Festa di compleanno

  • Scritto da Violet il 27/06/2020 - 12:46
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Marisa compiva quel giorno il suo diciottesimo anno.  Il suo volto esprimeva una certa ingenuità, mentre il suo corpo era ornato da voluminose rotondità. In famiglia avevano organizzato una festicciola, erano presenti la madre, il padre e il fratello.

 Marisa spense le diciotto candeline sulla torta e ricevette i regalucci del padre e del fratello, ai quali diede in cambio un lieve bacio di ringraziamento.

Guardò sua madre, Mirella, la quale le disse:

“Vieni qua puttanella”

La madre, quando si fu avvicinata, afferrò la fanciulla per le natiche e avvicinò le sue labbra carnose a quelle della figlia e comincio ad esplorare la cavità orale con la lingua.

Mirella disse:

“Ora che sei maggiorenne, bella troietta….”

Sempre restando immobile tra le braccia della madre, si avvicinò al suo orecchio e, in un soffio, le disse:

“Mamma mi piace che mi chiami così.”

Mirella terminò:

“Posso portarti a letto con me, ho voglia di leccarti tutta”.

Gli altri componenti della famiglia erano abituati alle strane esternazioni della madre, e visto che Marisa sembrava aver accettato di buon grado le attenzioni di Mirella, si ritirarono in buon ordine.

Mirella fece stendere la figlia e non senza una qualche tenerezza materna, prese a spogliarla.

Mentre la denudava la fanciulla chiese:

“Mamma che cosa mi vuoi fare…”

La madre si allontanò dal corpo ormai nudo della fglia, e mentre si strappava i vestiti di dosso come una furia disse:

“Ogni volta che ti vedo divento matta, ora io farò impazzire te di piacere.”

“Si mamma, tu sai tante cose, insegnami”.

Mirella incollò di nuovo le labbra alla bocca della figlia e l’accarezzò tra le cosce.

“Zoccoletta, sei tutta bagnata”

“Si mamma, ho tanta voglia”

Mirella prese a succhiare i capezzoli del seno abbondante della figlia, mentre le palpava le natiche.

La fanciulla rispondeva con lievi gemiti alle attenzioni della madre.

Come aveva promesso, Mirella percorse più volte con la lingua il corpo di Marisa, poi la girò e incomincio a leccarla tra le natiche e disse:

“Ho sempre desiderato leccarti il buco del culo”

La lingua della donna percorse più volte il piccolo cratere grinzoso, alternando tentativi di penetralo con la punta della lingua.

Finalmente soddisfatta da quel contatto tanto desiderato, Mirella portò la lingua tra le cosce della figlia e prese a lambirle le labbra della fica, succhiando gli umori che ormai la fanciulla emetteva copiosamente.

Marisa, ormai folle di desiderio, si muoveva scompostamente, gridava e diceva oscenità.

Quando la madre prese a stimolarle la clitoride e le spinse dolcemente un dito nella fica. muovendolo alla ricerca dei punti più sensibili, la fanciulla esplose in una sequela di orgasmi.

Mirella continuo il suo gioco appassionato, tornando più volte sul buchetto adorato.

Quando si rese conto che la fanciulla era spossata, la donna si fermò, cambiò posizione e offrendo le natiche alla figlia le disse:

“Lecca il buco del culo di tua madre!”

Marisa ubbidì e Mirella ebbe istanti di delizioso piacere al contatto della lingua di sua figlia.

Quando fu soddisfatta del lavorìo della lingua della figlia la donna cambiò di nuovo posizione, aprì le cosce e, stimolandosi la fica con un dito, disse:

“Puttanella, lecca la fregna a quella troia di tua madre.”

Marisa si avvicinò all’umida fessura e cominciò a lambirla con la lingua, mentre Mirella le prese la testa tra le mani per dirigerla verso i suoi punti più sensibili.

Quando anche la madre fu venuta più volte, la donna si mise seduta sul divano e, mentre la fanciulla accennava a rivestirsi, la madre afferrò le mutandine, le gettò lontano e disse:

“D’ora in poi sotto devi essere nuda”

Aggiunse:

“Da oggi ti voglio sempre a letto con me, devi vedere tutto quello che faccio e partecipare”

La fanciulla non disse nulla, ma si strinse al corpo della madre.

Mirella la baciò di nuovo sulla bocca e disse:

“Ti farò scopare da tutti i miei amici, domani alle dieci verrà Filippo, il più porco di tutti”

“Mamma, ma domani devo andare a scuola”

“Ti prenderai una vacanza, molto lunga”

Poi Mirella prese la fanciulla tra le braccia e disse:

“Marisa tua madre ti vuole tanto bene, anche se è una lurida porca…”

“Anch’io te ne voglio mamma”.

La sera Mirella si portò a letto la figlia e dopo averla leccata a dovere si mise a cavalcioni della fica di Marisa e cominciò a sfregare la clitoride ereta sul folto vello della fanciulla.

Vennero più volte e la madre disse:

“Dovrei risparmiarti per Flippo domani, ma con te vicino divento pazza… facciamolo ancora”

“Si mamma, facciamo tutto quello che vuoi… con te mi piace tanto”

Mirella immerse il viso nel vello della fanciulla, ubriacandosi dell’odore di femmina eccitata e infine si addormentarono.

L’indomani Mirella si alzò presto per preparare la colazione per tutta la famiglia e organizzare l’incontro con Filippo.

Quando Marisa si svegliò, la madre la mandò a fare una doccia e si limitò a baciarla e accarezzarla in tutto il corpo, ma evitando le parti più sensibili.

Il campanello le avvertì dell’arrivo dell’uomo. Marisa disse:

“Mamma, che devo fare?”

La madre, che aveva indossato un costume trasparente, rispose:

“Stai tranquilla, te lo dirò io”.

L’uomo, grosso e tozzo, entrò e prese a palpare il grosso culo di Milena.

La donna gli disse:

“Adesso potrai dire ai tuoi amici che ti scopi la madre e la figlia”

Lo condusse nella stanza in cui si trovava Marisa, fece avvicinare la fanciulla, le sollevò la corta gonna e mostrò all’uomo la fica e il culo della figlia, poi le chiese di allargare le natiche per mostrare all’uomo il piccolo orifizio e disse:

“E’ proprio una bella puttanella”

L’uomo emise un grugnito di approvazione, ed estrasse un pene grosso e tozzo dai pantaloni, ancora moscio.

Milena disse.

“Troietta, prendi in mano il cazzo e comincia a segarlo… fai piano, sennò viene subito”

Sotto il movimento della mano di Marisa, Il pene dell’uomo cresceva di dimensione, la madre disse:

“Prendilo in bocca e succhialo, fagli vedere che sei una brava pompinara”

La fanciulla obbedì, risucchiò il membro dell’uomo, e si diede da fare in tutti i modi che poteva con la lingua e le labbra.

Quado il pene fu totalmente eretto, Milena disse:

“Zoccoletta, stenditi sul letto e allarga le cosce”

L’uomo si pose davanti a Marisa, Milena afferrò con una mano il pene dell’uomo e con l’altra stimolava la clitoride della ragazza.

Fu la madre a spingere e  porre il pene dell’uomo nella fica della figlia. All’ingresso dell’organo la fanciulla trasalì di piacere.

Filippo prese a muoversi nella vagina della ragazza, menando colpi poderosi, senza troppi riguardi.

La donna s’era buttata anche lei sul letto aveva preso a masturbarsi.

Incitava, Filippo dicendo:

“Riempila di sborra, la mia troietta”

Marisa, sotto i colpi dell’uomo, si contorceva di piacere.

La fanciulla ebbe un orgasmo e l’uomo moltiplicando le spinte, eiaculò a sua volta.

Filippo estrasse il pene dalla fica ancora eccitata della fanciulla e disse:

“Me ne vado, ciò dda fa’”.

Si ricompose e si avviò alla porta.

Quando furono rimaste sole, la lingua della donna ripulì la fica di Marisa dalle tracce di sperma emesso al nudo la clitoride della ragazza prese a titillarlo con la lingua.

Le attenzioni della madre, spinsero la fanciulla in una serie di orgasmi che la lasciarono, alla fine, soddisfatta e un po’ stordita, Milena aveva ripreso a masturbarsi.

Quando si fu calmata, la donna disse a Marisa, domani verrà Carlo, ha un cazzo veramente grosso e ti inculerà.

La fanciulla rispose:

“Mamma, non mi farà male?”

“Un po’ ti farà male, ma ti devi abituare”

Poi all’ora di pranzo ti farò trovare sulla tavola, il tuo regalo di compleanno, il giorno della tua festa non mi ero dimenticata”

Carlo, un gigante peloso, arrivò la mattina dopo.

La madre lo condusse in camera, dove giaceva sul letto, bocconi, La fanciulla nuda.

Si spogliò e prese a menarsi il pene, veramente smisurato.

La madre disse.

“Marisa leccaglielo e faglielo diventare duro”

La figlia ubbidì e la madre le disse:

“Digli che vuoi il suo cazzo nel culo”

“Voglio il tuo cazzo nel culo!”

“Digli, perché sono una troia”

“Perché sono una troia”

Milena intanto inumidiva con la lingua l’orifizio della figlia.

L’uomo appoggiò il membro al buchetto della fanciulla, cominciò a farsi strada verso il retto della fanciulla.

Mentre Marisa gridava per il dolore, la madre incitava l’uomo, gridando:

“Rompigli il culo a questa troia”

Man mano che lo sfintere cedeva le sensazioni di Marisa si fecero meno dolorose, miste a un certo piacere.

I movimenti dell’uomo si facevano sempre più rapidi, finché da quel pene enorme sprizzarono copiosi getti di sperma.

L’uomo estrasse il membro gocciolante, si rivestì e si allontanò, grugnendo di soddisfazione.

Milena si precipitò a raccogliere con la lingua lo sperma che fuoriusciva dall’ano della figlia e leccò a lungo il buchetto dilatato.

Quando venne l’ora di pranzo, la fanciulla trovò, vicino al piatto un enorme butt plug nero.

La donna le disse:

“Te lo infilerò nel culo e dovrai portarlo per almeno un mese, non dovrai toglierlo per nessuna ragione, solo per cacare e prendere dei  cazzi”

Si allontanò un istante e tornò con tubetto di gel.

Di fronte alla famiglia trasecolata, disse a Marisa di sollevare la gonna e prese a ungergli il solco tra le natiche.

Passò poi il liquida viscoso sul butt plug

Il fratello, poco più grande della fanciulla, osò dire:

“Marisa, ma ti farà male”

La sorella rispose:

“Si, mi farà male, ma lo voglio lo stesso… Sono cose che tu non capisci”

Quando la madre le spinse il grosso oggetto nel culo, Marisa resistette e non emise nessun gemito, ma dai suoi occhi sprizzarono due lacrime.

La madre disse:

“Tutti i giorni, per il prossimo mese farò venire i miei amici, loro porteranno i loro amici, e affogherai nella sborra”

La fanciulla, con una certa apprensione, disse:

“Tra un mese dovrò tornare a scuola?”

Milena rispose:

“Tra un mese, ti porterò da Ersilia, al bordello, lì imparerai molte più cose che a scuola”

Aggiunse:

“E non credere che lo faccia per i soldi, quelli te li puoi tenere tu e farci tutto quello che ti pare”

Poi l’ammonì:

“E ricordati che non ti devi rifiutare a niente, e quado verrai a casa farai con me le cose più sudice che i tuoi clienti ti hanno fatto farei”

In fine la madre cambiò atteggiamento e abbracciò Marisa, se la strinse al petto e chiese:

“C’è qualcosa che desideri”

“Si mamma”

“Parla figlia mia”

“Vorrei prendere i bocca il cazzo di papà”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Complimenti a questa nuova "penna" di erotici racconti. Una storia eccitante e perversa resa verosimile dalle buone capacità descrittive. Aspettiamo altre conturbanti confessioni.

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