prime esperienze adolescenziali parte 5

La mia storia di sesso col padrone stava continuando con alcune novità, tra le quali il fatto che aveva cominciato a farmi vestire da ragazza e mi aveva fatto imparare anche a truccarmi. Il risultato, secondo me, non era dei migliori ma a lui piaceva molto.

Continuava a dire che aveva in mente qualcosa ma di cosa si trattasse di preciso lo seppi solo un bel po’ di tempo dopo.

Nel frattempo continuò la mia vita di sempre, arrivando a giugno con la fine della scuola.

Promosso come al solito.

Altrettanto come al solito partii per il “campo” parrocchiale.

Ogni anno, di solito d’estate e per capodanno, si andava con i ragazzi della mia età, i nostri catechisti e il prete in una frazione di un paesino in collina, relativamente isolata, composta soltanto da una pieve romanica molto bella, una piccola fattoria abbandonata, la casa del parroco e, nelle vicinanze, su un cocuzzoletto isolato, un ripetitore della Sip. Il pensiero di non farmi scopare per due settimane, però, mi uccideva.

La novità era la presenza al campo, dopo qualche annetto di assenza, di Francesco, un ragazzo più grande e grosso di noi, con un importante ritardo mentale, che, si diceva, essere il figlio illegittimo del prete precedente.

Sicuramente il nostro ragazzone speciale doveva avere scoperto il piacere della masturbazione dato che si toccava continuamente dovunque e senza vergogna.

Me ne accorsi già il primo giorno quando, preso possesso dei letti nelle camerate e fatte le prime pulizie, ci eravamo riuniti per la messa serale.

Da chierichetto notai immediatamente Francesco con un sorriso ebete fissare assiduamente una delle ragazze mentre si massaggiava freneticamente il pacco fino al momento in cui una macchia a forma di Australia si era allargata sui suoi pantaloni.

La mattina dopo il don ci fece riunire e sedere per terra sotto l’arco di entrata della pieve per l’incontro.

Mentre mi sorbivo discorsi più o meno discutibili sul sesso prematrimoniale (figuriamoci se avesse saputo che non solo facevo sesso fuori dal matrimonio ma che addirittura era “contro natura” e che adoravo il cazzo), il mio masturbatore seriale faceva avanti e indietro alle spalle del prete con le braghe leggermente calate e continuando a titillare il suo pene eretto.

A stento trattenevamo le risate ma la mia attenzione si era concentrata sul quel cazzo perfetto in mezzo a tanta imperfezione.

Ero rapito da quella visione: grosso, prepotente con una cappella ben disegnata, che emergeva paonazza dal prepuzio…

Che voglia di toccarlo, di assaporarlo e di cavalcarlo…

Fortunatamente non dovetti aspettare troppo.

Appena dopo pranzo, c’era attività libera. Di solito andavo a passeggiare solo soletto per i campi attorno alla casa.

Proprio nel prato retrostante, in mezzo all’erba alta, trovai seduto Francesco intento a masturbarsi.

Mi guardò col suo sorriso demente mentre un rivoletto di bava gli scendeva da un angolo della bocca. Mi guardai attorno, soprattutto per vedere se nei paraggi c’era la signora anziana che si occupava di lui.

Appurato che nessuno era nei paraggi (dovevano essere tutti in casa) mi ci sedetti accanto e lo osservai per un po’. Quanto impegno ci metteva a darsi piacere… Ed io avevo una voglia fottuta di darglielo. Allungai la mano e gli afferrai il cazzo. Un barlume di stupore balenò nei suoi occhi sostituito da un’espressione di goduria quando cominciai a segarlo piano piano, su e giù. Era magnifico stringere il suo pene, sentirlo crescere ancora di più, pulsare: quant’era bello… Dopo essermi guardato attorno ancora una volta per vedere se arrivava qualcuno e non essendoci nessuno in giro, mi piegai su di lui e passai la mia lingua sulle sue palle, lungo l’asta fino ad arrivare al filetto del glande, poi, una volta in cima lo feci sparire nella mia bocca. Cominciai a succhiarlo con foga e voracità: sapeva di siero e di sapone. Francesco si abbandonò supino, ansimando e dopo poco venne quasi affogandomi: non ne persi una goccia e bevvi tutto.

Mi ricomposi e mi alzai. Lui era ancora lì, col cazzo dritto e con un bel sorriso beato.

Da quel momento mi trovai Francesco praticamente appiccicato e sempre col pene bello turgido e pronto all’uso. Alla vecchia, che lo aveva in carico, non parve vero di avere un aiuto nella gestione del ragazzo e, sostanzialmente, me lo mollò.

Fu così che ebbi modo di dar sfogo alla nostra voglia ogni momento possibile.

Francesco doveva fare la pipì? Nessun problema: lo portavo in bagno, lo facevo pisciare e poi lo segavo e lo spompinavo. Doveva fare la cacca? Beh… Lì ci pensava la vecchia, ma per tutto il resto c’ero sempre io.

Fu così che attorno al quarto giorno, trovai una cameretta inutilizzata con due letti in una parte isolata della casa. Finalmente era arrivato il momento di farmi montare.

Gli tolsi le braghette, dalle quali già faceva capolino la sua cappella, e lo feci sedere sul letto.

Mi spogliai e mi inginocchiai tra le sue gambe. Ci guardammo negli occhi per un momento poi mi mise una mano sulla testa e me la spinse contro il suo cazzo.

Lo cominciai a ciucciare, godendomelo tutto, lavorandolo di lingua. Continuai a limonare il suo pene fino a quando non fu durissimo, allora smisi.

Francesco mi riprese la testa tra le mani per farmi continuare ma io lo fermai. Volevo che provasse qualcosa di meglio.

Lo feci sdraiare supino e gli montai sopra a cavalcioni poi, guidandolo con la mano, appoggiai il suo glande grondante di desiderio e di saliva al mio buchino e mi abbassai.

Il mio sfintere, abituato a farsi scopare, accolse Francesco senza fatica.

Facendo leva sulle ginocchia e aiutandomi con le mani sul suo petto, cominciai a muovere i fianchi come una fighetta, cavalcandolo. Quanto gli piaceva scoparmi: muoveva il bacino come un forsennato, facendomi sentire tutto il suo desiderio.

Gli misi le mani sulle mie tettine, facendomele strizzare ben bene.

Mugolava e ansimava come un animale sempre più forte e finalmente venne, facendomi un clistere di sperma. Inebriato dalla sua foga, col mio pene che sbatacchiava sul suo ventre, sborrai senza neanche toccarmi.

Questa scopata clandestina non fece altro che accendere ancora di più la nostra lussuria.

Mi trovavo sempre il suo cazzo duro addosso in qualunque momento della giornata e diventava sempre più difficile riuscire a soddisfare i suoi perenni appetiti sessuali.

Passavo più tempo in bagno a segarlo e a spompinarlo che fuori con le altre persone: la cosa non mi dispiaceva affatto ma lo rivolevo nel mio culetto.

Finalmente si presentò l’occasione giusta dopo qualche giorno.

Il prete aveva programmato una gita per la domenica, a metà campo, che sarebbe durata tutto il giorno.

Io feci finta di non sentirmi bene e, chiesto un termometro, fu uno scherzo far comparire due linee di febbre.

I catechisti e il prete decisero di lasciarmi a casa da solo: di cibo ce n’era, ero capace di cucinare.

Francesco smaniò per stare con me.

“Ti disturba se lo lasciamo con te? Noi torneremo tra le 6,30 – 7 di sera…”

“Nessun problema. E’ bravo. Me ne occuperò io.”

Tornai a letto e Francesco si mise seduto su quello di fronte.

Gli altri partirono e ci lasciarono finalmente soli.

Guardai da sotto le coperte cosa stesse facendo il mio compagno. Lo vidi seduto, intento a toccarsi mentre mi fissava.

Decisi allora di stimolarlo un po’. Mi alzai, mi tolsi la blusa del pigiama e piegandomi a 90 feci scivolare a terra le braghe. Lui, preso dalla lussuria, folle d’eccitazione mi arrivò dietro, mi prese per i fianchi cercando di sbattermi dentro il suo cazzo durissimo.

Cercai di divincolarmi, almeno avrei preso il lubrificante, ma lui, preso dalla frustrazione, mi spinse violentemente sul letto e mi fu subito addosso.

Riuscii, facendo leva sulle braccia, a spingerlo via e a liberarmi, mettendomi immediatamente seduto.

Lui tornò all’attacco, premendomi il suo pene contro il viso.

A quel punto aprii la bocca e cominciai a succhiarlo mentre Francesco, con colpi vigorosi, mi scopava la testa, arrivandomi in gola.

Non riuscivo a respirare e, essendo ogni mio tentativo di liberarmi vano, lo mordicchiai.

Subito si tolse. Come feci per alzarmi, nonostante gli dicessi di stare tranquillo, mi prese alle spalle, facendomi perdere l’equilibrio. Mi ritrovai, così, per terra a quattro zampe col mio culetto per aria.

Mi fu immediatamente sopra e mi penetrò praticamente a secco, facendomi male.

Cercavo di divincolarmi ma inutilmente: brancati i miei fianchi con entrambe le mani, dava dei colpi furiosi col bacino, scopandomi con una furia bestiale, senza ombra alcuna di cognizione.

Il suo cazzo enorme e animalesco scavava dentro di me in profondità, facendomi mancare il respiro: ribellarsi era inutile. Lo sentivo ansimare, grugnire e mugolare di lussuria mentre mi montava come una cagna in calore. E lo ero: la mia mente ormai annebbiata dal suo ritmo selvaggio era ridotta al puro istinto di provare piacere.

Mi issai sulle braccia per accompagnare meglio i suoi movimenti sempre più forti e veloci.

Ero la sua troia: a quattro zampe, a dimenare il culo, con un’espressione di godimento estremo, la lingua fuori.

Non so quanti orgasmi anali provai a ripetizione e Francesco non finiva. La sua furia bestiale mi sventrava, facendogli fare dei versi simili a quelli di un maiale fino a quando sentii il suo cazzo gonfiarsi ulteriormente nel mio culo e schizzare litrate di sperma bollente dentro di me.

A quella sensazione il mio cazzetto, che sbatteva per la foga contro la mia pancia, sborrò sul pavimento.

Lui si abbandonò su di me a peso morto, schiacciandomi per terra col suo pene ancora duro nel mio sederino sfondato.

Rimanemmo così per un tempo indefinito. Come provai a muovermi, lui si issò sulle braccia, schiacciandomi la testa per terra e ricominciò a muovere il bacino. Questa volta in modo più morbido e voluttuoso.

Il suo cazzone mi scivolava dentro e fuori con molta facilità, regalandomi un piacere indescrivibile.

Alzai, allora, il sedere per sentirlo ancora di più.

Stavolta il ritmo lento e profondo era ancora più inebriante di prima. Con la coda dell’occhio vedevo la sua espressione demente e goduriosa con la bocca aperta, che mi sbavava sul collo e la schiena: quanto mi piaceva! Adoravo l’idea di sentirmi soggiogato da uno che era preda solo e soltanto dei propri istinti. Pochissimo tempo dopo venimmo entrambi.

Quel giorno non so quante volte lo facemmo e ogni volta in modo o più dolce o più furioso.

Per il resto del campo ci dovemmo accontentare solo di seghe, pompe e qualche sveltina nella “cameretta segreta”.

Ero un po’ triste all’idea di non poter farmi più scopare da Francy ma ebbi una bellissima sorpresa l’ultimo giorno: sua madre, venutolo a prendere e saputo dalla vecchia di quanto ero stato bravo e sollecito a prendermi cura di suo figlio, mi chiese: “Ti scoccia se ogni tanto te lo lascio? A casa mia o vieni tu a casa nostra…” “Certo signora, se si tratta di suo figlio… Beh! Verrò sicuramente!” dissi sorridendo.

CONTINUA

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