Prime esperienze adolescenziali parte 9

In quella settimana la mia giornata tipo era praticamente la seguente.

La mattina venivo svegliato da Christian, andavamo in bagno, mi faceva entrare nel box doccia e dopo avermi pisciato addosso pretendeva che lo spompinassi fino a sborrarmi in bocca.

Dopo di che mi faceva  sdraiare sulla schiena e, tenendomi le gambe in modo che il mio pene si trovasse davanti al mio viso, mi ordinava di fare pipì. Fatto ciò, dovevo restare lì, sporco di piscio e sperma in attesa del Riccio.

Quando questo arrivava mi imponeva di bere la sua urina mentre gli succhiavo il cazzo e poi procedeva ad incularmi senza tanti preamboli mentre si divertiva a sculacciarmi e ad insultarmi.

Dopo avermi fatto un bel clistere di sborra, mi lasciava in bagno perché mi lavassi.

Fino a metà mattina non succedeva granchè… A parte qualche ciucciata veloce ai due fratelli non accadeva nulla.

Più o meno alle 11 di ogni giorno Rolf, piombava in casa a cercarmi senza neanche che il padrone lo accompagnasse.

Per lui, ormai, io ero la sua femmina.

Arrivava da me già col cazzo eretto e gocciolante. Dopo i primi due giorni, in cui provava immediatamente a montarmi, per altro con successo dato che ormai il mio ano era completamente sfondato, dal terzo gli feci provare anche la mia bocca: dopo qualche oretta dall’avermi montato con furia, mi avvicinai a lui e presi a massaggiargli con una mano il ventre, sfiorando, vezzeggiando e toccando la guaina di pelliccia. Non appena la punta rossa fece la sua comparsa, iniziai a leccarlo e a succhiarlo fino a quando non fu completamente eretto.

Quell’asta rossa, grossa, pulsante, percorsa da vene, dall’odore forte e penetrante mi stordiva e mi faceva desiderare di essere dominato dalla bestia.

Lo presi in mano timidamente ma svergognatamente, davanti ai miei giovani padroni, me lo infilai in bocca, cominciandolo a succhiare con desiderio e adorazione.

Rolf, con la bocca aperta, la lingua fuori e gli occhi chiusi, godendosi il tocco delle mie labbra, schizzò il primo fiotto di sperma, facendomi bere quel caldo nettare dal gusto aspro.

Non volevo staccarmene più, continuavo a stimolarlo con la lingua e a ciucciarlo finchè Giovanni non mi obbligò a smettere: “Basta!” I due fratelli erano impazziti. Mi buttarono sul pavimento e mi scoparono, dandosi continuamente il cambio tra la mia bocca e il mio sederino ma io non smettevo di volere il cazzo di Rolf, che nel frattempo segavo con una mano.

Quando finalmente finirono, il cane volle riprendere possesso della sua cagna: si fece avanti col suo grosso membro luccicante ed io gli offrii ubbidiente il mio culetto, che sbrodolava di voglia, del siero e dello sperma dei due fratelli.

L’animale non mi annusò, non mi leccò: mi fu subito sopra, schiacciandomi con le zampe anteriori la testa a terra.

Il suo pene entrò immediatamente, conoscendo ormai la strada, ed io muovendomi come la cagna in calore, che ero, mi adoperavo per il nostro piacere.

Scopavamo con furia e violenza e i nostri orgasmi erano furiosi e violenti. Stavamo anche venti minuti culo contro culo, col suo cazzo ancora dentro al mio sedere, che eiaculava litrate e litrate di sperma fino a farmi gonfiare la pancia.

Solo quando si staccava, il Riccio si divertiva a portarmi in bagno e schiacciarmi il ventre nel piatto doccia per far uscire tutto il seme canino.

Il resto del giorno passava tra seghe, pompe e scopate con i miei padroni e i loro quattro amici: insieme o a turno, non faceva differenza.

Ormai ero, come dicevano loro, solo “un secchio di sborra”.

Effettivamente avevo sperma dovunque fuori e dentro, che perdevo gocciolando e colando in giro per casa.

Infine Rolf mi metteva sotto tutte le volte che poteva, arrivando a montarmi anche cinque volte in un giorno…

La notte, dopo cena, infine dovevo fare l’ultima scopata con i due fratelli.

Ormai avevano preso gusto a farmi mettere supino a gambe larghe sul letto e a scoparmi come una ragazza e mentre l’uno mi fotteva, l’altro in piedi accanto al letto mi ordinava di segarlo e spompinarlo.

In ogni caso volevano sempre eiacularmi addosso ed io, ormai stravolto, mi addormentavo ricoperto di sborra, scosso dai brividi e dagli spasmi dovuti agli urti degli orgasmi continui provati.

Purtroppo o per fortuna quella settimana passò.

Chiesi al Riccio le foto per sentirmi rispondere: “Quali foto? La macchina non ha mai avuto un rullino!”

CONTINUA 

Post New Comment

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e analizzare il nostro traffico. Si prega di decidere se si è disposti ad accettare i cookie dal nostro sito Web.