Capricci

Capricci

Quella mattina Franco, 33 anni, avvocato con uno studio molto ben avviato nonostante l’età relativamente giovane, si era concesso una ‘botta di nostalgia’, perché la giovane segretaria aveva comunicato di avere, per motivi familiari, una grave difficoltà in un incarico che le aveva affidato; decise di andare personalmente alla segreteria dell’università dove si era laureato più di dieci anni prima per ritirare un documento banale ma che improvvisamente gli era stato richiesto.

Era perfino divertente muoversi, alquanto a disagio, nei porticati dell’antico edificio dove aveva passeggiato per quattro anni e dove si sarebbero potuti trovare, a scavare opportunamente, i segni di tante storie dolci ed amare, di esami falliti o superati brillantemente, insomma di una storia scolastica non diversa da tante altre ma comunque ‘sua’, oltre alle tracce degli amori giovanili nati e morti nell’arco di una cinquantina di mesi.

Dopo un iniziale piccolo stordimento per le grandi trasformazioni incontrate, riuscì a trovare il bandolo della matassa e in poco tempo se la sbrigò come era solito fare da giovane per le stesse incombenze; quello che lo colpì di più fu naturalmente l’assai maggiore disinvoltura degli studenti, e delle studentesse, che portavano anche lì il senso di una libertà frutto di antiche e dure lotte; fu per questo, che notò immediatamente l’impaccio di una matricola che sembrava caduta da un altro pianeta.

Con la generosità che lo aveva sempre caratterizzato, Franco agganciò la giovanissima Paola, neo iscritta di venti anni appena arrivata dal paesello, e la guidò con sicurezza attraverso il dedalo di uffici; la simpatia fu immediata e, quasi per ineluttabile necessità, si trovarono a pranzare in una piccola trattoria sotto l’ufficio di lui; la ragazza cominciò la serie di domande che li portarono a fraternizzare.

Lei ancora non era riuscita a trovare un alloggio adeguato e, suggestionata dall’idea di relazionarsi con un professionista esperto che aveva già una solida posizione economica e sociale, gli chiese apertamente ospitalità e supporto; forse per via degli occhioni verdi da coniglio spaventato, lui cedette al fascino indiscutibile della ragazza e quella sera stessa dormirono insieme, non prima naturalmente di avere fatto sesso fino a notte alta.

Paola scoprì che Franco poteva facilmente essere assunto a mentore e guida, per l‘esperienza ancora recente degli studi che gli consentiva di conoscere gran parte dei professori e dei metodi; per la ricca e vasta biblioteca a cui lei poteva liberamente attingere; per l’aiuto che generosamente le offriva con la disponibilità di una carta di credito da usare per gli acquisti di libri e di vestiario; per la libertà che le concedeva di stare in casa, insomma di esserle al tempo stesso amico, amante, guida e mentore.

Franco ebbe qualche perplessità, quando si rese conto che la ragazza aveva un senso della libertà finanche eccessivo; che aveva alle spalle un’esperienza non banale, addirittura invidiabile da donne assai più mature; che l’imbarazzo iniziale della ragazza immigrata nella grande città veniva rapidamente superato per un atteggiamento assai disinvolto; ma il talento naturale che dimostrava nello studio e nella ricerca, oltre al notevole fisico da ventenne molto ben piantata, lo indusse a prenderla con se.

Aveva sempre evitato in tutti i modi di legarsi con rapporti impegnativi; per questo, fece patti assai chiari, ai quali la ragazza dichiarò di adeguarsi immediatamente; cominciò così la loro storia che marciò decisa e spedita per quasi due anni, durante i quali lei seguì i corsi previsti dall’Ateneo senza perdere nessuna battuta; partecipava a tutte le lezioni, studiava con impegno, dialogava con intelligenza e faceva l’amore alla grande.

Su quel terreno avevano trovato forse l’intesa maggiore; lui aveva alle spalle una lunga serie di storie più o meno importanti, più o meno durature; ed era famoso per la semplicità con cui riusciva ad agganciare una sconosciuta, in un ambiente qualsiasi, a coinvolgerla nel suo eloquio elegante e vario e a riuscire alla fine a portarsela a letto, per ‘una botta e via’, per qualche copula occasionale o per una storia che poteva durare da una settimana a qualche mese.

La dotazione di cui lo aveva fornito madre natura, un fallo di venti e più centimetri, ed una particolare istintiva capacità a rapportarsi a letto con una donna lo rendevano amante apprezzato, desiderato e ricercato; di solito, si affidava a lunghi ed elaborati preliminari coi quali mandava in solluchero anche le donne più esigenti; quando arrivava all’amplesso, la partner era in genere assai ben disposta e preparata ad accettare qualunque proposta e lui la soddisfaceva in ogni buco.

Paola aveva fatto larga esperienza, al paese e nelle vacanze estive; e non si era lesinata; aperta da ogni parte, aveva imparato presto l’arte della fellazione che frequentava da autentica maestra; praticava la masturbazione con eleganza deliziosa ed entusiasmante; il suo seno notevole ma non grandissimo si prestava a spagnole delicate e infinite; l’imene era saltato che aveva quindici anni e assumeva regolarmente la pillola per copulare liberamente; l’ano era dilatato abbastanza per sopperire, nel caso.

Franco si rese conto che lei si muoveva agilmente nelle acrobazie del sesso e si entusiasmò quando capì che con Paola poteva inventarsi tutte le particolarità per dare vita a sedute stratosferiche di copule in ogni dove; lei ricevette le carezze dei suoi preliminari con amore e con entusiasmo; ogni sera quindi si mettevano a letto con la ferma intenzione di chiudere una giornata di lavoro e di quotidianità con una copula che spesso svegliava il condominio per gli orgasmi urlati.

Passò così dolcemente il primo anno, in cui lei riuscì a chiudere col libretto in perfetta linea con le indicazioni dell’Ateneo; all’arrivo dell’estate, decisero di passare due settimane di vacanza in tenda, in una località della Dalmazia, in un Natur Kamp assai rinomato, dove lei brillò per il corpo statuario che mise in mostra quasi ininterrottamente per i quindici giorni di sosta e lui le fu compagno amorevole e prezioso; inutile dire che copularono come scimmie, con grande soddisfazione.

Al momento della partenza per la vacanza, Paola si vide obbligata a fare chiarezza coi suoi, perché andava via con uno sconosciuto, respingendo l’offerta della villeggiatura familiare; vi furono pressioni notevoli per conoscere il ‘fidanzato’, ma lei fece presente che l’avvocato con cui viveva desiderava rinviare la presentazione ufficiale; piccati per la trasgressione ai costumi locali, i genitori decisero che, se aveva trovato un compagno, dovesse essere lui a farsene carico e le tagliarono il sussidio.

Paola venne a trovarsi così completamente a carico di lui; ma non se ne preoccupò, abituata com’era a vivere il rapporto di dipendenza come connaturato alla loro stessa esistenza; neanche per un attimo, pur essendo una diligente studentessa di diritto, le passò per la mente che si metteva in una condizione di parassitismo non sostenuto da nessuna motivazione giuridica; in pratica, la convivenza diventava per lei il presupposto per la stessa sopravvivenza.

Verso la fine dell’anno successivo, inizio quindi del secondo anno della loro storia, le cose cominciarono a prendere una piega strana e assolutamente imprevedibile; l’occasione fu data dall’osservazione che Paola fece di molte coppiette che, nei cortili dell’università, si imboscavano spesso e volentieri in sale vuote o nei bagni per una rapida fellazione, per una copula improvvisata o per altri giochetti sessuali di cui fu involontaria spettatrice.

Contemporaneamente, si affacciò il tarlo del dubbio che la sua condizione fosse di schiavitù a un dominatore, economico e sociale; e si manifestò improvviso un anelito di libertà che fino a quel momento non l’aveva sfiorata; da un lato, pensando con una parte del cervello, rimaneva coinvolta nell’ammirazione per il mentore, l’amico, l’uomo buono e generoso che metteva a disposizione tutti i suoi averi e il suo sapere per consentirle di percorrere la strada che aveva in mente.

Quella parte della testa le suggeriva che, rispettando l’impegno con Paolo, di lealtà e di sincerità, avrebbe potuto proseguire la strada fino alla laurea ed all’autonomia; si trattava, in buona sostanza, di mantenere, con l’uomo che ammirava, pur non provando un sentimento profondo come poteva essere l’amore, un sostanziale rispetto delle intese e delle premesse su cui si erano incontrati; cosa non difficile, anche considerando che sessualmente lui la soddisfaceva largamente.

Dall’altra parte del cervello, premeva la considerazione che troppo in fretta aveva soggiaciuto al fascino della cultura e al potere dei soldi che l’avevano indotta a donare a lui tutto, anche la sua libertà, soprattutto quella sessuale; vero che lui la lasciava eventualmente libera di copulare fuori del rapporto, a patto che avvertisse in tempo, prima o subito dopo; ma proprio questa condizione finiva per apparirle una limitazione e un mezzo per controllare anche la sua sessualità

Quest’ultima convinzione la spingeva ineluttabilmente verso la trasgressione; all’inizio, si trattò di episodi piccoli e di scarsa rilevanza, molto spesso confessati poi apertamente al partner, durante la copula serale che non mancava mai; cominciò col succhiare l’uccello ad uno studente, che la intrigava parecchio, in un bagno della biblioteca dell’università; il fallo era poca cosa, rispetto alla sberla di Franco; ma la trasgressione lo caricò di valore.

Mentre sfogliava dei pallosissimi testi di diritto romano, vide il ragazzo allontanarsi verso il bagno, mentre la guardava ammirato soffermando lo sguardo sul seno prepotente nel maglione leggero e le gambe snelle fasciate da calze velate; d’istinto lo seguì e, varcata la soglia, riuscì a bloccarlo prima che aprisse la porta della sezione maschile, lo trascinò in quella femminile, non gli diede il tempo di riflettere; gli aprì i pantaloni, tirò fuori la verga, si accosciò e la prese in bocca.

Lui era ancora stordito dalla vicenda; lei era un’artista della fellazione; la conclusione fu che rapidamente lui esplose in un orgasmo irrefrenabile; Paola ingoiò religiosamente lo sperma, ripulì l’asta da ogni residuo, si rialzò e sparì come era comparsa, mente l’altro ancora cercava di rendersi conto dell’accaduto; la sera, a letto, decise immediatamente di raccontare a lui la cosa, per imporgli la sua libertà di gestirsi la sessualità; Franco le rispose pacatamente.

“Paola, tu sei una donna libera e puoi praticare il sesso che vuoi; ricordati però che la libertà è patrimonio collettivo, è di tutti; io sono altrettanto libero di cacciarti via se la tua libertà invadesse la mia; non approvo quello che hai fatto ma non voglio sindacare nessuno; ti avverto che, se l’asticella si alza troppo, ti troverai fuori dalla mia casa e dalla mia vita.”

Lei aveva avuto la sensazione che, al di là del contenuto e del tono delle dichiarazioni, a lui non fosse dispiaciuto il racconto che gli aveva fatto della sua fellazione; le sorse anche il dubbio che potesse essere un cornuto contento, il classico cuckold; si riservò di approfondire il tema ed eventualmente di sperimentare ancora per vedere fino a che punto situazioni come quella potessero intrigarlo e coinvolgerlo in funzione di guardone.

Gli sorrise sorniona, lo baciò con profonda passione, prese in mano l’asta che si era comunque rizzata allo spasimo e per quella notte lo fece copulare come non avevano mai fatto fino a quel momento; l’idea che lui potesse avere una vena inespressa di cuckoldismo si confermò dentro di lei e si ripromise, mentre lui le esplodeva nel ventre un lunghissimo orgasmo, di approfondire il tema in una prossima occasione.

A quel punto, il pensiero di Paola era decisamente diviso; la sua parte irrazionale inneggiava alla trasgressione realizzata come un gesto di grande libertà sessuale; ma sosteneva anche la convinzione che lui, da cuckold, mentre protestava, in realtà la sollecitava a fare di più; se avesse voluto cacciarla, lo avrebbe fatto immediatamente; se lei fosse riuscita a piegarlo alla sua volontà, il tiranno sarebbe stato abbattuto e lei lo avrebbe dominato.

La sua parte razionale, però, invitava a riflettere sull’avvertimento, che non era una minaccia, che di punto in bianco poteva cacciarla; in quel caso, il fango in cui si sarebbe trovata sommersa fino ai capelli era per lo meno letale e non avrebbe avuto scampo; senza neppure il sussidio dei genitori, privata all’improvviso dei pilastri di sostentamento, forse l’unica via percorribile sarebbe stata quella che la conduceva direttamente a prostituirsi su un marciapiede.

Se veramente lui fosse stato un cuckold non dichiarato, il percorso migliore sarebbe stato parlarne apertamente e direttamente con lui; ma, in questo caso, finiva per dominare la sua logica e lei non avrebbe potuto nemmeno più sperare di ridurlo alla sua volontà; anzi, sarebbe diventata uno strumento utile alla sua sessualità che avrebbe ulteriormente favorito con rapporti trasgressivi a cui lui non aveva mai fatto cenno.

Nel dubbio, come il famoso asino di Buridano, non seppe prendere nessuna decisione e per qualche settimana frenò i suoi bollori di vagina e se ne stette calma, godendosi le copule che immancabilmente si concedeva con il compagno ogni sera; all’inizio della primavera, le capitò più volte di incontrare nel bar che frequentava sotto l’università uno studente fuori corso, di alcuni anni più grande, che le fece una corte serrata per più giorni.

Legarono abbastanza rapidamente e presto la corte sfociò nella proposta esplicita almeno di una sveltina; stavano passeggiando in un chiostro con giardino sul quale si aprivano varie porte di ambienti disusati; lui le propose di entrare in uno; lei si limitò a chiedergli se aveva un preservativo; aveva lezione di lì a poco e tutto poteva ridursi solo a una sveltina; le venne in mente il suo dilemma su Franco cuckold e decise di forzare ancora la mano.

Lui le assicurò che viaggiava sempre con un goldone in tasca e la spinse verso la porta; l’ambiente era spoglio, quasi completamente nudo, e non potevano copulare che in piedi, visto anche che il pavimento appariva abbastanza sporco; dopo un bacio veloce e senza sapore, lui la spinse ad appoggiare le mani alla parete, andò dietro e sollevò la gonna; le abbassò lo slip, sentì che apriva la cerniera e, con gli occhi al muro, avvertì la mazza che si appoggiava al sedere.

Neanche il sesso di quest’altro amante occasionale poteva in nessun modo paragonarsi a quello del suo uomo, un grissino di media grandezza che la penetrò in vagina senza che quasi se ne accorgesse; la presenza del goldone le impedì anche di sentire lo spruzzo dello sperma che veniva sparato in vagina e si accorse che era uscito prima di avvertire che era entrato; si morse le mani per la rabbia, forse anche per la vergogna, senz’altro per l’inutilità della cosa.

Decise che non ne avrebbe nemmeno parlato con Franco, considerato lo squallore della vicenda frettolosa e inutile; quasi a compensazione, la sera lo aggredì appassionatamente, per recuperare l’orgasmo, forse; oppure per farsi perdonare; o semplicemente perché si sentiva in colpa e cominciava a rendersi conto di non provare per lui solo l’ammirazione eccessiva, da un lato, e il rancore sordo e ingiustificato, dall’altro lato; forse sentiva nascere qualcosa di più e di diverso; temeva fosse amore.

Mentre si massacravano in una copula gigantesca in cui scaricavano ognuno le sue emozioni, lui la bruciò.

“Hai la gonna sporca di sperma; ci sei ricascata; attenta all’ira dei buoni, come suggerisce il Vangelo.”

“Che diavolo dici?”

Prese la gonna che le aveva tolto, le mostrò un lembo e vide nettamente la macchia di sperma; fu costretta a confessargli la sveltina e gliela descrisse come il momento di totale abbrutimento inutile che era stato; poi decise di uscire allo scoperto.

“E’ la seconda volta che succede ed è la seconda volta che sei più carico del solito. E’ possibile che tu sia un cuckold e non lo voglia ammettere? Io non te ne farei una colpa e ne potremmo parlare … “

“E’ la seconda volta che confessi un’imbecillità ed è anche la seconda volta che fai una domanda surreale e stupida; sono un maschio attivo e dominante; i cuckold vatteli a cercare altrove; ricordati che se tiri troppo la corda finisci sul marciapiede. Sono stato abbastanza chiaro?”

Per la prima volta da quando stavano insieme, se ne andò piccato e si ritirò nello studio, dove chiuse a chiave la porta e dormirono separati; ma Paola ebbe molte difficoltà a prendere sonno; il terrore di finire sul marciapiede diventava sempre più incombente; ma, al tempo stesso, la rabbia di essere stata messa all’angolo fece crescere il rancore sordo nei confronti di lui; si sarebbe frenata ancora; ma non avrebbe rinunciato a picchiare duro, alla prima occasione.

Un punto abituale di ritrovo che frequentavano insieme era il bar in piazza dove appena potevano si fermavano a bere un aperitivo o un caffè; erano quasi sempre insieme e quindi a Paola non era stato possibile fare come molte sue amiche facevano abitualmente, vale a dire rifugiarsi nel bagno dei disabili per una saporita copula con uno degli amici frequentatori abituali, ormai sicuri, quando andavano al bar, di trovare quella i cui pruriti di vulva avrebbero soddisfatto.

Per lo più, risolvevano con un sveltina, con una fellazione o con una masturbazione, meglio se reciproca; farlo significava inevitabilmente esporsi perché l’accesso ai bagni era in vista e tutti potevano rendersi conto di quel che avveniva; anzi, tutti sapevano per certo quello che sarebbe avvenuto, anche se nessuno commentava e quello che avveniva nei bagni restava tra i protagonisti.

Avendo deciso di umiliare il compagno, Paola trovò il modo di comunicare ad un biondino particolarmente ricercato che se si fosse fatto opportunamente trovare nel bagno dei disabili lei si sarebbe volentieri intrattenuta con lui; era un sabato di fine primavera; entrarono, lei e Franco, e si sedettero a un tavolo; lei osservò che il biondino si avviava ai bagni; comunicò a lui che aveva bisogno di espletare una funzione fisiologica e andò direttamente al bagno dei disabili; il biondino l’aspettava dentro.

La mazza stavolta era degna di essere ammirata, già pronta all’uso e ben accetta dalla donna che la prese in mano con gusto, la manipolò un poco e la aggredì con labbra e lingua; con la sua arte sopraffina di fellatrice, la lavorò per qualche minuto e, visti i tempi stretti, lo portò immediatamente all’orgasmo; vide lo sperma invaderle il volto; si pulì alla meglio, leccò la mazza da ogni residuo e scappò fuori; le si parò di fronte il viso schifato di Franco.

“Lavati almeno il mento dallo sperma, dopo che hai succhiato una verga! … Andiamo via!”

Lo seguì in silenzio, incapace di qualunque obiezione, ancora una volta i pifferi tornavano suonati e lei doveva leccarsi le ferite del suo fallimento; non aprì bocca fino a casa, si sedettero a tavola per la cena; lui accennò a ritirarsi nello studio; lei lo prese per la mano e lo accompagnò alla camera; quando accennò a baciarlo, lui si ritrasse e spostò il viso.

“Guarda che il sapore dello sperma è scomparso da un bel po’; non ti credevo così schizzinoso!”

“Già! Tu mi credi solo cornuto contento … “

“Perché? Non lo sei?”

“Vuoi smetterla o perdo le staffe?”

“Eppure mi pare che goda a sentire le mie copule … “

“Forse ho sbagliato tutto; forse dovrei davvero lasciarti in mezzo alla strada … “

“No, no, per ora fermiamoci qui; diciamo che tu hai un senso delle cose ed io uno diverso … “

“Ricordati che questa è casa mia e che sei solo ospite non più tanto gradita … “

“Minacci ancora di cacciarmi?”

“Vuoi ancora provocare lo scontro?”

“No; pace; fammi fare l’amore.”

“E quello che hai fatto cos’era? Gargarismi curativi?”

“Non essere triviale! Fammi fare l’amore che solo tu sai dare ad una donna!”

“Posso anche provarci; ma sono certo che per te io o chiunque altro non cambia niente.”

“Ti sbagli; cambia, cambia e come!; un giorno ci spiegheremo e capirai cosa significa per me tutto questo.”

“Spero che non sarà un giorno nefasto, per te.”

“Mi prometti che non mi abbandonerai mai?”

“Se non mi riempirai di corna … “

La volta successiva le andò meglio; Franco non c’era, quel sabato sera, perché aveva una causa importante da curare e si trattenne in studio fino a tardi; Paola andò al solito bar e trovò lo stesso biondino; stavolta non dovette fare manovre per eludere il compagno e se lo portò direttamente nel bagno per gli invalidi; appena dentro, si allacciarono in un bacio di grande lussuria, mentre le mani svariavano sui corpi a cercare e stimolare libidine.

Il ragazzo rivelò grande abilità a strofinare i capezzoli fino a provocare orgasmi violenti; lei masturbò a lungo e con sapienza la mazza dura e grossa, all’incirca simile a quella di Franco; lui la fece sedere sul lavandino e le leccò a lungo la vulva succhiando il clitoride con orgasmi sempre più forti; il tempo era comunque tiranno e lei ebbe quasi solo il tempo di prendere la mazza in bocca e leccarla tutta dalla radice alla cappella.

Ambedue aspiravano alla copula; lui cercò di penetrarla in vagina lasciandola seduta sul lavandino; lei lo favorì spostando una coscia il più lontano possibile per essere tutta aperta davanti all’asta; gli chiese di non essere troppo veloce perché già il goldone le riduceva la sensibilità e voleva godersela, la mazza; lui cercò di essere il più delicato possibile e riuscirono a copulare abbastanza per avere un orgasmo contemporaneo.

Uscirono dal bagno, anche ripuliti alla meno peggio, in tempo perché poi arrivasse Franco a prenderla e a portarla a casa; in auto l’odore di sesso era intenso ed evidente; lei non cercò di nascondersi; l’avvertì che aveva copulato nel bagno del bar col biondino della volta precedente; lui non fece nessun commento; una volta a casa, cenarono in silenzio e andarono a letto; lui si girò di spalle e si mise a ronfare.

Paola non poteva ritenersi soddisfatta di una copula che non obbligava lui a soffrire e ad abbassare la cresta; lo svegliò dicendogli apertamente che il sonno era finto e che stava sottraendosi al suo dovere di chiarezza.

“Vuoi ribadire ancora che sono un cuckold e che devo eccitarmi a sentire le tue copule nei bagni?”

“Franco, io non lo so se sei cuckold e ti nascondi per non asservirti a me; o se non lo sei e io mi sto giocando tutta la vita su questa convinzione … “

“Ragazza, la verità è la seconda che hai detto; adesso intuisco che mi vorresti cuckold per dominarmi ed essere tu l’individuo alfa, tra noi due. A parte che come individuo alfa sei poco affidabile se ti fai mettere sotto da individui senza qualità, e lo hai detto tu, solo per la speranza di trovare un momento in cui mi domini; a parte che non sono cuckold e che stai giocandoti la vita e la stai perdendo; a parte tutte le imbecillità, che ci guadagni se sono cornuto contento?”

“La soddisfazione di sottometterti; sei talmente grande, talmente forte che anche una piccola sconfitta è motivo di vanto … Te la senti di fare l’amore?“

“Mi dispiace, no; non mi interessi tu, non mi interessano i maschietti che ti sbattono, non mi interessano le tue copule; temo che sei al capolinea … “

Si girò di nuovo e si addormentò, stavolta sul serio; Paola era sempre più inferocita; le sue certezze vacillavano; i dubbi aumentavano e il terrore dell’abbandono era concreto e prossimo; si impose la calma e riuscì anche ad ottenerla; ma il tarlo continuava a forarle il cervello; lui era cuckold e non lo voleva ammettere solo per non cedere di fronte a lei nemmeno in quest’ammissione che, a ben pensarci, non avrebbe comportato niente di sgradevole, tranne il fatto che lo avrebbe piegato a lei.

Ancora una volta riuscì a ricucire, con qualche opportuna moina, e ricorrendo a qualche buona copula che realizzavano la sera, dopo cena, nella loro camera; ma il malessere adesso era patologico; aveva perso quasi di vista la parte razionale di se stessa, quasi non ricordava più quanto lui pesasse nella sua formazione culturale; aveva superato gli esami della sessione estiva ma sapeva che era già alle porte quella autunnale ed aveva bisogno di libri e del sostegno di lui per affrontare prove difficili.

Ma il rancore, che non covava più ma era esploso con violenza ed apertamente, la portava ad offenderlo ed aggredirlo continuamente, anche se aveva perfetta coscienza che solo con una parola lui poteva ridurla sulla strada senza aiuti; non si rendeva conto che stava facendo leva su un amore inspiegabile del professionista per la capricciosa ragazza, per tenere in piedi una baracca che faceva acqua da tutte le parti.

Lei continuava ostinatamente a dichiarare di non provare sentimenti per lui ma continuava a distinguere tra il sesso che le imponevano con violenza, quello si, gli amanti occasionali, e l’amore che continuamente chiedeva al partner, al mentore, all’amico, al suo uomo; la cecità era davvero totale e la faceva muovere senza criterio sbattendo in tutti gli spigoli alla ricerca di una vittoria che, raggiunta, sarebbe stata effimera e illusoria perché, se lui accettava il ruolo, avrebbe comunque vinto.

Paola era giunta al punto che ‘vittoria ad ogni costo’ era il suo motto e la cercava in ogni occasione; nel mese di luglio, con l’afa al massimo, gli amici organizzarono una ‘spedizione’ alla villa al mare di uno di essi; lei si precipitò ad aderire; andarono in otto, quattro ragazze e altrettanto ragazzi; si fermarono per un week end; quando rientrarono dalla vacanza, la prima cosa che fece Paola, la sera a letto con Franco, fu confidargli che aveva fatto sesso; lui chiese con chi; con tutti e quattro, rispose.

La faccia di lui era tutta un programma; ma lei calcò la dose perché lo voleva vedere in ginocchio; raccontò quindi che già nelle auto si erano divisi in quattro coppie; lei era capitata con due studenti dell’ultimo anno, ambedue palestrati, di buona famiglia, ‘ben dotati’ si affrettò a precisare; quello che era salito con lei sul sedile posteriore di un’auto non aveva perso tempo a mettere le mani nei pochi stracci di cui era coperta; si era sentita subito avvolta in un bacio languido e appassionato.

Mentre una mano le strizzava un capezzolo, l’altra si infilava nel costume e afferrava la vulva provocandole intensi orgasmi; aveva risposto afferrando la mazza e masturbandola sapientemente; l’altro le aveva afferrato i capelli e l’aveva costretta ad abbassarsi sull’inguine, infilandole in bocca un fallo di notevole dimensione; si era fatto succhiare per tutto il percorso frenando l’orgasmo ogni volta che si approssimava.

Ad un certo punto, aveva cercato anche di penetrarla da dietro, stendendosi sul sedile; ma la posizione infelice non aveva consentito la manovra e l’aveva costretta a riprendere la fellazione.

“Perfetto esempio di libertà; presa per i capelli e costretta succhiare la verga; sei stupendamente libertaria e femminista, ribelle a qualunque opposizione, basta che si chiami Franco!”

“Tu in quel modo non sai neanche copulare!”

“Ricordatene quando mi chiederai di farti fare l’amore!”

“Non vuoi ammettere che ti stai eccitando; ma la tua mazza dice che sei su di giri!”

“Ho in testa una ragazza che amavo …. Lei sì che mi eccita, anche da morta!”

“Io non sono morta!”

“Ma non sei la donna che amo!”

“No, quella è nella villa dove mi hanno sbattuto in quattro, in tutti i buchi, contemporaneamente; ti sarebbe piaciuto vedermi posseduta come una bambola, di’ la verità; sei un cuckold e ti ecciti al racconto delle mie copule!”

“Sei alla vigilia della fine!”

Se ne andò nello studio e, ancora una volta, chiuse a chiave e la lasciò fuori dalla sua vita; Paola ebbe un attimo di terrore e le venne da piangere; se davvero avesse esagerato? Se si fosse sbagliata e Franco la lasciava sola, in mezzo a una strada, nel cuore dell’estate? Ma lo sgomento durò poco; ormai era chiaro che le bastava portarlo a letto, fargli fare l’amore come solo lei sapeva fare e il suo schiavetto sarebbe tornato a più miti consigli.

Aspettò il mattino seguente e lo attese in cucina; quando lui uscì dal bagno e si sedette al tavolo per fare colazione, lo aggredì direttamente.

“Franco, mi spieghi perché continui ad ostinarti a negare che sei un cornuto contento? Lo fai solo per darmi torto ed essere ancora tu a vincere? Lo so bene che sei un cuckold, si vede da troppi particolari; ti piace ascoltare le mie copule, sopporti ogni corno che ti faccio; perché non ti arrendi e, una volta tanto, ammetti che ti ho sconfitto? Non capisci che saremmo più felici?”

”Paola, ascoltami; forse è l’ultima volta che ti do una lezione; spero che la capisca e la colga nel suo valore. Stai commettendo l‘errore più marchiano che un avvocato possa commettere nella sua professione; tu hai deciso che io ho una colpa, che la mia testimonianza non vale niente, che le mie dichiarazioni sono false e mi hai già condannato. Tu non sei in grado di fare l’avvocato; nella mia professione si valutano i fatti, oggettivamente, senza pregiudiziale; si analizzano tutti gli elementi e soprattutto i documenti e le testimonianze; solo quando si è in grado di provare i fatti con quelli, si pronunciano le sentenze.

Con questo comportamento, stai dimostrando che non sei capace di amore; che non vali niente come compagna perché non rispetti nessuno dei principi della convivenza; che sei irrazionale e pregiudiziale; che condanni senza prove; non solo sarò costretto a cacciarti dalla mia casa, dai miei benefici, dalla mia vita; ma sarò costretto a buttarti in mezzo alla strada e anche io commetterò l’errore di condannarti sapendo che lo sto facendo.

Quando deciderò che devi andartene, so già che non avrai molti sbocchi; nel caso peggiore potresti arrivare al suicidio per vergogna, per impotenza, per fallimento totale; in quel caso, come te, sarei pregiudiziale, al tempo stesso accusa giudice e boia; ma io avrò la coscienza culturale, umana e professionale di aver cercato fino all’ultimo di farti ragionare e che tu non hai voluto ascoltare perché sei ottenebrata da una tua convinzione che non ha nessun riscontro con la realtà.”

“Grazie per la lezione, maestro; io so che ti ecciti ad ascoltare le mie copule; so che non mi hai detto niente quando sono andata in giro a farti le corna; solo un cuckold fa questo; non sono io il cattivo avvocato; sei tu il patetico colpevole che si arrampica sugli specchi per difendere la sua credibilità. Io non ti ho mai amato ma ti ho sempre ammirato come professionista, come maestro, come mentore.

Poi mi sono resa conto che ti serviva solo la schiavetta per esprimere il tuo potere e allora l’altra parte del mio cervello ha elaborato la vendetta; ti ho costretto ad accettare tradimenti prima piccoli poi sempre più grandi fino a quest’ultima prova; fai finta di ribellarti, ma sei eccitato perché mi immagini in mezzo a quattro più giovani di te che mi montano da tutte le parti; la tua recita è finita; la prossima volta sarai smascherato e ti arrenderai; allora sarò soddisfatta e felice.”

“Auguri, ragazza; preparati ad affrontare l’ignoto senza la mia carta di credito e senza sostegni.”

“Ma vai al diavolo, impotente cornuto!”

“Se valessi qualcosa come studente di legge, sapresti che già, avendo registrato questo colloquio, potrei denunciarti per oltraggio; ti avverto che questa è casa mia e che il mio lavoro è a rischio; ho in casa una pistola per difendermi da aggressori; se ti porti in casa un amante, sappi che vi ammazzo, tutti e due; e non pago niente perché sparo legittimamente.”

“Boom; stavolta l’hai sparata grossa, povero il mio cornutello!”

Ormai era fuori di sé; convinta che lui fosse un cuckold che si nascondeva, non evitava esagerazioni; quella stessa sera, Franco era seduto sul divano e stava sfogliando pratiche del suo lavoro, quando Paola entrò in compagnia di un ragazzo di colore, grosso come un armadio a sei ante, muscoloso e ben dotato, come denunciava il pantaloncino teso sull’inguine; lei lo abbracciava e lo incoraggiava.

“Vieni, il cornutello adesso va a prendere la sua videocamera, registra come copula un vero maschio e poi si godrà il filmino manipolando il suo inutile pisellino; tu adesso farai il tuo dovere e gli dimostrerai come un vero maschio tratta una donna calda e appassionata. Cornuto, è vero che adesso prendi la videocamera e ci riprendi? Povero il mio impotente, è vero che adesso ci accompagni alla camera da letto e ti metti a guardare come questo maschione mi sbudella davanti e dietro, sopra e sotto come tu non saprai mai fare?”

“Paola sei impazzita; stai andando fuori da ogni limite; te l’ho detto che posso sparare e ammazzarvi; non mi esasperare … “

“Vediamo se hai il coraggio di sparare o se invece preferisci ammettere che sei un cuckold e che aspetti solo di esibirti davanti a me che ti do le direttive; vieni, John, portami a letto e fammi godere!”

Si allontanarono verso la camera e non si curarono di lui che aveva preso la borsa di lei, cavato via le chiavi di casa, quelle della macchina e le carte di credito dal portafogli; lasciò il telefonino ma dal suo chiamò qualcuno; Paola e il suo mandingo erano in camera e lui la stava spogliando rapidamente; stettero poco, il vestito e l’intimo, a volare; altrettanto fu per la maglietta e lo short di lui; erano nudi completamente e distesi sul letto; lei si era attaccata al sesso e lo succhiava con passione.

Il ragazzo aveva una mazza di circa venticinque centimetri e Paola riusciva non solo a leccarla tutta, dai testicoli grossi come pesche alla cappella larga come un grosso fungo; ma riusciva anche a succhiarne in bocca una grossa parte e a copulare in gola con due terzi del bastone largo come una lattina da bibita; il ragazzo doveva essere bene abituato al sistema, perché reggeva nonostante i lamenti che lei gli provocava con la sua artistica fellazione.

“Cornutone vieni a vedere che bella mazza ha il mio amico; o hai paura del confronto? Perché non prendi la videocamera e illustri questo meraviglioso momento? E’ la tua apoteosi; tu finalmente dichiari di essere cuckold e ti arrendi alla tua dolce compagna, non credi?”

Franco non la degnava di risposta e a malapena lanciava qualche occhiata verso la coppia; riuscì appena a distinguere che il maschio l’aveva distesa sul letto e si era fiondato a leccarle la vulva con grande passione; la faceva godere molto, come testimoniavano gli urli di lei; ma alcune note false denunciavano anche che era lei a caricare i toni della copula a favore del suo compagno / vittima.

Visto che lui non dava cenni di vita, lei si portò addosso il partner e si fece penetrare in vagina in un sol colpo; urlò con quanto fiato aveva in gola, perché davvero la mazza aveva sfondato parti finora intatte; lei accentuò gli urli di piacere rivolti a Franco; quando si rese conto che non venivano reazioni da lui, ruotò il corpo sotto l’amante provvisorio e passò a farsi possedere in vagina a pecorina, da dietro, sollevandosi su braccia e ginocchia.

Franco stava fibrillando, ma non per quello che credeva Paola, che raggiunse l’apice della sua performance portandosi la cappella all’ano e facendosi penetrare nel retto; il dolore fu reale, perché era il sesso più grosso da cui si faceva penetrare; urlò e singhiozzò, ma incitò il mandingo a sfondarla; erano impegnati in quella manovra quando la porta si aprì e comparve Franco, vestito di pelle nera con una maschera sul viso, fruste, scudisci, collari e dildi spaventosi solo a guardarli.

Era con lui una femmina addobbata allo stesso modo che brandiva un gatto a sette code e uno scudiscio, in cintola portava vari strumenti di tortura.

“Fermi lì; adesso è il nostro turno di divertirci; mettetevi a quattro zampe e strisciate sul pavimento se non volete essere frustati a sangue!”

“Franco ma che mascherata è questa?”

“Imbecille che sa tutto di cuckold e niente di sadomaso; siamo una coppia abituata a praticare la violenza e il dolore; lei è Crimilde e la conoscono in tutta la regione per i suoi amplessi violenti e sanguinari; io sono il suo assistente; sono un poco più masochista ma mi piacciono la violenza e il sangue, adesso voi due vi mettere questi collari, strisciate sul pavimento e camminerete a quattro zampe finché ve lo ordinano i vostri padroni. Tutto chiaro?”

Il mandingo si rivestì più rapidamente di come si era spogliato, infilò la porta e sparì senza salutare; Paola completamente nuda si copriva il seno temendo staffilate e stava piangendo a dirotto.

“Franco, abbi pietà, non farmi male; ho paura del dolore … “

“Non mi pare, ragazza; ero qui quando ti ha fatto sanguinare l’ano con la sua mazza; non è il dolore a farti piangere, è la paura, la vergogna; adesso sai che se rispettassi la mia natura ti farei a brandelli la pelle di tutto il corpo; ma mi fai schifo anche come vittima; vestiti e vattene da questa casa; hai passato il limite, hai invaso la mia libertà e adesso te ne vai … “

Intanto si era liberato della bardatura di pelle ed altrettanto aveva fatto la donna in cui Paola riconobbe la sua segretaria.

“Oh, mio dio, era tutta una farsa … era una recita per darmi dell’imbecille … non ho capito niente e mi sono costruita un personaggio che non esisteva; per dimostrarlo, ho calpestato i principi elementari della convivenza; quanto sono idiota!”

“Si, ma io non recito quando ti dico che con me hai chiuso e che devi andartene ora stesso dalla mia casa; qui non c’è più posto per te; hai toccato il fondo dell’aberrazione, ti sei prostituita alla tua pregiudiziale ed ora non puoi fare di peggio; anzi si, perché ti toccherà andare a battere, se non vuoi tornare al paesello o suicidarti per la vergogna del totale fallimento; da me non aspettarti più nessun aiuto; ho requisito le carte di credito e le chiavi; uscita da questa casa ti resteranno gli occhi per piangere.”

“Devo ritorcerti contro quello che hai detto a me? Sono stata una emerita imbecille e presuntuosa; mi sono costruita un nemico nell’amico più caro e l’ho perseguitato con tutte le mie forze; ho costruito un reato, l’ho perseguito, giudicato e condannato; non c’era sentenza da eseguire. Tu stai condannandomi a morte, comunque la rigiri. Cosa mi resta?

Tornare dai miei e vivermi una condanna a vita di clausura per scontare tutte le mie colpe di lussuria, di vita sregolata, di errori marchiani? Cercare un protettore perché mi assegni un tratto di marciapiede e mi mandi a battere quel poco che il mio corpo lo reggerà? O forse, ed è la vera ipotesi, andare alla stazione per abbracciare il primo treno in corsa? Il giudizio spetta a te, la condanna è tua, tu devi essere il boia. Pronuncia la sentenza; io posso solo accoglierla e accettarla.

“Cosa potrebbe proporre, in trattativa, il grande avvocato esperto di trasgressioni sessuali?”

“Mi hai detto spesso che non hai mai voluto un animale per casa; ti propongo di adottare una cagnetta randagia, sporca, malandata, travolta dalla vita, indegna di ogni considerazione, in possesso solo di una grande volontà di vivere e di qualche talento per il diritto; in qualche momento della tua vita le hai creduto e l’hai amata; dalle solo una cuccia e una scodella in cui gettare gli avanzi del cibo tuo e delle donne che amerai in questo letto.

Lasciami vivere e gettami le briciole di quello che ho dissipato; ti ho fatto tanto male che non riesco neppure più a misurarlo; ma ti ho adorato come maestro e come uomo; non è vero che non ti abbia mai amato; ho espresso male, malissimo il mio desiderio di assomigliarti, di essere come te; ma ti ho amato e ti amo tanto, tantissimo, nonostante gli errori e le cattiverie; se ancora credi che in me ci sia qualche talento; se ancora riesci a darmi un pizzico di fiducia, ricorda che è stato per te che ho rotto con i miei e, perché ti amavo, non posso più tornare da loro.

Se credi che queste considerazioni possano valere su un tavolo di trattative, prendile in esame prima di condannare; se credi che non ce ne sia più per me, sappi che ho fatto sesso ma non ti ho mai tradito e non intendo prostituirmi; che stavo benissimo con te e non me la sento di tornare al paesello ad affrontare giudizi più duri e meno motivati; sceglierò la terza strada.”

“Cosa sarà della pasionaria, della rivoluzionaria che aveva capito tutto e voleva imporre a me la sua rivoluzione?”

“Franco, quante volte mi hai ripetuto che tra utopia e trasformazione c’è sempre una rivoluzione destinata a ripiegare su se stessa? Sei un ottimo maestro; io sto pagando sulla pelle il ripiegamento della presunta rivoluzione sull’elemosina mendicata al mio nemico con la testa coperta di cenere; non lo vedi?”

“Ti rendi conto che accettare la tua proposta significherebbe rischiare di trovarmi tanti mandingo per casa?”

“No; non rischi più niente; in primo luogo, perché qualcosa si è rotto ed io devo cambiare, se non voglio morire; in secondo luogo, perché ho ben chiaro quanta ambiguità può nascere dalle menzogne o dai falsi pregiudizi; infine, perché ho capito cosa provo per te e so che, per lo meno, tutto voglio tranne che farti ancora male. Posso giurartelo … “

“Puoi giurarmi che non avrai più pruriti strani di vagina?”

“Posso garantirti che il mio amore ha un solo obiettivo utopistico; la mia sessualità è tutta un fatto mentale; questo almeno l’ho compreso; un masturbazione ben fatta è sempre meglio di una pessima copula. Infine, devo chiederti una fiducia che non merito ma che mi hai sempre concesso; stavolta posso assicurarti che non la tradirò.”

“Io non ti chiedo di farti monaca o di rinunciare alla tua sessualità; quello che ti chiedo è di non portarmi i casa i tuoi amorazzi; ti avviso che non potrai liberamente usare la macchina; piuttosto, sai dove lascio i soldi di riserva, se ne dovessi avere bisogno; preferisco saperti in un motel che per strada o in un bagno … “

“Non è paradossale che ti debba preoccupare dei miei pruriti di vagina?”

“Consideri paradossale che di una pupilla che ho amato intensamente, e che continuo ad amare ad onta di tutto, io mi occupi con la premura di sempre … “

“E di essere tu il mio partner a letto?”

“Solo se dovessi trovarmi in una particolare condizione di spirito, che non reputo impossibile; certamente, non nell’immediato.”

“In altri tempi, avrei saputo esprimerti la mia gratitudine; adesso suonerebbe ipocrita, per lo meno.”

“Adesso la mia segretaria se ne va, tu vai nello studio ed io mi adatterò nel letto che hai disfatto … “

“Se vuoi, te lo rassetto come avrei fatto sempre … “

L’armistizio prevedeva sanzioni assai dure per Paola, che imparò rapidamente a starsene segregata nello studio qualunque cosa succedesse; l’unica cosa che le era consentita era frequentare i corsi universitari, dove evitava persino contatti casuali con altri studenti per non incorrere in errori come una sveltina occasionale, della quale ormai non sentiva neppure il bisogno, dopo avere sperimentato il terrore per possibili violenze e l’amarezza per la caduta di tutte le ambizioni.

Poteva fare la spesa e provvedere alla cucina per se e, quando capitava, anche per Franco; i soldi le venivano elargiti col contagocce, perché anche da quel punto di vista era chiaro che il bengodi era finito; per sua fortuna, aveva finanche troppo scialato, quando erano ‘in buona’, nell’acquisto di capi alla moda spesso mai indossati; poté quindi continuare a tenere un tono fashion attuale e adeguato; lo stesso valeva per i trucchi, di cui aveva scorte per mesi.

L’unica concessione di Franco era tutto quello che atteneva allo studio, per il quale non lesinava aiuti quando si trattava di comprare nuovi testi utili anche a lui e di concederle sussidi per buoni mensa o spese al bar per colazioni e merende; in sostanza, il loro rapporto si attestò sulla dimensione del tutore e della pupilla, per la quale lui si preoccupava che tutto funzionasse allo scopo di rispettare gli impegni scolastici; molto spesso era vicino a lei quando studiava e aiutava, suggeriva, consigliava.

Quello che mancava sempre più intensamente a Paola era il rapporto umano, affettivo e soprattutto, se ne rendeva conto sempre più con coscienza, amoroso; per un meccanismo imperscrutabile, si trovava all’improvviso innamorata come una ragazzina assolutamente vergine e rimpiangeva, dolorosamente, i momenti di felicità autentica vissuti a letto con Paolo, non solo mentore e guida, ma amante appassionato capace di provocarle emozioni indicibili ed orgasmi stellari.

Lui le aveva evitato di sopportare la presenza di altre donne nella sua casa; ma l’odore di sesso che emanava spesso da tutto il corpo, i segni inequivocabili di serate passate in sessioni appassionate, tutto insomma faceva trapelare senza possibilità di equivoco che lui aveva delle amanti, forse più di una, a giudicare dalla diversità dei profumi che ogni volta si tirava dietro, alle quali dedicava serate infuocate e spesso notti infinite.

Paola scoprì di soffrire molto per questa privazione; per un attimo fu tentata di rispondere alla pari, con gesti avventati come le copule occasionali che sempre vedeva consumate nei locali appartati dell’università; ma il ricordo bruciante della profonda umiliazione subita, il senso di colpa che ormai la uccideva, la paura di trovarsi di fronte al nulla con la prospettiva del suicidio la facevano desistere; soprattutto, dovette ammettere a se stessa che nessun blitz valeva una sera con l’uomo che era stato suo.

Decise di frenare gli spiriti bollenti e di adeguarsi alla nuova realtà ponendosi l’obiettivo del lavoro e dell’autonomia come prima tappa verso la personale affermazione; lottare per l’indipendenza avendo raggiunto l’autonomia era certamente più sensato e logico; decise allora di frenare il suo bisogno di amore, più che di sesso, e di pazientare quando viveva lunghissime serate da sola a leggere o alla tv.

Una volta che Franco non si presentò a casa fin oltre le nove e lei pensò che avrebbe passato la notte altrove, con un donna, non resistette al desiderio di provare, almeno una volta, a sdraiarsi sul letto, nel posto che era stato il suo per quasi due anni; ritrovò di colpo gli odori, le sensazioni di calore, le immagini delle copule che la spinsero a godere e a piangere allo stesso tempo; sapeva di avere distrutto un patrimonio, ma prevaleva il desiderio che si avverasse un miracolo.

In realtà, quella sera Franco aveva per la testa tutt’altro che amori più o meno coinvolgenti, stava affrontando una causa molto delicata di un comunità contro una multinazionale per l’inquinamento che una installazione produceva sul territorio con conseguenze gravi sulla salute; la delicatezza del tema e la complessità di alcuni passaggi lo aveva inchiodato alla poltrona e non si era accorto di avere oltrepassato di almeno tre ore il momento della chiusura.

Rientrando in casa, notò che tutto era spento, segno che Paola già dormiva; preferì non fare rumori e si recò silenziosamente in camera, evitando di accendere luci e sfruttando un leggero chiarore che veniva dall’esterno; stava per accendere la luce in camera, quando scorse sul letto, dalla parte che non occupava, il corpo rannicchiato della sua pupilla, in una posizione fetale che conosceva benissimo, stupenda in un pigiamino rosa tutto trine e sbuffi.

La guardò intenerito, si spogliò nella penombra e rimase in slip, come spesso faceva quando dormivano insieme; si stese accanto a lei, dandole le spalle, ma non prendeva sonno, forse anche per i morsi della fame; sentì che lei si agitava un poco; forse aveva avvertito la presenza dell’altro corpo; d’improvviso, si spinse contro di lui e si appoggiò con tutto il corpo alla schiena; capì che stava sognando e che il sogno doveva essere particolarmente eccitante.

Lei si strofinò con tutto il corpo e lui sentì i capezzoli rizzarsi contro le spalle ed il ventre schiacciarsi con violenza contro il fondoschiena, finché non avvertì che il clitoride usava l’osso sacro per titillarsi; sembrava quasi che nel sonno, se veramente stava dormendo, la ragazza copulasse con lui; i gemiti che sussurrava contenevano spesso il suo nome; era come guardarla mentre copulava con lui e godesse intensamente del rapporto; si sentì un tantino guardone, ma gli piacque.

Dopo un languidissimo ‘siiiiiihhhhh’ col quale concluse il rapporto, Paola si era rilassata; girò la testa e la guardò dolce e infantile mentre si appoggiava alle sue spalle con il piacere dell’orgasmo soddisfatto disegnato sul volto; il sesso gli balzò durissimo in avanti; le prese le braccia e la strinse a se; sentirsi tirare la destò dal sonno e reagì quasi spaventata.

“Oh, dio, che ho fatto! Scusami, Franco, non ho resistito alla voglia si sentire il calore del nostro letto; perdonami; ho infranto una norma fondamentale nel nostro equilibrio … “

“Ssshhhh! Stai zitta e buona; ho seguito tutto; ho visto anche come hai fatto l’amore col mio didietro … “

“Cosa ho fatto?”

“Hai stimolato il clitoride sul mio osso sacro; devo dire che hai avuto anche un meraviglioso orgasmo … “

“Oh, dio, sono venuta strusciandomi su di te? Scusami; lo desideravo tanto che nel sonno l’ho fatto davvero! Ma tu, perché sei qui?”

“Dove vorresti che fossi; questa è la mia casa, questo è il mio, anzi il nostro, letto; perché trovi strano che sia qui?”

“Io credevo che passassi la notte con una donna, in un altro letto; per questo mi sono lasciata andare alla voglia di recuperare il posto che era mio; avevo tanto bisogno di dire a me stessa che ti amo e che rimpiango con dolore i momenti meravigliosi che qui stesso mi hai dato; adesso mi sposto e vado via subito … “

“Adesso tu continui a stare stretta a me; anzi, mi abbracci sul serio, come hai fatto tante volte.”

“Oh, dio, sì; certo che ti abbraccio; ti voglio, sentirti in braccio a me è il massimo … “

“Visto che ci sei, occupati anche del mio fratellino che a questo punto sta soffrendo, là sotto … “

“Posso toccarlo? Posso masturbarti? Non ti offendi?”

“Te l’ho chiesto io … Ho avuto una giornataccia e so che le tue manine sono un toccasana, lo sono sempre state … “

Paola aveva passato le mani sul torace e lo stava abbracciando con amore infinito; il suo corpo aveva aderito perfettamente a quello del compagno; si rendeva conto, adesso con lucida chiarezza, che riuscivano sempre a fondersi in un unico, quando facevano l’amore con tanta dedizione; ora lei stava amandolo, quel corpo; non era una questione di vasi sanguigni o di sesso che si gonfiava; era un fatto di sintonia, di dolcezza che si scambiavano, di amore che palpitava.

“Ti va di dirmi che cosa ti tiene teso?”

“Lo sai; è quella storia della causa contro l’inquinamento … “

“Ma tu hai tutti i documenti per vincerla, quella causa … “

“Tu credi? Nel nostro mestiere, l’imprevisto è sempre in agguato; basta una pressione politica; poi, con la scusa anche capziosa dell’occupazione … “

“Ma tu sei forte, amore mio; sei quasi imbattibile e ce la farai, vedrai; adesso pensa solo a scaricare i cattivi pensieri; lasciati amare e rilassati.”

“La tua manina funziona, vedo; come mai è così dolce?”

“Vuoi che te lo ripeta? Non ho difficoltà; ti amo, Franco; ma non da ragazzina capricciosa che usa le parole per dare aria ai denti; ti amo da persona matura che ha commesso tanti errori ed ora vuole riprendersi il suo amore granello per granello; non so se ce la farò o se sono fuori tempo massimo; ma adesso, qui, col tuo sesso che sento palpitare nella mano ed eccitarsi anche se non ti masturbo tecnicamente, ma mi limito a sentirlo mio; adesso, qui, sogno che posso ancora riprendermi il tuo amore.”

“Prima che mi fai godere, e non ci metterai molto ad occhio e croce, hai mangiato qualcosa? Io sono digiuno e vorrei mettere qualcosa sotto i denti … “

“Allora, ti tocca rinviare l’orgasmo; adesso, come fossimo una vera coppia borghese, tu mi permetti di preparare dei toast e ci sediamo a tavola come se fossimo davvero tutti e due innamorati … “

“Quindi, tu non lo sei; io sono sempre stato innamorato di te; lo sono ancora, se qualcuno ti dovesse domandare ... ”

“Ti prego di non costringermi a piangere; mi farai fare anche l’amore, dopo?”

“Questo non lo so; sono stanco; è tardi; sono ancora incavolatissimo con te; vedremo … non è detto … forse … insomma, per ora è sì.”

“Vieni, andiamo a preparare la cena nella nostra cucina … “

Non erano del tutto sgombrate le nuvole, ma riuscirono a riequilibrare un poco i rapporti, i due, specialmente dopo una nuova esperienza in campeggio, stavolta in Istria, in cui inevitabilmente dormire in tenda li portò ad amarsi come un anno prima e non fossero mai esistiti i ‘mesi della guerra’ nella storia del loro rapporto; Franco ancora tremava, quando la vedeva esibirsi sculettando arrogante davanti a maschi eccitati; Paola ancora sobbalzava quando lui ricordava quei momenti bui; ma l’amore si rivelava saldo.

Dopo la sessione autunnale di esami, brillantemente superati, Paola andò all’incontro collettivo per chiedere il titolo della tesi e propose una riflessione sulla causa per inquinamento che Franco stava sostenendo; il tema era di grande attualità; il professore appariva molto scettico; bisognava intervistare i protagonisti e accedere a documenti delicati; Paola, che aveva dato l’indicazione per amore al suo mentore, decise di esibire la loro intimità, almeno professionale; fece il numero di Franco e mise il vivavoce.

“Franco, ho chiesto di lavorare sul processo che stai sostenendo contro l’inquinamento e il professore Tartaglione ritiene che sia difficile intervistarti e accedere ai tuoi documenti … Sei in vivavoce.“

“Ciao, Mario; Paola non ti ha detto che è la mia pupilla, che la seguo io e che vive a casa mia; se l’argomento ti interessa, accetta il titolo; se vuoi, ne riparleremo … “

“Ma è solo la tua pupilla?”

“Vuoi sapere se ne sono innamorato? Si; ma è soprattutto una studentessa intelligente, diligente e meticolosa; non potrei esserne innamorato altrimenti … “

“Hai sempre tutte le fortune, tu. Signorina, è ovvio che il titolo è suo; spero che ne faremo un buon lavoro … “

Mentre procedevano le assegnazioni, un’amica in attesa del turno chiese a Paola se potesse farle incontrare Franco, visto che voleva proporre come tema una sua vecchia causa per la difesa di un bosco; non avrebbero dovuto esserci problemi, ma preferì telefonargli.

“Franco, c’è qui una mia collega che vorrebbe svolgere una tesi sul processo da te condotto per la tutela del ‘bosco degli gnomi’; posso dirle che la incontrerai e l’aiuterai?”

“Innanzitutto, dimmi se e quanto è bella …. “

“E’ bella … bella da farmi preoccupare e ingelosire … “

“Allora invitala a cena da noi, stasera se vi va … Stai forse pensando di farmi fare un statua nel cortile dell’università? Io cosa dovrei fare poi per te, in cambio?”

“No, amore, non monumenti, solo una lapide … alla memoria dopo che ti avrò ammazzato. Io miro a diventare socia del tuo studio, non l’hai ancora capito? Cosa gradisci per cena?”

“La compagnia di due belle donne e tanta amicizia; il resto è orpello. Per ora torno al lavoro; più avanti, se sarai brava, il grosso lo scaricherò a te ed io farò il divo. Ciao.”

“Bice, ci verresti stasera a cena da noi? Sarebbe l’occasione per un primo approccio con Franco; spero che tu non abbia cattive intenzioni … “

“No, rassicurati, solo indagine professionale!!!!!!”

“Scherzo, naturalmente; adesso devo andare per comprare quanto servirà per la cena … ”

“Non ho niente da fare; posso aiutarti a preparare e intanto familiarizzo con l’ambiente?”

“Okay; andiamo; vedrai che uomo meraviglioso è e quanto riesce a dare, se ti prende a benvolere … “

“A te ha dato molto?”

“Più di quanto si possa immaginare; purtroppo me ne sono accorta tardi e non mi sono gustata tutto; spero di rimediare … “

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