prime esperienze adolescenziali parte 3

Erano mesi ormai che mi facevo scopare dal mio padrone regolarmente e il dolore delle prime volte era completamente passato per lasciare posto ad un gran piacere e a tante posizioni nuove.

Era arrivato febbraio e quel giorno, uno dei tanti in cui i miei genitori sarebbero tornati dal lavoro molto tardi, a causa di un convegno, non ero potuto andare dal mio dirimpettaio a causa di una ricerca, che dovevo fare per la scuola.

Negli anni 90 internet non c’era e mi era toccato, dopo aver fatto gli altri compiti, andare in biblioteca comunale.

Vuoi per l’ora, vuoi per le condizioni meteo particolarmente brutte, a parte i bibliotecari ed il sottoscritto, non c’era praticamente nessuno.

Consultati i libri e buttata giù a grandi linee la relazione che dovevo fare, arrivate le 5,30 decisi di andare a prendermi un caffè alle macchinette nella saletta ristoro nel chiostro esterno della struttura.

Le biblioteche pubbliche, si sa, sono luogo di bivacco per clochard e, ovviamente, dai distributori automatici ne trovai uno che, sembrava, stesse dormendo.

Inserii le monetine e la macchina cominciò a lavorare, facendo parecchio rumore.

Fissavo il bicchierino, che stava venendo riempito di polverine ed acqua, quando sentii una voce accanto a me che mi disse: “Ma io ti conosco! Tu sei la troia dei cessi!”

Mi voltai di scatto: il derelitto apparentemente addormentato era il barbone che si era segato su di me nei bagni pubblici del teatro.

“Ti sbagli.” Risposi imbarazzato.

“No che non mi sbaglio: sei tu.” Disse avvicinandosi e aggiunse “’Scolta… Ti va di andare di là? – indicò una porticina alla mia destra – Non ci disturberà nessuno.”

“Lasciami in pace.”

Mi venne ancora più vicino, tanto che potei vedere per bene la sua bocca guasta, con dei denti marci, la sua barba lunga e incolta brizzolata e sporca e venni investito da un alito pestilenziale.

Mi afferrò una spalla e: “Forse non ci siamo capiti…” Mi tirò un pugno fortissimo nello stomaco.

Colto alla sprovvista mi piegai senza respiro e lui riprese a parlare: “Tu adesso vieni di là.”

Mi prese la cartella con una mano e con l’altra mi spinse oltre la porta, che aveva aperto con un calcio.

La richiuse alle sue spalle.

La stanza era avvolta dalla penombra ed era un deposito sporco.

“Ora fai la brava troietta come l’altra volta.” Mi spinse contro il muro di fondo. Mi fece voltare verso di lui e, afferratomi il viso con una mano, avendomi fatto socchiudere la mia bocca disgustata cercò con la sua lingua la mia.

Il suo alito mi procurò dei conati. Poi, staccatosi, mi spinse in ginocchio.

Si tirò fuori il cazzo: era duro, bagnato, molto più grosso di quello del mio padrone e puzzava tremendamente.

Serrai la bocca.

“Succhialo!” urlò mentre cercava di spingermelo dentro.

Siccome tenevo le mie labbra chiuse. Cominciò a muovere il bacino a destra e a sinistra, schiaffeggiandomi con la sua nerchia maleodorante. Poi mi afferrò con due dita il naso per non farmi respirare.

Appena aprii la bocca per prender fiato, mi cacciò il suo grosso e sudicio pene in gola.

Preso dai conati di vomito per la puzza, il sapore e la profondità a cui era arrivato, cercai di puntellarmi con le mani sulle sue gambe per staccarmi.

Tolse il suo cazzo dalla mia bocca. Io mi piegai in avanti tossendo.

Appena alzai lo sguardo verso di lui, venni colpito da una sberla molto forte.

“Non capisci che se non fai quello che dico con le buone, lo farai lo stesso con le cattive?” E mi colpì nuovamente.

“Ora, da bravo, apri la boccuccia e spominamelo.”

Ubbidii, vincendo il disgusto. Ridendo sguaiatamente, mi prese la testa tra le mani e cominciò a scoparmela vigorosamente, facendomi lacrimare.

Assaporavo ogni goccia di quel siero abominevole, che usciva dalla sua grossa cappella.

Poco dopo si staccò e mi disse di tirarmi giù i calzoni.

Non opposi resistenza. Mi prese per i fianchi e mi voltò.

“Aspetta. – dissi – ti do un profilattico. Per favore. Almeno questo.”

Annuì. Presi un preservativo, che mi aveva dato il mio padrone, dalla cartella e glielo diedi.

Mentre lo infilava mi voltai, dandogli le spalle, protesi il mio culetto verso di lui e, insalivatomi ben bene il dito medio, mi bagnai il mio buchetto.

Lui osservava attentamente, menandosi il cazzo, poi disse: “allargati le chiappe con le mani… Così… Brava la mia troia…”

Mi appoggiò la cappella sull’ano e spinse senza tanti complimenti, facendomi male.

“Non rompere le palle! Zitto!” Mi urlò e cominciò a chiavarmi senza ritegno.

“Sembra di burro! Scommetto che te lo ha sfondato il tizio dei cessi! Vero? Rispondimi cagna!”

Risposi di sì e che il mio padrone mi scopava spesso. Alle mie parole, il barbone rispose con una risata e con un ritmo più veloce.

Volevo che finisse alla svelta perché avevo paura che qualcuno ci vedesse.

Mi puntellai con le mani contro il muro, tenendo le braccia distese, e cominciai a muovere i fianchi.

“Brava puttana! Muoviti così! Sì che mi fai sborrare!”

Sentirlo gemere di piacere mi fece eccitare. Il mio cazzetto duro, che sbatacchiava su e giù, ne era la prova evidente.

Nonostante dicesse di essere vicino a godere, continuava a stantuffarmi forte.

All’improvviso si aprì la porta, un fascio di luce fioca illuminò la stanza e comparve un bibliotecario.

Io e il barbone ci voltammo verso di lui. Io, sebbene preoccupatissimo e preso dalla vergogna, non riuscivo a smettere di muovere i fianchi preso dall’eccitazione; il clochard sorrise all’impiegato e invitandolo disse: “Giorgio! Vieni anche tu! A questa troietta il cazzo piace proprio!”

Il comunale rifiutò con la scusa che non ne voleva sapere mezza e che ci sbrigassimo. Prese un pacco di risme di carta e se ne andò chiudendo la porta.

Possibile?

Vedi un barbone che scopa un ragazzino e non dici nulla?

Assurdo! Ed era assurdo anche il gusto che ci avevo provato io a muovermi in modo così sconcio davanti ad uno sconosciuto mentre venivo scopato da un essere schifoso.

Finalmente sentii il suo cazzo dentro al mio culo pulsare e gonfiarsi negli spasmi della sborrata.

Ogni volta che schizzava mi penetrava più profondamente.

Al suo ultimo fiotto, venni anche io, dandomi un po’ di aiuto con una mano.

Mi abbandonai dritto aderente al suo corpo e lui, piegandomi un poco da una parte, tenendomi il viso con una mano, mi mise nuovamente la sua lingua in bocca.

Dopo un bacio lungo, disgustoso e bavoso tolse il suo cazzo dal mio buchino rotto, si ricompose e mi lasciò lì.

Io mi rivestii e, non trovandolo più, me ne tornai a casa contento, alla fin fine, di essere stato comunque scopato anche quel giorno.

CONTINUA

Bravo! Mi piace molto...Straordinario è il barbone che parla con Giorgio.... ciao e grazie

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