Nella fattoria del piacere-terza parte

  • Scritto da Porcello55 il 10/05/2022 - 22:05
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Giunto dentro mi accorsi che avevano messo delle lampade a luce bassa leggermente coperte perché non facessero troppa luce ma abbastanza da vedere. I dodici spettatori si erano sistemati in cerchio abbastanza ampio e comodamente sdraiati sul fieno. La signora aveva fatto aprire i tre box dove di solito stavano i due cavalli da tiro e Stallion. Rimasi perplesso perché non capivo la ragione, credevo volessero vedere lo spettacolo fra me e Stallion. All’inizio uno dei ragazzi fece uscire lo stallone dal suo box e lo portò al centro del cerchio, poi tornò a sedersi. Stallion mi riconobbe e mi venne vicino col muso appoggiando il nasone sulla mia pancia. “Ciao Stallion, ti ricordi di me vero? Tu non sai cosa si aspettano da te ma a te cosa importa” gli sussurrai in modo da farmi sentire solo da lui. Tirai giù la lampo della mia tuta fino all’ombelico e Stallio ci appoggiò il naso mentre io inizia ad accarezzargli la testa, le orecchie e sotto il collo. La luce si abbassò ancora lasciandoci in una penombra che dava un senso di molto erotico alle scene. Dei brusii provenivano dagli spettatori che forse iniziavano a scambiarsi frasi. Io e Stallion ci stavamo isolando da tutti creandoci la nostra stanza dell’amore. Le mie carezze lo facevano stare bene rilassandolo ed anche questo faceva eccitare Stallion, come accade a molti animali che sono rilassati e contenti. Sentii delle esclamazioni di eccitazione da parte degli altri e dedussi che il cazzo di Stallion si stava mettendo in mostra. Non smisi di accarezzarlo se non per togliermi del tutto la mia tuta restando completamente nudo di fronte a tutti. Mi voltai dando le spalle al cavallo e mi appoggiai al suo muso. Stallion non perse tempo, mi diede un colpetto con il muso sulla schiena per farmi capire che dovevo piegarmi un po' in avanti, ed obbedi. Fu il segnale che aspettava. Cominciò a leccarmi fra le chiappe con la sua grossa lingua rugosa ma delicata e io mi piegai ancora un po' per aiutarlo. Le laccate che ricevevo mi fecero allargare il buco del culo rendendolo umido in breve tempo. Gli spettatori che erano davanti a noi intanto si erano stretti un po' per osservare meglio mentre chi era dietro si accomodò dietro agli altri. Mi ero messo a novanta gradi e, appoggiando le mie mani sulle natiche mi stavo aprendo il buco affinché la lingua di Stallion potesse leccarmi più a fondo, Il piacere mi saliva dentro mentre lo stallone nitriva ogni tanto. Da sotto la pancia, il suo cazzo stava uscendo lentamente con la punta ancora normale fino a metà della sua lunghezza. Me ne accorsi e con maestria scivolai sotto la sua pancia per posizionarmi davanti a quell’arnese. Accarezzai le sue grosse palle, poi l’asta che riprese a crescere come aveva fatto il pomeriggio precedente. Lo leccai mentre scendeva giù e quel sapore accellerò la mia voglia, deciso questa volta a godermi il suo nettare in bocca. Quando fu duro e prese a sbattere la sua nerchia contro la pancia, lo presi deciso con entrambe le mani e passai la lingua vorace su quella cappella a fungo dedicandomi anche al buco spruzzatore. Stallion era eccitatissimo ma anche io e tutti gli spettatori che si erano accovacciati per godersi meglio lo spettacolo. Dopo circa dieci minuti di leccate e carezze alla palle, decisi che era giunto il momento di prendere in bocca quella cappellona e succhiarlo. Così feci. Come trovarsi in bocca una pallina da tennis ma più soffice e gradevole. L’accolsi tutta e presi a succhiarla mentre Stallion iniziò a muoversi facendomi scivolare parte del suo cazzo in bocca. Un pompino così non lo avevo mai fatto con le mie mani che si dedicavo all’asta segandolo. Mi sentivo la gola piena della sua cappella e questo mi procurava piacere tanto che mi bagnai con gocce che colavano dalla mia cappella anche se non in erezione. Anche gli altri erano talmente eccitati che avevano preso a masturbarsi. Sentivo che il momento dell’orgasmo per Stallion non era lontano e intensificai la masturbazione e la succhiata mentre per il movimento ci pensava lui. Dopo alcuni nitriti arrivarono gli schizzi, abbondanti e caldi. Per non soffocare decisi di ingoiare tutto e li sentii scendere in gola fino allo stomaco. Fu una cosa inebriante, unica come mai mi era accaduto prima. Poi Stallion si fermò e potetti dedicarmi anche alle sue palle accarezzandole e stringendole delicatamente affinché potessero espellere tutto lo sperma che contenevano. Non volevo che andasse perduto, Alla fine, mentre quel cazzo si stava ritirando, lo leccai e succhia la cappella per ripulirlo di ogni residuo e quando rimase solo la punta fuori, gli diedi un bacio prima che scomparisse dentro il fodero. “Grazie tesoro, sei stato fantastico”. Mi sedetti sulla paglia guardandomi attorno. Vedevo dipinto sui loro volti, il piacere estremo, quello che avevo provato io. Per un attimo ci fu solo il silenzio e lo scalpiccio di Stallion sulla paglia, poi la signora rivolgendosi a me disse “Mai visto un pompino così, fatto con tanta passione e ad un cavallo. Sono davvero contenta di averla qui come ospite. Se vuole tornare la prossima volta sarà tutto gratis”. “Grazie ma credo che non sarebbe stata la stessa cosa senza Stallion”. “Già, ma non è finita qui” fece lo stalliere “ci sono altre due box aperti”. Mi ero completamente dimenticato di questo, comunque ormai era partito e prima di andarmene, non avrei certo rinunciato a queste occasioni. I due ragazzi portarono Stallion al suo box ed andarono a prendere gli altri due cavalli e mi fecero spostare verso l’uscita della stalla dove lo spazio era maggiore. Li vidi tornare con i due possenti cavalli da tiro, bruni e con cazzi enormi, penzolanti che già si intravedevano da sotto le loro pance. Appena mi furono vicino sentirono gli odori del mio corpo, odori di cavalla in calore che faceva ribollire il sangue e salire la pressione del piacere. Mi posizionai in mezzo e mi inginocchiai andando a toccare quei cazzoni e massaggiandoli entrambi. Loro apprezzavano e risposero subito con nitriti facendo scivolare giù lentamente i loro cazzoni telescopici. Appena furono duri, anche loro come Stallion, fecero sbattere quei bastoni di carne contro le pance facendo quel suono che a me piaceva tanto. Avvicinai il mio viso verso uno dei cazzi e mi lascia schiaffeggiare, poi lo feci anche con l’altro. Che sensazione stupenda avere due maschi dominanti che prendono possesso della stessa femmina. Uno degli inservienti del maneggio portò un barattolo di lubrificante e me lo diede. Ormai ero deciso ad arrivare fino in fondo. Mi alzai e mi passai del lubrificante sul culo e dentro il mio buco. Poi abbassandomi, ne spalmai anche su uno dei due cazzi. Tutto sembrava così naturale, come un copione imparato a memoria. Tutti erano li ad attendere la penetrazione, la monta che non si fece attendere. Mi posizionai sotto la pancia del cavallo con il culo rivolto verso la sua punta e mi avvicinai appoggiando il mio buco alla sua cappella. Era grossa ma io ero deciso a prenderla. Mi venne in aiuto il cavallo che, sentendo il buco già pronto, diede una spinta per capire se la strada fosse quella e aperta. Mi ritrovai quella cappella dentro prima che me ne accorgessi. Non fu doloroso complice anche la lubrificazione degli organi. “Wow!” fu l’esclamazione di tutti. Mi presi alcuni attimi e poi scivolai leggermente indietro sentendo quel palo entrare un po'. Era bellissimo, stupendo. Duro ma morbido allo stesso tempo. Il cavallo spinse lentamente il suo cazzo dentro, cosa inusuale per gli animali, delicatamente. Sentivo la sua grossa cappella farsi strada nel mio intestino e il suo cazzone aderire alle pareti che lo ricoprivano come un guanto. Centimetro dopo centimetro, dolcemente. Provate a pensare, un cavallo di quella stazza, possente che infila la sua cavalla con amore per farle provare tutto il piacere possibile nel sentire quel palo enorme dentro le sue viscere. Prese a muoversi da prima lentamente facendolo uscire e rientrare con ritmo regolare, poi con spinte più decise arrivando in profondità fino alla base mentre io mi reggevo alla sua gamba anteriore per non cadere in avanti. Nel frattempo l’altro cavallo, che era ancora in erezione ma non trovava soddisfazione, ricevette le mie prime attenzioni. Lo avevano posizionato accanto all’altro ma nel verso opposto in modo che potessero guardarsi la loro parte posteriore. Così facendo mi ritrovai l’altro cazzone a portata di bocca. Entrambe i cavalli erano molto dotati in lunghezza, circa quarantacinque-cinquanta centimetri di dura carne equina. Fu una giostra del piacere che durò per oltre un’ora e mezza, un’ora e mezza che mi permise di gustare quei cilindri di carne sia nella mia bocca che nel mio buco del culo. Loro spingevano, entravano e uscivano all’unisono ed io in mezzo che godevo come una cavalla, quella cavalla in calore che stavano montando alla grande. “Ooohh ssiiiiii… datemeli tutti.. grossi, duri, mmmmm”. Ero perso nel vortice del piacere e le parole che mi uscivano erano solo per esprimere la tantissima voglia che avevo. “Forza cavalloni miei, montate la vostra cavalla… ssiiiiiiii… fatemi godere, spingete fino in fondo, mmmmmm”. La cosa certa è che il cazzo che avevo nel culo mi stava tutto dentro, sentivo sbattere le sue palle sulle mie cosce e lo sentivo tutto dentro la pancia mentre la cappella quasi toccava le pareti profonde dell’intestino alto. Intorno a me si masturbavano tutti, e qualcuno aveva già schizzato il suo sperma. Sentii la voce dello stalliere incitarli “Mon-ta, mon-ta, mon-ta” era il comando che dava loro per sbattere la giumenta. Gli altri si unirono in un coro di incitazione ed eccitazione furiosa “mon-ta, mon-ta, mon-ta mon-ta…”. Dopo un’ora e mezza circa i due cavalli presero a spingere con più determinazione e a nitrire rumorosamente e capì che il culmine stava per arrivare. Mi sorpresero un po' sia per la foga che per la quantità di sborra. Se quella in bocca riuscii a gestirla ingoiandola, quella nel culo fu una vera delizia. Sentivo quei getti caldi, molto abbondanti spargersi per tutto l’intestino e il mio stomaco. L’istinto fu quello di portarmi la mano sulla pancia. Non potevo crederci, si stava gonfiando leggermente. Così mi ritrovai una quantità enorme di sborra sia nello stomaco che nella pancia che fece si da ritrovarmi con la pancia gonfia come fossi al quinto mese di gravidanza. I miei due amanti equini fecero scivolare le loro canne fuori dai miei buchi e sentii un rumore, come quando si stappa una bottiglia di spumante, appena fecero uscire anche le cappelle, iniziando a ritirarsi lentamente. Io caddi a terra stremato ma felice, cercando di trattenere il seme che avevo dentro di me. Arturo se ne accorse e chiese alla signora se c’era un tappo da mettermi dietro, mossa che si rivelò azzeccata. Il mio buco fu tappato e quel liquido prezioso, almeno per me, mi rimase dentro. Mi prenderete per pazzo, depravato ma sapere che lo tenevo dentro mi fece sentire appagato e felice di essere la loro cavalla. Tutti, tranne i due ragazzi che riportarono i cavalli nei loro box, si strinsero attorno a me e si accovacciarono. “Grande, non ho mai assistito ad una monta simile” fu il commento di Arturo che mi abbracciò. Tutti mi accarezzarono dolcemente per esprimere la loro gratitudine ed avere assistito ad un evento così travolgente. La padrona mi diede anche un bacio dicendomi “quando vuole tornare, sarà il benvenuto e.. tutto gratis”. Arturo mi aiutò ad alzarmi, prese la mia tuta e le mie scarpe, mi mise un asciugamano che la signora aveva portato caso mai ce ne fosse stato bisogno, e me lo mise sulle spalle. Gli altri presero ad uscire dopo aver raccolto i propri abiti. La serata era ancora calda ma sentivo distintamente la carezza della brezza fresca sul mio viso mentre Arturo mi riaccompagnava in camera, ma la sua. Giunti dentro mi distese sul letto con ancora l’asciugamano addosso. “vado a prepararti la vasca idromassaggio, ti farà bene”. Si Arturo aveva preso una stanza con l’idromassaggio cosa che apprezzai tantissimo. Ero davvero sfinito anche se completamente appagato. Tenevo gli occhi chiusi per rivedere ogni minuto trascorso di quella folle ma stupenda serata e sentivo ancora il mio corpo vibrare. Arturo tornò, mi sollevò e mi fece adagiare dentro la vasca che già emetteva bollicine di ossigeno rigenerante. Aveva messo anche dei sali e oli profumati per un tocco davvero di classe. Non mi ero sbagliato sul suo conto, era davvero un uomo che ti sorprendeva, anche in negativo per quella storia delle foto e di ciò che aveva detto senza avvisarmi, ma tutto sommato gradivo le sue attenzioni. “Stai qui, rilassati e goditi questo massaggio. E’ una magra consolazione, un piccolo premio che ti sei meritato per quello che ci hai donato stasera a tutti quanti m non…. “. “Stai zitto stupido e vieni qui con me” e lo tirai dentro la vasca con tutti i vestiti. Ci mise pochi secondi a toglierseli e io mi accoccolai a lui per un abbraccio tenero e riconoscente. Le sue braccia strette attorno a me e il suo calore, insieme alle bollicine della vasca, fu l’ultima cosa che ricordo prima di svegliarmi la mattina nel suo letto con lui a fianco. Doveva essere molto tardi perché sentivo un via vai su e giù per le scale che portavano alle camere, passi e voci di domestici che stavano rimettendo in ordine le stanze. “.. prendi le lenzuola pulite, sono da cambiare” “ok tu intanto spalanca la finestra e fai entrare aria pulita” e cose di questo tipo. Svegliai Arturo che voltandosi mi guardò e disse “buongiorno Principessa, hai dormito bene? Tranquillo, abbiamo solo dormito, eri troppo stanco e ti sei addormentato in vasca così ti ho sollevato, asciugato e depositato sul letto, tutto qui. A proposito, ho dovuto toglierti anche il tappo ma il seme è rimasto dentro di te, contento?”. “Certo che si. Arturo ma che ore sono” “le undici, cazzo è tardissimo. Dai vestiti che dobbiamo lasciare le stanze a mezzogiorno”. Io non avevo i miei abiti e non sapevo come uscire nel corridoio nudo e con quei due ragazzi che stavano facendo le pulizie nella camere. “Che c’è, perché te ne stai li fermo, vestiti” mi esortò Arturo. “Non ho niente da mettermi” “e ti preoccupi di farti vedere nudo andando in camera tua? Dopo le cose che hanno visto ieri sera non credo che si scandalizzino molto… e neanche tu credo. Dai su, lascia che ti vedano ancora una volta prima di lasciare questo posto”. Dopo una breve esitazione decisi di fare come aveva detto Arturo. Apri la porta ed usci in corridoio. Sapevo di avere attirato la loro attenzione e iniziai a camminare muovendo il mio culetto in una camminata lenta fino alla mia camera. Arrivato alla porta mi voltai e li vidi li mentre mi osservavano il fondo schiena. “Buongiorno tesorini miei” e lanciai loro un bacio scomparendo dietro la porta. Ci ritrovammo tutti e tre, Arturo, l’altro ospite ed io alla reception per salutare la padrona. “Spero sia stato tutto di vostro gradimento, anzi, ne sono convinta” disse guardandoci “lei signore poi avrà sempre un posto prenotato da noi, quando vorrà venire a trovarci” disse rivolgendosi a me. “Grazie mille, è stata una vacanza insolita ma graditissima e piena di piacevoli sorprese, lo terrò presente”. Tutti i dipendenti si erano messi in fila per i saluti, tutti molto contenti e gentili ma anche un po' dispiaciuti per la nostra, mia dovrei dire, partenza. Nel salutarli li ringrazia per la cortesia e l’efficienza del servizio. “Siamo noi che la ringraziamo per la sua presenza. Torni presto a trovarci, ci mancherà” e mi si strinsero attorno con calore. Per dimostrarmi meglio il loro calore, mi palpeggiarono tutti il culo e io non potevo certo tirarmi indietro a simili gesti d’affetto. La mia corriera doveva passare nel pomeriggio e Arturo si offri per accompagnarmi alla stazione. “Dai, monta, ti accompagno io. “Grazie” e salì in macchina. “Allora, si torna a casa?” “Eh si, sono passati in un lampo questi tre giorni. Hai tu la macchina fotografica?”. “Certo, ho tutto il reportage, foto scattate venerdì e foto scattate ieri sera durante tutto il rapporto. Le ho viste mentre facevo il bagaglio, sei un vero schianto, e che pose. Sono molto soddisfatto sia di me come fotografo che di te come attore principale”. “Puoi farmele avere? Le vorrei tenere in una cartella sul pc”. “Sicuro, scrivimi il tuo indirizzo mail che te le faccio avere appena torno a casa” e mise in moto l’auto. Durante il breve tragitto rimasi in silenzio, non avevo più niente da chiedermi e da chiedere alla vita se non quello di custodire gelosamente i miei ricordi di quella vacanza, almeno fino ad oggi. Salutai Arturo con un bacio sulla guancia “Grazie per la compagnia e la complicità”. “Grazie a te Roberto, sei una bellissima persona e ti auguro tutto il bene che desideri”. Roberto, mai nome era più azzeccato per me. Ci lasciammo senza nessuna pretesa di un altro incontro e attesi il mio treno sulla banchina del binario. Non so perché dopo tanti anni, ho trovato il coraggio di scrivere queste mie esperienze con animali, forse perché credevo fosse una mia depravazione da tenere nascosta. Forse per non essere giudicato e additato come un pervertito, malato, scansato persino dalle persone che conoscevo, amici, parenti. Non so ma oggi sentivo il bisogno di raccontarmi sotto questa luce, oggi che sono convinto della mia sessualità dalle mille sfaccettature. Amo le donne e mi piace fare sesso con loro, amo i loro corpi morbidi, accoglienti, la loro femminilità, il loro modo di essere e di vivere. Ma amo anche l’altra parte di me stesso, quella che brama il sesso anche con uomini, trans e animali. Questo fa di me agli occhi dei moralisti una brutta persona? Sporca? Depravata? Allora lo sono ma non ho mai fatto male a nessuno, anzi, il contrario e al confronto con delinquenti e criminali mi sento sereno. Non ho niente da spartire con pervertiti pedofili che addescano bambini per costringerli a fare sesso costringendoli al silenzio. Non aggredisco donne per sottometterle contro la loro volontà violando la loro intimità. Non aggredisco derubando persone anziane ne tanto meno faccio altro male a nessuno. Sono una persona che ama e che vuole esser amata, tutto qui. Oggi in casa con me vivono due splendidi labrador, simili a quelli del mio primo racconto e grazie al mio giardino, possono scorrazzare felici con il loro padrone. Dovrei correggermi, loro sono i miei padroni e non potrei chiedere di meglio visto che li soddisfo tutti i giorni quando ne hanno voglia… e ce l’hanno sempre, anche due volte al giorno. Un saluto cari porcelli, al prossimo racconto, spero.

 

Mi piacerebbe avere dei commenti da parte di chi legge, grazie

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