SEsSOLOFOSSE - Capitolo 6, Al lago

  • Scritto da TicToc Heel il 10/04/2021 - 05:02
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"Fregato!" urlò Marzia leggendo il messaggio che gli era arrivato proprio mentre inseriva le chiavi nella serratura.

"Anche i miei hanno risposto positivo" corse urlando per fermare Mario che stava salendo sul van per andarsene.

"Aspetta!" urlarono anche le amiche correndo verso il van inseguendo l'amica.

"Guarda!" allungando il braccio con il cellulare in mano che mostrava la risposta dei loro genitori, felici se avessero vinto alla lotteria più al mondo.

Mario lesse sospettoso i messaggi, le guardò negli occhioni ancora lucidi, prima lo erano dal dispiacere, ora dalla felicità. Erano state corrette, avevano spiegato ai loro genitori la verità. Lo conoscevano da tanto, vero, anche se conoscere era una parola grossa, l'avevano conosciuto meglio forse durante l'ultima ora piuttosto che durante tutto un anno con il quale avevano scambiato poco più di qualche parola e saluto. Un amico fidato, forse. Erano in compagnia delle altre due ragazze, vero. Andavano al lago, vero. Fosse stato lui un genitore si sarebbe preoccupato maggiormente. Fortunatamente per loro non era un maniaco, pensò Mario, se non dei loro piedini, sorrise tra sé.

"Non puoi tirarti indietro" l'incalzò Marzia pressandolo da vicino.

"Non lo farò, andate a prendere le vostre cose e chiudete tutto per bene, vi aspetto qui fuori" aggiunse Mario salendo sul veicolo facendo manovra pronto per accogliere le sue ospiti. Pensando a quello che stava succedendo si rese conto che chi gli avesse visti in quelle circostanze avrebbe pensato a degli svaligiatori di appartamenti, un furgone, le urla di gioia delle ragazze, lui che si preparava alla fuga. Si guardò attorno, la maggior parte delle villette visibili in quella via erano semi nascoste dalla vegetazione, piante, siepi o cancellate con reti oscuranti. Nessuno si sarebbe accorto di niente se non di una eventuale esplosione.

 

Dopo dieci minuti o poco più, vide apparire Viviana che di corsa raggiunse il van.

"Le altre stanno arrivando!" annunciò salendo a bordo attraverso il portellone laterale aperto, Mario la guardò sorridendo notando che aveva sulle spalle uno zainetto evidentemente pieno.

"Metti pure lo zaino sul fondo del van!" disse Mario restando seduto al posto di guida.

"Posso sedermi qui davanti con te?" domandò dopo aver lasciato lo zainetto ai piedi del lettone di coda come suggerito.

"Certo come vuoi!" rispose Mario stupito dalla domanda. Lei lo baciò sulla guancia stritolando le sue labbra contro il suo volto.

"Ho i pantaloni ancora bagnati, non mi sono cambiata!" spiegò lei un po' imbarazzata con un sorriso.

"Se non usi tutta l'acqua, c'è anche la doccia sul van" spiegò Mario mentre vide arrivare di corsa Miriam con due zainetti sulle spalle. La guardò in modo strano.

"Tranquillo, uno è di Marzia!" precisò salendo leggendo curiosità nello sguardo di Mario. Mario sorrise sollevato per la precisazione. Anche Marzia salì a bordo chiudendo il portellone dietro di sé.

Una volta a bordo partirono per la loro gita improvvisata in compagnia.

 

"Sento freddo ai piedini!" disse Viviana dopo un po' dalla partenza.

"Me li puoi scaldare?" domandò girandosi di lato e allungando le sue gambe fino ad appoggiarle su quelle di Mario mentre stava guidando.

"Spengo l'aria" propose lui appoggiando una mando sui piedini della ragazza affettivamente gelati.

In quel periodo il clima era caldo durante il giorno, ma la sera rinfrescava calando di quasi una decina di gradi.

"No, preferisco usare questo riscaldamento" disse sorridendo maliziosa spingendo con la parte posteriore del tallone sul suo membro che sentiva reagire alla presenza delle sue estremità.

"Ti do fastidio se faccio così?" domandò Viviana muovendo la parte posteriore del piede spingendo su quella che sentiva come l'erezione del ragazzo.

"No!" rispose lui continuando a scaldargli i piedini tenendoci sopra la mano fin tanto che non doveva usarla per guidare.

"Me lo fai tenere tra i piedini?" domandò Viviana con un sorriso malizioso.

Lo ringraziò felice quando lui lo tolse dai pantaloni e dai boxer mettendolo a disposizione dei suoi piedini. Strofinò le sue scarpe sull'erezione per qualche istante, poi puntò la base del tallone sulla punta del suo pene cercando di tirarlo verso di sé. Nel frattempo, la ragazza, cercava di muovere il suo piede all'interno della scarpa, cercando trovare lo spazio tra il tallone e la soletta sotto di esso forse per farlo entrare.

Mario fermo a uno stop, guardò che non ci fosse nessuno, prese in mano il piede che continuava a spingere sulla punta del suo pene e glielo infilò dentro, spingendolo fin dove era riusciva a farlo entrare.

"Oddio!" esclamò Viviana eccitandosi per quella presenza dura nella sua decolleté. Quella frase, attirò l'attenzione delle altre due compagne di viaggio che si alzarono dal loro posto per vedere cosa stessero combinando i due.

"Anch'io voglio provare!" protestò Marzia ad alta voce. Mario lentamente ripartì proseguendo il viaggio verso la loro meta. Non era entrato fino in fondo, ancora una volta la conformazione della scarpa con il tacco glielo stava curvando leggermente guidato dall'arco plantare di Viviana.

La ragazza iniziò subito a muovere il piedino su e giù come per massaggiarglielo delicatamente, cercava di spingere più possibile in basso sperando di farlo entrare fino alle dita dei suoi piedini, la sua speranza era di farsi penetrare completamente la scarpa. Si stava eccitando con quel movimento lento, ma soprattutto quella spinta che sentiva da parte di Viviana quando lo spingeva più a fondo lo eccitava ancora di più.

 

Arrivarono al parcheggio, in giro non avevano trovato praticamente nessuno. Ferme in sosta due auto all'inizio del parcheggio, lui andò in retro verso il fondo del parcheggio rivolgendo la parte posteriore verso il lago così da poterlo ammirare direttamente dal lettone posteriore del van.

A separare il retro del van dalla costa del lago, c'era un piccolo marciapiede e una ringhiera. Lungo questo lungolago, si trovavano dei piccoli alberi sotto i quali c'erano alcune panchine girate verso il panorama che offriva il lago anche di notte. Proprio accanto a una di queste panchine aveva trovato parcheggio Mario.

 

"Venite a vedere il panorama seduti su quella panchina?" propose Mario una volta sostato il van.

Marzia e Miriam acconsentirono immediatamente, già avevano commentato più volte la bellezza del lago punteggiato qua e là di luci mentre costeggiavano il lago durante il viaggio. Viviana, colpita anche lei dal panorama, era concentrata a godersi il caldo della mano e l'erezione di Mario sotto il suo piede.

"No, non voglio che lo togli da lì!" protestò come una bambina, non volendo scendere per continuare a sentire quel piacere.

"Nell'armadietto a sinistra sopra il letto c'è una coperta di pile rossa, la prendete per favore?" domandò alle ragazze sedute dietro. Nonostante le proteste e gli sforzi della ragazza volti a non farglielo togliere dalla sua calzatura, Mario lo sfilò da sotto il suo piedino. Lo sollevò leggermente portandolo alla sua bocca e glielo baciò dolcemente.

"Puoi farlo altre volte" le disse sorridendole per consolarla. Ci riuscì quando leccò le suole delle, la cosa eccitò la ragazza che sentì i brividi lungo la schiena risalire fino al collo a quel semplice gesto.

"Così, quando scendi, si attaccherà meglio lo sporco sotto le suole e potrai usare il tuo zerbino per pulirtele" aggiunse facendole l'occhiolino. Il sorriso si accese sul volto della ragazza lasciando trasparire felicità ed eccitazione in attesa dell'arrivo di quel momento.

"Anche a noi devi fare la stessa cosa!" protestò Marzia sostenitrice dell'equo trattamento tra le amiche presenti. Aveva seguito tutto quello che avveniva tra i due seduti sui sedili anteriori, mentre Miriam procurava la coperta.

Mario le sorrise, girò il sedile di guida poi quello del passeggero. Voltandosi vide Marzia pronta a offrirgli le sue calzature sollevando entrambi i piedini verso di lui.

Anche Miriam si era subito accomodata interessata all'equo trattamento. Prese i piedini delle ragazze, anche quelli di Viviana e li tenne in mano sostenendoli sotto il tallone. Li sentì freddi al tatto, si abbassò lui e alzò i piedini all'altezza del suo volto e a una a una leccò le loro suole.

"Oddio, sento i brividi!" commentò Miriam vedendo la lingua di Mario passare sotto la suola delle sue scarpe.

 

Quando completò la sua leccata, appoggiò delicatamente i loro piedini a terra e sorrise loro.

"Andiamo, qui fuori c'è una panchina, si sediamo a guardare il panorama" le spronò risvegliandole dal loro sogno di piacere che stavano ancora rivivendo nelle loro tenere testoline.

 

Aspettarono che Mario si fosse seduto sulla panchina per sedersi accanto a lui. Ci fu uno scatto, come nel gioco dove ci sono sedie sufficienti per far sedere tutte le persone tranne una, al segnale i giocatori si devono sedere, lasciando in piedi una persona che viene eliminata. Così accadde, Marzia restò in piedi, Miriam e Viviana si accomodarono ai lati di Mario, lasciando spazio soltanto accanto a loro e troppo lontano per i gusti della ragazza.

Protestò, cercò di farlo, ma era evidente che le amiche, l'avevano fregata. Guardò il trio, le due amiche sorridevano compiaciute per essersi accaparrate un posto a contatto del ragazzone. Aspettavano che si sedesse per coprirsi con la coperta per mettersi al riparo dall'aria che arrivava dal lago.

Aggirò la panchina mettendosi dietro, alzò una gamba, sistemandosi prima la gonna, per scavalcare lo schienale e si sedette proprio su di esso tenendo tra le sue gambe Mario. Con una mano gli scompigliò i capelli a spazzola che aveva, per festeggiare e manifestare la sua presenza.

Si coprirono con la coperta, almeno in parte, Marzia, a suo dire non ne aveva bisogno, sentiva il calore del corpo di Mario. Le due ragazze se l'appoggiarono addosso restando fuori soltanto con la testa, costringendo Mario a fare lo stesso anche se non aveva poi così tanto freddo.

"Se ti abbassi i pantaloni puoi scaldarmi i piedini" suggerì Marzia a bassa voce per non farsi sentire da qualcuno, anche se nessuno girava a quell'ora a piedi lungo il lago.

"Tanto sotto la coperta non ti vede nessuno" aggiunse stuzzicandolo con le sue voglie trasgressive. Mario ci pensò un istante, poi si slacciò i pantaloni, abbassandoli leggermente preparandosi a ricevere i suoi piedini.

Guidò lui stesso le gambe di Marzia facendosele mettere sulle spalle appoggiando poi i suoi piedini sulla sua erezione. La ragazza collaborò senza pensarci due volte sedendosi in pratica sulle spalle di Mario con la sua testa tra le sue cosce.

Mentre si godeva la sua erezione strofinando le suole sul suo glande rigonfio, anche Miriam e Viviana si erano messe a sedere sullo schienale della panchina. Appena si sistemarono anche con la coperta sulle gambe, Mario, prese i loro piedini e li unì a quelli di Marzia. Diligentemente passò la punta dello zerbino sotto le loro suole senza tralasciare un solo punto.

"Tu non lo sai ma ho tolto le mutandine" confessò Marzia sorridendo, mentre sollevava la sua gonna per coprire la testa di Mario. Lui ruotò la testa andando a baciarle l'interno coscia. Lei s'irrigidì immediatamente, sentire anche il solo respiro caldo in quel punto, le stava facendo salire i brividi lungo tutta la schiena, quel bacio portò quel brivido fino all'attaccatura dei capelli. Gli prese la testa tra le sue mani dopo avergli tolto da sopra la gonna, e dolcemente gli fece ruotare il viso davanti.

 

"Forza è meglio se andiamo a dormire!" ordinò Mario dopo averle lasciate giocare un po' con il suo pene con i loro piedini

"Domani ci sveglieranno presto" annunciò, conosceva la zona, si era fermato altre volte, il parcheggio sulla strada nel fine settimana sarebbe stato trafficato di turisti, soprattutto motociclisti in giro lungo quelle strade costiere.

"Chi ci sveglia?" domandò Viviana curiosa.

"Il traffico, la gente di passaggio, le barche a motore, il rumore in genere!" spiegò sapendo che per esperienza la sua sveglia era sempre qualche rumore esterno al van. Vivere per strada era sempre così, era il male di sostare in città o in luoghi frequentati. Anche se, in montagna era simile, la sveglia più delicata e dolce era fornita dalla natura, animali, per la maggior parte dei casi uccelli che con il loro cinguettare all'alba facevano ancora peggio per chi aveva il sonno leggero.

"Che brutto risveglio!" commentò Miriam al pensiero.

"Dovresti trovare un posto isolato!" suggerì Marzia accarezzandogli dolcemente i capelli.

"Sì, ci ho provato in montagna!" spiegò raccontando l'altra faccia della medaglia comunque più piacevole.

"Ci porterai anche lì?" domandò Viviana avendo preso gusto a stare con lui Mario.

"Perché no?" rispose lui senza pensarci.

Ormai, aveva riscaldato i loro piedini, si sollevò i boxer per rivestirsi, le ragazze protestarono, lui per scherzo li alzò tenendo al suo interno i loro piedini.

"Magari si potesse tenere sempre i piedini lì!" disse con un lungo sospiro Viviana. Uno per volta se li sfilò nonostante le proteste della ragazze.

"Ci lecchi ancora le suole prima di andare?" domandò Viviana. Lui si alzò dopo aver sollevato i pantaloni, lasciò loro con la coperta sulle gambe. S'inginocchiò davanti alla panchina e s'infilò sotto la coperta prendendo in mano i loro piedini.

"Voglio vedere quando me li lecchi!" protestò subito capendo che lo stava per fare di nascosto sotto la coperta. Subito la tolse vedendolo appoggiare la lingua sotto la suola di Miriam. Leccò ancora una volta le suole delle tre ragazze senza fermarsi un istante.

 

Lasciò le ragazze prepararsi per la notte mentre lui rispondeva a qualche altro messaggio e mail seduto comodo sul sedile del passeggero, dopo aver preparato il tavolino per il giorno dopo.

"Noi siamo pronte" annunciarono le ragazze mettendosi con i loro pigiamini corti e le calzine sul lettone a gambe incrociate come se stessero aspettando chissà cosa.

"Ok, mettetevi sotto le coperte" disse alzandosi dal sedile mentre le ragazze lo guardavano interessate riguardo a quello che avrebbe fatto.

Scomparve in bagno preparandosi alla notte facendo una doccia velocissima. Quando riapparve pronto per la notte con maglietta e boxer le trovò nella stessa posizione di come le aveva lasciate come se qualcosa le avesse bloccate in quella posizione.

Si avvicinò a ognuna di loro dopo aver spento le luci, le baciò sulla fronte augurando loro la buona notte. Dall'oblò del van entrava la luce che arrivava dai lampioni del parcheggio. Socchiuse anche l'oscurante sopra di loro per non infastidire le ragazze che avrebbero dormito sul lettone.

Si diresse verso i sedili anteriori, abbassò lo schienale di quello del posto di guida e ci appoggiò una coperta.

 

"Che cosa fai?" domandò Marzia quando vide che appoggiava una coperta.

"Noi stiamo aspettando te!" sottolineò Viviana, gattonando fino al limitare del lettone.

"Per fare cosa?" le guardò incuriosito, non capendo cosa volessero dire.

"Dormite, io sto qui, così avete più spazio" aggiunse intuendo qualcosa.

"No tesoro, tu vieni qua con noi!" lo rimproverò Miriam con aria seriosa.

"Promettiamo di lasciarti dormire!" aggiunse Viviana per convincerlo a raggiungerle.

"Parla per te!" la rimproverò Marzia intenzionata a godersi ogni istante con quel ragazzone.

"Marzia!" la rimproverarono le due amiche dandole entrambe una botta sul braccio.

"Se avessimo saputo che avresti dormito sul sedile non saremmo volute venire con te" spiegò Viviana andando verso di lui. Gli prese una mano dolcemente.

"Vieni!" disse tirando la mano verso di lei, lui non fece un passo.

"Sarei felice di dormire per la prima volta con un ragazzo" aggiunse a bassa voce sorridendogli.

"Vorrei fossi tu quel ragazzo!" concluse tirandolo ancora una volta la sua mano, anche Marzia scesa dal letto l'afferrò per la stessa mano. Si lasciò convincere dalle ragazze, recuperò con l'altra mano la coperta che aveva appoggiato sul sedile e le seguì.

"Tu in mezzo!" annunciò Miriam attendendo il suo arrivo. Lo aspettarono ancora fuori dalle lenzuola cercando di capire dove si sarebbe sistemato per sistemarsi di conseguenza.

 

Salì sul lettone come faceva sempre, solo che questa volta non era da solo, aveva compagnia, una fantastica compagnia. Avrebbe dormito accanto a delle splendide ragazze, la cosa lo emozionava e lo spaventava allo stesso tempo. S'infilò sotto le lenzuola raggiunto da Miriam e Viviana che si distesero velocemente accanto a lui, Marzia poco pronta a prendere posizione, ci pensò un attimo, non era per nulla intenzionata a stargli lontano, soprattutto avrebbe dovuto calmare quella voglia di lui.

Si alzò in piedi sul letto, spostando le lenzuola scoprendo così i tre che già erano sdraiati. Viviana e Miriam non volendo perdere il posto si erano strette al braccio avvolgendosi attorno lanciando un sorriso di sfida a Marzia che studiava la situazione.

"Spogliati!" ordinò in piedi tra le gambe di Mario. Si sentì osservato, anche le due ragazze accanto a lui lo guardavano sorridenti, si allontanarono lasciandogli spazio per fare come Marzia aveva ordinato. Mario le guardò senza muoversi. Marzia si chinò afferrando i boxer che indossava tirandoli lungo le gambe, Miriam afferrò la maglietta sollevandogliela con l'aiuto di Viviana.

Ridevano come delle matte mentre facevano quei gesti, sembravano impazzite. Una volta tolti i boxer, Marzia, gli salì sul pene con i piedini coperti soltanto dalle calzine di cotone che indossava.

L'aveva trovato rilassato, ma dal semplice tocco, a quando gli salì completamente con tutto il peso, la reazione fu veloce, sentì sotto i suoi piedini la sua erezione crescere

Quella reazione crescente sotto i suoi talloni stava eccitando anche lei stessa. Si tolse il pigiama che indossava, un pigiamino corto con i pantaloncini di un colore rosa pallido con una maglietta bianca con ricamati degli orsetti.

Si mostrò in tutto il suo splendore senza vestiti addosso, notò subito una cosa a impreziosire quel fisico spettacolare, un tatuaggio discreto e nemmeno tanto grande sul fianco destro, a rappresentare una coppia di delfini. Allontanò gli abiti, man mano che si spogliava lanciandoli in un angolo del lettone.

Un fisico invidiabile non riusciva a toglierle gli occhi di dosso mentre lei guardava dove mettere i suoi piedini ancora ricoperti dalle sue calzine.

Viviana si allontanò da Mario, anche lei si sfilò il pigiama che aveva indossato, molto similare per colori a quello di Marzia. Miriam al contrario stava guardando il pene di Mario ingrossarsi man mano che Marzia lo schiacciava. Avrebbe voluto farlo lei stessa personalmente, restò a guardarlo attaccata al suo braccio.

Un movimento, forse gli slip di Viviana che aveva gettato di lato sul letto, o più probabilmente una delle calzine di Marzia che si era tolta buttandola involontariamente vicino all'amica.

Distolta la sua attenzione da quell'erezione in crescita, si accorse che le amiche si erano completamente spogliate dagli indumenti che indossavano. Si affrettò, restando seduta accanto a Mario togliendosi il pigiamino giallino che indossava si strinse subito a quel braccio e a quel corpo nudo che emanava tanto calore.

Marzia usò il tetto del van per spingersi verso il basso così da schiacciare quel pene voglioso di essere calpestato con maggior forza e passione. L'impegno fu ripagato da un'erezione sempre più in crescendo.

Sentì le sue gambe tremare, sembrò quasi perdere l'equilibrio sul suo pene. Iniziò a toccarsi nonostante stesse fremendo e gemendo di piacere.

Avrebbe voluto essere l'autore diretto di tale piacere, vederla in quella situazione lo eccitava a sua volta. Sentì aumentare la pressione del suo tallone proprio sulla sua cappella già gonfia. Anche lui arrivò quasi a raggiungere quel limite invalicabile. All'improvviso il suo tremore lo distrasse, Marzia scese improvvisamente smettendo di toccarsi. S'inginocchiò tenendo il corpo di Mario tra le sue gambe. Prese il lenzuolo sulle sue spalle e si sdraiò sul corpo nudo del ragazzone tirando dietro di sé il lenzuolo coprendo i quattro corpi sdraiati nel letto. Quella pausa gli aveva fatto bene per non esplodere copiosamente.

La testa di Marzia appoggiata sul suo petto, sembrava tranquilla pronta a rilassarsi, non era proprio nelle sue intenzioni. Muoveva il bacino come per cercare di trovare una posizione comoda, cercava la combinazione perfetta per far combaciare la sua vagina al pene del ragazzo che sentiva pulsare di piacere. Per un attimo Mario si spaventò pensando che fosse intenzionata a farsi penetrare, a lui sembrava in qualche modo prematuro, non tanto per lui che era disposto a farsi usare da loro per qualsiasi cosa volessero fare, quanto per lei. Sentì quel particolare contatto come appiccicaticcio, sentendolo poi avvolto dalle sue grandi labbra. Iniziò un movimento sinuoso con il quale sembrava massaggiarglielo mentre si strofinava contro lungo tutta la sua lunghezza. Con alcuni movimenti il glande sembrava infilarsi dentro lei, al contrario la usava sapientemente per stimolarsi il clitoride durante il movimento.

 

Era tanto eccitato da quella ragazza e i suoi movimenti l'avevano distratto da quanto stavano facendo le due ragazze sdraiate accanto a lui.

Miriam attaccata al suo braccio, aveva preso la mano di Mario nella sua e usandone le dita per toccarsi e farsi masturbare. Le guidava lei stessa nei punti a lei più piacevoli. Probabilmente aveva iniziato con un dito, mentre era distratto con Marzia, perché dopo un po' che ne usava due, iniziò anche con la terza, si accorse di avere la mano bagnata, cosa che sembrava aver lubrificato meglio il suo gesto.

Si accorse che anche il dorso dell'altra mano era umido appena Viviana scoprì parte del corpo di Mario per mettersi a cavalcioni della sua bocca ben attenta a non schiacciare Marzia.

 

Viviana prese, con entrambe le mani, la testa di Mario, accarezzandogli prima i capelli, lo guardava intensamente, aveva le pupille molto piccole e lucide. Lo tirò a sé sollevandogli la testa, mettendogliela sul volto. Iniziò a strofinarsi lentamente muovendogliela sul viso, usando spesso il suo mento come parte preferita. Lo cavalcò così dolcemente per un po' prima di aumentare la forza e il ritmo con cui usava il suo volto per masturbarsi. La voglia le percorreva tutto il corpo della ragazza e quando si fermava nei pressi della sua bocca, Mario non esitava a farle un leggero massaggio stimolante con la lingua. Cercò di entrare in lei con la punta della lingua, come la sentì farsi strada nella sua vagina, lo avvicinò con forza come se volesse la linguetta curiosa sempre più all'interno. Mario approfittò per accontentarla alternando movimenti al suo interno, per quanto riuscisse a entrare, a movimenti sul suo clitoride per stimolarla.

Buttò la testa all'indietro era in estasi, strinse i capelli di Mario tra le dita come per strizzarglieli, riprese ancora a muoversi sul suo viso.

 

Marzia si sedette sulle sue cosce, glielo prese in mano appoggiandoselo tenendolo aderente alle sue grandi labbra, continuando a strofinarglisi contro. Usava il suo glande per stimolare con passione il clitoride come se fosse uno stimolatore inanimato. Anche Miriam eccitata si sedette sulla pancia tra Viviana, alle sue spalle, e Marzia di fronte a lei. Si avvicinò a Marzia per poter utilizzare lo stesso stimolatore che stava usando l'amica. Anche lei lo avvolse con la sua mano, iniziarono a massaggiarlo poi lo usarono per stimolarsi entrambe, se lo passavano proprio come se fosse un giocattolo qualsiasi, passava tra le cosce di Marzia a quelle di Miriam in continuazione. Era troppo piacevole farsi usare in quel modo dalle ragazze, lo stavano facendo impazzire.

 

Era giunto il momento per Miriam di usare il giocattolino di Mario. Per errore o per pura voglia, fece entrare completamente dentro di lei il glande rigonfio di piacere. Entrò lentamente, e altrettanto lentamente lo fece uscire, ancora una volta Mario soffriva di piacere. Quel movimento fece gemere entrambi gli interessati. Una volta estratto, passò da un corpo all'altro, se lo infilò prima in parte sentendolo pulsare ad ogni suo movimento, poi gemendo di piacere lo fece scomparire dentro di sé. Si fermò proprio quando sembrava essere entrato per tutta la sua interezza. Un gemito dopo l'altro quando iniziò a muoversi sentendolo gonfiarsi leggermente, iniziò a toccarsi. Si accorse che di aver eccitato entrambi al punto di non ritorno, lo tolse lentamente come l'aveva fatto entrare. Lo prese in mano sbattendolo sulle sue grandi labbra, poi iniziò a muoverlo sulle sue parti intime come se stesse mettendo un lucida labbra.

Quella pausa capitò al momento giusto per Mario, Marzia di sua spontanea volontà lo usò personalmente per eccitare l'amica che aveva di fronte. Non erano molto coordinate perché durante un movimento poco controllato di entrambe sembrò entrare più di quanto fosse entrato in precedenza. Miriam gemette dal piacere. Quel movimento involontario, forse, la convinse ad andare oltre. Marzia le lasciò più spazio e lei stessa lo vide entrare sempre di più nel corpo dell'amica con cui stava condividendo il giocattolo. Si fermò, sembrava stanca, come se avesse fatto le scale di corsa e una volta arrivata in cima, fermandosi, prendeva fiato.

Lo fece scivolar fuori e lo guidò personalmente all'interno puntando il glande sulle sue grandi labbra prima di fare un affondo rapido e profondo. Una decina di colpi fatali per l'eccitazione di Mario che dovette intervenire per prendersi una pausa e fermare l'irreparabile.

Marzia si era alzata nel frattempo camminando sul lettone fino ad arrivare accanto a Viviana che stava usufruendo del volto di Mario a più riprese costringendolo a farsi penetrare a fondo dalla sua lingua setosa ed eccitante. Si alzò forse soddisfatta di quanto avesse fatto finora lasciando la possibilità alla sua amica di usarlo in quel modo.

Marzia ormai vicina, alzò un piedino e l'appoggiò sul suo volto muovendolo come se volesse schiacciargli la faccia, mentre lei in piedi si toccava attirando l'attenzione di Mario verso di sé. Infilò il piede in bocca, lui non poteva fare a meno di leccarlo passando la lingua prima tra le sue dita, poi sulla pianta una volta che lei l'infilò completamente.

 

Miriam continuò a usare il pene di Mario per stimolarsi e masturbarsi, la sua voglia, la sua passione, la sua eccitazione la sentiva perfettamente anche lui. Sembrava quasi non riuscire a farne a meno, anche lui non poteva fare a meno di quelle tre ragazze.

Viviana ormai seduta al posto di Marzia iniziò a toccarsi guardando l'utilizzo del giocattolo che stava facendo Miriam. Sembrava rendere pariglia a Viviana della sua esperienza con Marzia. Usandolo il giocattolino nelle sue mani, lo portò tra le gambe dell'amica e iniziò a usarlo. Sembrava mostrare l'utilizzo che ne poteva fare. La stimolò e la rese ancor più vogliosa.  Viviana si avvicinò per apprezzare meglio quanto stesse succedendo. Un suo gemito avvisò Miriam che l'aveva fatto entrare involontariamente nella vagina dell'amica.

Glielo tolse usandolo lei stessa guidandolo per affondi sempre profondi e veloci. Giusto il tempo di gustarsi quel momento di piacere per sé stessa, e per Mario, prima di toglierlo e restituirlo a Viviana. Per imitazione riprodusse gli stessi affondi profondi e veloci della compagna di giochi prima di passarlo nuovamente.

Sembrava diventato un rituale, le pause tra il passaggio da una all'altra regalavano quegli istanti di tregua utili a non cedere al piacere estremo dell'esplosione. Una gestiva il piacere dell'altra in perfetta condivisione.

 

Si era fatta leccare a dovere entrambi i piedini, mentre continuava a toccarsi vogliosa, per Marzia era giunto il momento di godersi quella linguetta. Gli offrì subito il nettare che per forza di cose Mario alle prime carezze con la sua linguetta le aveva stimolato. Come Viviana in precedenza, anche lei usò il suo volto per eccitarsi o forse, fremente, per prendersi una pausa. Lo faceva con foga e con delicatezza in base al momento godendosi a pieno ogni sensazione che quel viso gli stava regalando.

 

Lo stavano usando, era fantastico per lui avere quel ruolo di oggetto per il loro divertimento e piacere, cercava di trattenersi per paura di non interrompere quei giochi. Dovette imporre una pausa anche a Viviana per evitare di andare troppo oltre soprattutto quando continuava con affondi continui.

Anche Miriam aveva voglia della sua lingua, si alzò quando Marzia sembrava essersi presa una pausa fermandosi in corrispondenza con la bocca di Mario che stava abilmente continuando a stuzzicarla.

 

Interruppe Viviana una seconda volta, sembrava godersi quel momento intenso per qualche istante. Qualche istante dopo, sembrava essersi arrabbiata, di quell'interruzione. C'era una ragione perché Mario l'aveva fatto e forse non l'aveva colta in quel momento.

 

"Lasciati andare!" ordinò mentre glielo massaggiava con entrambe le mani. Marzia alzatasi vide l'erezione di Mario in mano a Viviana e appoggiò il tallone sul glande spingendo in verticale.

La spinta del piede era troppa per tenerla con le mani, Marzia stava pian piano caricando tutto il suo peso su quella particolare parte del corpo. Lasciò la presa e Marzia iniziò a far più forza che poteva con il tallone sulla cappella.

 

Miriam al contrario delle amiche aveva bisogno di usare Mario come bagno, si sedette comodamente sulla sua bocca lo guardò negli occhi e iniziò a riempirgliela con il suo liquido dorato. Attendeva che la bevesse per riempirgliela di nuovo, le piaceva avere un bagno privato.

Viviana si alzò salendo anche lei sull'erezione. Combinazione devastante per l'eccitazione di Mario, soprattutto dopo essersi trattenuto dall'esplosione nei luoghi a rischio, ora poteva permettersi di cedere ai loro piedini.

Marzia se ne accorse subito sentendo lo schizzo direttamente sotto il piede. Esultò. Ci fu un'altra specie di festa quando anche Miriam girandosi di colpo notò con piacere che si era lasciato andare. Le due compagne che glielo schiacciavano erano andate a sporcarsi i piedini sulla crema che aveva spruzzato cercando di far pressione sul pene per ottenerne dell'altra.

Miriam si alzò di scatto, lasciando di stucco lo stesso Mario che stava leccandogliela, per andare su quel favoloso corpo con i piedi con il semplice scopo di sporcarseli della sua crema.

Guardando i loro volti sorridenti, sembrava avessero ottenuto il loro premio per tanti sforzi.

 

Viviana fu la prima a offrire i suoi piedini sporchi alla lingua di Mario per farseli ripulire. Se Natasia e Lilly preferivano fargli assorbire la crema attraverso la pelle, le tre ragazze volevano fargliela leccare.

Non si tirò certo indietro, leccò i loro piedini più volte, e fin quando la crema non scomparve dal suo corpo e dalle loro estremità continuò a farlo.

 

Stremate le ragazze e stremato lui, si rilassarono qualche secondo sul letto. Terminata l'adrenalina e tutto il movimento dovuto ai loro corpi le ragazze iniziarono a sentire il fresco della notte all'interno del van.

Viviana si sdraiò sul corpo di Mario abbracciandolo forte, le due amiche sui lati, tirando su di loro il lenzuolo per coprirsi. Anche loro si strinsero a lui, sembravano un unico corpo.

 

"Mio!" disse Viviana dopo averlo baciato.

"Mio!" anche Marzia e poi Miriam lo dichiararono una loro proprietà. Continuavano insistendo con quella parola senza possibilità di concederlo ad altre.

"Sembrate i gabbiani del cartone animato Nemo!" disse Mario venendogli alla mente quella scena. Scoppiarono a ridere mettendo termine alla dichiarazione di proprietà.

 

 

"Se ti mandiamo le foto e video che abbiamo fatto le metteresti nel tuo annuncio come hai fatto con le altre?" domandò Viviana mentre teneva la testa sul petto di Mario ascoltando il battere del suo cuore.

"D'accordo, prima nasconderò volti e altre cose riconoscibili" spiegò dando a tutte un bacio sulla fronte.

"No, aspettate!" disse facendo uno scatto e spaventando le ragazze.

"Dovete fare una cosa ancora" spiegò Mario spostandole con dolcezza.

"A me farebbe piacere!" Uscì dal letto andando a recuperare le loro scarpe mostrandole loro.

"Voglio anche il vostro marchio di garanzia!" spiegò sorridente avvicinandosi con le loro calzature al lettone.

"Contaci!" Marzia sorridente ed entusiasta aveva già capito cosa intendesse Mario. Lui stesso le infilò le scarpe. La ragazza si alzò lasciando spazio alle amiche. Le aiutò a indossare le calzature e andò ad abbassare per l'ennesima volta il tavolino. Tolse il cuscino dalla panca appoggiandolo sui sedili anteriori.

Marzia si avvicinò non capendo perché avesse tolto il cuscino alla panca, lo guardò con aria interrogativa e lui ricambiò lo sguardo con un sorriso. Era nudo e si stava eccitando all'idea dei loro tacchi.

"Che cosa dobbiamo fare?" domandò Miriam curiosa raggiungendo il divanetto.

"Gli dobbiamo lasciare il segno dei nostri tacchi come nelle foto che ha fatto" spiegò Marzia felice di accontentarlo. Anche Viviana si avvicinò cercando di capire come volesse fare.

Si aspettavano che si stendesse a terra per ospitare i loro piedini per fotografare mentre gli lasciavano quei segni.

 

Le fece salire in piedi sulla panca, lo appoggiò sul piano e senza farselo dire due volte iniziarono a schiacciarglielo mentre era appoggiato. Ci volle pochissimo a eccitarlo, complici la danza dei loro corpi nudi stupendi unita all'ennesima occasione per farselo schiacciare furono sufficienti da farlo diventare come pietra.

Voleva fare una foto di gruppo, ma era difficile farle stare in quel poco spazio con i loro piedini. Il vantaggio era che avrebbero dovuto farlo con i loro tacchi di superficie minore. Mario stesso, con la loro collaborazione, sistemò i loro piedini così da farli stare lungo tutto il suo pene in erezione.

La difficoltà per le ragazze era tenere l'equilibrio senza cadere e senza far male a Mario. Viviana in piedi vicino al busto di Mario girata verso di lui, si era appoggiata agli armadietti davanti a lei e al soffitto. Era all'altezza giusta da arrivare al volto di Mario con le sue parti intime. Miriam in mezzo, subito dietro all'amica si attaccò al soffitto, Marzia voltata di spalle si era attaccata alla parete di fronte contorcendosi per non sbattere contro i pensili vicino a lei. Sistemati i loro tacchi, armato di cellulare iniziò a scattare foto e a fare video in quella situazione. Ne approfittò per appoggiare il volto sulle parti intime di Viviana facendola eccitare. Iniziarono a fare pressione sulla sua erezione, loro stesse rubarono qualche scatto con i cellulari. Durò una decina di minuti. Minuti intensi di piacere. Una alla volta spostò i piedi dalla sua erezione scendendo dalla panca. Una volta sul pavimento iniziarono a scattare e filmare i segni che loro stese avevano lasciato.

"Bellissimo!" esultarono le ragazze riconoscendo i segni lasciati confrontandoli con il disegno dei loro tacchi.

"Mi piace questo gioco!" confessò Marzia quando le due amiche si allontanarono verso il lettone. Glielo prese in mano e lo massaggiò dolcemente rubandogli nel frattempo anche un bacio.

 

Le tre ragazze trascinarono con loro anche Mario, volevano sentirlo vicino per tutta la notte, o quello che ne era rimasta visto l'orario che si era fatto. Scherzarono ancora un po', le aveva ai suoi fianchi e Marzia sopra. Le abbracciò coccolandole fin quando non sentì che si furono addormentate.

 

La mattina dopo, sperimentarono letteralmente cosa significasse vivere in camper e dormire lungo un strada. Prima il passaggio di una moto particolarmente rumorosa che sfrecciava lungo la strada, poco distante, che costeggiava tutto il lago quando l'alba aveva appena fatto capolino. Poi turisti, che seduti sulla panchina accanto al van parlavano ad alta voce. Poco dopo erano tutti svegli restando abbracciati, nel lettone, al loro ragazzone.

 

Andarono a far colazione a piedi in un bar poco distante. Proseguirono poi la passeggiata fintanto che il marciapiede lungo il lago lo permetteva, poi tornarono al van quando era appena passato mezzogiorno.

Mario convinse le ragazze a lasciarlo cucinare. Non volevano che si disturbasse a far qualcosa per loro considerando che si erano autoinvitate per quel fine settimana.

Forse erano anche preoccupate che non fosse in grado di cucinare, immaginando che i suoi pasti fossero in locali o fast food e pizzerie. Sfatò le loro preoccupazioni cucinando un risotto scamorza e radicchio degno di uno chef, a detta loro gustandosi il pranzetto fino all'ultimo chicco di riso nel piatto.

Certo, la location era fantastica, vista lago. Il servizio sui piatti e bicchieri in melanina, posate in acciaio e tovaglioli di carta lasciava a desiderare. Il pasto risultò molto gradito dalle commensali. Il conto, non dovevano pagarlo. Per loro fu un "diesci" in puro stile "quattro ristoranti".

 

"Quando ci sposiamo?" domandò Marzia dopo il pranzo. La domanda presa come una divertente battuta fece sorridere tutti. Tranne lei.

"Io sono seria!" precisò facendo zittire le risatine di colpo.

"Voglio una data!" insistette seria e convinta di quanto stesse chiedendo.

"No cara, ti metti in fila, prima ci sono io!" Viviana protestò arrabbiata per l'affronto dell'amica che voleva portarle via la preda.

"Tu vieni dopo di me, l'ho conosciuto prima io!" precisò anche Miriam relegando l'amica all'ultimo posto.

"Ferme, tutte!" cercò di portare la pace tra le tre amiche, forse un po' meno amiche a causa della discussione che stava crescendo poco alla volta.

"Innanzitutto credo che per voi sia presto pensare al matrimonio, soprattutto alla vostra età" spiegò una volta recuperata un po' di pace nonostante i mugugni di protesta continuassero.

"Secondo non credo di essere la persona più adatta per un matrimonio!" aggiunse riponendo i piatti appena lavati al loro posto negli armadietti della cucina.

"No caro, scusa ma ti sbagli!" ribatté Marzia prima di tutte zittendolo.

Le tre amiche ritrovarono la loro amicizia cercando tutti i pregi che quel ragazzone aveva mostrato loro, alcuni sicuramente inventati anche perché nonostante quello che dicevano non aveva ancora messo le ali per volare.

Dopo quell'affermazione non ascoltò le loro discussioni riguardo alle sue qualità, fin quando non tornò una specie di tranquillità quando appoggiò un sacchetto di Nutella Biscuits sul tavolino davanti a loro.

Dopo dichiarazioni d'amore dovute alla presenza di quei biscotti che a quanto pare piacevano a loro quanto a lui, finirono il pacchetto. Purtroppo per loro era un sacchetto già aperto, risultando insufficienti per saziare la golosità dell'equipaggio del van. Ripensandoci forse, ma forse, sarebbe stato sufficiente un sacco da dieci chili.

 

Nel pomeriggio s'incamminarono seguendo il lungo lago dal lato opposto di quello seguito la mattina. Lo tenevano sotto braccio ridendo e scherzando, parlarono di tutto. Lui imparò molte cose riguardo le sue ospiti e anche loro fecero altrettanto con quel ragazzone. Si fermarono su qualche panchina per prendersi una pausa prima di dirigersi verso il van costretti dal fatto che era terminata la passeggiata lungo lago immettendosi in una strada trafficata .

 

"I miei genitori chiedono a che ora facciamo ritorno" riferì Miriam leggendo il messaggio che le era appena arrivato.

"Se volete anche adesso, in mezzoretta siamo a casa di Marzia" disse Mario dando loro una proposta, mentre apriva il van.

"Ci tengo a precisare che non vi voglio cacciare!" anticipò le proteste di Viviana guardandola negli occhi, conoscendo ormai bene il suo carattere.

"Ora mi prenderai per malata, lo so, e anche voi!" disse Marzia preparando il resto dei presenti a quello che avrebbe detto in seguito, prima di salire sul van.

"Io avrei ancora una gran voglia" confessò mentre Mario chiudeva il van dietro di lui. Si aspettava le ire o gli insulti da parte di tutti i presenti, in particolare da Mario che non immaginava come avesse reagito.

Miriam e Viviana senza dire nulla guardarono Mario per capire cosa ne pensasse di quanto aveva appena confessato l'amica.

"Perché guardate me?" domandò Mario sentendosi osservato mentre le ragazze si sedevano pronte per un'eventuale partenza.

"Perché la nostra voglia sei tu!" precisò Marzia condividendo il parere di tutte.

"Poi abbiamo le scarpe tanto sporche" ci tenne a sottolineare subito dopo come se fosse un affronto ai suoi piedini averle, così tanto sporche.

"Dovete avere il mio consenso per farlo?" domandò lui per provocarle con un sorriso malizioso.

"No, in effetti, ha ragione" confermò Marzia guardando le amiche con uno sguardo che le invitava a iniziare.

"Mettiti a terra senza nulla addosso ovviamente" ordinò Marzia con un sorriso malizioso visto che nessuna osava dire qualcosa.

"Ok, scrivo dopo cena!" si rispose da sola Miriam scrivendo ai genitori sapendo com'era l'andazzo all'interno di quel van.

 

Mario si preparò mettendosi a loro disposizione come aveva già fatto. Le lasciò sfogare tutte le voglie che avevano accumulato da quando si erano svegliate fino a quel momento. Un gioco, che durò ore e che escluse completamente quello che accadeva al di fuori del van, come se fossero in un luogo spazio-tempo diverso dal resto del mondo.

 

Si avviarono verso casa, si fermarono lungo il tragitto di ritorno a prendere una pizza d'asporto, si spostarono in un parcheggio poco distante per mangiarla tranquillamente.

"Prima hai detto che possiamo farlo quando vogliamo" gli ricordò Marzia dopo il primo boccone.

"Quindi, posso schiacciartelo mentre mangiamo?" domandò maliziosa.

"Oltretutto sono ancora sporche le nostre scarpe" ci tenne a sottolineare. Non aveva tutti i torti, erano scesi tutti insieme a scegliere le pizze che preferivano.

"Direi di si" rispose Mario sorridente. Aveva già da un po' i piedini di Viviana sulla sua erezione sulla quale si era già pulita le suole in assoluta tranquillità.

"Stronzetta, da quando lo stai facendo?" domandò Marzia quando se ne accorse, vedendo che l'amica seduta accanto a lei sul divanetto che aveva già approfittato. Si affrettò ad appoggiare i suoi piedini tra le gambe di Mario.

"Anch'io allora!" protestò Miriam alzando i suoi piedini girandosi sulla poltroncina del passeggero. Viviana se la rideva perché era da quando si erano fermati, che aveva approfittato per giocare con i suoi piedini.

"Penserai che siamo malate!" disse Viviana sorridendo.

"Se fosse, soffriamo della stessa malattia!" ammise Mario scatenando le risate delle ragazze.

 

Lasciò le ragazze a casa, le lasciò con gli occhi lucidi. Appena girarono l'angolo gli scrissero una serie di messaggi teneri e di ringraziamento ai quali rispose prima di spostarsi.

Decise di allontanarsi dal traffico e dalla gente, sentiva il bisogno di stare un po' tranquillo isolandosi da tutto per qualche giorno, anche se aveva ancora voglia.

Se solo fosse per sempre, pensò mentre guidava.

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