SULLE SCALE DI CASA

  • Scritto da Monica Solo il 12/10/2020 - 15:57
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“Ciao sono Alice, ti ricordi di me?”

Il numero non era in rubrica e non riuscivo a ricordare chi fosse questa Alice che mi scriveva su wapp. Al momento avevo un vuoto di memoria.

“Scusa chi sei?” risposi al messaggio.

“Alice tesoro, dei magazzini di abbigliamento, ricordi?”

In un attimo come un flash mi tornò la memoria di quel frugale rapporto di bocca che la carina mi aveva dedicato in un camerino dei negozi. E cazzo, lo ricordai come fosse ieri. Era stato il mio primo approccio sessuale con una donna!!! Ricordai la classe e la dolcezza con le quali mi approcciò fino ad impadronirsi con la bocca delle mie intimità baciandomi con passione la clito fino all’orgasmo.

“Ah si scusa, certo che mi ricordo e come non potrei?”

“Posso telefonarti Monica?” scrisse.

“Certo Alice Certo!”

Lei era molto carina e la voce calma e gentile e rimanemmo al telefono più di mezzora raccontandoci del più e del meno come due grandi amiche.

“Accidenti che ora si è fatta!!! E’ cosi piacevole stare al telefono con te che mi stavo dimenticando del lavoro. Che ne dici Monica se ci vediamo domani mattina per un aperitivo? Offro io e non si discute. Che dici?”

Quando arrivai in centro Città nel locale dove avevamo appuntamento lei mi aspettava fuori. Mortascia sua: dopo due anni che non la vedevo era rimasta bella come era, anzi meglio: carina e dolce, il viso bello e sorridente, non altissima, circa 1,70 ma con un fisico da leccarsi i baffi (e da leccarsi anche altro se l’avessi avuta fra le mani aperta e pronta).

“Ciaoooo!” mi disse festosa prima ancora di raggiungerla. Mi abbracciò e mi bacio sulla bocca con disinvoltura: sentire le sue labbra morbide e umide sulle mie da prima mi turbò poi provai per un piacere ed emozione.

Non che non mi fosse mai capitato: intendo dire che fra amiche da giovani in compagnia era normale che ci si scambiassero baci sulla bocca e toccatine su seno e sedere come “buffetti” ma sempre senza una malizia o doppi sensi.

Con Alice in quella situazione provai quella sana emozione, quell’eccitamento di un gesto fatto, e volentieri ricevuto, con l’intento di sembrare ciò che era: di audacia fra due donne adulte.

Fra un discorso e una risata il tempo passava e quando sorseggiavamo il nostro drink in silenzio ci scambiavamo sguardi dolci e di intesa. Il tempo con Alice passava veloce ed era piacevole parlare con lei; spensierate e coinvolte entrambe. A volte ci fissavamo negli occhi e scrutavamo l’un l’altra l’aspetto gradevole e desiderabile dei nostri corpi.

Li sedute, entrambe piacenti e scherzose, attiravano l’attenzione di passanti e del personale del locale che continuavano ad avere attenzioni per noi, chiederci se andava tutto bene, se gradivamo altro anche solo per avvicinarsi e sentire il nostro profumo. Pensammo di scherzare un po’ con la nostra femminilità: lo spacco della mia gonna non lasciava immaginare niente tanto ostentavo lo spettacolo dell’interno coscia quasi a vedere il pelo rosso della mia passera. Dalla maglia senza reggiseno che indossava Alice si apprezzava il sodo seno la circonferenza delle areole e i capezzoli piccoli ma vispi. A giudicare dagli sguardi e dalle attenzioni di molti il tentativo di mostrare noncuranza a tanta vista era eccitante quanto la vista di coloro che, pensando di non essere notati, accennavano ad aggiustarsi il cilindro di carne visibilmente eretto quasi nel tentativo di menarselo.

Per provocare accavallavo le gambe per far cadere i lembi della gonna e scoprire la morbida e chiara coscia fino al fianco e poi tornavo a sedermi normalmente facendo il falso gesto di ricompormi quando, in realtà, scoprivo totalmente l’altra coscia fino all’inguine; mi piacevo, mi stavo divertendo e ovviamente mi stavo eccitando e mi sentivo zuppa fino sul didetro. Alice per ricambiare il gesto faceva ampi movimenti con il capo muovendo i capelli biondi da una parte all’altra del viso portandoli sul davanti per coprire e poi riscoprire quel seno ostentato che, più che scoppiare di salute, sembrava pronto a scoppiare con i capezzoli tanti dritti e sodi come una miccia pronta ad essere accesa.

Una signora molto distinta su sessanta seduta due tavoli più in là che aveva appena finito di sorseggiare una spremuta con discrezione seguiva la scena e mi sorrideva. Presa la borsa si alzò per avvicinarsi al tavolo.

“Buon giorno, stiamo cerchiamo una promoter per cosmetici e profumi. Lei potrebbe fare al caso nostro. Se fosse interessata mi contatti al più preso. Spero arrivederci” mi disse allungandomi un biglietto da visita che riportava il nome Jacline Tresor con l’intestazione Dior allontanandosi con classe.

Alice sembrava ingelosita dall’accaduto ma il suo sguardo tradiva un’eccitazione palpabile.

“Andiamo non ne posso più ti desidero”

Mi prese frettolosamente per mano per raggiungere la sua macchina e partire in tutta furia.

“Accidenti Monica mi dai i brividi talmente ti desidero. Sono fradicia come una ragazzina e non vedo l’ora di scoparti. Sei sempre bella sensuale e maiala al punto giusto”.

Stavo in silenzio in attesa che la situazione evolvesse ma non avevo il coraggio di fare la prima mossa.

Alice mi carezzò il collo e io non riuscì più a resisterle e allungai le mani sugli invitanti capezzoli e via via scivolando lungo il suo corpo in mezzo alle gambe che aveva divaricato rendendomi più facile il palpeggiamento del pantalone bagnato in mezzo alle gambe. Il dito scivolava nell’umido della sua eccitazione che assaggiai leccandomi le dita e che volle leccare anche lei sentendo il sapore della mistura dei sui umori e della mia saliva sapida dall’eccitazione.

Arrivammo davanti a un cancello in ferro battuto che faceva da ingresso a un boschetto recintato da un muro. 

Il cancello si aprì.

Una stradina in ghiaietto bianco dentro il boschetto portava a una lussuosa casa.

“Alice fermiamoci qui fra le piante. Ti voglio”.

Lei, quasi non mi avesse sentito, prosegui la guida per il boschetto fino ad arrivare 

davanti a un maestoso ingresso con scalinata che dava sul portone di una villa.

“Ma questa è casa tua Alice?”

“Certo Tesoro, ti piace?”

“E’ tutto bellissimo”

“Da Monica vieni con me” mi disse tirandomi per mano.

L’ampio ingresso tondo era sormontato da due scale in marmo una opposta all’altra costeggiavano il muro per ricongiungersi in alto sul piano superiore.

La seguiva sulla scalinata.

“Alice sei tutta bagnata fino a dietro, mamma mia che spettacolo” le dissi col sangue che mi bolliva nelle vene.

“Me la asciugherai tu con la lingua ti va?”

Signorilmente maiala mi rispose quella femmina che mi mandava fuori di testa da lasciarmi a bocca aperta.

“Monica sei bellissima e intrigante e la tua bocca carnosa quando è aperta è ancora più invitante; hai due labbra carnose come quelle di una vagina” disse carezzandomi le labbra con il polpastrello provocandomi un brivido.

Ancora sulle scale ci bloccammo e lei, dal carezzarmi il fianco, finì per insinuarsi con la mano nello spacco della gonna in mezzo alle mie cosce e pastrugnarmi la fica bollente e pisciata di umori che non vedevo l’ora fosse appagata dal godimento.

“Ti piace eh porcellina, sei tutta bella e da godere” capivo a malapena mentre allo sgrillettamento frenetico della mia clito con l’altra mano cominciava a frugarmi fra le natiche correndo nella crana del culo alla ricerca del mio sfintere e impegnando la bocca sul mio capezzolo.

“Alice cazzo non ti resisto più, sotto sono tutta un brodo, ti prego scopami scopami e fammi godere subito.

Ondeggiavo di bacino come una contorsionista per cercare il godimento di quelle dita impastate dalla crema della mia vagina in totale balia del piacere di quella masturbazione incosciente che con quel movimento mi stavo ritmicamente scopando due dita di lei infilate ad arte nel mio buco del culo. 

Il piacevole dolore di godimento di quella penetrazione mi intrigava.

“Godi tesoro godi più che puoi” disse Alice.

“Siii, dai dai ancora ancora così ah ah ...sto scopando e godendo con te”

Lo sconvolgente ed interminabile orgasmo sembrava non smettere mai fino a che mi raccolsi su me stessa sconvolta.

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