alzarsi.

"Ma guardati" le disse riferendosi al sua corporatura.

"Una foglia mi avrebbe fatto più male" aggiunse ridendo.

"Ma grazie!" ribatté simulando un atteggiamento da offesa tradito dal suo immancabile sorriso.

"Sei il mio principe azzurro!" gli disse avvicinandosi all'orecchio per farsi sentire meglio.

"No, guarda che sono le luci, la maglia è bianca!" le fece notare spiritosamente Mario.

"Scemo!" ancora all'orecchio dopo averlo abbracciato con questa scusa.

 

"È il tuo ragazzo?" urlò un'altra avvicinandosi di lato ai due, era accompagnata da altre due altre ragazze.

"Sì!" urlò di rimando con un sorriso felice. Mario si limitò a sorridere senza dir niente stando al gioco della ragazzina che aveva in braccio. Le tre ragazze davanti a loro, sembravano avere qualche anno in più di Viviana, forse coetanee di Mario.

"Ti va di farti un giretto?" domandò la ragazza sfacciatamente a Mario ignorando intenzionalmente Viviana.

"È impegnato con me!" rispose la ragazzina a brutto muso al posto suo.

"Non vedi che è una bambina!" disse la ragazza girando i tacchi e andandosene. Mario trattenne Viviana pronta ad aggredire, almeno a parole il trio che era venuto a cercarlo, fu l'unico momento in cui accennò ad alzarsi.

"Ferma!" le urlò per calmarla.

"Non sono una bambina!" protestò Viviana rinunciando ad alzarsi, aveva fatto due conti, era preferibile stare in braccio a Mario piuttosto impegnarsi in una discussione inutile con tre tipe qualsiasi.

"No, ma quanti anni hai veramente?" domandò Mario parlando sempre ad alta voce.

"Diciotto compiuti il quattro febbraio!" rispose orgogliosa la ragazza.

"Siamo sicuri, è più di un anno che ci conosciamo, e mi hai sempre detto di averne diciotto" la rimproverò con un'espressione severa.

"Sai che io non ho diciotto anni!" ci tenne a sottolineare Mario per farle capire che era di qualche anno più grande di lei.

"Ti faccio vedere se non ci credi!" orgogliosa infilò una mano alla ricerca della tasca posteriore dei jeans, mentre restava in braccio a lui.

"Ferma!" le disse, prendendole il braccio.

"Che cosa fai, ci provi?" domandò Mario sorridendole, nel movimento alla ricerca del documento stava mettendo le mani nelle sue parti intime. Sapeva che non ci stava provando e il suo scopo era di smentire le sue supposizioni riguardo alla sua età.

"No, scusa!" rispose la ragazza imbarazzatissima, saranno state anche le luci, ma era chiaro che era diventata rossa in viso.

"Perdonami volevo farti vedere il mio documento!" disse cambiando posizione e prendendolo con l'altra mano.

"Ecco!" glielo mostrò mettendoglielo letteralmente davanti al naso, non che con quelle luci avesse letto chiaramente la data sul documento.

"Ok, ti chiedo scusa!" disse Mario sorridendole. La ragazza cambiò posizione nuovamente mentre infilava nuovamente il documento in tasca.

"Anch'io ti devo chiedere scusa, credo di averti fatto perdere un'occasione per questa sera!" urlò all'orecchio di Mario.

"Non è un problema, tanto sotto quest'albero piovono ragazze ogni tanto!" scoppiarono a ridere.

"Non vuoi andare dai tuoi amici?" domandò Mario quando finirono di ridersela di gusto.

"Ho capito non mi vuoi!" concluse la ragazza mettendo il muso cercando di alzarsi.

"Accidenti come siamo permalosette!" constatò lui ridendo.

"Ti ho chiesto semplicemente se non devi andare da loro, magari ti stanno cercando!" ci tenne a specificare subito dopo.

"Non mi stanno cercando" gli fece notare la ragazza mostrando il suo smartphone senza messaggi.

"Mi daresti il tuo numero di cellulare?" domandò la ragazza lanciandosi, non gli aveva mai chiesto il numero da quando lo conosceva.

"Cosa te ne fai?" domandò Mario a sua volta.

"Lo gioco al lotto!" rispose lei ridendo.

"Non funziona, ci ho già provato!" ribatté lui unendosi alle risate. Non le diede il numero, ma continuarono a ridere e scherzare facendosi battutine e scherzando su tutto. Viviana non si era mai alzata da quella poltroncina restandogli in braccio, cambiando posizione più volte ma restando sempre lì. S'illuminò il cellulare di Viviana, lo teneva in mano mentre stavano parlando .

"Messaggio!" le fece notare Mario indicando il cellulare illuminato. La ragazzina rispose.

"Sono le mie amiche!" spiegò lei cambiando nuovamente posizione. Si era alzata per sgranchirsi le gambe, dopo aver risposto al messaggio, anche Mario aveva avuto modo di allungarle per far riattivare la circolazione. Le piegò sprofondando nella poltrona andando quasi a gambe all'aria. Vedendolo quasi sdraiato si era limitata ad avvicinare le ginocchia di Mario con le mani, sedendosi, restando voltata verso di lui tenendo il corpo di Mario tra le sue gambe che aveva disteso lungo i suoi fianchi.

 

"Mi dovevo sgranchire le gambe!" disse una volta sistemata comoda sulle sue ginocchia. In quella posizione si trovava più in alto di quando non lo fosse prima.

"Puoi anche alzarti!" le fece notare sorridente.

"Mi stai cacciando?" gli urlò lei rabbuiata in volto.

"Permalosa!" gli urlò allungando la vocale finale chiudendo la parola con un sorriso.

"Ho fatto solo un'osservazione" la rimproverò sorridendo. Lei ricambiò il sorriso.

"Tu quando vai a casa?" domandò la ragazzina cambiando discorso chinandosi verso di lui per farsi sentire senza dover urlare come una pazza.

"Non lo so, farò un balletto e me ne vado!" rispose lui allungandosi per avvicinarsi a lei per risponderle.

"Vieni sempre da solo?" domandò lei ancora una volta chinandosi con il busto per farsi sentire. Quella domanda poteva avere due risposte, una nel gergo della discoteca chiedeva tra le righe se avesse una fidanzata o comunque qualche legame, l'altra era letteralmente quello che significava la domanda.

"Sì, e non ho una ragazza" nel dubbio rispose a entrambe le domande.

"Sei serio?" insistette sempre con il solito movimento di addominale.

"Sì, tanto qui cadono dagli alberi!" rise rispondendole.

 

"Ciao Miriam!" salutò riconoscendo l'amica di Viviana.

"Ciao Mario!" ricambiò il saluto con un sorriso. I suoi occhi azzurri e i capelli castano chiaro si distinguevano a malapena sotto quelle luci, ma avendola conosciuta con luci normali accese la riconobbe facilmente. I capelli che le toccavano le spalle sembravano saltellare come se avessero vita propria mentre si muoveva.

"Stefano non sta bene, è andato a casa con suo fratello!" spiegò all'amica avvicinandosi per parlarle. Mario non sentì molto del loro dialogo, la musica gli faceva sentire solo qualche parola di tanto in tanto.

"Lei è Marzia!" Viviana presentò un'altra delle amiche che si era unita al gruppo.

"Ciao, forse ci siamo già conosciuti" urlò Mario tendendole la mano restando immobile restando a far da sgabello a Viviana.

"Sì, infatti, è una stordita!" disse dando una manata alla testa dell'amica.

"Dovete andare?" domandò Mario avendo sentito solo le prime parole scambiate tra le ragazze.

"Ma la pianti di volermi cacciare?" lo rimproverò Viviana ancora una volta con il suo caratterino molto particolare.

"Ho solo fatto una domanda" scandì ogni singola sillaba per fargliela entrare in testa accompagnando tutto con il suo sorriso.

"No, non dobbiamo andare, prenderemo il taxi più tardi!" rispose lei quasi sgarbatamente.

"Stanno cercando un divanetto per sedersi, è da quando siamo arrivate che stiamo in piedi!" gli fece notare Viviana ad alta voce.

"Loro forse, tu sei comodamente seduta da quando sei caduta dall'albero" le fece notare ridendo.

"Scemo!" scandì ogni lettera della parola come aveva fatto lui in precedenza dandogli anche un calcetto sul fianco.

"Sedetevi con noi!" propose offrendo a Miriam il ginocchio di Mario restando seduta sull'altro. Lasciò spazio ritraendo e piegando la gamba, appoggiando il piede sulla poltroncina tra le gambe di Mario.

"Io dove mi metto?" protestò Marzia quando Miriam aveva approfittato per sedersi.

"Siediti qui" offrendo un suo ginocchio e quello di Miriam tra le gambe di Mario. Si sedette come suggerito dando le spalle a tutti, guardando invece chi le stava attorno.

"Sono comodo?" domandò Mario sorridendo.

"Ci dobbiamo alzare?" ribatté Viviana ancora presa dal suo lato permaloso.

"Lo chiedo a te perché è intrattabile!" si rivolse a Miriam facendole l'occhiolino strappando un sorriso sia a lei e a Viviana che lo scalciò tra le gambe.

"Scusa, ti ho fatto male?" domandò preoccupata quando Mario le fermò la caviglia con uno scatto dopo che le aveva dato il calcetto.

"No!" la guardò di traverso, passando al sorriso poco dopo.

"Che belle mani calde che hai!" urlò Viviana quando Mario le lasciò il piede. Indossava delle decolleté nere aperte che lasciavano intravvedere il piede.

"Ho i piedi gelati!" aggiunse, ancora ad alta voce.

"Anch'io!" rispose Marzia voltandosi pensando che l'avesse detto a lei, fu in quei momenti che guardò i loro piedi restandone ipnotizzato come succedeva spesso con altre ragazze. Se solo, non fossero entrate in argomento, forse non ci avrebbe nemmeno pensato, questa volta.

Accorgendosi che non parlava con lei si alzò girandosi verso il trio restando in piedi tra le gambe di Mario.

"Ce li scaldi?" domandò Viviana appoggiando entrambi i piedi sull'addome di Mario, anche Miriam li appoggiò accanto a quelli di Viviana. Marzia le guardava cercando di capire cosa fare.

Mario appoggiò le mani sui loro piedini freddi sentendo un brivido di eccitazione percorrergli lungo schiena.

"Fatemi spazio e fatemi sedere, voglio anch'io farmi scaldare i piedini" protestò Marzia, ancora in piedi tra le gambe di Mario.

"Ti faccio male?" domandò ad alta voce Miriam che si era accorta di tenere un piede in un posto particolare.

"Ti stai eccitando?" lo incalzò Viviana sorridendo con una certa soddisfazione, lei aveva centrato il bersaglio inavvertitamente e ora lo sentiva gonfiarsi, mentre Miriam l'aveva solo sfiorto.

"Non mi fate male, e per forza mi eccito, guardate dove avete messo i piedi!" disse di rimando lui quasi come se le volesse accusare.

"Voglio provare anch'io" protestò Marzia aggiungendo il suo piede tra quelli delle amiche restando in piedi tra di loro.

"Si sta eccitando!" notò la ragazza spingendo leggermente con il piede.

"Sicuro che non ti faccio male?" domandò poco dopo curiosa accentuando la spinta.

"Si sono sicuro, altrimenti vi avrei fermato" rispose lui lasciandole fare.

"Ce lo lasci schiacciare un po'?" domandò Marzia salendogli sopra con tutto il suo peso.

"Non lo state facendo?" domandò Mario a sua volta chiedendosi cosa intendesse.

"Intendeva se andavamo in un posto tranquillo per farlo!" spiegò Viviana spingendo un po' con il piede.

"Dai almeno ci divertiamo un po', altrimenti è una noia" commentò Miriam invitandolo ad accettare.

"Sei qui in macchina?" domandò curiosa Viviana pensando a un posto comodo. Gli venne in mente la macchina perché era il luogo più comune al di fuori di una discoteca.

"Sono qui in camper!" rispose Mario eccitato da Marzia che si era impegnata a schiacciarglielo.

"Scemo, dico davvero" lo rimproverò Viviana.

"Anch'io!" urlò Mario ripetendo la frase due volte perché non l'avevano sentito.

"Ce lo fai vedere?" domandò Marzia senza ritegno, mentre era concentrata a quello che aveva sotto il piede più che al discorso.

"È nel parcheggio vicino al parchetto!" spiegò alzando ancor di più la voce per farsi sentire. Marzia lo guardò in modo strano.

"Io intendevo questo!" esclamò schiacciandolo più forte con il piede. Mario sgranò gli occhi.

 

Dopo aver trascinato via Marzia da dove stava, anche Mario si alzò dal sacco a divanetto seguendo le ragazze all'uscita. Si fermò per un po' di saluti, tra cui gli omoni, qualche cubista e qualche 'amico' che gentilmente lo salutava. Raggiunse le tre ragazza all'esterno dove c'era ancora un gran massa di gente che voleva entrare o che sostava parlottando. All'esterno le orecchie gli fischiarono per una decina di minuti prima di abituarsi al consueto rumore che li circondava. Veicoli in movimento e sentir ancora le voci delle persone era quasi un sollievo.

"Non vedo l'ora di vedere il tuo camper!" disse Viviana prendendolo per mano come se fosse una bimba con suo padre. La proporzione era similare considerando la diversità di altezza tra i due. Mario la lasciò fare quando all'improvviso anche Marzia gli si attaccò al braccio.

"Ce lo fai vedere quando siamo in camper?" tornò alla carica sussurrando mentre gli tirava il braccio per abbassarlo e per dirglielo nell'orecchio. Non rispose, ma gli stava salendo quella voglia matta di farlo schiacciare a tutto il mondo femminile.

 

"Figata, ci vai in campeggio con quello?" domandò Viviana quando erano a una quindicina di metri.

"Io ci abito in quel van!" spiegò lui.

"Ci stai prendendo in giro" concluse Miriam pensando che si stava burlando di loro.

"No, dico davvero!" confermò lui infilando una mano in tasca per raggiungere il telecomando per far scattare le serrature.

"Anch'io ne voglio uno!" commentò Viviana quando gli aprì il portellone laterale guardando l'interno da fuori.

"Ok, siete convinte che ho il camper?" domandò un po' per tastare il terreno delle loro intenzioni.

"Beh, ora è evidente!" rispose Viviana sorridente.

"Possiamo rientrare?" domandò ancora.

"No, sei matto? Vogliamo schiacciartelo e farci scaldare i piedini!" rispose subito allarmata pensando che avesse cambiato idea.

"Io voglio vederlo quando te lo schiaccio!" insistete Marzia come un disco rotto.

"Quindi ne deduco che non avete cambiato idea e volete salire!" concluse Mario con voce calma.

"E se vi rapissi?" domandò subito dopo aumentando la velocità delle sue parole per spaventarle.

"Magari!" rispose Viviana ridendo.

"Solo il tempo di avvisare casa che non torno mai più, così non ci rompe nessuno e puoi rapirmi!" aggiunse sorridendo prendendo il cellulare in mano.

"Idem!" mostrarono il cellulare anche Marzia e Miriam.

"Vi siete fatte qualche acido?" domandò Mario ridendo.

"No, Marzia è così di suo, e ci sta contagiando!" scherzò Viviana.

 

Salirono a bordo e le lasciò curiosare in giro, continuava a guardare i loro piedini in quelle decolleté che risaltavano ancor di più il fascino delle loro estremità. Viviana e Miriam indossavano i jeans, mentre Marzia indossava un vestitino nero con una gonna appena sopra al ginocchio.

"Figata!" commentò Miriam.

"Ci stiamo tutti su questo lettone" fece notare Marzia sfiorando le lenzuola che lo ricoprivano.

 

"Mi sa che ti abbiamo sporcato i pantaloni prima" gli fece notare Viviana indicando il punto dove avevano messo i loro piedini. Avevano curiosato ovunque alternandosi in quegli spazi stretti e ora l'attenzione era tornata sul motivo per cui erano lì riuniti.

"L'ho detto che devi toglierti tutto" rincarò la dose Marzia.

"Accomodatevi" disse offrendo loro sedili e il divanetto. Si sedette, come ormai era abituato a fare, nello spazio occupato del tavolino. Marzia appena lo vide a terra si alzò in piedi.

"Voglio salirci sopra!" disse subito come per prenotarsi prima ancora che le altre potessero dire qualcosa.

"Lo facciamo insieme come prima" propose Viviana per non far torto a nessuno.

"Io voglio stargli sopra con i piedi" protestò arrabbiata Marzia.

"Non l'hai fatto anche prima?" le ricordò Viviana calmando le sue proteste.

"Sì, ma ora voglio vederlo mentre lo schiaccio" insistette.

"Anch'io!" ammise Viviana sorridente. Forse nemmeno lei stessa si accorse di quanto aveva appena detto.

"Togli i pantaloni" lo invitò Viviana docilmente a spogliarsi. Lui obbedì abbassandosi i pantaloni e sfilandoseli, facendo lo stesso con i boxer. Subito Marzia gli fu sopra con un piede.

"Oddio è bellissimo!" commentò una volta che gli si pesò sopra. Viviana e Miriam restando sedute gli appoggiarono sopra il piede accanto a quello dell'amica, facendo un po' forza.

"Impazzisco!" fu il commento di Viviana.

"Devi provare a salirci sopra!" insistette Marzia. Incuriosita Viviana tolse il piede giusto il momento per alzarsi.

"Ti ha sporcato la cappella!" fece poi notare a Mario. Continuava a guardare cosa succedeva sotto al suo piede.

"Non importa!" disse Mario apprezzando i loro piedini, prima che Viviana provasse a salire accanto all'amica.

"Allora te lo sporco io!" approfittò subito Marzia strofinando le sue suole sul suo pene impedendo a Viviana di risalire.

"Marzia!" la rimproverò.

"Aspetta mi pulisco le scarpe sullo zerbino e ti lascio lo spazio" cercò di calmarla mentre passava le suole sul glande sporcandoglielo vistosamente.

"È bellissimo, non ce la faccio a scendere, ce l'ha durissimo" commentò dopo essersi pulita le suole.

"No, ora scendi che lo faccio anch'io!" protestò Viviana tirandola giù di peso prendendola per una mano.

"Ma ci stiamo su tutte" insistette una volta obbligata a tornare con i piedi per terra. Anche Miriam si era alzata aspettando il suo turno impazientemente, stuzzicando l' erezione con il piede.

"Gli facciamo male!" le fece notare Viviana impegnata allo stesso modo a schiacciarglielo con tutto il peso mentre glielo sporcava con le suole.

"Ma se ce l'ha durissimo!" fece notare quando Viviana a malincuore lasciava a Miriam il piacere di usare lo zerbino per pulirsi le scarpe. Le due amiche suggerivano alla terza come fare per pulirsi le suole.

"Facciamo i video mentre glielo schiacciamo" esclamò Marzia vogliosa rompendo quell'attimo di silenzio mentre Miriam glielo schiacciava divertita.

Senza dire altro presero in mano il cellulare preparandosi a fare le modelle e le registe allo stesso tempo. Marzia salì battendo tutte sul tempo. Lei riprendeva dall'alto, dalla sua visuale, le due amiche filmavano dal basso. Come delle modelle si mettevano in posa mettendo alla prova l'erezione di Mario, allo stesso modo suggerivano alla compagna di turno, dove mettere i piedi per eccitarsi di più. La cosa che era più gettonata era la cappella, vederla sporcarsi dopo il loro passaggio le aveva eccitate ed era diventata la cosa più calpestata.

"Saliamo insieme!" propose Marzia.

"Gli facciamo male!" le fece notare ancora una volta Viviana.

"Fatelo pure, se mi fate male, ve lo dico" le rassicurò Mario lasciandole fare. Aveva proprio voglia di sentire il loro peso schiacciarglielo.

"Ti piace fartelo schiacciare?" domandò Viviana come per liberarsi la coscienza per quanto stava per fare.

"Sì, moltissimo!" rispose invitandole a farlo. Le aiutò lui stesso a sistemare i loro piedini in modo da avere ognuno un pezzo da schiacciare sotto la suola.

"Fai il video!" ordinò Miriam mentre gli stavano sopra con tutto il loro peso. Eccitato, Mario prese il cellulare che aveva appoggiato sul divanetto accanto a lui e scattò una raffica di foto e di video.

"Tu lo sai che non scendiamo più da qui sopra?" domandò Viviana sorridendo cercando di spingersi per aumentare il suo peso.

"Meglio!" rispose Mario sorridente ed eccitato.

"Se scendi, ho la prova che non mantieni quello che dici!" aggiunse facendole capire che le sue parole eccitate e interessanti erano state comprese nel video appena ripreso. Mario si ricordò che era accaduta anche in precedenza la stessa situazione.

"Era per dire" disse quasi in sua discolpa.

"Come faccio a starti sopra ventiquattro ore al giorno?" protestò sorridendo.

"Non lo so, non è un problema mio!" rispose lui eccitato. Per un po' insisterono a schiacciarglielo, sentendolo ingrossarsi sotto i piedi. Si scambiarono di posto e cercando di farlo con più forza.

 

"Lecca!" ordinò Marzia alzando improvvisamente la sua decolleté all'altezza del volto di Mario. Senza esitare ed eccitato dalla cosa obbedì immediatamente passando la lingua sotto la suola mentre la aiutava con le mani a sostenere all'altezza giusta il suo piedino. Le altre ragazze non avevano osato tanto, in attesa di una reazione all'ordine dell'amica. Vedendo che aveva ubbidito, alzarono immediatamente anche i loro piedini che Mario tenne in mano passando la lingua da una all'altra suola.

"Oddio ci hai sollevate!" notò Miriam sentendo la sua erezione gonfiarsi di più sotto i loro piedi.

"Fantastico!" commentarono le ragazze, filmandolo mentre si gustava le loro suole. Solo quando si convinsero di avere le suole pulite si cambiarono di posto offrendo l'altra suola da leccare.

Marzia fu la prima a riprendere di nuovo il posto e ad alzare il piede, Mario glielo prese e se l'infilò direttamente in bocca. La sentì fremere eccitata su di lui, le tremavano le gambe, se lo tolse dalla bocca per darle tregua, infilandosi quello di Viviana, ottenendo lo stesso risultato qualche istante dopo con lei e con Miriam successivamente.

Si limitò a leccare le loro suole avidamente, come sempre, per lui, erano la cosa più buona al mondo in quel momento. Sorprendendole ancora una volta unì i loro tacchi più vicino possibile e dopo averli leccati lungo tutta la loro lunghezza se li infilò in bocca contemporaneamente succhiandoli e facendoli entrare e uscire dalla sua bocca come aveva imparato da Lilly e Natasia. Stavano fremendo in modo incontrollabile erano distratte dal filmato che stavano girando di tutti quegli attimi fantastici che stavano passando con i piedi in bocca a Mario.

Finito di gustarsi i tacchi aprì nuovamente la bocca tenendo, a turno, il piede di ognuna in bocca appoggiandosi quello delle amiche in faccia.

"Mi stai facendo impazzire!" commentò Miriam eccitata quando il piede in bocca fu il suo.

Le altre non dissero niente, si stavano godendo il momento eccitante. Avrebbe voluto infilarsi completamente tutti i loro piedi in bocca, li avvicinò comunque e aprendo più possibile la bocca succhiò loro le punte infilando la linguetta tra le dita delle scarpe aperte di Viviana e Marzia che quando la sentirono avevano iniziato a tremare da quanto fremevano.

"Oddio!" esclamò Marzia sentendosi gocciolare tra le gambe. Tolse il piedino dalla bocca restando comunque sull'erezione dalla quale sembrava non volersi separare.

Anche Viviana e Miriam si erano bagnate, se ne accorse anche Mario vedendo i loro jeans bagnati proprio tra le loro gambine.

Soltanto Marzia era rimasta sul suo pene con i piedi, Miriam e Viviana erano piegate in due dall'eccitazione, Mario vide delle gocce scendere all'altezza del polpaccio di Marzia, quando ne vide una seconda raggiungere la prima prese il piede di Marzia cercando di sollevarglielo.

"Mi vuoi far morire?" domandò Marzia eccitata con una voce molto storpiata dal piacere che sentiva. Sotto i suoi piedi, un'erezione durissima le mani di Mario gli sollevarono il piede dove le gocce erano arrivate ormai alla caviglia. Mario avvicinò il piede della ragazza alla bocca leccando le gocce scese vicino al tallone.

"Aspetta è sporco il piede!" gli fece notare lei vedendo le gocce scomparire sulla sua lingua.

"Non ti fa schifo leccare quella cosa?" domandò sorpresa pensando che non fosse il caso di farlo.

"No, a me piace!" confermò lui passando ancora la lingua raccogliendo un'altra goccia.

"Mi farai morire l'ho detto!" esclamò ancora prendendo la testa del ragazzo sotto di lei tra le mani.

"Sta leccando il mio orgasmo!" fece notare anche alle amiche un po' eccitata e sorpresa dalla cosa.

"Pulisci bene!" ordinò accarezzando la sua testa. Viviana e Miriam guardavano interessate.

"Leccamela!" ordinò Marzia togliendogli il piede dalle mani e tirando la sua testa tra le sue gambe dopo aver alzato la gonna. Sentiva il suo ansimare proprio dove voleva, lui la stava accarezzando con la lingua sopra lo slip completamente bagnato dal suo liquido. Gli passò una gamba sopra la spalla costringendolo sempre più vicino.

"Lecca bene!" disse spostando lo slip dandogli la possibilità di assaggiargliela con la lingua.

Fu molto delicato, accarezzandola all'esterno ripulendola per bene dalle gocce che si erano fermate da quelle parti.

"Fantastico!", commentò eccitata. Aveva gli occhi alzati al massimo cercando di guardarla, mentre la linguetta lavorava dentro di lei, accarezzandola con delicatezza, la stava letteralmente facendo impazzire.

"Anch'io!" disse Viviana cercando un po' di spazio sul suo pene. Aveva tolto tutto, scarpe, pantaloni e slip restando in maglietta. Glielo schiacciava con forza apprezzando anche il piacere di sentire il calore che emanava riscaldandole al tempo stesso i piedini. Quando Marzia lasciò la sua preda stava quasi per cadere, le sue gambe non la reggevano. Viviana la sorresse con l'aiuto di Mario, quando fu seduta sul sedile in estasi riportò l'attenzione su quel ragazzone che stava facendole impazzire tutte.

"Sdraiati a terra!" ordinò Viviana. Mario scivolò con la schiena sul pavimento come aveva ordinato la ragazza con la base del sedere era oltre al gradino e la testa contro la parete.

"Mettiti nel corridoio!" suggerì la ragazza vedendo che non aveva spazio per togliersi le sue voglie.

Gli lasciò modo di spostarsi. Mario notò che anche Miriam non indossava più pantaloni come Viviana e sembrava aspettarlo vicino al lettone. Si sdraiò nel corridoio Viviana gli passò sul corpo camminandogli sopra come se fosse un tappetino. Arrivata in piedi sul suo petto si accucciò a cavalcioni e immediatamente gliela appoggiò sulla bocca strofinandola prima sul mento del ragazzo.

"Leccala!" ordinò mentre Miriam si accovacciò dall'altro lato rispetto all'amica toccandosi vogliosa. Le due ragazze incrociarono le gambe per avvicinarsi entrambe alla bocca. Mario leccava con passione quello che Viviana stava producendo eccitata dal suo lavoro di lingua.

Marzia ripresasi dall'eccitazione, sembrava volergli rendere il piacere schiacciandogli l'erezione cercando di infierire sulla sua cappella più forte che poteva.

Anche Viviana stava impazzendo dal piacere, il suo corpo vibrava intensamente, sembrava quasi in preda a convulsioni da quanto era eccitata. Si lasciò andare completamente alla passione.

"Vivi, gli stai pisciando in bocca!" disse preoccupata Miriam che stava eccitandosi a vedere i due così appassionati. Mario si era accorto e aveva aperto la bocca accogliendo completamente la sua urina gustandosela tutta.

"Oddio non volevo" si allarmò cercando di fermarsi, ormai troppo tardi.

"Fagliela tutta in bocca!" l'incitò Marzia in preda a un'estasi mentre s'impegnava con i suoi piedi e con i suoi tacchi.

Miriam prese il posto sul volto, mentre Viviana restò seduta sul petto di Mario prendendosi un po' di tregua. Anche Miriam cascò nella stessa eccitazione cercando di trattenersi il più possibile prima di sentirsi autorizzata a fargliela in bocca svuotandosi completamente facendogliela gustare tutta. Si fece ripulire dalla linguetta molto dispettosa perché continuava a stimolarla fin quando non rilasciò nuovamente il suo liquido in bocca. Sembrava non essersi perso nemmeno una goccia delle due ragazze.

"Tocca a me pisciargli in bocca" disse senza pudore facendosi largo tra le due amiche. Sollevò la gonna, e si accomodò sulla bocca, qualche secondo dopo si lasciò andare completamente.

"Bevi tutto schiavetto!" ordinò lei tenendogli la testa con le mani. Dopo essersi svuotata la linguetta che stava pulendola la stimolò mandandola in estasi per l'ennesima volta. Tutta tremolante si allontanò da quell'arma pericolosa che sembrava avere in bocca.

 

"Abbiamo pantaloni e slip bagnati!" disse Miriam recuperando i suoi vestiti e mettendoli alla luce che arrivava dall'illuminazione del parcheggio.

"Io solo gli slip!" fece notare soddisfatta e contenta di aver indossato una gonna.

"Ci hai fatto impazzire" commentò Marzia guardando i suoi slip bagnati. Mario si rivestì sorridendo alle loro affermazioni.

"Che succede?" domandò Mario mentre Viviana lo abbracciava più stretto che poteva appoggiando la testa al petto del ragazzone che aveva davanti.

"Nulla!" rispose, mentre stava chiaramente piangendo silenziosamente.

"Non ci credo" ribatté Mario. Viviana abbassò il volto guardando in basso per non farsi vedere piangere.

"Hai perso quel stupendo sorriso che hai solitamente quando ti vedo!" le fece notare Mario accarezzandole la testa.

"Guardami!" aggiunse alzandogli il viso mettendo dolcemente una mano sotto il suo mento per guardarla negli occhi. La guardò asciugandole una lacrima sulla guancia.

"Nulla, te l'ho detto!" rispose abbassando nuovamente la testa appena lui spostò la mano.

"Cos'ha?" domandò alle due amiche.

"Non so se è il caso tu sappia quello che abbiamo!" rispose Miriam avvicinandosi ai due nel corridoio già stretto per due.

"Te lo dico io!" si propose improvvisamente Marzia che era dimostrata la madre della spontaneità e della schiettezza dicendo chiaramente quello che voleva e quello che pensava.

"Marzia taci!" le urlarono dietro entrambe.

"No, non c'è niente di male, non capisco perché volete nasconderglielo!" obiettò Marzia.

"Succederà ancora?" domandò Viviana piangendo mentre lo guardava negli occhi.

"Cioè, capisco che avrai una marea di ragazze più brave di me!" spiegò mentre lui accarezzava i capelli di entrambe le ragazze dolcemente.

"Di ragazze che mi saltano addosso, ne conosco solo una" le fece notare sorridendo, contagiando anche lei.

"Vivi, gli sei saltata addosso?" domandò Miriam curiosa non essendo a conoscenza di questo evento.

"In un certo senso, mi hanno spinto e le sono caduta in braccio su quella poltroncina su cui ci avete trovato" spiegò timidente mentre raccontava aggiungendo particolari divertenti imitando anche i movimenti che l'avevano portata a quella situazione. Riportò il sorriso a tutte tre le ragazze e a Mario. Raccontò anche di aver detto che era la sua ragazza a delle ragazze che ci provavano con lui ricevendo i complimenti delle amiche evidenziando che se non l'avesse fatto, probabilmente, non avrebbero passato buona parte della serata insieme.

"Succederà ancora?" ripeté tornando seria e ad abbracciarlo.

"Aspetta, ma a te è piaciuto?" domandò curiosa cambiando discorso.

"Eccome!" ammise lui sorridendo.

"Ma tu non hai…" disse Marzia fermandosi di colpo lasciando lui capire cosa intendesse.

"Si hai capito!" insistette la ragazza.

"Significa che non siamo state brave?" domandò Miriam preoccupata di aver fatto brutta figura. Anche Marzia rizzò le antenne cercando una spiegazione logica nella sua testa.

"No, significa che non è un coglione come gli altri!" concluse Marzia scaraventandosi contro il gruppo per abbracciarlo.

"Cioè?" domandò Viviana allontanando Marzia per allontanarla da lui.

"Non posso spiegarvi se prima non parlate chiaro con lui!" le ricattò Marzia offesa per essere stata allontanata.

"Mi spiegate cosa è successo?" s'intromise Mario chiedendo spiegazioni.

"Niente!" gli rispose in malo modo Viviana! Rimangiandosi quello che aveva detto subito dopo chiedendogli scusa abbracciandolo nuovamente.

"Non vedo bambine qui, siete donne e dovete assumervi le vostre responsabilità" le rimproverò prendendone una alla volta e appoggiandole di peso sul lettone in coda al van. Sorrisero alla sua iniziativa, ma quando lo videro tornare serio scomparve il sorriso anche sui loro volti.

"Inizi tu Vivi!" esclamò dopo averle guardate con aria seria negli occhi.

"Fregatene di quello che potrebbe pensare, non puoi cambiare le cose!" la forzò Marzia insistendo.

"Aspetta, lasciala parlare!" cercò di zittirla Mario.

"È una scema non capisce che non si deve vergognare!" rincarò la dose Marzia non riuscendo a star zitta.

"Marzia, per favore!" ci riprovò nuovamente.

"Ok, ma non ti arrabbiare!" iniziò Viviana tirando un grande sospiro.

"Scema perché dovrebbe arrabbiarsi?" s'intromise Marzia alzando la voce.

"È la prima volta che vado con un ragazzo!" confessò tutto d'un fiato.

"Anch'io!" ammise Miriam dopodiché si voltarono tutti guardando Marzia.

"Non mi guardate, non è stato il primo!" ammise candidamente.

"Marzia!" lo rimproverarono le due amiche come se l'avesse combinata grossa al loro modo di vedere.

"Per quello che vi dico che non è un coglione!" spiegò dall'alto della sua esperienza con il genere maschile.

"Non ne trovate altri che…" s'interruppe.

"Insomma uno che pensa a voi prima di pensare a sé stesso!" continuò elencando le sue brutte esperienze entrando anche fin troppo nei particolari.

"Lui ha fatto solo quello che volevamo noi, e non so a voi, ma a me ha sfiorato solo i piedi e mi ha fatto avere una dozzina di orgasmi senza obbligarmi a far niente per il suo divertimento" aggiunse Marzia.

"O mi sto sbagliando?" domandò alle amiche che la guardavano strana fino poco prima. Ci fu un attimo di silenzio durante il quale ripassarono mentalmente i momenti passati con lui.

"Sei arrabbiato con noi?" domandò Miriam tornando al punto principale.

"Perché dovrei?" rispose lui restando stupito dalla domanda. Non ebbe risposta alla sua domanda. Nemmeno loro sapevano il motivo.

"Ma ti è piaciuto?" insistettero tutte tornando allo stesso discorso.

"Ancora?" domandò lui spazientito dalla loro innocenza.

"Lo chiedo io a voi" ribaltò la domanda.

"Considerando che è la vostra prima volta" aggiunse in attesa di risposta.

"A te?" girandosi verso Marzia.

"Cavolo se mi è piaciuto, se non ti avesse scovato prima Vivi, ora ti terrei tutto per me!" confessò mettendo in chiaro come sempre il suo pensiero e la sua emotività.

"Mi hai fatto star bene" aggiunse a bassa voce mettendosi in ginocchio sul letto per abbracciarlo tirandolo sul lettone con lei. Lui la lasciò fare seguendola sul letto.

"Se non mi fosse piaciuto, non ti avrei chiesto di rifarlo ancora" disse scocciata Viviana sentendosi lo sguardo di Mario e Marzia addosso. Mario si alzò andando verso il divanetto.

"Dove vai?" domandò Viviana seguendo i suoi movimenti.

"Tieni, aggiungi il tuo numero" disse passandole il suo cellulare. Viviana lo guardò incerta sul da farsi.

"Se non lo vuoi aggiungere, non importa" Mario cercò di imitare il suo modo di fare permaloso togliendole il cellulare di mano lasciandola di sasso. I due si guardarono, Mario guardò le due amiche sedute nel letto accanto a lei cercando di trattenere una risata. Scoppiarono tutti a ridere.

"Scemo!" scandì precisamente le sillabe capendo che la stava imitando prendendola in giro. Riprese in mano il cellulare che Mario le stava passando.

 

"Hai un po' di messaggi da leggere!" gli fece notare Viviana vedendo le icone rappresentanti SMS, mail e qualche altra icona di messaggeria con i numerini rossi indicanti appunto i messaggi ricevuti.

"Immagino" rispose consapevole.

"Le mail saranno da cestinare più di metà" aggiunse sedendosi nel letto insieme a loro.

"Posso leggere?" domandò Viviana guardandolo.

"Sì, ma prima apri il browser d'internet" rispose tranquillamente.

"Poiché siamo in vena di confessioni, parti da lì!" suggerì Mario.

"Sono certo che cambierete idea su di me!" aggiunse, Miriam e Marzia si avvicinarono al cellulare in mano a Viviana.

"Ti fai pagare?" domandarono quasi in coro le tre ragazze stupite dal testo dell'annuncio, preoccupate anche di dovergli dare dei soldi.

"Siete fuori?" rispose di getto lui non aspettandosi una risposta.

"Nell'annuncio vedete una tariffa?" domandò ancora.

"Si parla di compensi?" le incalzò facendole ragionare.

"Cavolo fossi in te, mi farei pagare anche tanto!" commentò Marzia guardando le foto e i video allegati.

"Quindi, lo fai con tutte?" domandò Viviana un po' delusa dalla cosa.

"Non proprio, dopo capirai leggendo messaggi e mail!" spiegò suggerendo di andare oltre.

"Incontro persone e non clienti, donne consenzienti e che vogliano farlo o sperimentarlo e sentano il piacere come lo provo io nel farlo" parlò in modo chiaro e sincero. Ci fu una serie di domande, più piccanti da parte di Marzia, ma se lo aspettava.

Iniziarono a leggere alcune delle mail, che scambiava con l'interessata di turno per lungo tempo e per una decina di volte al giorno in qualche caso di più.

Marzia sospettò che un paio delle ipotetiche interlocutrici fossero uomini, ai quali Mario aveva comunque risposto sempre con cortesia alle domande. Lessero anche altre mail, quelle che contenevano insulti o erano troppo volgari, chiaro segno che non fossero interessati alla sua proposta ma a ben altro. Viviana cancellò lei stessa i messaggi volgari e scrisse alcune mail di risposta sotto dettatura di Mario.

La parte più corposa della corrispondenza era fatta, con il loro aiuto.

"Possiamo leggere anche gli altri messaggi?" domandò Marzia curiosa. Mario era appoggiato a un lato del van, le ragazze dall'altro. Erano con le gambe distese sul letto. Miriam e Viviana erano nude, solo una maglietta copriva le loro parti intime.

"Potete coprirvi con il lenzuolo se sentite freddo" suggerì Mario vedendole un po' infreddolite. Andò a chiudere i finestrini aperti per far girare l'aria, lasciando aperto solo gli oblò sul soffitto. Le ragazze sembravano non ascoltare.

"Hai detto che non avevi una ragazza!" lo rimproverò Miriam.

"Confermo, non ce l'ho" insistette lui.

"Non lo sono, se leggete i primi messaggi vedete che sono ragazze che hanno voluto provare a fare quello che in pratica avete fatto voi" spiegò Mario rimettendosi a sedere. Ci fu silenzio nel van, mentre rumori di auto e motorini sembravano aver circondato il van.

"A proposito, non dovete andare a casa?" domandò accorgendosi del via vai esterno.

"No, dormiamo da me questa sera, ho casa libera!" rispose Marzia in modo distratto intenta nella lettura dei messaggi.

"Se volete, vi do un passaggio così non dovete pagare il taxi!" propose Mario, le sue parole non vennero ascoltate, la lettura era decisamente più interessante per quelle testoline curiose.

"Ovviamente quando avrete finito di fare le impiccione con il mio cellulare!" alzò la voce attirando la loro attenzione.

"Ce lo hai dato tu e ci hai autorizzato a leggere" protestò Miriam cercando di zittirlo.

 

"Tu lo sai che queste ragazze sono pazze di te?" domandò Marzia dopo aver letto i messaggi che si erano scambiati con Silvia, Jovana e la stessa Lilly.

"Non lo so, ci siamo legati, ma solo per divertirci in questo modo" rispose lui.

"Beh vi divertirete e ne sono certa, ma credo siano innamorate di te!" gli fece notare la ragazzina.

"Ed è chiaro che anche a te piacciono particolarmente" concluse guardandolo intensamente.

"In effetti, è vero, non si può negare, ma credo sia una cosa più sessuale" disse lui chiarendo il discorso.

"Tieni, ti ho messo il mio numero" disse Viviana allungando il braccio con il cellulare in mano. Mario si allungò per prenderlo, ma gli fu portato via da Marzia.

"Ora hai anche il mio" disse la ragazza sorridente dopo aver inserito anche il suo numero.

"E il mio!" aggiunse Miriam dopo aver aggiunto il suo numero passandolo poi di nuovo il cellulare a Mario.

Arrivarono dei messaggi alle ragazze che sentendo un avviso diverso dal solito corsero scendendo dal lettone a leggere chi fosse il mandatario.

"Io ti sposo!" disse Viviana dopo averlo letto il messaggio dolce che Mario aveva mandato a tutte tre, tornando nel lettone per abbracciarlo, seguita dalle altre amiche.

Restarono abbracciati per un po' mentre fuori si sentiva il solito via vai che sembrava essersi annullato quando stavano divertendosi in precedenza.

"Forza, vi porto a casa" disse per smuoverle un po'.

"Tranquille, non vi lascio davanti casa, mi dite un punto sicuro dove potervi lasciare, così non vengo a sapere dove abitate" aggiunse cercando di calmare la probabile ansia da sicurezza che potesse assalirle.

"Ok!" acconsentirono lasciandolo libero di muoversi.

"Tu dove vai a dormire?" domandò Viviana curiosa. La sua mente stava già elaborando un modo per incontrarlo nuovamente a breve, magari per caso, un caso molto voluto e ricercato da parte sua.

"Penso che andrò da qualche parte sul lago in questi giorni" rispose pensando a un paio di posticini a una mezzoretta di strada da dove si trovavano.

"Dev'essere romantico svegliarsi con la vista sul lago" commentò romantica Miriam.

"Mi fai sapere dove sei quando ti fermi?" domandò Viviana.

"Così per stare tranquilla!" aggiunse con l'intento di convincerlo a farselo dire.

"Ok, ti mando un messaggio quando sono arrivato!" acconsentì lui sorridendole accarezzandole i capelli.

"Anche a me!" aggiunse Miriam.

"Possiamo venire con te?" domandò Marzia guardando Mario con un'aria quasi implorante.

"Tanto avremmo dovuto dormire da me. Avvisiamo i miei che siamo con un amico e che torneremo in serata" propose lei cercando di convincere anche le amiche con lo stesso sguardo implorante.

"Ci stiamo tutti qui sul lettone!" insistette cercando di trovare le soluzioni alle domande che Mario avrebbe potuto porsi.

"Mangeremo dei panini insieme o una pizza" aggiunse pensando ad altre domande che lei stessa si porrebbe in una situazione del genere.

"Dobbiamo solo passare da casa mia a prendere qualcosa da mettere" concluse certa di aver pensato a tutto.

"Iniziate a scrivere ai vostri genitori, poi vi vestite, e andiamo da Marzia, se nel frattempo abbiamo una chiara risposta positiva unanime da parte di tutti  potrebbe essere che andiamo al lago, ma se anche solo uno dei vostri genitori non vi da il permesso, a casa tutte" spiegò essendo categorico nella risposta.

Sarebbe stato felice di aver compagnia al lago, una volta tanto stare con qualcuno non gli avrebbe dato fastidio, anche se era certo di dover sottostare alle loro mille domande e cedere quasi sicuramente a ogni loro richiesta.

"Potremmo farlo ancora" propose Viviana che già sognava di passare la domenica allo stesso modo di come aveva passato la serata, cercando di convincerlo.

"Non devi convincere me, devi convincere i tuoi genitori!" precisò Mario certo che avrebbe voluto farsi calpestare nuovamente dai loro piedini.

"Ok, ok!" accettò Viviana. Si consultarono tra di loro su cosa scrivere per convincerli mentre Mario preparava il van per spostarsi e portarle verso casa e forse al lago.

 

"I miei hanno risposto che posso venire al lago, mi chiedono in che posto ci fermiamo" annunciò felice Miriam per la risposta affermativa.

Marzia faceva da navigatore accanto a lui per andare a casa sua.

"Anche i miei, stessa risposta" annunciò Viviana con lo stesso sorriso poco dopo.

"Potete scrivere che andiamo a Mandello Lario, sempre che arrivi il consenso dai genitori di Marzia" precisò Mario.

"Ecco, io abito in quella villetta" spiegò Marzia indicando la prima d'angolo all'incrocio di una via con il vialone che stavano percorrendo.

"Mi spiace ragazze, sarà per la prossima volta" disse Mario fermandosi dove la ragazza aveva indicato. A quelle parole calò il gelo nel van.

"Potremmo organizzarci meglio" aggiunse dando loro una speranza riguardo alla gita al lago in compagnia. Un po' dispiaciuto anche lui si alzò dal posto di guida andando ad aprire il portellone laterale del van per far scendere Viviana e Miriam un po' sconsolate che lo abbracciarono ringraziandolo per la serata in compagnia. Marzia scese usando la portiera del passeggero, sembrava la più triste di tutte, Mario l'abbracciò forte.

"Sarà per la prossima volta, il mio numero l'avete, possiamo organizzarci meglio" spiegò loro per tranquillizzarle vedendole con gli occhioni lucidi segno che il loro sogno era appena crollato. Si avviarono verso l'ingresso della villetta salutandolo con la mano.

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