DA STUDENTE MODELLO A SCHIAVETTO 10

  • Scritto da Fabiola il 10/05/2022 - 19:20
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Arrivò la fine del semestre. Nonostante le piacevoli distrazioni, il mio rendimento scolastico rimase alto. Quello di Francesco crebbe notevolmente. Avrei trascorso le vacanze natalizie e il capodanno dai parenti di mio padre, che non vedevo da anni, e di cui non m'importava granché. Per tutti i miei familiari ero ancora lo "studente modello" e il "bravo ragazzo". Nessuno sospettava che fossi una cagna affamata di cazzo.

La notte di San Silvestro non solo la passai dai miei parenti, ma pure a letto con la febbre (uscire di notte mezza nuda può far ammalare). Io, che avrei voluto tanto indossare un vestitino aderente, autoreggenti e tacchi per andare a scodinzolare in modo sexy in qualche veglione e sentire i cazzi sfregare sul mio culo, ero costretta a letto. Francesco, che a mezzanotte doveva essere già piuttosto ubriaco, mi mandò una foto della sua minchia accompagnata dalla scritta: "buon anno Fabiola". Inutile dire che quella foto m'infiammò più della febbre.

Tornammo a scuola. Il mese di marzo era quello dedicato alle gite. A noi dell'ultimo anno spettava un viaggio di cinque giorni. La meta scelta fu Barcellona. Partimmo una mattina presto. Sull'autobus tutti dormivano, tranne me. Continuavo a pensare al fatto che avrei dormito con Francesco per diverse notti. Non potevo certo travestirmi, ma portai comunque con me dei trucchi, delle mutandine di pizzo e dei gambaletti a rete.

Francesco sprizzava virilità da tutti i pori della pelle. Se ne stava seduto scomposto, come suo solito, con indosso una maglietta, che lasciava vedere le sue braccia muscolose e ben lavorate. Per tutto il viaggio ebbi il cazzetto duro come il marmo. Lui si divertiva a provocarmi. Quando nessuno guardava, mi pizzicava una coscia o mi passava un dito sulle labbra. Poi, improvvisamente, mi disse all'orecchio: "per colpa tua ho il cazzo duro da ore. Appena scendiamo me lo svuoti o scoppia".

Ci fermammo per una sosta in un autogrill in Francia. Mi sedetti su un gabinetto e gli feci un pompino. Mi gustai il suo cappellone e le sue palle odorose. Tenni su di lui uno sguardo adorante, estatico. Gli ero grato per il fatto che mi infilasse il cazzo in bocca e mi facesse giocare col suo frenulo. Mi scaricò in bocca una copiosa quantità di sperma. Seme che aveva ristagnato nei suoi coglioni, dandogli un sapore amaro. Io mi venni nelle mutande. La chiazza, per fortuna, non si estese ai pantaloni. Quando uscimmo dal bagno, insieme, un tale, guardandoci schifato, disse a mezza voce pédés, ossia "froci" in francese. Francesco ebbe la prontezza di rispondere con un deciso va te faire foutre.

Il viaggio proseguì in tranquillità. Io e il mio uomo non potevamo fare a meno di scambiarci sguardi languidi e fuggevoli carezze. La sera, quando finalmente potemmo prendere posto nelle nostre camere d'albergo, Francesco mi propose di fare la doccia insieme. Ci baciammo a lungo sotto la doccia e ricordo che strusciavo il mio corpo liscio e femmineo sui suoi muscoli lievemente pelosi. M'inginocchiai ai suoi piedi e lo presi nuovamente in bocca. Glielo pompai con amore. Me lo sfregavo sulla lingua, leccavo la cappella e gli ciucciavo le palle. Per tutto il tempo cercai di fissarlo negli occhi che, ogni tanto, per il piacere, chiudeva.

Lo convinsi anche, con parole supplichevoleli, a farsi leccare il culo. Mi gettai tra le sue chiappe sode e feci scorrere la lingua con gusto, ma lui si stancò in fretta e mi fece mettere a novanta sul piano doccia. Tenevo il culetto sollevato, pronto all'uso. Mi sodomizzò con qualche difficoltà a causa del poco spazio, cionondimeno fu comunque intenso. Alla fine, dopo avermi sborrato sulla schiena e sulle natiche arrossate dai suoi ceffoni, mi pisciò in faccia. Un caldo e potente getto di urina mi colpì in pieno volto.

La cosa mi sorprese, inizialmente, ma provai una forte eccitazione nel sapermi in una posizione di sottomissione, con il culo deflorato e la faccia bagnata di piscio. Mi chiese di insaponarlo e di lavarlo, cosa che feci con dedizione. Infine, uscimmo dalla doccia e ci vestimmo per andare a cenare nell'albergo. Prima di uscire, lo stallone mi fece infilare nel culo il plug anale con cristallo che mi ero portato da casa.

Trovai molto eccitante avere nel culo il piccolo gioiello anale mentre parlavo con i miei compagni di classe.

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