UN CUSCINO PER L'AVVOCATO

  • Scritto da daddy99 il 31/10/2020 - 17:56
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"Come ti sembro?" mi chiese Giulia mettendosi di fronte a me.

Oggi per lei era una giornata importante. Il consiglio di amministrazione della sua azienda si riuniva per il rinnovo delle cariche dei delegati e lei era una delle candidate. Si era vestita con un abito grigio, tacchi alti e una sciarpa in seta . I capelli erano strettamente raccolti in uno chignon che le dava un’aria austera. Solo un accenno di trucco e nessun gioiello a parte piccoli orecchini e la fede nuziale del suo matrimonio. L’aspetto doveva essere professionale e affascinante allo stesso tempo, ma niente di eccessivo.

In effetti, il tailleur Armani che indossava era adeguatamente tradizionale e non mostrava alcun accenno delle sue curve voluttuose.

Era un contrasto eccitante. Me la immaginai sopra di me accovacciata, nuda e sudata, con i seni abbondanti che penzolavano sopra il mio viso. Una tentazione irresistibile però mancavano solo due ore alla riunione e non poteva distrarsi.

"Sei perfetta" le dissi. "Straccerai tutti e festeggeremo stasera."

La parola “Festeggiare”, per noi due, aveva un particolare significato.

“Quando ho finito ti telefono,” disse prima di uscire. Poi, sulla porta, mi mandò un bacio con la mano.


 

Era ancora presto, quindi ebbi la possibilità di gironzolare per il suo appartamento da solo, prima dell’arrivo della coppia di domestici per le faccende di casa. Mi versai da bere un rarissimo Macallan, whisky che lei custodiva per gli ospiti più importanti, poi sfogliai un po’ di riviste di lusso che lei teneva ordinate sul tavolino della sala. Alla fine presi le chiavi della sua Audi e me ne tornai al mio appartamentino da studente fuori corso.

Conoscevo Giulia grazie a un amico che in quel periodo flirtava con sua figlia. Una sera casualmente si trovammo soli a parlare, mentre gli altri se n’erano andati. Mi raccontò che era separata da un marito egocentrico che non l’aveva mai rispettata, e che si era risollevata grazie al sua professione di avvocato. Aveva quarantacinque anni ma li portava da dio, e una sensualità che mi fece dimenticare tutto quello che credevo di sapere riguardo le donne.

Alle due mi arrivò la sua telefonata.

“Allora?” chiesi

“Bingo!”

“Ne ero sicuro, li hai stesi tutti.”

“Tutti.”

Immaginavo che mi stesse telefonando in presenza di altre persone.

“Questa sera si festeggia, lo sai vero?”

“Sì” da una sola sillaba sentivo che la sua voce si era fatta più bassa.

“Prenoto al ristorante per le undici”

“Va bene”

“Arrivo a prenderti per le dieci, tu aspettami in posizione, come sai.”

Un attimo di pausa poi la sua risposta: “Va bene.”

“Sei una ragazza cattiva, lo sai?”

Altra pausa. “Sì, lo so”

Riattaccai di colpo, sempre più convinto che il cervello era l’organo sessuale per eccellenza

Alle dieci entrai nell’appartamento. Accesi e luci, tutto era silenzioso e mi preparai un drink. Amavo dilatare questi preliminari al massimo. Quando finalmente entrai in camera, lei era all’angolo, proprio come le avevo ordinato al telefono. Indossava un abitino elasticizzato color beige che aveva sollevato sui fianchi, mentre le mutandine erano abbassate all’altezza delle ginocchia. Il suo rotondo posteriore era completamente nudo.

“Allora sei stata una bambina cattiva?” le domandai.

“Sì, molto cattiva.”

Rispose non riuscendo a trattenere un leggero tono di eccitazione nella voce.

“E sai cosa si fa alle bambine cattive?”

“Sì.”

“Cosa? Dimmelo.”

“Si sculacciano.”

“Proprio così, vengono messe di traverso sulle ginocchia e si sculacciano sul culetto nudo.”

Mi avvicinai e le passai una mano tra le cosce. Era bagnata.

Le feci il sedere rosso e poi la presi per la via più stretta.

 

Una volta mi confessò che non si sarebbe mai messa a quattro zampe per poi lasciarsi sodomizzare da qualcuno che non l’amasse. Ero d’accordo, se fai certe cose con una donna, è importante amarla, o quantomeno dirglielo spesso. Avevo quindi anni di meno e nonostante questo, per lei, ero diventato un posto caldo e confortevole dove rifugiarsi con il sedere sculacciato e la fica piena

Nessuno conosce le risposte ai misteri delle emozioni umane. La gente dovrebbe accettare le pulsioni, concedersele e servirsene per il proprio piacere. Altrimenti si finisce con l’essere disperati, repressi e con tutta probabilità acidi.

Il ristorante dove avevo prenotato si trovava vicino all’ippodromo. Disponeva di locali intimi, al massimo per otto/dieci persone, con camerieri esperti e molto preparati. Era mercoledì e nella nostra saletta eravamo soli. Il cameriere dedicato al nostro servizio era un ragazzo giovane e spigliato. Immaginai che potesse reggere al nostro gioco. Quando ci portò la carta dei primi gli feci cenno di avvicinarsi e gli chiesi un cuscino. Lui mi guardò perplesso, le sedie del ristorante erano comodissime. Gli indicai Giulia che seduta di fronte a me teneva gli occhi bassi, e gli spiegai che prima di venire al ristorante avevamo avuto un piccolo litigio, e che l’avevo sculacciata forte. Per questo aveva difficoltà a stare seduta a lungo.

Il giovane cameriere strabuzzò gli occhi e la sua faccia cambiò colore.

“Un cuscino? certo, certo…vado subito a prenderlo.”

Detto questo si precipitò fuori dalla saletta in cerca del cuscino. Sicuramente quella sera diventammo l’argomento principale di tutto il personale.

Ad un certo punto, a fine pranzo, pensai di punirla davanti a lui: sulle ginocchia, a sedere scoperto. Sarebbe stato uno spasso scorgere lo sgomento sul suo volto. Ma sapevamo entrambi che le perversioni devono essere messe in atto con sottigliezza e misura. Quando ce ne andammo mi fece un cenno d’intesa, credo avesse capito tutto: era un ragazzo sveglio, per lui quella sera la mancia fu alta.

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